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Barça – Atletico 3-1: cronaca, considerazioni ed altre cose belle.

Avessi dovuto definire l’aria dello spogliatoio blaugrana prima del big match contro i Colchoneros sarei tentato dal dire “pesante”. Messi che non va a genio con Luis Enrique, Neymar che sbotta per una sostituzione, l’eroe Puyol cacciato come l’ultima ruota del carro. Non le premesse migliori per affrontare una squadra solida ed organizzata come l’Atletico Madrid. Tutte queste premesse sono ancor di più accresciute dal sospetto di un ammutinamento da parte dei fenomeni là davanti. C’è chi dice che Messi passeggerà per far cacciare Luis, che Neymar irriterà il tecnico con giochetti inutili. Saranno puntualmente smentiti dalla prestazione dell’intera compagine blaugrana. Continua a leggere Barça – Atletico 3-1: cronaca, considerazioni ed altre cose belle.

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La solitudine dei numeri 9 (e 10, e 11)

Il capro espiatorio era in origine un rituale ebraico per cui un capretto veniva simbolicamente caricato dal sommo sacerdote di tutti i peccati di un popolo e quindi allontanato dalla città. Immaginate una folla schiumante di rabbia artificiale, la disperazione di un povero capretto ciondolante verso l’ignoto deserto palestinese, lui incolpevole simbolo di un popolo incapace di fare la conta dei propri errori, o, forse, così illuso della propria purezza da non volere macchiare l’abito.

Difficilmente ai giorni nostri vi capiterà di notare capretti a zonzo per i suburbi di Gerusalemme. Allo stesso modo nessuno, a qualsiasi latitudine vi troviate, avrà l’ardire di caricare le proprie negligenze su un indifeso ovino. Eppure il capro espiatorio, smesso il corpo e fattosi concetto, si è proiettato attraverso i millenni, immune a epoche e illuminismi.

Il calcio, ad esempio, da sempre necessita di più o meno colpevoli capretti da spedire nel patrio deserto. Valga per tutte la storia di Moacir Barbosa, portiere brasiliano accusato di aver provocato il Maracanazo, la sconfitta nella finale del mondiale casalingo 1950. Una squadra a cui basta il pareggio per alzare la coppa si riversa in attacco sul punteggio di 1-1 e prende goal in
contropiede. La colpa? Del portiere. Siamo in Brasile, mica si può dare la colpa, che so, al numero dieci.

Un portiere, appunto. Un tempo i capretti erano portieri. La colpa degli insuccessi era di questi spilungoni castigati alla porta in quanto meno bravi nel fraseggio palla al piede. Fu esiliato nel deserto antistante Praga l’ottimo numero uno cecoslovacco Schrojf nel 1962, mentre un giretto in zone poco ospitali della nostra penisola toccò a Zoff nel 1978 e Zenga nel 1990. Qualche tedesco ebbe l’ardire di accusare pure l’immenso Kahn nella finale mondiale 2002. Una topica clamorosa la sua, ma se quella scarsa formazione tedesca era giunta fin lì, gran parte del merito era di quel signor portiere.

Una delle novità dell’ultimo mondiale è appunto questa: non sparate sui prortieri, bersagli facili, capretti dal colore differente al rimanente del gregge, indirizzate i vostri strali verso i numeri più alti, addebitate le vostre incazzature alle stelle per eccellenza: gli attaccanti. Mai visto tanti numeri nove sulla graticola come in Brasile: Messi, Fred, Balotelli, Higuain e altri. Campioni cacciati dalla città dei sogni, macchine da goal parcheggiate e abbandonate al loro infelice destino, tra striduli pianti di bambini e opinioni ragliate all’unisono da un popolino tradito.

