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Euro 2016: la vittoria del Portogallo e il riscatto di tutte noi eterne seconde

Alzi la mano quale donna ieri non ha gioito internamente per la vittoria del Portogallo a Euro 2016.

Non tanto per la passione per il calcio in sé, personalmente ne ho una più spiccata per l’arroganza che tanto mi piace di Cristiano Ronaldo, quanto per la conclusione di un Europeo che rispecchia un’utopica condizione di rivalsa di tante single.

Sì, perché i pronostici parlavano chiaro: la favorita era la Francia. Insomma di certo non la squadra lusitana che tra pareggi continui e, diciamocelo (in tono ovviamente sempre profano), qualche botta di culo, è riuscita a strappare ai nostri cugini d’Oltralpe il trofeo.

Il trionfo del Portogallo ad Euro 2016 (immaine presa da it.eurosport.com )
Il trionfo del Portogallo ad Euro 2016 (immaine presa da it.eurosport.com )

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Il calcio di oggi: crescita o standardizzazione?

L’anno dei mondiali è sempre un anno speciale. Tra i trecentosessantacinque giorni che lo compongono, i trenta giorni della kermesse mondiale tra Giugno e Luglio ne costituiscono lo zenith assoluto. Il torneo, come durante un’eclisse solare, getta la sua ombra su tutto il resto, e milioni e milioni di appassionati ben presto ricorderanno con precisione fotografica il gol di Mario Gotze o il morso di Suarez, mentre la guerra civile del Donbass o l’occupazione israeliana di Gaza cominceranno presto a sfumare fino a confondersi con le migliaia di altre notizie immagazzinate quotidianamente e sistematicamente accantonate nei più angusti recessi della memoria, almeno fino alla successiva esplosione di violenza. E’ un anno speciale, un anno di bilanci. Il mondiale viene utilizzato come pretesto per guardarsi indietro e analizzare l’evoluzione del gioco, impiegando le edizioni passate come cartina tornasole del processo di crescita (ne siamo sicuri?) dello sport più popolare al mondo. Continua a leggere Il calcio di oggi: crescita o standardizzazione?

La parola al Campione – Guglielmo Migliori

Eccoci qui. Lui si presenta: alto, bello, gioca a basket, ha studiato in Lituania. Si porta nel cuore il ricordo di tutte quelle brutte donne. Toscano, come Allegri, cui somiglia un poco. La sua fede è rossonera. Se Guglielmo Migliori ha naso con i calciatori così come lo aveva con i pronostici di IZC potrebbe far comodo a Galliani.

-Benvenuto Guglielmo
Da dove partiamo?

Guglielmo Migliori in tutto il suo splendore
Guglielmo Migliori in tutto il suo splendore

– Se permetti le domande te le facciamo noi. Come definisci il tuo successo nel gioco dei pronostici Mondiali?
Deh, sono stato bravo! Continua a leggere La parola al Campione – Guglielmo Migliori

Francia 98 e Brasile 2014, così vicine e così lontane

Sono passati poco più di dieci giorni dalla fine di quel baccanale calcistico che è la Coppa del Mondo. Quel turbillon di palpitazioni, gioia e psicodrammi è ormai alle spalle e si può cominciare a riflettere più razionalmente sullo spettacolo al quale abbiamo assistito. Diverse opinioni che ho colto navigando sul web mi hanno spinto a buttare giù queste righe di considerazioni personali. Devo ammetterlo, è stato un mondiale divertente, come per me, e per molti altri, non accadeva dai tempi del mondiale francese. Anche il numero dei gol, 171, favorisce l’accostamento tra queste due edizioni. Vero, è stato un mondiale divertente, ma non è stato un bel mondiale.

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Cosa ricorderemo di questo Mondiale 2014

1 – “Moviola in gambbo!” (cit. Aldo Biscardi)

L’Aldo nazionale (non siamo sicuri di quale nazione, vista la padronanza dell’italiano) potrà finalmente abbassare un po’ i toni nel richiedere, lunedì dopo lunedì, l’utilizzo della moviola in presa diretta per chiarire le molte situazioni dubbie che avvengono in ogni gara. La Goal Line Technology, inaugurata durante Francia-Honduras, si è rivelata un successo, sia per la scientificità del verdetto (o è dentro o è fuori) sia per la rapidità: mai più senza. Pieni voti anche per lo spray sulle punizioni: era dal 1979 che non si vedeva una barriera rispettare le distanze.

