Archivi categoria: Il Fuoco e la Paura – Ironia made in Milan

AC Milan, la terra delle opportunità: Mario Balotelli parte II

500 Days of Summer è un film di Marc Webb del 2009. Protagonista mozzafiato e sviluppo interessante non bastano a compensare per un finale frustrante seppur anticonformista. Per questo motivo, ripensando alla tempistica e alle modalità in cui si è dipanata la prima permanenza di Balotelli in rossonero, è stato facile trovare un titolo per il mio precedente pezzo su Mario, 500 Days of Balotelli.

Di Kamran Hussain (DSC_5066) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons
Di Kamran Hussain (DSC_5066) [CC BY-SA 2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)%5D, attraverso Wikimedia Commons

Se mi lasciassi andare all’arroganza tipica dell’umanista potrei dire che questo pezzo chiude la mia personale trilogia Balotelliana, inaugurata con il pezzo post mondiale brasiliano e proseguita con quello di cui sopra, dedicato al suo addio al Milan, con buona pace di Philip Roth. Si tratta senza dubbio di un giocatore che mi ha dato tanto su cui riflettere, come tifoso e come cittadino italiano. Sono tanti i pensieri che ho riservato tanto al film di cui sopra quanto all’angoscioso anno e mezzo di Balotelli a Milanello. Continua a leggere AC Milan, la terra delle opportunità: Mario Balotelli parte II

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Fiorentina-Milan e pensieri vari dal Franchi, con poca voglia di scherzare

Diego Lopez il migliore in campo secondo tutti i maggiori quotidiani sportivi. Ricominciamo da dove ci eravamo lasciati. Il Milan perde, prende gol, e Diego Lopez è il migliore in campo. Sembra un incubo, ma non lo è. Sono cambiati alcuni interpreti: una difesa giovane, un centrocampo con un giocatore costato 20 milioni, due nuovi attaccanti di caratura internazionale. Ma il succo è lo stesso. E non si è vista nemmeno la famosa grinta del nuovo allenatore, Sinisa Miahjlovic.

20150823_215713Chi mi ha letto nel corso di questi due anni (spesso pochi, ma in qualche caso anche tanti, e vi ringrazio) sa che le questioni rossonere le ho sempre trattate con ironia e mai troppo seriamente. Ma oggi no, oggi non mi va, perché non è ancora il momento. Il calciomercato non è terminato e la nostra dirigenza e il nostro allenatore hanno il dovere di porre rimedio prima che sia troppo tardi. Prima di rifugiarsi nel semiserio. Continua a leggere Fiorentina-Milan e pensieri vari dal Franchi, con poca voglia di scherzare

I “numeri” della stagione rossonera

52: i punti in classifica totalizzati dal Milan nel campionato 2014/2015, quindi no, non siamo ancora nelle stagioni pre-mondiale Usa ’94, in cui si davano 2 punti a vittoria anziché 3. Non ci provare, Galliani.

90-60-90: le misure che avremmo preferito al posto di 52.

“Filippo Inzaghi 2014” di Delfort – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Filippo_Inzaghi_2014.JPG#/media/File:Filippo_Inzaghi_2014.JPG

0: le volte in cui Pippo Inzaghi ha azzeccato una formazione.

13: le volte in cui Galliani si è presentato davanti ai microfoni. Ovvero solo dopo le vittorie.

16: i gol di Menez in campionato.

198164691641893649314: le bestemmie dei tifosi causate da Menez.

387: i difensori di terza categoria che potrebbero fare meglio di Bonera. Molti hanno più di 40 anni, i capelli solo nelle foto dell’adolescenza e un giro vita alla Bud Spencer. Continua a leggere I “numeri” della stagione rossonera

Chiamala se vuoi, indifferenza: cronaca di un derby

♫♬ It’s nine of clock on a Saturday, the regular crowd shuffles in ♫♬

Così iniziava Piano Man  di Billy Joel, capolavoro del 1973. Cantava di nostalgia, ricordi, rimpianti e progetti andati in fumo.  Niente di molto diverso a ciò che tanti tifosi del Milan stanno sperimentando sulla loro pelle ormai da almeno tre stagioni. E’ sabato notte, la vigilia dell’ultimo derby di questa travagliatissima stagione che mi piacerebbe definire di lacrime e sangue, ma che in realtà dopo alcuni mesi si è trasformata in indifferenza. Ma non stanotte.