Insomma, per uno sparuto gruppo di portieri (taluni sconosciuti) alzati sugli scudi, in Brasile tante sono state le punte spuntate del loro orgoglio. Il fatto è che le aspettative
riversate su questi numeri nove erano troppe. Venticinquenni dalle spalle spesso ridotte trasformati in uomini della provvidenza e caricati di una responsabilità che non sono in grado di sopportare. Perché? Sponsor, tirature di giornali, visualizzazioni di post e telegiornali: l’attaccante fa goal e il goal è rumore, battimani, clamore, emozione più facilmente traducibile in spot, notizie, parole. In un mondo dominato dal marketing, dove i calciatori si acquistano non solo in base a piedi e muscoli, ma pure a ghigno ribelle e capacità di twittare, sottile è il passaggio tra la gloria e l’onta, profondo è il baratro. Se fai goal ti tirano le mazzette, se non fai goal ti tirano le mazzate.

Qualcosa non torna. Non tornava con il povero Moacir, non torna ora con i meno poveri Fred & co. Affidare la propria sorte all’uomo della provvidenza è segnale di debolezza, mancanza di fiducia nei confronti di un gruppo che non si considera coeso e vincente. Maradona 86 e pochi altri mirabili esempi a parte, non si è mai visto un singolo trascinare al successo un’intera squadra. Soprattutto, non glielo si è mai chiesto. Oggi, però, c’è pure da fare i conti con un mercato mondato di ogni parvenza di umanità, instabile e generatore più di lutti che ricchezze. Quando non si sa che pesci pigliare, quando non si è programmato un futuro, non rimane che affidarsi all’uomo della provvidenza. Dall’economia al pallone, le dinamiche si mutuano. Cercasi eroi: per la patria, per il mondiale, per il sorriso dei bambini, per le nuove generazioni, per il mercato, per il vostro posto di lavoro. E un eroe che non salva la pulzella dal drago infernale merita la gogna.

Poveri numeri nove, quindi. E aggiungete pure i dieci (capitolo a parte: che fine hanno fatto?) e gli undici. Un tempo facevano sognare con i loro goal. Che poi certo, mica sempre segnavano, ma tutt’al più si prendevano una botta di scarpone! e via andare. La medaglia ha un lato d’oro purissimo, preziosa come gli ingaggi faraonici che i moderni frombolieri si portano a casa. L’altro lato è meno prezioso. Porta inciso un capretto che vivacchia per le steppe d’Israele. Sulla groppa le speranze inevase di chi si è lasciato illudere, di chi ha troppo preteso, di chi vive su una corda che oscilla come i mercati mondiali, di chi ha dimenticato che dietro il numero nove c’è ragazzo. Talvolta manco una cima, per intenderci.

Le pagelle semiserie: Germania-Argentina 1-0

GERMANIA (a cura di Busonzio)

Neuer 7,5: lo ribadiamo, sarebbe stato il fiore all’occhiello della gioventù hitleriana, se nel 1945 le cose fossero andate diversamente. Fortunatamente gli eventi hanno preso un’altra piega, e così il bimbo cresciuto nella curva dello Schalke è diventato la versione umana della Porta di Brandeburgo. Sporca un po’ la finale con un’assurda uscita su Higuain, che ricorda tanto quella di Schumacher su Battiston nel 1982. Il biondo reagisce allo stesso modo: aspetta il fischio per il rinvio, ostentando una freddezza inumana. Il suo miglior pregio vanifica la palla gol capitata a Palacio: lui non va giù, al Trenza non resta che tentare il pallonetto. N° 1 al Mondo per decenni a venire.

Lahm 8: se inventassero il Pallone d’Oro per il giocatore più sottovalutato di tutti i tempi, il premio sarebbe suo senza alcuna discussione. Il capitano è il leader silenzioso di questa squadra, non fa mai mancare il proprio appoggio ai compagni, e dopo aver corso ininterrottamente per 120 minuti non sembra nemmeno sudato. Osservate ogni palla che ha toccato nel corso della finale: non ha sbagliato un passaggio, non l’ha mai persa, nè l’ha mai data via con troppa fretta. Ogni pallone toccato rientrava nei piani superiori costruiti non si sa bene da chi, ma che alla fine hanno premiato gli europei. Continua a leggere Le pagelle semiserie: Germania-Argentina 1-0

Considerazioni sparse sulla finale dei Mondiali 2014

– Le 15enni che impazziscono per sbarbatelli quali Bieber, One Direction, ecc., cosa dovrebbero provare di fronte a Bastian Schweinsteiger?

