Archivi categoria: Amarcord – Il pallone racconta

Bert Trautmann, il portiere col collo spezzato

Fonte: youtube.com
Fonte: youtube.com

Quel bel ragazzotto biondo al centro della foto era Bert Trautmann.

Fondendo la fonìa del cognome con la cromìa dei capelli, Bert non poteva che essere tedesco e, oseremmo dire, non poteva che nascere a Brema, uno dei porti più operosi della Germania, e sede di alcuni stabilimenti della Daimler, casa automobilistica inglese che in seguito avrebbe acquisito la Jaguar. Continua a leggere Bert Trautmann, il portiere col collo spezzato

In attesa della Coppa Italia: Juve-Lazio da ricordare

"Coppa Italia 2009 premiazione" di Presidenza della Repubblica. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg#/media/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg
“Coppa Italia 2009 premiazione” di Presidenza della Repubblica. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg#/media/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg

Stasera, allo Stadio Olimpico di Roma, la finale di Coppa Italia mette di fronte la Juve e la Lazio. Le 2 squadre mettono in campo la bellezza di 15 trofei (9 i bianconeri, 6 i biancazzurri). Se i valori del campionato (e anche della doppia sfida, che vede la Juve vittoriosa sia all’andata che al ritorno, con un attivo di 5 gol a 0), indicano chiaramente la squadra di Allegri come favorita, è pur vero che la Lazio, nelle 6 volte che ha alzato la Coppa, durante il cammino verso la gloria si è sempre sbarazzata della Juventus. Stasera assisteremo alla decima o al settebello? Al prato dell’Olimpico la sentenza. Nel frattempo noi vi rinfreschiamo un po’ la memoria con alcuni Juventus-Lazio da ricordare. Continua a leggere In attesa della Coppa Italia: Juve-Lazio da ricordare

Il valore di una vittoria. 8 maggio 2005

L’importanza di una vittoria è direttamente proporzionale al valore di chi arriva secondo, di chi cede il passo all’ultimo. La finale di Wimbledon 2008, con Nadal che vince, è passata alla storia, per  molti, come il più bell’incontro di tennis di sempre. Al di là del valore intrinseco del match (si tratta, comunque, di una finale), del pathos che trasudava ogni scambio e della lunghezza del match, interrotto 2 volte per pioggia, il”più” viene aggiunto da colui che perde, vale a dire Sua Maestà Roger Federer. Pantani che vince a Les Deux Alpes nel Tour del ’98 è già epico di suo, ma raggiunge vette di inarrivabili l’aver inflitto quasi 9 minuti a Jan Ullrich, la macchina tedesca che doveva dominare il mondo dei pedali a cavallo dei 2 secoli e che da quel giorno non sarà più lo stesso. Non abbiamo mai visto sconfitti all’ultimo atto i Bulls di His Airness il che ci preclude, forse, il racconto più leggendario di tutti.

8 maggio 2005. San Siro. Stracolmo. Di fronte Milan, Campione d’Italia in carica, e Juventus. La classifica appaia le 2 squadre al primo posto, 76 punti per entrambe. La giornata è la 35 di 38 (primo campionato “moderno” a 20 squadre), quindi non è solo una partita che mette in palio 3 punti e sfottò reciproci. In gioco c’è, praticamente, il titolo.

Maldini e Del Piero si scambiano i gagliardetti sotto gli occhi vigili di Collina (foto presa da tuttosport.com)
Maldini e Del Piero si scambiano i gagliardetti sotto gli occhi vigili di Collina (foto presa da tuttosport.com)

Anomalia: si gioca alle 15:00, come solo un’altra volta negli ultimi 15 anni (Juve-Milan 1-0 (Chamot (a)), stagione 2001/02).
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Il pallone racconta: Roma-Napoli e l’elogio del gregario Romano

Si dice che ogni partita faccia storia a sé. Poi, al tirar delle somme, al termine di ogni competizione, si prova a vedere se il puzzle è completo e quale sia il tassello più bello, quello che da solo vale un anno di lavoro. Che poi, il più delle volte, i pezzi li mettono i campioni, quelli che indossano il 10 o la 9 o hanno una fascia con una “C” al braccio. Come in una squadra di ciclismo. I gregari tirano, ma l’impresa è tutta del campione.