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Romanzo manageriale / 9: Giocare nel Milan, oggi

"A.C. Milan" di Dan Heap - Self-published work by Dan Heap (originally posted to Flickr as IMG_0105).Photo was taken with a Canon EOS 60D camera.. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:A.C._Milan.jpg#/media/File:A.C._Milan.jpg
“A.C. Milan” di Dan Heap – Self-published work by Dan Heap (originally posted to Flickr as IMG_0105).Photo was taken with a Canon EOS 60D camera.. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:A.C._Milan.jpg#/media/File:A.C._Milan.jpg

All’improvviso un grande colpo di scena irrompe a mutare, probabilmente per sempre, l’andamento di questa storia, e a svegliare dal torpore il lettore che stava pensando di abbandonare il libro, che per sua propria struttura è sprovvisto di un finale. No, non c’entrano Mr. Bee e nemmeno Mr. Lee (che speriamo ci acquistino presto, prestissimo). All’improvviso giunge via twitter una novità inattesa: il Milan ha dei piani tecnici per la prossima stagione. Io credo che nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Così è stata spiegata dall’agente di Muntari la sua esclusione dalla trasferta di Palermo. A quanto pare il Milan ha addirittura dei piani tecnici per la prossima stagione (ripeto per convincermi che non sto sognando) e Muntari non ne fa parte. Continua a leggere Romanzo manageriale / 9: Giocare nel Milan, oggi

Mark Hateley 28/10/1984, apologia del colpo di testa

article-1089820-00D9988400000190-789_468x299Diciamocelo. Il colpo di testa è un gesto tecnico un pò sfigato. E’ il fratello piccolo cresciuto all’ombra ingombrante della rovesciata, è il cugino del colpo di tacco, di quelli che il giorno del tuo matrimonio non è riuscito a trovare nemmeno una disperata che lo accompagnasse e altro non gli resta che bere fino a perdere i sensi. Continua a leggere Mark Hateley 28/10/1984, apologia del colpo di testa

Romanzo manageriale / 8: Leggere Dostoevskij

Ingrid Bergman e Gary Cooper nel trailer di From Whom The Bell Tolls (http://it.wikipedia.org/wiki/File:For_Whom_The_Bell_Tolls_trailer.jpg)
Ingrid Bergman e Gary Cooper nel trailer di For Whom The Bell Tolls (http://it.wikipedia.org/wiki/File:For_Whom_The_Bell_Tolls_trailer.jpg)

In un romanzo possono esserci vari tipi di eroi. C’è l’eroe intelligente e invincibile, uno che vive a pane e sparatorie, in grado di risolvere qualsiasi caso, magari anche spiritoso al punto giusto, tipo Tex, perché in fondo anche i fumetti possono essere dei piccoli romanzi; c’è l’eroe buono, un po’ ingenuo, perché no, ma con una bontà che gli fa da scudo e lo rende immortale, almeno agli occhi dei posteri, caro principe Myskin; poi c’è l’eroe che non ce la fa, perché esistono anche i finali tristi, ma qui non faccio esempi, perché potrei essere accusato di spoiler (sì, oggi per lo spoiler si possono rischiare vere e proprie querele); c’è l’eroe antipatico, bello, con tante donne, brillante, quello che tutti vorremmo essere, anche se in fondo sappiamo che lui è tutto, fuorché così vicino alla perfezione: chi ha letto Per chi suona la campana di Hemingway potrebbe pensare a Robert Jordan; c’è colui che non ha bisogno di sparare o saltare, ma che ha il brillante dono della parola, e Harper Lee ci ha costruito un romanzo eccezionale; poi c’è l’anti-eroe, uno che sbaglia tutto, che sa di aver commesso degli errori imperdonabili, che prova a redimersi, che soffre, mio Raskol’nikov sei un po’ tutti noi; infine c’è l’eroe che non è eroe, che ti fa credere di esserlo, che si aggrappa a questa sua identificazione salvo pugnalarti nelle ultime righe di un romanzo lungo migliaia di pagine. Questo mi pare un personaggio decisamente nuovo. Continua a leggere Romanzo manageriale / 8: Leggere Dostoevskij