– E’ ufficiale: Messi non sarà mai Maradona. E comunque Simone Barone e Andrea Zaccardo continuano ad avere più Coppe del Mondo di lui.
– And the Oscar for Ipocrisia goes to….Joseph Blatter, che non riesce ad esimersi dall’elemosinare un premio a Messi. Continua a leggere Considerazioni sparse sulla finale dei Mondiali 2014

Ruolo per ruolo: i nostri 11 di Germania-Argentina

Probabilmente sarà una partita a scacchi, dove chi muove per primo rischia. E, bando a romanticismi di un calcio all’arma bianca che non esiste più da qualche decennio, non potremmo dar torto a Loew e Sabella se interpreteranno il match giocando un po’ in “trincea”. Quando ricapita? Forse tra 4 anni, forse mai più. Quindi, la regola è: hic et nunc. Qui ed ora. Vince uno, uno soltanto. Una nazionale, una nazione, un allenatore, un’idea, un modulo, uno per ruolo. Ecco, nella nostra ignoranza in materia, andiamo a confrontare, uno ad uno, i 22 che domani sera dovrebbero scendere in campo dal primo minuto, esprimendo la nostra preferenza. (N.B.: le quotazioni di mercato sono prese da transfermarkt.it )

Modulo: 4-3-3 (Löw)


Iniziamo dal modulo di gioco. Löw è sempre rimasto fedele al modulo con 3 terminali offensivi. All’inizio puntando su Mertesacker in difesa, Lahm nella sua non naturale posizione di mediano e Gotze come terzo d’attacco insieme agli intoccabili Müller e Özil. Dopo gli ottavi, vale a dire dopo i rischi corsi contro l’Algeria, riportando Lahm al suo ruolo naturale, riproponendo Schweinsteiger in coppia con Khedira a centrocampo e provando a fare la voce grossa con Klose davanti, quindi con un vero 9. Sabella ha modificato di più l’assetto tattico, partendo contro la Bosnia con una difesa a 3 (Garay, Fernandez, Campagnaro), due esterni difensivi molto alti (Rojo, Zabaleta) e Messi molto vicino a Agüero, con Di Maria largo a sinistra. Già contro l’Iran però la situazione era diversa: un centrale in meno (Campagnaro) e Gago a far da supporto a Mascherano a centrocampo e l’ingresso in campo dal 1° minuto di Higuain davanti a tutti, con conseguente arretramento di Agüero sulla linea di supporto con Messi e Di Maria. Si veniva quindi a creare un 4-2-3-1 (con veloci scambi di posizione tra Messi e il Pipita), che all’occorrenza diventava un 4-2-2-2 con, a turno, i 3 trequartisti ad affiancarsi a Higuain. Tra il collaudato modulo del ct tedesco e quello camaleontico di Sabella propendiamo per il primo. Se non altro perché magari garantisce maggiori garanzie

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Olanda-Argentina 2-4 dcr (0-0): le pagelle semiserie

OLANDA

Cillessen 5,5 – al contrario di Romero (vedi sotto), lui vive la partita con grande tensione, mica per la paura di perdere e prendere gol, solo per quella di essere sostituito da Krul da un momento all’altro. Visto che tiri non ne arrivano, passa 90 minuti circa a studiare i movimenti sulla sua panchina. Quando Van Gaal finisce i cambi finalmente si rilassa, forse si rilassa troppo. Due dei quattro rigori argentini non erano impossibili. Chiaro, facile dirlo da qui, comodamente seduto come sono io ora.

Van Persie 4,5 – il problema è che ha illuso. Non è che dici vabbè, ha fatto schifo con costanza dall’inizio alla fine del mondiale allora ok, no, lui ha iniziato a razzo e finito completate voi.

