Tutti gli articoli di lionmars

Milanista, Sardo, professionista dello sport da divano, seguo il calcio in tutte le salse, il ciclismo, la pallacanestro e gli sport americani

UEFA o HBO? Quando il calcio si mescola alle serie tv

Real Madrid – The Walking Dead Fazioni, colpi di stato e assenza di democrazia. Ecco lo spogliatoio del Real Madrid da che ne ho memoria. E da quando Cristiano “Rick Grimes” Ronaldo ha deciso che nella casa blanca non esiste la democrazia, il povero Bale è costretto a giocare fuori posizione, largo sulla destra, nonostante gli oltre cento milioni spesi per il suo acquisto. Il giorno che lo vedremo rasarsi il capo zero sapremo che sara il momento di preoccuparsi seriamente. Continua a leggere UEFA o HBO? Quando il calcio si mescola alle serie tv

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Da Degenkolb a Nibali: un anno su due ruote

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?

"2015 Tour de France Stage 14 Quintana Nibali (cropped)" di Sanguinez - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG#/media/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG
“2015 Tour de France Stage 14 Quintana Nibali (cropped)” di Sanguinez – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG#/media/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG

Così cantava Francesco Guccini tanti anni fa e così cantiamo anche noi, reduci dal trionfo di Vincenzo Nibali al Giro di Lombardia 2015, che ha chiuso su una nota elevatissima una stagione altrimenti dolceamara per i colori italiani. Da qui in poi avremo 5 lunghissimi mesi da riempire con i nostri amati sport di squadra, prima che gli specialisti possano tentare la sorte sul Poggio e tagliare per primi il traguardo sul rettilineo di via Roma a Sanremo. Per quanto questi mesi possano sembrare vuoti e senza senso agli occhi degli appassionati, nulla ci vieta di guardarci indietro e assaporare vittorie e delusioni di questo 2015. Continua a leggere Da Degenkolb a Nibali: un anno su due ruote

AC Milan, la terra delle opportunità: Mario Balotelli parte II

500 Days of Summer è un film di Marc Webb del 2009. Protagonista mozzafiato e sviluppo interessante non bastano a compensare per un finale frustrante seppur anticonformista. Per questo motivo, ripensando alla tempistica e alle modalità in cui si è dipanata la prima permanenza di Balotelli in rossonero, è stato facile trovare un titolo per il mio precedente pezzo su Mario, 500 Days of Balotelli.

Di Kamran Hussain (DSC_5066) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons
Di Kamran Hussain (DSC_5066) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)%5D, attraverso Wikimedia Commons

Se mi lasciassi andare all’arroganza tipica dell’umanista potrei dire che questo pezzo chiude la mia personale trilogia Balotelliana, inaugurata con il pezzo post mondiale brasiliano e proseguita con quello di cui sopra, dedicato al suo addio al Milan, con buona pace di Philip Roth. Si tratta senza dubbio di un giocatore che mi ha dato tanto su cui riflettere, come tifoso e come cittadino italiano. Sono tanti i pensieri che ho riservato tanto al film di cui sopra quanto all’angoscioso anno e mezzo di Balotelli a Milanello. Continua a leggere AC Milan, la terra delle opportunità: Mario Balotelli parte II

La caduta degli Dei: Vincenzo Nibali

CNJ7cQ6WgAABwLaNel 1988 Shane McGowan ci raccontava di cosa si prova a cadere in disgrazia agli occhi dell’Onnipotente nell’immortale “If I Should Fall From Grace With God”. Nel 1969 Luchino Visconti con il suo “La caduta degli Dei” ci regalava il ritratto della decadenza e dei compromessi di una dinastia industriale tedesca di fronte all’avanzata del nazionalsocialismo. Continua a leggere La caduta degli Dei: Vincenzo Nibali

Il mio anno preferito: la Dinamo Sassari, una squadra all’inferno e ritorno

IMG_20150627_104522Ho mutuato il titolo di questo articolo dalla bellissima raccolta di racconti a tema calcistico curata da Nick Hornby, una lettura fondamentale per gli amanti della letteratura sportiva. I vari autori raccontavano le loro esperienze di tifo relative a singole stagioni della loro squadra del cuore, squadre piccole, proletarie, quasi sempre perdenti. Una piccola squadra, di una piccola città, nel nord di una regione alla periferia estrema dell’Impero. La Dinamo Sassari, una squadra all’inferno e ritorno.