2 – I piccoli record di Van Gaal

Prima di raccogliere il testimone di Ferguson al Manchester United (P.S.: sarebbe stato meglio prenderlo subito, prima di Moyes), il santone olandese ha stupito tutti riuscendo in due imprese uniche per un Mondiale. Innanzitutto è l’unico ct ad essere riuscito a schierare tutti i 23 giocatori della propria spedizione, compresi tutti i portieri. E proprio col ruolo dell’estremo difensore ha sorpreso tutti: durante i quarti contro il Costa Rica, a pochi fili d’erba dai rigori, il ct ha sostituito il n°1 titolare (Cillessen) col secondo, Krul, ben più affidabile ai rigori. Morale? Olanda avanti. Continua a leggere Cosa ricorderemo di questo Mondiale 2014

La Top 10 dei gol mondiali: i più belli e significativi

10- Reza “Gucci” Ghoochannejhad all’82’ di Bosnia-Iran 3-1                                                                                   Se utilizzassimo i classici canoni che vengono utilizzati nel classificare la bellezza di un gol o di un gesto atletico, questo gol certamente non entrerebbe in alcuna top 10, ma nemmeno tra i migliori cento. Eppure rientra in questa top 10. Sarà perché un pò tutti abbiamo adottato coraggioso Team Melli, che ha inchiodato la finalista Argentina per 90′, sarà perché “Gucci” è il giocatore simbolo di questa selezione, ma non me la sono sentita di lasciarlo fuori

9- Wesley Snejder all’88’ di Olanda-Messico 2-1                                                                                                 Questo gol credo sia il sogno di qualsiasi ragazzo che abbia mai calcato un campo da calcio, non importa se si tratti di uno stadio di serie A, di un campo polveroso della seconda categoria, o dello spiazzo dietro casa. Perché chiunque abbia dato quattro calci ad un pallone sa quanto è rara l’occasione di ritrovarsi a colpire un pallone che scende lentamente, dritto davanti ai tuoi occhi, con quasi l’intero specchio della porta libero, e la palla lenta, quasi in slow motion, che cade perfettamente perpendicolare e va a ricevere il colpo dalla pienezza del collo del piede, e viaggia verso la porta, senza effetto, senza girare. dritta ed inesorabile. Proprio vero che la meritocrazia non esiste

8- Giovani dos Santos al 48′ di Olanda-Messico 2-1                                                                               Questo ragazzo soffre di quella sindrome tipica di giocatori come Antonini, e di quei giocatori provenienti dalla cantera del Barcellona o che sono entrati a far parte del giovane harem di Arsene Wenger. E’ destinato ad essere per sempre giovane. Beh, Dos Santos, un pò come Bojan Krkic ha ormai 25 anni, dovrebbe essere un giocatore fatto e finito. Invece dà sempre quell’idea di essere un’incompiuta, un Baronio in salsa mariachi. La staffilata dai 18-20 metri contro l’Olanda speriamo rappresenti l’inizio di una nuova fase della carriera di questo giocatore

7- Jermaine Jones al 62′ di USA-Portogallo 2-2      
Un gol insensato. Palla ai 20 metri, dribbling secco, con palla spostata sulla destra con l’esterno del piede e tiro di collo con un leggerissimo giro sul secondo palo. Tutto molto bello e relativamente consueto su un campo da calcio, specie in queste occasioni. Se non fosse che Jones ha i piedi cubici. Attendo la serie televisiva di HBO su di lui, Howard e Clint Dempsey che si ritrovano a giocare insieme e contemporaneamente allevare una trovatella

6- Andre Schurrle al 92′ di Germania-Algeria 2-1 dts                                                                                             Palla al centro e gol di tacco alla Hernan Crespo. Automaticamente in classifica, senza nemmeno pensarci troppo