De Jong 6,5 – non ai livelli del Mascherano di ieri, ma comunque è lui che tiene su la squadra finché ne ha, fa un gran lavoro di cucitura tra i reparti che nemmeno un sarto professionista e mia mamma non ha mai rammendato così bene, tornerà a Milanello a cucire abiti su misura e a staccare e ricomporre le caviglie dei parassiti dello spogliatoio milanista.

Robben 5,5 – alla fine anche lui si dimostra umano. Segna sì il suo rigore, ma per il resto ha la batteria improvvisamente scarica dopo le fatiche messicane e costaricane, e siccome notoriamente un calciatore dura più di uno smartphone, nessuno della Fifa ha ben pensato di mettere delle comode prese sul terreno di gioco.

Vlaar 5,5 – gran partita fino al rigore sbagliato malamente. Come dire: porti una donna a cena fuori, lavi la macchina, la vai a prendere sotto casa, le apri la portiera, posto elegante, cibo raffinato, vino bianco, poi “vuoi salire a vedere la mia collezione di stinchi avversari?“. E sul più bello eiaculazione precoce. Continua a leggere Olanda-Argentina 2-4 dcr (0-0): le pagelle semiserie

Brillano le stelle: Robben vs. Messi

Questa non è una sfida tra numeri 10. In primis perché Robben  in questo mondiale veste la maglia numero 11, sebbene al Bayern Monaco si fregi del 10. In secondo luogo perché i numeri 10 a sto mondo non esistono più. Certo, Messi si avvicina ad un Baggio, ad un Maradona o ad un Platinì, per certi versi è anche più forte, ma il 10, la fantasia al potere, è un’altra cosa. Detto ciò, Robben e Messi sono i più dotati e rappresentativi giocatori delle due formazioni in campo questa sera. Vediamo un po’ nel dettaglio.

TIRO
Robben 8.5
Messi 9

Robben non ha paura di tirare, su questo non ci sono dubbi. Tira pure forte e se non ci credete, chiedete a quelli che si sono presi una pallonata nella schiena durante i rigidi inverni tedeschi. Il suo pezzo forte è accentrarsi dalla destra e sparare di sinistro. Ogni tanto la va, ogni tanto lasciamo perdere. Messi è il contrario. Non ha un tiro in grado di strappare le reti alla moda del fu Felice Levratto, ma in compenso non c’è birillo che non abbia volutamente districato dalla rete. Mezzo punto in più perché agli squarci di Lucio Fontana preferiamo le pennellate di Antonello da Messina. Continua a leggere Brillano le stelle: Robben vs. Messi

Le pagelle Cesarine dei quarti di finale: Argentina-Belgio 1-0 e Olanda-Costa Rica 4-2 (0-0) dcr

ARGENTINA

Mascherano 7 – fa un lavoro incredibile a centrocampo, ora cosa potrebbe volere un argentino di più, mettergli una mazza in c*** così gli ramazza la stanza? (cit.)

Messi 7 – ok, non ha purgato Courtois nemmeno stavolta, ma quando nel primo tempo dà una palla meravigliosa a Di Maria facendola passare in un pertugio che aveva visto solo lui, si capisce che al di là di quello che pensava Guardiola a Barcelona il buon Leo non deve necessariamente giocare davanti alla porta, anzi, forse un giorno con l’età potrà proprio affinare l’assist e diventare magari un prodigioso trequartista. Questo dopo i 30 anni, poi credo che a 35 passerà davanti alla difesa e magari a 45 libero alla Matthäus.

Higuain 7 – si sblocca nella maniera migliore, fa un gol a mio avviso strepitoso. A ogni suo nuovo gesto atletico e sportivo vari artigiani di San Gregorio Armeno si mettono all’opera per una nuova statuetta. Se vince il mondiale quella con lui che bacia la Coppa del Mondo sarà un must nei presepi del prossimo Natale.

Basanta e Perez 6 – quelli che vedi in campo e ti chiedi: “E questi ora chi sono, da dove sbucano fuori, chi li ha chiamati?“.

