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Pagelle random #35

Gabigol 5: così benvoluto che quest’estate non gli faranno tirare i rigori manco in spiaggia.

Vangioni 4: pochissime presenze, ma vince già il titolo per il maggior numero di rime inventate dai suoi tifosi.

Mertens 7,5: miglior rapporto gol/centimetri di altezza.

Ljajic 7: dall’altra parte del mondo c’è un presidente ancora un po’ bambinone che si sarà innamorato di lui guardando una cassetta di questo gol.

El Shaarawy 7: è stato visto segnando un gran gol a San Siro (semicit.)

OT

Vivas 9: ha comunque più grinta dell’attuale parco terzini dell’Inter.

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Pagelle random #17

Rugani 7: Dzeko sta ancora cercando un pallone giocabile.

Suso 5: scompare nella nebbia di San Siro.

Cordaz & Perin 1: come il neurone che hanno in due per farsi espellere così.

Gabigol 7,5: lotta con l’ignoranza tipica di quelli che, all’oratorio, giocavano 1 partita ogni 6 mesi. Continua a leggere Pagelle random #17

Pagelle random 2016/17 #8

Juan Jesus 5,5: spiace che non abbia l’ironia giusta per scegliere 33 come numero di maglia.

De Paul 4: l’ultimo che si chiamava così e che atterrava avversari era il Paul di Tekken.

Fonte: flickr.com
Fonte: flickr.com

Icardi 5: il suo libro ha creato così tanto dibattito, che viene il dubbio che il Nobel per la Letteratura l’abbiano dato a lui. Continua a leggere Pagelle random 2016/17 #8

Pagelle random 2016/17 #5

Icardi 8: che gliene frega della foto della Leotta quando c’ha Wanda Nara ogni sera.

Tomovic 4: oltre 160 gare in A, e scopre solo ora che bisogna marcare anche sul secondo palo.

Verdi 7,5: 15 anni fa ho provato a fare un gol del genere all’oratorio. Non abbiamo più trovato il pallone.

A. Sandro 7,5: “26 milioni per un terzino in scadenza sono troppi”. Fino a 3 anni prima giocavano Molinaro e Motta.

Baselli sv: ok l’incoscienza dettata dalla giovane età, ma affrontare Mihajlovic a muso duro è tentativo di suicidio.

Montolivo 5altro che Raiola o Mendes, è il suo l’agente più potente nel calcio. Altrimenti non si spiega.

OT
Balotelli 8: quando gioca così si fa odiare doppiamente, perché ci ricorda quanto forte sarebbe se solo pensasse a giocare come sa.

Dinamo Monteaquila – 25. Let it be

Lascia che sia, Mario.
Ma quelle parole rimangono un intenzione e nulla più. All’inizio è un corsivo, col Campo_di_calcio_abbandonatotempo diventano caratteri cubitali. Ma no, Pierluigi non le pronuncia perché non ha senso alcuno. Nulla ha più senso in questo angolo di mondo dimenticato da Cristo. Però, mentre calca i piedi su una linea di porta scomparsa ormai da decenni, ha l’impressione di dover dire qualcosa. Mario non parlerà. Le sue mani cingono i fianchi, i suoi occhi sono concentrati sul pallone, il suo respiro regolare è scandito dalle montagne verdi attorno a Monteaquila.
L’auto dei carabinieri ha raggiunto il paese. E’ ferma nel parcheggio soprastante il campo da calcio. Dietro ad essa un’ambulanza. Pierluigi si volta alla sua destra e scorge le sagome di cinque o sei persone. Loro vedono lui là sotto e vedono Mario a pochi metri di distanza. Affrettano il passo, sono sul ciglio del campo, solo qualche metro più in alto. Un tempo chi veniva a vedere la partita se ne stava proprio lì, in quel poggio accanto al piccolo parcheggio del paese. Monteaquila sono tre gradini: in quello più alto c’è il paese, in mezzo il parcheggio, in basso il campo. E il campanile sopra tutto e tutti a stuzzicare il cielo, a ricordare a chi se ne è dimenticato che anche Monteaquila fa parte del creato. Le sagome dicono qualcosa o forse accennano soltanto perché Pierluigi prontamente le ferma con un gesto della mano.
Lasciate che sia. Almeno voi, lasciate che sia. Continua a leggere Dinamo Monteaquila – 25. Let it be

Pagelle random #37

Juan Jesus 4,5: il suo omonimo, anche in punto di morte, aveva un senso dell’anticipo migliore.

Diawara 4,5: per domenica prossima aveva già prenotato un tavolo al Pineta, spiace.

Bellini 8: 30 anni con la maglia della Dea. Niente da aggiungere.