5- Asamoah Gyan al 56′ di Portogallo-Ghana 2-1                                                                                          Fermiamoci un secondo a riflettere sul cross di Kwadwo Asamoah. Si trovava sulla sinistra, in attesa di ricevere il pallone. La razionalità comune cosa imporrebbe? Di crossare di interno sinistro, una palla un po tagliata verso il centro. Che fa lo juventino? Piazza un cross insensato di esterno sinistro di prima intenzione che finisce sulla testa di Gyan che firma il gol del pari. La creatività al potere

4- James Rodriguez all’89’ di Colombia-Giappone 4-1                                                                                        James Rodriguez, ovvero come imparai a banchettare sulle rovine della difesa del Giappone. Il pregevole gol di Okazaki aveva riportato in gara il Giappone dopo che Pekerman aveva schierato nel primo tempo una squadra imbottita di seconde linee. Nella ripresa è entrato James Rodriguez che ha servito due cioccolatini a Jackson Martinez che hanno ricacciato indietro i Samurai Blue. Non deve essere stato sufficiente, perchè James ha deciso di spezzare le caviglie di due difensori giapponesi che a forza di girarsi di botto nel tentativo di fermare i suoi dribbling hanno rischiato di farsi male e hanno portato a casa un gran mal di testa. Il tocco sotto finale è un qualcosa in più

3- Tim Cahill al 21′ di Australia-Olanda 2-3                                                                                                               Sarei stato tentato di fare la scelta meno banale e inserire il gol di testa contro il Cile. Ma poi ho rivisto questo gol e la sua imprevedibilità ha preso il sopravvento. Con tutto il rispetto per Tim Cahill, il gol al volo che ha reso famosi giocatori come Marco Van Basten ed Emiliano Bonazzoli, non pensavo che fosse una freccia nella faretra del giocatore dei socceroos, che nasce centrocampista e che è finito, segno del passare del tempo e il passaggio ad una nuova epoca, a fare il centravanti.

2- James Rodriguez al 28′ di Colombia-Uruguay 2-0                                                                                              Stop di petto e calcio di prima intenzione, violento e sotto la traversa, che sorprende Muslera. Non vorrei che l’ultima parte della frase possa sminuire la bellezza di questa rete. Perché è vero, dire “sorprende Muslera” non è esattamente una sorpresa in sè. Ma questo gol lo avrebbe preso anche quell’esperimento di eugenetica che risponde al nome di Manuel Neuer.

1- Robin Van Persie al 44′ di Spagna-Olanda                                                                                                               Un minuto dopo aver visto questo gol ho pensato. Sarà il gol più bello del mondiale, e per quanto mi riguarda non ho cambiato idea. Gol non solo di pregevole fattura, ma dal coefficiente di difficoltà incalcolabile. Sono i gol che preferisco. Il gol di Pato contro la Fiorentina quando si fece male, un gol di Van Nistelrooy in un europeo contro i tedeschi, il terzo gol di Lewandowski nella semifinale contro il Real. Spesso la bellezza di un gol è data più dalla difficoltà del gesto tecnico che dalla spettacolarità della rete. Questo goal coniuga entrambe le dimensioni in un complesso meraviglioso. Cross lungo, RVP che senza guardare la porta colpisce la palla con entrambi i piedi ancora piantati per terra, e che lasciano il terreno per dare la sferzata che attribuisce quella traiettoria a palombella che le permette di superare uno stupefatto Casillas, che a dirla tutta si trovava in una posizione un pò Abbiatesca. Questo gol ha anche permesso al web di esprimersi al meglio con gif, vine e chi più ne ha e più ne metta, superati solo dagli americani e dai loro hashtag #thingsTimHowardcouldsave e #Cilessensitsonthings

foto SportsNation
foto SportsNation

Postilla sulla parata più bella del mondiale. Si è blaterato abbastanza sul mondiale dei portieri, su Neuer, Ochoa, Navas, e sui meno pubblicizzati Enyama e Mbolhi. Vorrei solo sottolineare la parata di Manuel Neuer su Karim Benzema al termine dell’ottavo di finale tra Germania e Francia. Botta da posizione defilata. Parata con una mano sola. Rimanendo in piedi. Senza sudare