Garay 6,5 – il giustiziere della Juventus in Europa League è a mio parere uno dei migliori difensori del mondo sul gioco aereo e l’ha dimostrato anche ieri, azzerando i cross dei belgi per Fellaini. Sembrava a un passo dal Bayern Monaco, ma alla fine l’ha preso lo Zenit per circa 15 milioni. Avremmo voluto vederlo in Italia, ma non so se offerte tipo prestito con diritto di riscatto dilazionato in trentaquattro anni, sei mesi e dieci giorni e tante pacche sulle spalle possano far gola a una squadra come il Benfica. Continua a leggere Le pagelle Cesarine dei quarti di finale: Argentina-Belgio 1-0 e Olanda-Costa Rica 4-2 (0-0) dcr

Le pagelle Cesarine degli ottavi: Argentina-Svizzera e Belgio-USA

Argentina-Svizzera 1-0 

Argentina 

Lionel Messi 7.5 Per quanto la telecronaca del Directioner di Sky, ossia Ricky Trevisani ti faccia automaticamente tifare contro ogni squadra in cui giochi Leo Messi, ieri è stato decisivo. Pericoloso in almeno tre occasioni ha dato a Di Maria un cioccolatino già scartato. Non so, non pensavo avrei potuto dirlo. Che sia la volta buona?  Continua a leggere Le pagelle Cesarine degli ottavi: Argentina-Svizzera e Belgio-USA

Speciale Brasile 2014. Le squadre: 30) Portogallo

LA STORIA: La Nazionale di calcio portoghese (Seleção Portuguesa de Futebol) è la rappresentativa calcistica del Portogallo ed è gestita dalla Federacao Portuguesa de Futebol (FPF). La Nazionale Lusitana è senza dubbio una delle squadre storiche del panorama calcistico europeo. La colorazione della divisa di gioco riprende esattamente quella della bandiera portoghese: nella prima divisa (home) la fanno da padroni il rosso ed il verde, mentre la seconda maglia (away) è di colorazione bianca (a meno di stravolgimenti imprevedibili degli sponsor tecnici). La nazionale lusitana fa il suo esordio sul panorama calcistico europeo a Madrid contro la Spagna, nel lontano 1921: i padroni di casa si imposero per 2-1, con la prima storica rete portoghese a firma Alberto Augusto. Nel 1928 alle Olimpiadi di Amsterdam, parteciparono alla loro prima competizione internazionale ufficiale: vittoriosa in rimonta per 4-2 nel turno preliminare contro il Cile, in seguito superò la Jugoslavia col risultato di 2-1, grazie ad un gol proprio in zona Cesarini. EusebioL’avventura portoghese si concluse però ai quarti di finale, quando fu eliminata dall’Egitto, sempre col risultato di 2-1. Seguirono anni di delusioni e di scarsi risultato, fino al 1966, quando grazie alla presenza di Eusébio (nella foto), recentemente scomparso e giudicato da tutti il miglior calciatore portoghese di tutti i tempi, venne raggiunto il primo risultato internazionale degno di nota. Il terzo posto finale, conquistato grazie alla finalina vinta contro l’Unione Sovietica, è il sigillo ad una splendida manifestazione giocata dai lusitani, con il prode Eusébio sugli scudi: per lui ben 9 centri ed il titolo di capocannoniere del Mondiale. Continua a leggere Speciale Brasile 2014. Le squadre: 30) Portogallo

Speciale Brasile 2014. Le squadre: 6) Argentina

Prosegue l’analisi delle partecipanti al Mondiale di Brasile 2014. Oggi tocca all’acerrima rivale dei padroni di casa: l’agguerritissima Argentina.