La Serie A 1986/87 vedeva 3 squadre, piuttosto che le canoniche 2, che ai nastri di partenza occupavano la prima fila: la Juve di Platini, campione in carica, la Roma di Pruzzo e Boniek, detentrice della Coppa Italia, e il Napoli di Maradona. Gli azzurri hanno una rosa forte e, in più, hanno fame. La Juve è stanca, la Roma demoralizzata dalla disfatta contro il Lecce di qualche mese prima. Il Napoli no. Ma non solo la squadra. È tutta una città che ha fame e che vuole primeggiare nell’Italia calcistica.

Ancelotti vs. Maradona. Roma-Napoli anni '80 è anche questo (foto presa da marte.com)
Ancelotti vs. Maradona. Roma-Napoli anni ’80 è anche questo (foto presa da marte.com)

Maradona e compagni lo sanno e sono consapevoli che questo può essere l’anno buono. Ma il dover essere costretti a vincere spesso crea difficoltà nell’ambiente. E infatti la squadra di Bianchi balbetta all’inizio. Maradona è sempre il numero 1 (o 10), ma la squadra non è completa. Manca qualcosa in mezzo al campo. Accade quindi che viene acquistato a metà ottobre un napoletano, che gioca a Trieste in Serie B e che fa Romano di cognome. Viva l’Italia.  Continua a leggere Il pallone racconta: Roma-Napoli e l’elogio del gregario Romano

Amarcord: il Bayern Monaco anni ’70

Fonte: storiedicalcio.altervista.org
Fonte: storiedicalcio.altervista.org

La storia sportiva della Germania del XX secolo è stata indissolubilmente legata a quella storico-politica: dopo la Seconda Guerra Mondiale, sia la Mannschaft quanto i club teutonici hanno dovuto fare i conti con l’orrendo ventennio del baffetto più ridicolo della Storia. La Nazionale è riuscita a riabilitare quasi subito la propria reputazione, vincendo incredibilmente la Coppa del Mondo 1954: 3-2 in finale contro la terribile Ungheria, la Nazionale più forte di quel tempo (Puskas, Kocsis, Czibor tanto per dirne alcuni), dopo che nella fase a gironi i magiari si erano imposti con un leggero 8-3 proprio contro i tedeschi occidentali. Continua a leggere Amarcord: il Bayern Monaco anni ’70

Amarcord: Roma – Juventus 1-2 (1982/83)

E’ l’anno post Mundial, con l’euforia a mille per il paese dei Campioni del Mondo. E’ l’anno in cui nacque la rivalità tra Juventus e Roma. Da un lato la borghesia del calcio, dall’altra il cuore del popolo. E’ un campionato strano. Le favorite balbettano, ne approfittano Roma e Verona, che subito scattano in testa, ma alla fine ci sarà il ritorno degli squadroni.

Fonte. ilcatenaccio.es
Fonte. ilcatenaccio.es

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Amarcord: Inter-Fiorentina 2-0 (2008/09) – Dare to Zlatan

A guardarle bene, le due squadre in campo quella sera non sembravano neanche Inter e Fiorentina.
I nerazzurri con una maglia bianca attraversata per intero dalla croce rossa, simbolo di Milano per eccellenza dopo la cotoletta, il riso allo zafferanno e le fashion blogger in piazza Duomo; i toscani con una maglia rossa, risultato forse di un lavaggio troppo forte.

