Essere Mario Götze

Chissà quante volte con gli amici avrai ripetuto sotto casa, fra le macchine, in mezzo a un campo di terra, il gesto di qualcuno che si è reso famoso per un gol importante, un gol che ha scritto e cambiato la storia dello sport, magari quello di un Europeo, di una Champions League. Meglio ancora se di una finale di un Mondiale.

Insegui il tuo sogno iscrivendoti ad una scuola calcio, crescendo tecnicamente e migliorando anno dopo anno perchè, anche se non ne sei pienamente consapevole, un giorno vuoi essere qualcuno. E sei così bravo che durante le giovanili arriva la chiamata di un club prestigioso, che può farti crescere umanamente e sportivamente, e sogni sempre più in grande.

Nei sogni che iniziano le responsabilità, perchè sei responsabile/padrone del tuo destino, il tutto sta in quanta volontà tu abbia nel perseguire il tuo sogno/obiettivo.
Raggiungi la massima serie calcistica del tuo Paese e così la tua vita passata a emulare le gesta altrui inizia ad avere un senso, è tutto più chiaro. Sei dovevi volevi essere ma non basta.

Arriva la convocazione in Nazionale, punto di partenza e non di arrivo. Arrivano poi campionati e coppe vinte, un trasferimento importante (e sofferto) per una ribalta ancora più prestigiosa.
Succede che sei convocato per il Mondiale. Sai bene dove si giocherà la Finale e voli alto con la fantasia perchè diciamocelo chiaramente, pochi stadi al mondo scatenano la fantasia come il Maracanà, Wembley, San Siro, il Santiago Bernabeu, il Camp Nou, la Bombonera e l’Olympiastadion di Berlino. Parti titolare all’inizio segnando anche un gol, per poi ritrovarti in panchina strada facendo.

Arriva il giorno della Finale: sei seduto in panchina quando il tuo allenatore si rivolge a te dicendoti: “Alzati e scaldati, stai per entrare”. E già qui sei avvolto da un turbine di emozioni niente male. Ma il bello deve ancora venire.
Un tuo compagno di squadra crossa il pallone in area e lì ci sei tu, che hai fatto una corsa di 30 metri per andare all’appuntamento con la storia: stop di petto, collo sinistro al volo ad anticipare l’uscita del portiere: goal. Il goal di una vita, quello che decide il Mondiale.
Inizi a correre e non capisci nulla (credo). Alzi lo sguardo al cielo e vedi la realizzazione di un sogno che giunge solo 9 minuti più tardi. sei Campione del Mondo. Grazie a te, la tua Nazione ti ricorderà per sempre, il tuo nome sarà indelebile nelle pagine della storia dello sport e sarà indelebile nella memoria del tuo popolo per gli anni e le centinaia di anni a venire.

Siccome la storia in questo senso è ciclica, oggi da qualche parte nel mondo un bambino andrà giù in strada, in spiaggia ecc… e ripeterà il tuo gol per poi ritrovarsi fra 10/15/20 anni a segnare quello decisivo nella Finale del Mondiale.
Desiderio di tanti, molti. Privilegio di pochi.
Ed è per questo che oggi, nei giorni e negli anni di là da venire sarà bello essere Mario Gotze, 22 anni e un palmares da invidiare.

Author: Alessandro Cuomo (@Ale_Cuomo7)

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