LA STORIA
Seppur universalmente riconosciuta come una delle nazioni con più grande tradizione calcistica, l’Argentina – prima della fine degli anni 70 – colleziona per lo più figure barbine in giro per il mondo. Se si esclude il doppio secondo posto arrivato, tra Olimpiadi e Mondiali, nel biennio 1928/30. Il motivo? È presto detto. Il regolamento dell’AFA permetteva la convocazione solo dei calciatori sotto contratto in squadre della Primera Division. Nella maggior parte dei casi, quindi, gli scarti. La svolta arriva nel sanguinoso torneo ospitato nel 1978, che permette all’albiceleste di entrare nell’elitario club delle trionfatrici. L’eroe è Mario Kempes, che occuperà il cuore di ogni argentino che si rispetti almeno fino alla comparsa del Diez. Maradona farà il bis, praticamente da solo, otto anni più tardi. Superfluo ricordare la gara contro l’Inghilterra, partita simbolo di quella rassegna, nella quale Diego combinerà tutto e il contrario di tutto. Il resto è storia recente, con lo scandalo-squalifica di USA 94 e la batosta tedesca in Sudafrica (con Maradona nelle vesti, per utilizzare un eufemismo “meno adatte”, di commissario tecnico). Nella Coppa America del 2011 è arrivata la beffa per Messi e compagni, superati nell’albo (15 a 14) dall’Uruguay campione. Da sottolineare, infine, come i due recordman principali della nazionale argentina siano a tutti gli effetti italiani di adozione: il capocannoniere è Gabriel Batistuta, con 56 reti. Il giocatore con più gettoni di presenza alle spalle, 145, non serve neanche nominarlo. La leggenda precede mister “Quarantaemezzo” Javier Zanetti.

GIRONE DI QUALIFICAZIONE

Favorita dall’assenza del Brasile padrone di casa dal classico e crudele girone sudamericano, che è una delle più enormi stranezze logistiche del nostro mondo, l’Argentina ha vinto il gruppo in scioltezza. Continua a leggere Speciale Brasile 2014. Le squadre: 6) Argentina

Le avversarie del Milan: Il Barcellona

gironehHo una sgradevole sensazione che è un misto tra un deja-vu e una premonizione, quella sensazione che ti stritola le viscere, che ti fa desiderare di andare a letto e risvegliarti alle 11 di notte a partita finita, quella sensazione che ti spinge a scappare dal bar dimenticandoti di pagare, quella sensazione che ti fa spegnere il cellulare, che oggi, in questa vita ai tempi dello smartphone pare un’idea assurda e anacronistica come quella di andare su internet e fare una ricerca su Bing. E’ quel disagio crescente che ti spinge ad evitare gli amici con la scusa di avere un gomito che fa contatto col piede, e che ti spinge a sputare sul televisore quando senti Galliani dire che nonostante tutto siamo numericamente competitivi e che negli ultimi cinque anni nessuno ha fatto più moonwalk di noi. Sì, sono i giorni di Milan-Barcellona di Champions.

Quello che in passato era un appuntamento atteso con gioia e trepidazione è progressivamente diventato un incubo dal quale non è possibile risvegliarsi, o almeno finché Platini e i suoi malvagi minions non decideranno misericordiosamente di porre fine alle nostre sofferenze. Passano gli anni, i campioni vanno ma sempre più raramente vengono e il copione non cambia, puntuale come come un gol di Gastaldello proprio nella domenica in cui ce l’hai contro al fantacalcio, ecco che arriva l’appuntamento con i maledetti catalani, che devono avere da qualche parte un ritratto di Messi, Xavi, Iniesta e soci che col passare degli anni si trasforma in Constant, perché tra alti e bassi, non si spiega in altro modo la costanza di rendimento e di risultati di questa squadra. Continua a leggere Le avversarie del Milan: Il Barcellona

Barcellona-Milan 4-0: le pagelle semiserie rossonere

Abbiati 6,5 – se hai perso 4-0 e il migliore in campo è il portiere, e quel portiere è Abbiati, si capisce che la partita ha avuto un senso solo per gli avversari.

Abate 5,5 – nel primo tempo prova un ottimo assist per Pedro, mettendolo quasi davanti ad Abbiati. Poi lo spinge giù e tutti vedono tranne Kassai. Insomma si arrangia come può, con una delle sue migliori caratteristiche: l’agilità (che è la stessa di Pippo, non Pippo Inzaghi, Pippo l’amico di Topolino. Aghiù).