Lupetto Mannari o dell’improbabilità dell’eroe

Poco meno di due mesi fa negli Stati Uniti si è svolto il XIL Super Bowl. Partita decisa negli ultimissimi istanti di gara. Due giocatori, Chris Matthews e Malcolm Butler, in momenti diversi hanno lasciato il loro segno sulla partita. Il primo, prima di ricevere la chiamata dei Seahawks lavorava come commesso di Footlocker, mentre il secondo, prima della chiamata dei Patriots stava per accettare un altro lavoro, che sicuramente non comportava giocare in una delle leghe professioniste più ricche del pianeta. L’America è la patria del pathos e della retorica da film sportivo, lo shangri la dell’outsider che contro ogni probabilità supera ogni ostacolo e difficoltà per raggiungere il traguardo desiderato. A volte è la realtà stessa ad ispirare la celluloide, come nel mitico caso del “Miracle on ice”, la storica vittoria dell’oro olimpico della nazionale americana di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi invernali del 1988, che trionfò dopo aver superato prima la temutissima Unione Sovietica e poi la Finlandia. L’America vive di queste storie. Il loro vissuto storico è l’epitome dell’eroe improbabile. Quel singolo momento potrebbe essere l’inizio di una lunga carriera ricca di soddisfazioni, o il primo e unico sussulto di un fuoco destinato a non accendersi mai veramente. Non importa, ciò che conta è quel singolo istante dove tutto si ferma e l’eroe improbabile è l’unico attore protagonista. Continua a leggere Lupetto Mannari o dell’improbabilità dell’eroe

Non si esce vivi dagli anni Ottanta (o sì?): Cesena-Milan 2-3, 16/05/1982

Gli Afterhours cantavano “Non si esce vivi dagli anni Ottanta”, e a lungo i tifosi rossoneri di quell’epoca devono aver condiviso quella sensazione. La vittoria nel derby del 1985 con quella meravigliosa rete di Mark Hateley (attaccante per cui nutro un’ammirazione sconfinata) è stata a lungo il punto esclamativo del peggior decennio della storia rossonera. Nel 1986 Berlusconi sarebbe arrivato in groppa al suo destriero azzurro e avrebbe portato il Milan in cima al mondo, ma questa è un’altra storia. Facciamo un passo indietro, al 16 Maggio 1982, trentesima giornata di campionato, ultima di ritorno. Il Milan si giocava la salvezza sul campo del Cesena già salvo,  allo stesso tempo essendo costretto a sperare nella benevolenza delle stelle, che concedessero ai rossoneri la mancata vittoria del Bologna, e la sconfitta di una tra Genoa e Cagliari.

http://www.youtube.com/watch?v=l7Xu6oMTJi0 Continua a leggere Non si esce vivi dagli anni Ottanta (o sì?): Cesena-Milan 2-3, 16/05/1982

Romanzo manageriale / 7: Il plastico

Il mondo è arancione, o verde, rosso, blu, dipende dal settore, tutto ciò per circa due ore ogni dieci-quindici giorni, non so, il calendario casa-trasferta non è più così chiaro. Ci sono seggiolini che sanno parlare. La gente si siede, non si riesce a stare comodi, niente didietro riscaldato, il seggiolino è umido. Si potrebbe sempre mettere una pagina di giornale tra la superficie di plastica e il tessuto dei nostri jeans, magari quella che parla di squadre nerazzurre o bianconere.

Foto di robin bos, https://www.flickr.com/photos/robinbos/6032997545
Foto di robin bos, https://www.flickr.com/photos/robinbos/6032997545

Ci si può distribuire lungo ampie zone: niente più gente che ci urta il gomito o il ginocchio, di spazio ce n’è tanto. Il respiro esce freddo dalle nostre bocche e non si mischia a quello di nessun altro, nessuna strana combinazione di vapore acqueo che mai avremmo accettato di fare a bocche chiuse. Possiamo anche metterci apposta lontani, così si soffre in silenzio, senza chiacchierare, ognuno col suo raccoglimento più intimo. Continua a leggere Romanzo manageriale / 7: Il plastico

Un Amarcord rossonero lungo una stagione (1998/1999)

Amarcord di quando  le partite avevano un senso che andava oltre due ore di gioie temporanee usa e getta, di novanta minuti di imprecazioni e rassegnazioni post-partita, di quando c’era la vera emozione, quella del ragazzino che concentra i momenti clou della settimana nella partita della propria squadra del cuore, che ha le figurine Panini, che dibatte con gli amici su chi sia più forte tra Baggio e il giovane Del Piero, che non deve pagare le bollette, che non ha ancora un vero interesse per le ragazze, che la patente è un miraggio troppo lontano, che la domenica non ha molto altro da fare. Perché la domenica si guarda la partita del Milan. Continua a leggere Un Amarcord rossonero lungo una stagione (1998/1999)