Top 3: i migliori attaccanti di Brasile 2014

Primo assunto: non è stato il Mondiale degli attaccanti, che non hanno brillato rispetto alle altre categorie di ruolo.
Secondo assunto: alcune stelle “offensive” han comunque giocato in maniera deliziosa.
Dilemma: torneranno più i panzer di una volta, i “numero 9” che vive e muore nell’area di rigore? Insomma, torneranno i Bobo Vieri, gli Oliver Bierhoff, ma anche i Pippo Inzaghi e David Trezeguet?
Perché, se ancora esistono, in Brasile si sono nascosti per bene (tolti Van Persie e pochi altri, che comunque “9” puri non sono). Ad ogni modo, ecco la nostra top 3.

3. Neymar (Brasile)
Lui non c’era. E potrà dirlo e sottolinearlo in futuro. Lui, contro la Germania, non c’era. E siamo sicuri avrebbe fatto carte false per esserci. Il Brasile,

nel Mondiale di casa, sperava soprattutto nei suoi colpi. Come deve essersi sentito, questo ragazzo che nel Barcellona soffre anche lui la “Sindrome del compagno di reparto più famoso che tutto vuole e tutto fagocita”, non lo sappiamo. Però, ad occhio e croce, la pressione non deve avere influito più di tanto sulle sue prestazioni. Decisivo contro la Croazia, maestoso contro il Camerun. Con il Cile si è visto poco, vero, ma è andato a siglare il rigore decisivo con la stessa tranquillità con cui un civile medio va a comprare un pacco di sigarette. Poi la Colombia e Zuniga, con quell’intervento definiamolo pure “esagerato”, per usare un eufemismo. La sua uscita in barella, per il popolo brasiliano è stata un colpo pari alla gioia per il passaggio dello scoglio dei quarti di finale. Ricorda un po’ la semifinale di Champions League del 2003 tra Juve e Real Madrid, con il sentimento dei tifosi bianconeri diviso tra la gioia per aver eliminato i galacticos e la disperazione per l’ammonizione a Nedved, che, come si sa, precluse al ceco la possibilità di giocare la finale di Manchester. Quindi Neymar non c’era. Difficilmente sarebbe cambiato qualcosa, ma sicuramente con lui in campo Scolari avrebbe potuto sperare in qualcosa di meglio. Auguri di pronta guarigione. Continua a leggere Top 3: i migliori attaccanti di Brasile 2014

La solitudine dei numeri 9 (e 10, e 11)

Il capro espiatorio era in origine un rituale ebraico per cui un capretto veniva simbolicamente caricato dal sommo sacerdote di tutti i peccati di un popolo e quindi allontanato dalla città. Immaginate una folla schiumante di rabbia artificiale, la disperazione di un povero capretto ciondolante verso l’ignoto deserto palestinese, lui incolpevole simbolo di un popolo incapace di fare la conta dei propri errori, o, forse, così illuso della propria purezza da non volere macchiare l’abito.

Difficilmente ai giorni nostri vi capiterà di notare capretti a zonzo per i suburbi di Gerusalemme. Allo stesso modo nessuno, a qualsiasi latitudine vi troviate, avrà l’ardire di caricare le proprie negligenze su un indifeso ovino. Eppure il capro espiatorio, smesso il corpo e fattosi concetto, si è proiettato attraverso i millenni, immune a epoche e illuminismi.

Il calcio, ad esempio, da sempre necessita di più o meno colpevoli capretti da spedire nel patrio deserto. Valga per tutte la storia di Moacir Barbosa, portiere brasiliano accusato di aver provocato il Maracanazo, la sconfitta nella finale del mondiale casalingo 1950. Una squadra a cui basta il pareggio per alzare la coppa si riversa in attacco sul punteggio di 1-1 e prende goal in
contropiede. La colpa? Del portiere. Siamo in Brasile, mica si può dare la colpa, che so, al numero dieci.