Primo anno di Mourinho, Inter meno esplosiva di ciò che si pensava, ma comunque unica vera forza del campionato, nonostante la Roma di Spalletti fosse sempre a ridosso. Era il 15 marzo 2009, 28esima giornata, scudetto già avviato verso Milano, ma sarebbe bastato un niente per l’inversione di marcia verso Roma.
Era l’Inter di Ibrahimovic: mai in carriera lo svedese aveva segnato tanto (saranno 29 i gol a fine stagione), mai aveva indossato così responsabilmente e sacralmente i panni del leader, del trascinatore della squadra, a discapito dei compagni meno dotati, tecnicamente e caratterialmente. Continua a leggere Amarcord: Inter-Fiorentina 2-0 (2008/09) – Dare to Zlatan

Dallo sbarco sulla Luna al calcio totale: l’Ajax e una lezione olandese

È il maggio 1969. Altri tempi, noi non eravamo ancora nati, così come la maggior parte dei nostri lettori. Il mondo si prepara allo sbarco sulla Luna. I King Crimson rilasciano In the court of the Crimson King. È l’anno della strage di piazza Fontana, la Cecoslovacchia è ancora sulla bocca di tutti e la Spagna della dittatura di Franco non è proprio, in quegli anni, il centro del mondo. Eppure è sede di una squadra, il Real Madrid, che ha a lungo già dominato il calcio europeo e nel suo stadio, il Santiago Bernabeu, si gioca il 28 maggio la finale di Coppa dei Campioni: Milan-Ajax.

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Juventus-Borussia Dortmund: amarcord dell’altra metà d’Italia

Foto di David Flores, wikimedia commons, CC-BY-2.0
Foto di David Flores, wikimedia commons, CC-BY-2.0

O sei di destra o di sinistra, non ci sono mezze misure. O sei vegano o ami la porchetta, non c’è storia, non puoi avere entrambi gli stili di vita. O ami la Juventus, oppure la odi. E io la odio. Ma non lo so perché. No, juventini, risparmiate il fiato, non è una di quelle cose tipo “Perché noi siamo più forti, l’invidia ecc. ecc.“, nah, che me ne frega, ho tante altre cose a cui pensare, e ho ancora negli occhi il rigore di Shevchenko a Manchester. E poi ho 29 anni, quasi 30, vi pare che posso stare ancora dietro a questi discorsi da scuole elementari. La verità è che davvero non lo so. Credo di esserci nato, quelle cose che non si possono proprio scegliere, che ti insegnano da piccolo e, prima che tu te ne renda conto, in te tutto è già deciso. Continua a leggere Juventus-Borussia Dortmund: amarcord dell’altra metà d’Italia

Gol, spettacolo, magia e poesia: Samp-Genoa, ritorno al passato

Esistono città che ti assorbono totalmente, a 360°. Il perché non si può spiegare, è un qualcosa che accade senza che tu lo decida. Alla fine è come innamorarsi, direbbe qualcuno. Genova è sicuramente una città che su molte persone esercita questo tipo di attrazione. Ma perché, poi? Perché è Genova. Ed è, nel suo essere “banalmente” una città di mare come tante, diversa dalle altre. Tanto calda come pragmatica, tanto scontrosa come magica.

Come quel campionato di calcio, stagione 1990/91. Post Mondiale di casa, post Argentina, Caniggia e rigori. Italia caput mundi, almeno nel calcio. E ti aspetti di vedere primeggiare Milano o Torino, o che Napoli faccia lo sgambetto alle metropoli del nord, o che finalmente si rialzi la capitale. E invece, ecco Genova. Mai così bella. Con i suoi campioni, i suoi caruggi, le sue storie da raccontare. E i suoi poeti.

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Paolo Conte, Genova per noi / Sampdoria-Lecce 3-0 (19 maggio 1991)

Perché questa storia inizia dalla fine. Da quel 33° turno. Da quello che è lo scudetto. Di una squadra che era consapevole di essere forte, ma forse non così tanto. Di un allenatore che oggi guarda da lassù, insieme a quel Presidente. Che se quello di oggi ha sicuramente la battuta pronta e ci regala sorrisi, andasse a chiedere a quello di ieri cos’è davvero lo stile e la signorilità. Altra storia. Come quella di Toninho Cerezo, uno dei calciatori stranieri più amati dai tifosi italiani, di Moreno Mannini, una vita in blucerchiato, e di Gianluca Vialli, che qualche gol quell’anno lo mette a referto. Ma visto che storie banali non esistono, ecco anche l’altro gemello del gol, quel Roberto Mancini che quel giorno assiste al trionfo dagli spalti come il primo dei tifosi, causa squalifica. Perché Genova è così, ti assorbe e ogni volta val la pena di chiedersi se quel posto dove andiamo / non c’inghiotte e non torniamo più (cit.)