Se siete cresciuti nell’ammirazione dello “Stockton to Malone”, o se ad ogni extrapass degli Spurs e crossover di Steph Curry vi sentite mancare, come colpiti dalla sindrome di Stendhal, le recenti finali scudetto del campionato italiano di basket non sono pane per i vostri denti. Ammettiamolo, questi playoff non sono stati esattamente materiale per esteti della palla a spicchi. Continua a leggere Il mio anno preferito: la Dinamo Sassari, una squadra all’inferno e ritorno

Il Pagellone del Giro d’Italia 2015: Dall’Australia a Madrid, ventuno giorni in rosa

Alberto Contador 9 Vincere il Giro senza nemmeno portare a casa una tappa sarebbe un pò come uscire con Emily Ratajkowski e dimenticare a casa la macchina fotografica.  Non sarebbe un trionfo completo. Detto ciò, vincere una corsa mai realmente in discussione, buttando in mezzo una serie di numeri da circo e una giornata in difesa alla Miguel Indurain ed il tutto con il reparto di geriatria del San Raffaele come compagni di squadra, beh, è un’impresa di livello superiore. Ragazzi giù il cappello Continua a leggere Il Pagellone del Giro d’Italia 2015: Dall’Australia a Madrid, ventuno giorni in rosa

C’era una volta in Svizzera: Scandali FIFA Edition

“Cartoonishly evil”, che tradotto goffamente in italiano significa “malvagio in maniera cartoonesca”. Ecco la definizione della FIFA data da John Oliver, comico britannico trapiantato negli Stati Uniti e protagonista di uno dei programmi televisivi più innovativi degli ultimi anni, “Last Week Tonight”. Oliver impiega circa tredici minuti a graffiare la superficie di quello che è il regime di rapina messo su da Sepp Blatter e i suoi accoliti negli ultimi venti anni. Ecco, pensate ad un cattivo di un film di Bond, o al dottor Male dei film di Austin Powers, o al mitico Boss Artiglio dell’Ispettore Gadget. Sono certo che troverete una certa affinità col nostro Sepp Blatter, il quale con ogni probabilità presto trasferirà tutta la one-man-band su un’isola a forma di teschio. Continua a leggere C’era una volta in Svizzera: Scandali FIFA Edition

Giro d’Italia 2015: pagellone seconda settimana

Alberto Contador 10 Un fuoriclasse, c’è poco da discutere. In tv si ciancia di questi supposti due secondi a km che avrebbe dovuto perdere a cronometro e lui dal secondo intermedio in poi recupera oltre un minuto a Kyrienka e infligge distacchi medievali a tutti gli altri. A Madonna di Campiglio si presenta in sandali e con un bell’Estathe in mano, gestisce la corsa, mette i panni del DS Astana, dà il via libera a Landa e nel frattempo trova la risposta alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto, così, perché lui può. Continua a leggere Giro d’Italia 2015: pagellone seconda settimana

Giro d’Italia 2015: Pochi campioni, poche promesse e tanti veterani

Dopo aver parlato del percorso spostiamo il focus su quelli che secondo noi saranno i protagonisti della corsa rosa, che partirà domani con il cronoprologo di Sanremo. 198 corridori per 21 squadre, di cui 17 appartenenti al circuito World Tour (di cui non fa più parte l’Europcar di Pierre Rolland e siamo tutti molto tristi al riguardo) e 5 wild card tra cui spiccano la Androni e la Bardiani.