Il Milan, una Divina Commedia

Il mondo dello sport moderno, in particolare quello del calcio, è profondamente influenzato dal concetto di narrativa, che trascende le pagine inchiostrate e si trasferisce nei palazzetti, nelle piste di atletica e infine sui campi da calcio. Diciamocelo, c’è ben poco di divertente o eccitante se pensiamo all’attuale stagione del Milan, o perché no, anche quella precedente, o quella che è venuta ancora prima. Se la finale mondiale può essere compresa nell’eccitante narrativa che vede Leo Messi evaporare dal campo nei momenti topici della partita, specie quando indossa la camiseta albiceleste, ho pensato che si potesse portare avanti un simile esperimento applicato ai rossoneri, e alle altrettanto poco esaltanti recenti loro prestazioni. Continua a leggere Il Milan, una Divina Commedia

Romanzo manageriale / 6: Vivere al di sopra delle proprie possibilità

L'Olimpico di Roma in una delle ultime finali di Coppa Italia (foto di Paskwiki, wikimedia, creative commons)
L’Olimpico di Roma in una delle ultime finali di Coppa Italia (foto di Paskwiki, wikimedia, creative commons)

Era il 2003. Oh, che grande anno il 2003. E la primavera del 2003, poi. Compiere 18 anni, prendere la patente, sentirsi grande, sentirsi bello, immaginare la fila di ragazze fuori al portone e poi godere di uno stato di tranquillità dionisiaca che forse solo la morfina può dare, oppure una vittoria ai rigori contro la Juventus in un giorno di fine maggio in quel di Manchester, che da allora non sarà più la stessa. Sentirsi al sicuro tra le braccia di Dida e sognare altre mille esultanze di Shevchenko.

Poi Alessio mi riportò alla realtà, durante la ricreazione, una delle ultime mattinate di scuola: “Ora c’è da prendere la sorellina!“. E io: “La sorellina di chi?“, e lui: “Ma come, la Coppa Italia. Facciamo sorella maggiore [la coppa dalle grandi orecchie] e sorella minore“. Giusto, prendiamoci questa Coppa Italia. E ce la prendemmo: 4-1 a Roma (Dio ridacci Serginho) e 2-2 a Milano. Carosello bis. 18 anni. Continua a leggere Romanzo manageriale / 6: Vivere al di sopra delle proprie possibilità

Romanzo manageriale / 5: Sobrietà

Tavolo_logo_milan_nel_spogliatoioSuccede che a un certo punto di questa storia il cattivo e il più cattivo di tutti, protagonisti assoluti, si ritrovino con un anniversario da festeggiare e col dilemma di come festeggiarlo e se festeggiarlo. Perché ecco qual è il nocciolo della questione: la squadra, quella rossonera A. C., per intenderci, è nata il 16 dicembre 1899 o il 20 febbraio 1986?

Ecco, Natale si avvicina, quindi faremo un paragone: il Messia in quale di queste due date è giunto sulla terra rossonera? Che poi è quella dei diavoli, per uno strano gioco tra il bene e il male in cui ognuno può scegliere liberamente qual è l’uno e qual è l’altro Continua a leggere Romanzo manageriale / 5: Sobrietà

Milan-Napoli e l’origine del Diavolo trionfatore

20130920221931_3milanvirdisbaresigullitcolombo1988Esistono dei momenti, degli eventi particolari con cui generalmente si dà inizio a delle epoche, età storiche in cui “l’ora” diventa totalmente contraria e diversa rispetto al “prima”. Quante volte a scuola abbiamo studiato di rivoluzioni, dichiarazioni o calamità, per cui il corso degli eventi ha cambiato il suo tragitto? Anche se poi, i buoni insegnanti, ci han sempre detto di contestualizzare il tutto, andare a fondo in ogni cosa, per capire che non è il singolo avvenimento a cambiare il tutto, quanto più una serie di fatti. Nello sport, il discorso non si discosta di molto. Il Brasile di Pelè, il Dream Team e l’Italia della pallavolo di Zorzi, Bernardi, Giani e Cantagalli (dovremmo citare anche l’altra dozzina di fenomeni…) non sono nati per caso, né in un giorno definito.

Però, a noi quanto ci piace trovare l’origine delle cose? Tanto, diciamolo. E siamo sempre là, pronti a generalizzare anche, ma che importa? Così l’omicidio di Francesco Ferdinando ha fatto sì che iniziasse il primo conflitto mondiale, la costruzione del muro a Berlino ha definito che esistevano due mondi e così via. Abbiamo bisogno di simboli. Anche nello sport.  Continua a leggere Milan-Napoli e l’origine del Diavolo trionfatore