Un portiere, appunto. Un tempo i capretti erano portieri. La colpa degli insuccessi era di questi spilungoni castigati alla porta in quanto meno bravi nel fraseggio palla al piede. Fu esiliato nel deserto antistante Praga l’ottimo numero uno cecoslovacco Schrojf nel 1962, mentre un giretto in zone poco ospitali della nostra penisola toccò a Zoff nel 1978 e Zenga nel 1990. Qualche tedesco ebbe l’ardire di accusare pure l’immenso Kahn nella finale mondiale 2002. Una topica clamorosa la sua, ma se quella scarsa formazione tedesca era giunta fin lì, gran parte del merito era di quel signor portiere.

Una delle novità dell’ultimo mondiale è appunto questa: non sparate sui prortieri, bersagli facili, capretti dal colore differente al rimanente del gregge, indirizzate i vostri strali verso i numeri più alti, addebitate le vostre incazzature alle stelle per eccellenza: gli attaccanti. Mai visto tanti numeri nove sulla graticola come in Brasile: Messi, Fred, Balotelli, Higuain e altri. Campioni cacciati dalla città dei sogni, macchine da goal parcheggiate e abbandonate al loro infelice destino, tra striduli pianti di bambini e opinioni ragliate all’unisono da un popolino tradito.

Insomma, per uno sparuto gruppo di portieri (taluni sconosciuti) alzati sugli scudi, in Brasile tante sono state le punte spuntate del loro orgoglio. Il fatto è che le aspettative
riversate su questi numeri nove erano troppe. Venticinquenni dalle spalle spesso ridotte trasformati in uomini della provvidenza e caricati di una responsabilità che non sono in grado di sopportare. Perché? Sponsor, tirature di giornali, visualizzazioni di post e telegiornali: l’attaccante fa goal e il goal è rumore, battimani, clamore, emozione più facilmente traducibile in spot, notizie, parole. In un mondo dominato dal marketing, dove i calciatori si acquistano non solo in base a piedi e muscoli, ma pure a ghigno ribelle e capacità di twittare, sottile è il passaggio tra la gloria e l’onta, profondo è il baratro. Se fai goal ti tirano le mazzette, se non fai goal ti tirano le mazzate.

Qualcosa non torna. Non tornava con il povero Moacir, non torna ora con i meno poveri Fred & co. Affidare la propria sorte all’uomo della provvidenza è segnale di debolezza, mancanza di fiducia nei confronti di un gruppo che non si considera coeso e vincente. Maradona 86 e pochi altri mirabili esempi a parte, non si è mai visto un singolo trascinare al successo un’intera squadra. Soprattutto, non glielo si è mai chiesto. Oggi, però, c’è pure da fare i conti con un mercato mondato di ogni parvenza di umanità, instabile e generatore più di lutti che ricchezze. Quando non si sa che pesci pigliare, quando non si è programmato un futuro, non rimane che affidarsi all’uomo della provvidenza. Dall’economia al pallone, le dinamiche si mutuano. Cercasi eroi: per la patria, per il mondiale, per il sorriso dei bambini, per le nuove generazioni, per il mercato, per il vostro posto di lavoro. E un eroe che non salva la pulzella dal drago infernale merita la gogna.

Poveri numeri nove, quindi. E aggiungete pure i dieci (capitolo a parte: che fine hanno fatto?) e gli undici. Un tempo facevano sognare con i loro goal. Che poi certo, mica sempre segnavano, ma tutt’al più si prendevano una botta di scarpone! e via andare. La medaglia ha un lato d’oro purissimo, preziosa come gli ingaggi faraonici che i moderni frombolieri si portano a casa. L’altro lato è meno prezioso. Porta inciso un capretto che vivacchia per le steppe d’Israele. Sulla groppa le speranze inevase di chi si è lasciato illudere, di chi ha troppo preteso, di chi vive su una corda che oscilla come i mercati mondiali, di chi ha dimenticato che dietro il numero nove c’è ragazzo. Talvolta manco una cima, per intenderci.