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Derby della Lanterna – 5 gol indimenticabili del Genoa

Dopo la carrellata di gol dei blucerchiati, oggi tocca al Grifone allenato da Gasperini, che sembra finalmente aver trovato una certa continuità di risultati (e di uomini).
Anche se, da quando non ci sono più Signorini, Scoglio e Ruotolo, il derby sponda rossoblu è un po’ meno bello.

Sampdoria – Genoa 1-2 (1990/91) – Branco 

La corazzata Samp viaggia a vele spiegate, il Genoa è nelle zone tranquille della classifica. Il Grifone è allenato dalla saggia mano di Osvaldo Bagnoli che dispone in maniera perfetta la sua squadra bloccando le fonti degli uomini di Boskov. La partita è indirizzata verso il pareggio, ma a pochi minuti dalla fine c’è una punizione dai trenta metri in favore dei rossoblu. Parte Aguilera col destro, è una finta, c’è il tocco laterale per il sinistro di Branco. E’ una bordata paurosa, pazzesca, di quelle che non lasciano scampo. Palla all’incrocio. Punto, partita, incontro. Vince il Genoa sulla Samp futura campione d’Italia. A volte può accadere che un’ape abbatta un elefante. Continua a leggere Derby della Lanterna – 5 gol indimenticabili del Genoa

Derby della Lanterna – 5 gol indimenticabili della Sampdoria

Il derby è partita per uomini duri, con un fascino tutto suo. Un derby vale una stagione. Il derby non è un succo di frutta. Riviviamo l’amarcord di Sampdoria-Genoa, il derby della Lanterna, partita ha visto come protagonisti Skuhravy e Mancini, il compianto Boskov e Osvaldo Bagnoli, Gianluca Vialli e “Il Capitano” Signorini. Il derby che, per anni, è stato del professor Scoglio.

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Verde uguale Irlanda, uguale Celtic, uguale “treble”

Probabilmente, gli abitanti di Glasgow sono gli unici che – in questo momento storico – non si stupiscono troppo per le insurrezioni religiose che stanno esplodendo un po’ ovunque nel mondo.

Nella Milano scozzese (cit.), per semplificare il senso di appartenenza ad una corrente religiosa piuttosto che ad un’altra, hanno usato il metodo più antico del mondo, che ogni bambino impara fin dall’asilo: i colori.
Blu uguale protestante, verde uguale cattolico. Blu uguale Rangers, la squadra più antica della città (1872 si legge all’anagrafe): i fondatori scelsero quel colore per richiamare la bandiera scozzese, quasi a prevedere quello che sarebbe successo qualche anno dopo. Verde uguale Celtic, fondato nel 1887 da Brother Walfrid, frate mariano di origine irlandese: il club venne fondato con lo scopo iniziale di raccogliere fondi per aiutare i poveri della città, in gran parte irlandesi e cattolici. Il verde venne scelto proprio per omaggiare la terra di San Patrizio e, come se non bastasse, nello stemma venne inserito anche il quadrifoglio, simbolo universalmente riconosciuto e associato al patrono irlandese. Continua a leggere Verde uguale Irlanda, uguale Celtic, uguale “treble”

Mìstica, sfortune e successi del grande Benfica

“Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il “Lisboa” aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte.” (da Sostiene Pereira, A. Tabucchi)

E’ la sera del 3 maggio 1949 e la Lisbona Benfiquista è in festa. benfUn’amichevole, che sarà mai un’amichevole? Ma sebbene i cuginastri biancoverdi dello Sporting e quegli altri dalle parti di Belen se la ghignano tra di loro, lo sanno che non è un’amichevole qualunque quella vinta dal Benfica. Continua a leggere Mìstica, sfortune e successi del grande Benfica