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Top 3: i migliori attaccanti di Brasile 2014

Primo assunto: non è stato il Mondiale degli attaccanti, che non hanno brillato rispetto alle altre categorie di ruolo.
Secondo assunto: alcune stelle “offensive” han comunque giocato in maniera deliziosa.
Dilemma: torneranno più i panzer di una volta, i “numero 9” che vive e muore nell’area di rigore? Insomma, torneranno i Bobo Vieri, gli Oliver Bierhoff, ma anche i Pippo Inzaghi e David Trezeguet?
Perché, se ancora esistono, in Brasile si sono nascosti per bene (tolti Van Persie e pochi altri, che comunque “9” puri non sono). Ad ogni modo, ecco la nostra top 3.

3. Neymar (Brasile)
Lui non c’era. E potrà dirlo e sottolinearlo in futuro. Lui, contro la Germania, non c’era. E siamo sicuri avrebbe fatto carte false per esserci. Il Brasile,

nel Mondiale di casa, sperava soprattutto nei suoi colpi. Come deve essersi sentito, questo ragazzo che nel Barcellona soffre anche lui la “Sindrome del compagno di reparto più famoso che tutto vuole e tutto fagocita”, non lo sappiamo. Però, ad occhio e croce, la pressione non deve avere influito più di tanto sulle sue prestazioni. Decisivo contro la Croazia, maestoso contro il Camerun. Con il Cile si è visto poco, vero, ma è andato a siglare il rigore decisivo con la stessa tranquillità con cui un civile medio va a comprare un pacco di sigarette. Poi la Colombia e Zuniga, con quell’intervento definiamolo pure “esagerato”, per usare un eufemismo. La sua uscita in barella, per il popolo brasiliano è stata un colpo pari alla gioia per il passaggio dello scoglio dei quarti di finale. Ricorda un po’ la semifinale di Champions League del 2003 tra Juve e Real Madrid, con il sentimento dei tifosi bianconeri diviso tra la gioia per aver eliminato i galacticos e la disperazione per l’ammonizione a Nedved, che, come si sa, precluse al ceco la possibilità di giocare la finale di Manchester. Quindi Neymar non c’era. Difficilmente sarebbe cambiato qualcosa, ma sicuramente con lui in campo Scolari avrebbe potuto sperare in qualcosa di meglio. Auguri di pronta guarigione. Continua a leggere Top 3: i migliori attaccanti di Brasile 2014

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Ruolo per ruolo: i nostri 11 di Germania-Argentina

Probabilmente sarà una partita a scacchi, dove chi muove per primo rischia. E, bando a romanticismi di un calcio all’arma bianca che non esiste più da qualche decennio, non potremmo dar torto a Loew e Sabella se interpreteranno il match giocando un po’ in “trincea”. Quando ricapita? Forse tra 4 anni, forse mai più. Quindi, la regola è: hic et nunc. Qui ed ora. Vince uno, uno soltanto. Una nazionale, una nazione, un allenatore, un’idea, un modulo, uno per ruolo. Ecco, nella nostra ignoranza in materia, andiamo a confrontare, uno ad uno, i 22 che domani sera dovrebbero scendere in campo dal primo minuto, esprimendo la nostra preferenza. (N.B.: le quotazioni di mercato sono prese da transfermarkt.it )

Modulo: 4-3-3 (Löw)


Iniziamo dal modulo di gioco. Löw è sempre rimasto fedele al modulo con 3 terminali offensivi. All’inizio puntando su Mertesacker in difesa, Lahm nella sua non naturale posizione di mediano e Gotze come terzo d’attacco insieme agli intoccabili Müller e Özil. Dopo gli ottavi, vale a dire dopo i rischi corsi contro l’Algeria, riportando Lahm al suo ruolo naturale, riproponendo Schweinsteiger in coppia con Khedira a centrocampo e provando a fare la voce grossa con Klose davanti, quindi con un vero 9. Sabella ha modificato di più l’assetto tattico, partendo contro la Bosnia con una difesa a 3 (Garay, Fernandez, Campagnaro), due esterni difensivi molto alti (Rojo, Zabaleta) e Messi molto vicino a Agüero, con Di Maria largo a sinistra. Già contro l’Iran però la situazione era diversa: un centrale in meno (Campagnaro) e Gago a far da supporto a Mascherano a centrocampo e l’ingresso in campo dal 1° minuto di Higuain davanti a tutti, con conseguente arretramento di Agüero sulla linea di supporto con Messi e Di Maria. Si veniva quindi a creare un 4-2-3-1 (con veloci scambi di posizione tra Messi e il Pipita), che all’occorrenza diventava un 4-2-2-2 con, a turno, i 3 trequartisti ad affiancarsi a Higuain. Tra il collaudato modulo del ct tedesco e quello camaleontico di Sabella propendiamo per il primo. Se non altro perché magari garantisce maggiori garanzie