Top3: i migliori centrocampisti di Brasile 2014

I protagonisti di questa categoria non hanno riservato sorprese: sono 3 tra i 10 migliori al mondo, e per fortuna nostra (e delle rispettive nazionali) hanno disputato un Mondiale strepitoso. Ci sono un tedesco, un argentino e un olandese…

  1. Bastian Schweinsteiger

Mettiamo lui perchè è l’unico non difensore tedesco (assieme a Klose e Podolski) di cui si conosce il ruolo: i vari Ozil, Schurrle, Kroos, Muller, Gotze come vanno considerati? Centrocampisti offensivi? Attaccanti buoni anche in fase difensiva? Inoltre, Schweini ha giocato un Mondiale sempre a massimi livelli, a differenza dei compagni appena citati (si salva solo Muller, ma in effetti lui ci sembra troppo attaccante), Continua a leggere Top3: i migliori centrocampisti di Brasile 2014

Top 3: i migliori portieri di Brasile 2014

Quello appena concluso, è stato un Mondiale che sicuramente ha riscattato il ruolo dei numeri 1. Al di là di qualche flop clamoroso (gli errori di Akinfeev hanno influito più dei supposti errori arbitrali nel triste destino della Russia di Capello), in molti han saputo cogliere perfettamente l’occasione che gli si era presentata, nel palcoscenico più importante. Si è passati dalle prodezze di Romero, che han fatto gola anche a Rihanna, alla scoperta di Krul, superba intuizione di Van Gaal. Courtois ha saputo confermarsi a livelli di assoluta grandezza e Howard contro il Belgio ha respinto tutto il possibile, anche le mosche, prima di capitolare. Insomma, lode e onore, ma la gloria imperitura è solo di pochi, disse qualcuno. Noi abbiamo scelto loro.

3) Guillermo Ochoa (Messico)
Costui non arrivava in Brasile presentando il miglior curriculum a disposizione: una vita passata all’América (club che in Messico vuol dire qualcosa,

Separati alla nascita (immagine presa da web)
Separati alla nascita (immagine presa da web)

ma che naturalmente non regge palcoscenici più prestigiosi), si era messo in mostra nell’Ajaccio, dove ha giocato le ultime 3 stagioni. Ma se le prime 2 si sono concluse con un lieto fine, vale a dire salvezza raggiunta negli ultimi 90 minuti, lo stesso non si può dire dell’ultima. L’annata che anticipava il Mondiale ha visto l’Ajaccio sprofondare in Ligue 2, ultimo in classifica con 23 punti raccolti in 38 partite, e il suo portiere destinato a raccogliere per 71 volte in 37 partite giocate il pallone in fondo al proprio sacco. Insomma, non un buon biglietto da visita. Eppure, al Mondiale ecco la trasformazione, con Ochoa eletto a beniamino dai tifosi al pari del ct Herrera e più osannato dei vari Giovani dos Santos e “Chicharito” Hernandez. Se il Messico è andato a tanto così dall’affrontare il Costa Rica ai quarti di finale, è in gran parte merito del suo portiere che, prima di capitolare sotto i colpi di Sneijder e Huntelaar, aveva parato il possibile e anche il possimpibile, citazione dal telefilm How I Met Your Mother non fatta a caso: la sua somiglianza con Ted Mosby è inquietante! La cosa ancora più inquietante è che, finito il Mondiale, è ancora in vacanza. Rescisso il contratto con l’Ajaccio è attualmente senza squadra, anche se pare che tra Liverpool e Barcellona sia corsa a due. E in Corsica c’è chi è disposto a tutto pur di riportarlo sull’isola…
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Top3: i migliori difensori di Brasile 2014

Se chi ha inventato la classifiche in stile Top&Flop avesse conseguito un brevetto, ora sarebbe milionario e l’80% dei suoi introiti proverrebbero da noi. Finito il Mondiale dei Mondiali (non il più bello che io ricordi, ma meglio degli ultimi 3 di sicuro), è tempo di pagelle, classifiche e, appunto, Top&Flop. Iniziamo con i promossi, con i migliori della classe, e iniziamo dalla categoria solitamente meno spettacolare, la retroguardia; ecco i 3 migliori difensori di Brasile 2014.