Fonte: Pagina Facebook Atalanta
Fonte: Pagina Facebook Atalanta

Mbakogu 2: vedi Beccalossi. Continua a leggere Pagelle random #37

Io, Johan Cruijff e la rivoluzione

Tempo fa su questi tipi Cesarini mi divertivo ad affiancare calciatori a personaggi storici. Quando cruijff2immaginai queste strampalate vite parallele di una cosa sola ero sicuro: Johan Cruijff doveva esserci. Ricordo che pensai lungamente a chi accostare il papero d’oro. Diversi nomi mi si affastellavano alla mente e tutti avevano a che fare con epoche di cambiamento e avvenimenti di enorme portata per il prosieguo della civiltà. Erano rivoluzionari del calibro di un Robespierre, esploratori della lungimiranza di un Marco Polo, filosofi dell’acume di Locke e Spinoza. E proprio su un filosofo cadde infine la mia scelta: Jean Jacques Rousseau. Era il novembre del 2013 e né io né quell’articolo abbiamo fatto grande strada ad oggi. E sebbene il destino di questa elegia al grande tulipano non sarà certo differente, mi piace pensare che l’ignaro viandante, oramai imbattutosi su questa pagina, voglia donare un click anche al primigenio omaggio. Continua a leggere Io, Johan Cruijff e la rivoluzione

Dinamo Monteaquila – 21. Vedi, vidi, non vici

Uno come me vi sfido a trovarlo. Lo dico per davvero: rovistate quanto volete nella vostra Campo_di_calcio_abbandonatomemoria, spremete meningi e sinapsi, ma quanto vi sto per dire del sottoscritto non ha eguale in alcuna delle vostre conoscenze. Nossignori, inutile che cerchiate tra la plebaglia del quartiere, non sarà certo il figlio dello spazzino, quello con le unghie dei piedi capaci di forare gli stivali di cartone e le mani intrise di piscio e sperma, ad impensierirmi. E nemmeno il bastardo del paese di fianco, quello che in quinta elementare ancora mostrava incertezza nella tabellina del due. Insomma, uno come me, orgogliosamente bocciato in ogni prova che la vita gli abbia messo di fronte, è un pezzo unico. Suvvia, almeno un esame al primo colpo chiunque lo ha passato. Io no. E ne faccio un vanto nonché una sfida con me stesso. Ognuno ha la sua missione nel mondo. La mia è fallire tutto. Fottetevi, benpensanti del cazzo, calvinisti di merda. Con il vostro senso del dovere mi ci pulisco il prepuzio e mentre voi vi dannate per testarvi, verificarvi, certificarvi, io appoggio il mio sedere sull’amaca e lo faccio dondolare ben bene. Poi mi accendo una canna e valuto, questa volta si, se l’erba di Jimbo è la stessa del mese scorso. Dopodiché, forse, andrò di corpo e quindi mi metterò in poltrona e mi guarderò una partita del campionato sudamericano. Adoro il calcio e adoro i campionati sudamericani. Non corrono, non si sbattono, pensano al gioco e non al risultato. Altro che i machiavellici campionati europei del cazzo.  Continua a leggere Dinamo Monteaquila – 21. Vedi, vidi, non vici

Il mio anno preferito: la Dinamo Sassari, una squadra all’inferno e ritorno

IMG_20150627_104522Ho mutuato il titolo di questo articolo dalla bellissima raccolta di racconti a tema calcistico curata da Nick Hornby, una lettura fondamentale per gli amanti della letteratura sportiva. I vari autori raccontavano le loro esperienze di tifo relative a singole stagioni della loro squadra del cuore, squadre piccole, proletarie, quasi sempre perdenti. Una piccola squadra, di una piccola città, nel nord di una regione alla periferia estrema dell’Impero. La Dinamo Sassari, una squadra all’inferno e ritorno.

Se siete cresciuti nell’ammirazione dello “Stockton to Malone”, o se ad ogni extrapass degli Spurs e crossover di Steph Curry vi sentite mancare, come colpiti dalla sindrome di Stendhal, le recenti finali scudetto del campionato italiano di basket non sono pane per i vostri denti. Ammettiamolo, questi playoff non sono stati esattamente materiale per esteti della palla a spicchi. Continua a leggere Il mio anno preferito: la Dinamo Sassari, una squadra all’inferno e ritorno

Sine nomen – 1×01 – L’affare Kondogbia

Sono un cameriere caposala, servo da 3 anni al Golden Garden ristorante di lusso di Milano, parlo bene 3 lingue e me la cavo con quelle di origine slava grazie a Unna, la mia fidanzata conosciuta in Erasmus a Brno. Si, perché ho studiato, ho fatto Economia e sono finito a fare il cameriere. Per carità, mi piace e mi rende bene ma non è quello che volevo. Io volevo fare l’agente degli sportivi. Le vicissitudini familiari non mi hanno aiutato Ho perso mio padre appena iniziati gli studi accademici e mi sono dovuto arrangiare, come molti. Continua a leggere Sine nomen – 1×01 – L’affare Kondogbia

C’era una volta in Svizzera: Scandali FIFA Edition

“Cartoonishly evil”, che tradotto goffamente in italiano significa “malvagio in maniera cartoonesca”. Ecco la definizione della FIFA data da John Oliver, comico britannico trapiantato negli Stati Uniti e protagonista di uno dei programmi televisivi più innovativi degli ultimi anni, “Last Week Tonight”. Oliver impiega circa tredici minuti a graffiare la superficie di quello che è il regime di rapina messo su da Sepp Blatter e i suoi accoliti negli ultimi venti anni. Ecco, pensate ad un cattivo di un film di Bond, o al dottor Male dei film di Austin Powers, o al mitico Boss Artiglio dell’Ispettore Gadget. Sono certo che troverete una certa affinità col nostro Sepp Blatter, il quale con ogni probabilità presto trasferirà tutta la one-man-band su un’isola a forma di teschio. Continua a leggere C’era una volta in Svizzera: Scandali FIFA Edition