Mexes 5 – sul primo gol di Messi non fa in tempo a metterci la gamba. Nel secondo ce la mette, ma la palla gli passa sotto. Trattasi proprio di una donnaccia francese della peggior specie, sempre con le gambe aperte pronte ad accogliere il primo che capita. Beh, stavolta ha puntato il pezzo grosso, in realtà, almeno spero si riesca a far mantenere economicamente. Sennò può farsi assumere al Moulin Rouge.

AC-Milan-vs-Barcelona-logo

Zapata 5 – la prestazione non irreprensibile deriva solo da un errore nella lettura del calendario: Zapata infatti era convinto che quella contro il Barcellona fosse la partita di venerdì, quando ha dato il meglio di sé. Il medesimo rossoblu l’ha confuso, ah già ma a Barcellona non esiste il rossoblu, loro sono fighi, sono blaugrana. E martedì insomma pensava di affrontare il Genoa. Ecco che tutto si spiega.

Constant 3 – si ricorda di essere scarso nella serata sbagliata.

Flamini 5,5 – doveva rompere la rotula di Messi e non l’ha fatto. L’avrebbero eletto papa per questo, invece l’Argentina si è presa pure il Vaticano. Insufficiente.

Ambrosini 4,5 – perde palla in occasione del raddoppio di Messi. La sua posizione è aggravata dalla frase pronunciata al termine del match: “Questa sconfitta ci farà crescere“… Massimo Ambrosini, nato a Pesaro il 29 maggio 1977.

Montolivo 6 – l’unico a centrocampo in grado di fare qualche passaggio che non sia una palla regalata a Mascherano o a Busquets.

Boateng 5 – il tamarro del paese, quello che vai in un buco di 800-1000 abitanti e lo trovi all’unico bar dell’unica piazza a fare il gradasso con tutti e tutte, grandi e piccini. Poi appena mette il naso fuori è il primo che si caga addosso.

Niang 6 – non è da pochi centimetri che si può decidere un automatico inserimento nei registri dei bidoni o in quelli degli eroi più gloriosi. Da persone piccole piccole scaricare tutti i problemi di una rosa inadeguata al confronto con i blaugrana su un ragazzo di 18 anni che vede per la prima volta com’è fatta la Champions League, contro la squadra del terzo millennio. Dai più viene giudicato incredibilmente facile resistere, palla al piede per 30 metri, al ritorno di Mascherano e Piquè e poi battere Valdes in uscita, al Camp Nou. L’avesse sparata in tribuna capirei di più. Farai strada Mbaye, io credo eccome in te. Almeno qualcuno ci ha provato.

El Shaarawy 5,5 – generoso lo è, come sempre, ma non è nel miglior momento della sua stagione, questo si sapeva. Ha tirato la carretta quasi da solo per mesi e ora ha bisogno di una messa a punto e di una revisione dal meccanico, visto il chilometraggio elevato. Tanto un’altra macchina l’abbiamo comprata.

Muntari 5 & Robinho 4 – scemo & più scemo.

Bojan s. v. – un giro di campo per salutare i suoi ex tifosi. Che sono anche i suoi prossimi tifosi.

Allegri 4,5 – l’aveva capito mezzo globo terrestre già prima della partita che aveva fatto la sua buona cazzata a lasciare fuori De Sciglio per scegliere Abate e Constant. Ne parlavano pure sulle migliori trasmissioni sportive bengalesi. Se pensi che quei due siano meglio del ragazzino di Milano, vuol dire che forse hai sbagliato mestiere. L’odio mi spinge alla crudeltà. Ogni anno iniziamo a giocare a novembre e non va bene. Così finisci secondo nel girone più scarso della Champions e ti ritrovi il Barcellona agli ottavi. E subire queste remuntade non è mai bello, nemmeno contro i marziani. Quanta pazienza ci vuole ancora con questo qui? Bon voyage. p. s. le sostituzioni, giuro Max, si possono fare anche prima di capitombolare definitivamente.