In prima fila troviamo ovviamente Alberto Contador alla ricerca del bis rosa. Non essendo tifoso di una certa squadra di calcio decido di accettare la revoca dell’edizione 2011, assegnata invece a Michele Scarponi. Per un corridore completo come il madrileno il percorso non presenta grosse difficoltà e giusto la lunghezza della crono di Treviso potrebbe evidenziare le poche debolezze del pistolero. Il supporting cast, composto da Basso, Kreuziger e Rogers è di primissimo piano (trattandosi del Giro) e sarà un fattore importante. Richie Porte invece è atteso dalla definitiva consacrazione, dopo aver sprecato diverse chance lo scorso anno, questa volta arriva all’appuntamento con un grande giro con in saccoccia la Parigi-Nizza, il giro del Trentino e il giro di Catalogna. Henao, Kiryenka e Sioutsu sono i principali componenti di un Team Sky come al solito estremamente competitivo. Rigoberto Uran parte un gradino sotto questi due principalmente per le difficoltà mostrate negli arrivi in salita più complessi. I miglioramenti a cronometro potrebbero non bastare, anche se il podio rimane l’obiettivo minimo per il capitano della Etixx. Fabio Aru dell’Astana invece si presenta alla corsa rosa dopo una primavera terribile sia in bicicletta che fuori. Sinceramente quest’anno dal sardo mi attendo giusto una vittoria di tappa e la presenza nella top 10. Continua a leggere Giro d’Italia 2015: Pochi campioni, poche promesse e tanti veterani

Sui sentieri di Marco Pantani – Il percorso del Giro d’Italia 2015

Il ritiro dalle corse di Cadel Evans. Nairo Quintana e Richie Porte che si dividono gli onori in Italia e Francia. John Degenkolb che si trasforma prima nell’erede naturale di Erik “Herr Sanremo” Zabel e poi di Museeuw trionfando prima nella Classicissima e poi nella Roubaix. Lo scatto d’orgoglio di Peter Sagan e il ruggito del vecchio leone Paolini. Il bis spagnolo di Porte, lo squillo del campione del mondo Kwiatkowski, le Fiandre si colorano del rossoblu norvegese di Kristoff e la Vallonia si conferma un feudo personale di Alejandro ato Valverde. Sono stati tre mesi intensi, ma è tempo che le classiche e  le corse a tappe di una settimana tornino a sedersi in panchina, perché siamo quasi a metà Maggio.  C’è voglia di Giro d’Italia
La novantottesima edizione della corsa rosa prenderà il via sabato 9 Maggio dalla Liguria con la cronosquadre di 17,5 km da San Lorenzo al Mare a Sanremo e si chiuderà il 31 Maggio a Milano dopo 3.481 km. Per la capitale meneghina è un gradito ritorno dopo un’assenza di tre anni, ritorno non casuale se pensiamo alla concomitanza di quel piccolo evento di cui potreste anche aver sentito parlare, l’Expo 2015.

Ma veniamo al percorso. Su richiesta dei corridori i trasferimenti sono stati ridotti il più possibile, a detrimento dell’inclusività della corsa rosa, che quest’anno non andrà più a sud di Benevento e non toccherà le amatissime Dolomiti. La corsa sarà selettiva come al solito. Le tappe di alta montagna saranno 5, quelle di media montagna saranno 7 mentre le tappe riservate ai velocisti saranno 7. Dopo la cronoscalata e una seconda tappa relativamente facile la Liguria ci riserva due tappe potenzialmente ad elevato tasso di spettacolarità grazie al paesaggio naturalmente ondulato della Liguria. Soprattutto la quarta tappa, la Chiavari-La Spezia sembra essere pensata per un navigato finisseur e già pregusto un duello rusticano dal sapore antico tra Tom Boonen e Philippe Gilbert.  La quinta frazione ci riserva il primo arrivo in salita, sulle rampe dell’Abetone, mentre la sesta sarà un’occasione da non perdere per le ruote veloci, perché la settima tappa presenta un altro arrivo complicato, potenzialmente inadatto a velocisti puri, anche se, avendo in gruppo gente come John Degenkolb non mi preoccuperei troppo. Il Giro continua la sua discesa a sud e arriva su un altro dei santuari alla carriera di Marco Pantani, l’ascesa di Campitello Matese, che pur avendo un alto valore simbolico e sentimentale non dovrebbe spostare di troppo gli equilibri di classifica. Si chiude la prima parte di corsa con un tappone interminabile di 212 km che arriva a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento chiudendo così la discesa a Sud della corsa rosa.