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Brasile-Germania 1-7: Le pagelle semiserie

Brasile

Julio Cesar 5,5: Il fatto che prenda 7 gol, e risulti comunque tra i meno peggio dei verdeoro, la dice lunga sulla prestazione del Brasile. Fa quel che può, ma riuscirebbe ad evitare la disfatta solo se venisse fornito di mitra e autorizzazione a sparare alla cieca.

Dante 4: Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai davanti la Mannshaft, che Thiago Silva era smarrito. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è piu’ morte. Sì, l’edizione 2014 della Divina Commedia inizierà grossomodo così. Senza Thiago Silva nei panni di Virgilio la vita è davvero dura. Continua a leggere Brasile-Germania 1-7: Le pagelle semiserie

Le più belle partite degli azzurri: Italia-Germania 1970

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Müller toccò di testa e la palla si infilò tra il palo alla sinistra del portiere e Rivera, preposto alla guardia del palo stesso. Ancora Müller, quel mostro d’area di rigore, ancora pari dopo più di cento minuti. 3 a 3. Uno strazio per le coronarie, una tensione infinita. E dire che dopo la rete di Boninsegna all’ottavo minuto si era dovuto aspettare il novantesimo per bestemmiare al goal del pareggio di Schnellinger, l’uomo che segnava ogni cinque anni. Da lì in poi tutto uno sfregamento di mani dei cardiologi: al novantaquattresimo vantaggio tedesco con Müller, pareggio di Burgnich, l’uomo che segnava ogni passaggio della cometa di Halley, al novantottesimo, quindi nuovo vantaggio Italia con Riva al centoquattresimo e, appunto, il pareggio tedesco di Gerd Müller, l’uomo che segnava ogni qualvolta qualcuno, nel mondo, beveva un po’ d’acqua. Pure da una pozzanghera, poco importa. Insomma non erano passati che sei minuti dal gol di Riva e si era di nuovo in parità. Juliano, panchinaro napoletano, non se ne era nemmeno accorto: già i tedeschi esultavano che il nostro era ancora rivolto verso la tribuna a fare il pulcinella in direzione dei tifosi teutonici. Albertosi, portiere italiano, non digerì la mancanza di accortezza di Rivera e rovesciò sul piemontese una serie di epiteti su cui il buon senso vorrebbe si sorvolasse, ma poiché tamponare il movimento della lingua è affare della dentatura e non nostro, vi diremo che la stessa famiglia del fantasista non fu risparmiata e addirittura le donne di ben tre generazioni addietro furono tirate in ballo, accusate di farsela con il nemico austriaco, mentre i mariti combattevano la seconda guerra d’indipendenza. Continua a leggere Le più belle partite degli azzurri: Italia-Germania 1970

Speciale Brasile 2014. Le squadre: 7) Germania

LA STORIA

Ci sono squadre che fanno un Mondiale alla grande, ci sono altre squadre che fanno un meraviglioso Europeo, altre ancora si qualificano per la prima volta ed altre per una volta non ci riescono. E poi ci sono loro, i Panzer, una superpotenza del calcio mondiale che, parlano i fatti, sono sempre lì, un po’ come l’Italia e il Brasile, un po’ meno decorati nei Mondiali, ma con un palmarès di tutto rispetto e che, stando ai soldi a disposizione (sia a livello di società che di investimenti nelle giovanili), potrebbero dominare per altri 10 anni. Continua a leggere Speciale Brasile 2014. Le squadre: 7) Germania