  1. Ezequiel Garay (Argentina)

Questo Marcantonio di 1 metro e 92 è stato il miglior difensore argentino per distacco, e se lui e Demichelis avessero giocato a posizioni invertite, probabilmente Gotze non si sarebbe trovato libero in area piccola, con tutto il tempo per stoppare e colpire al volo in semigirata. Continua a leggere Top3: i migliori difensori di Brasile 2014

Il Mondiale spiegato a un giocatore di libro-game

N.B. Se tu non hai vissuto negli anni novanta, probabilmente ignori il significato di libro-game. Vai subito al Punto (50)

 

N.B.2 Per aiutarti in questo gioco puoi usare il comodo tasto ctrl+F e scrivere il numero di riferimento, ma poi vedi te.

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(1) Inizio. E’ il 12 Giugno del 2014. Ti accingi a iniziare la tua sessione di mondiali brasiliani, sei molto carico, moderatamente. Critico. Hai organizzato tutto, il salotto è stato risistemato dopo mesi di abbandono, il cavo del televisore funziona. Sta per iniziare la prima partita quando squilla il telefono. E’ un tuo vecchio amico delle superiori, che ti chiede di andare con lui in sala scommesse, che c’è ancora tempo. Decidi di andare con lui -Salta al punto (33). Lo ringrazi ma aspetti qualcuno a casa -Salta al punto (15) dici: – No guarda non ho soldi per scommettere, sei gentile a invitarmi, ma sto bene qui -Salta al punto (37), non rispondi a quel cazzo di telefono -Punto (44).

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Le pagelle semiserie: Germania-Argentina 1-0

GERMANIA (a cura di Busonzio)

Neuer 7,5: lo ribadiamo, sarebbe stato il fiore all’occhiello della gioventù hitleriana, se nel 1945 le cose fossero andate diversamente. Fortunatamente gli eventi hanno preso un’altra piega, e così il bimbo cresciuto nella curva dello Schalke è diventato la versione umana della Porta di Brandeburgo. Sporca un po’ la finale con un’assurda uscita su Higuain, che ricorda tanto quella di Schumacher su Battiston nel 1982. Il biondo reagisce allo stesso modo: aspetta il fischio per il rinvio, ostentando una freddezza inumana. Il suo miglior pregio vanifica la palla gol capitata a Palacio: lui non va giù, al Trenza non resta che tentare il pallonetto. N° 1 al Mondo per decenni a venire.

Lahm 8: se inventassero il Pallone d’Oro per il giocatore più sottovalutato di tutti i tempi, il premio sarebbe suo senza alcuna discussione. Il capitano è il leader silenzioso di questa squadra, non fa mai mancare il proprio appoggio ai compagni, e dopo aver corso ininterrottamente per 120 minuti non sembra nemmeno sudato. Osservate ogni palla che ha toccato nel corso della finale: non ha sbagliato un passaggio, non l’ha mai persa, nè l’ha mai data via con troppa fretta. Ogni pallone toccato rientrava nei piani superiori costruiti non si sa bene da chi, ma che alla fine hanno premiato gli europei. Continua a leggere Le pagelle semiserie: Germania-Argentina 1-0

Essere Mario Götze

Chissà quante volte con gli amici avrai ripetuto sotto casa, fra le macchine, in mezzo a un campo di terra, il gesto di qualcuno che si è reso famoso per un gol importante, un gol che ha scritto e cambiato la storia dello sport, magari quello di un Europeo, di una Champions League. Meglio ancora se di una finale di un Mondiale.

Insegui il tuo sogno iscrivendoti ad una scuola calcio, crescendo tecnicamente e migliorando anno dopo anno perchè, anche se non ne sei pienamente consapevole, un giorno vuoi essere qualcuno. E sei così bravo che durante le giovanili arriva la chiamata di un club prestigioso, che può farti crescere umanamente e sportivamente, e sogni sempre più in grande. Continua a leggere Essere Mario Götze