Dopo la giornata di riposo ci troviamo nelle Marche, in direzione Forlì dove ci attende una serie di tappe dove i velocisti in gruppo avranno ancora qualche occasione di lasciare il segno. Alla quattordicesima frazione abbiamo l’unica cronometro individuale della corsa, la Treviso-Valdobbiadene di 59 km, una distanza che vi ricorderà certamente più le classiche crono da tour de France che le tipiche corse contro il tempo del Giro. Non sarà però una crono tutta pianeggiante il che potrebbe permettere a uomini come Fabio Aru di limitare i danni rispetto a specialisti come Porte, Contador e Rigoberto Uran, sempre più una certezza nelle corse contro il tempo. A cavallo della seconda e ultima giornata di riposo abbiamo due tapponi di montagna scolpiti nei nostri cuori in maniera indelebile grazie alle imprese del Pirata: Madonna di Campiglio e Aprica, dove verrà scalato il Mortirolo. Non ci saranno Pavel Tonkov e Ivan Gotti, ma sarà qui che Contador, Uran, Aru, Porte e Pozzovivo daranno battaglia. Alla diciassettesima tappa avremo lo sconfinamento in Svizzera e la penultima chiamata alle armi per i velocisti prima dell’ultimo grappolo di tapponi di alta montagna. La Melide-Verbania prevede lo sconfinamento in dopo 128 km di pianura ci offrirà la scalata del Monte Ologno e di alcune salite minori, al termine delle quali avremo 20 km di discesa fino al traguardo, una di quelle situazioni che ti fanno rimpiangere l’assenza di Nibali o il ritiro di Savoldelli. La diciannovesima frazione è anche la più lunga di tutta la corsa e con i suoi 236 km costituisce una delle tappe più difficili da affrontare in un momento come questo. Il traguardo è posizionato a Cervinia al quale si arriverà al termine di un’ascesa finale di 19 km. La ventesima frazione, la tappa regina, la terribile Saint Vincent-Sestriere di 196 km nel quale i corridori passeranno anche sulla Cima Coppi, posizionata ai 2178 m sul livello del mare. L’insidia peggiore arriva dal temibile Colle delle Finestre, salita relativamente recente, scoperta pochi anni fa dagli scout sempre attenti della corsa rosa, e che con i suoi 8 km finali in sterrato riporta la memoria a quelle corse di un tempo, tutto sudore, lacrime e fango. Al termine della scalata avremo una discesa finale fino all’ultima scalata, stavolta decisamente più accessibile, in direzione del Sestriere. La passerella finale sarà la Torino-Milano e sarà l’ultima occasione dei velocisti di soffiare qualche volata a Greipel o Degenkolb, se ancora saranno tra noi arrivati a questo punto.

La maggior parte delle stelle, come al solito, si accomoderà davanti al televisore, in preparazione della Grande Boucle. Ma le stesse esigenze di squadra che impediscono a Froome di correre il Giro, permettono al suo Delfino, Richie Porte di correrlo da capitano del Team Sky. Lui, e il pistolero Alberto Contador, nonostante tutto un i corridore amatissimo in Italia (dal sottoscritto in maniera particolare), Fabio Aru e Rigoberto Uran partiranno in prima fila per la vittoria finale. I lanzichenecchi Greipel e Degenkolb probabilmente agiranno da cannibali nelle frazioni veloci, almeno finchè rimarranno in corsa, sperando che non si comportino come il loro connazionale Kittel, che lo scorso anno abbandonò baracca e burattini dopo soli tre giorni. Non è il migliore dei parterre possibili ma si è visto di peggio.

Rimanete sintonizzati la nostra copertura del Giro non finisce qui, continuerà domani con una presentazione nel dettaglio delle squadre e dei corridori in gara!

Chiamala se vuoi, indifferenza: cronaca di un derby

♫♬ It’s nine of clock on a Saturday, the regular crowd shuffles in ♫♬

Così iniziava Piano Man  di Billy Joel, capolavoro del 1973. Cantava di nostalgia, ricordi, rimpianti e progetti andati in fumo.  Niente di molto diverso a ciò che tanti tifosi del Milan stanno sperimentando sulla loro pelle ormai da almeno tre stagioni. E’ sabato notte, la vigilia dell’ultimo derby di questa travagliatissima stagione che mi piacerebbe definire di lacrime e sangue, ma che in realtà dopo alcuni mesi si è trasformata in indifferenza. Ma non stanotte.

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Il mio Upton Park: West Ham-Stoke City

Il viaggio dall’aeroporto alla casa che mi avrebbe ospitato per una settimana è stato quasi surreale. Km e km di autostrada in seguito abbandonata in favore di oscure stradine secondarie ad una corsia, una corsia e mezzo, come quelle che potrei trovare anche nelle vicinanze di casa mia, solo asfaltate meglio e con dei folli che si ostinano a voler tenere la sinistra. Continua a leggere Il mio Upton Park: West Ham-Stoke City

Mark Hateley 28/10/1984, apologia del colpo di testa

article-1089820-00D9988400000190-789_468x299Diciamocelo. Il colpo di testa è un gesto tecnico un pò sfigato. E’ il fratello piccolo cresciuto all’ombra ingombrante della rovesciata, è il cugino del colpo di tacco, di quelli che il giorno del tuo matrimonio non è riuscito a trovare nemmeno una disperata che lo accompagnasse e altro non gli resta che bere fino a perdere i sensi. Continua a leggere Mark Hateley 28/10/1984, apologia del colpo di testa

Lupetto Mannari o dell’improbabilità dell’eroe

Poco meno di due mesi fa negli Stati Uniti si è svolto il XIL Super Bowl. Partita decisa negli ultimissimi istanti di gara. Due giocatori, Chris Matthews e Malcolm Butler, in momenti diversi hanno lasciato il loro segno sulla partita. Il primo, prima di ricevere la chiamata dei Seahawks lavorava come commesso di Footlocker, mentre il secondo, prima della chiamata dei Patriots stava per accettare un altro lavoro, che sicuramente non comportava giocare in una delle leghe professioniste più ricche del pianeta. L’America è la patria del pathos e della retorica da film sportivo, lo shangri la dell’outsider che contro ogni probabilità supera ogni ostacolo e difficoltà per raggiungere il traguardo desiderato. A volte è la realtà stessa ad ispirare la celluloide, come nel mitico caso del “Miracle on ice”, la storica vittoria dell’oro olimpico della nazionale americana di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi invernali del 1988, che trionfò dopo aver superato prima la temutissima Unione Sovietica e poi la Finlandia. L’America vive di queste storie. Il loro vissuto storico è l’epitome dell’eroe improbabile. Quel singolo momento potrebbe essere l’inizio di una lunga carriera ricca di soddisfazioni, o il primo e unico sussulto di un fuoco destinato a non accendersi mai veramente. Non importa, ciò che conta è quel singolo istante dove tutto si ferma e l’eroe improbabile è l’unico attore protagonista. Continua a leggere Lupetto Mannari o dell’improbabilità dell’eroe

Non si esce vivi dagli anni Ottanta (o sì?): Cesena-Milan 2-3, 16/05/1982

Gli Afterhours cantavano “Non si esce vivi dagli anni Ottanta”, e a lungo i tifosi rossoneri di quell’epoca devono aver condiviso quella sensazione. La vittoria nel derby del 1985 con quella meravigliosa rete di Mark Hateley (attaccante per cui nutro un’ammirazione sconfinata) è stata a lungo il punto esclamativo del peggior decennio della storia rossonera. Nel 1986 Berlusconi sarebbe arrivato in groppa al suo destriero azzurro e avrebbe portato il Milan in cima al mondo, ma questa è un’altra storia. Facciamo un passo indietro, al 16 Maggio 1982, trentesima giornata di campionato, ultima di ritorno. Il Milan si giocava la salvezza sul campo del Cesena già salvo,  allo stesso tempo essendo costretto a sperare nella benevolenza delle stelle, che concedessero ai rossoneri la mancata vittoria del Bologna, e la sconfitta di una tra Genoa e Cagliari.

http://www.youtube.com/watch?v=l7Xu6oMTJi0 Continua a leggere Non si esce vivi dagli anni Ottanta (o sì?): Cesena-Milan 2-3, 16/05/1982