Archivi categoria: Le Gallianate – Orrori dalla storia del Milan berlusconiano

Le Gallianate: 9) Ricardo Oliveira

"Ricardo Oliveira" di Roberto Vicario - milan-fiorentina_del_06_05_07_(11) from Toscanafotonotizie.it. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ricardo_Oliveira.jpg#/media/File:Ricardo_Oliveira.jpg
“Ricardo Oliveira” di Roberto Vicario – milan-fiorentina_del_06_05_07_(11) from Toscanafotonotizie.it. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ricardo_Oliveira.jpg#/media/File:Ricardo_Oliveira.jpg

Era circa la metà di maggio del 2006, e io odiavo con tutto me stesso Kristen Pazik. Il linguaggio del corpo, quando si trasforma in erotismo, non ha bisogno di parole e Kristen e suo marito Andriy Shevchenko non si sa che lingua parlassero, ammesso che parlassero. Non parlavano in ucraino né in russo, e questo è sicuro, non parlavano in inglese in modo da capirsi efficacemente, forse parlicchiavano un po’ in italiano. A me veniva  da piangere durante quella conferenza stampa, ma d’altronde dopo Istanbul si era tutti più sensibili, e Shevchenko era sempre stato il mio giocatore preferito, quello del rigore decisivo di Manchester e di tante altre cose, e il suo posto non era a Londra, ma ad Atene un anno dopo.

Ma Kristen è bella e Abramovich ha tanti soldi, così tanti che convincono pure Berlusconi, ed è solo l’inizio della discesa irrefrenabile e della svendita più totale. 43,30 milioni di euro per un giocatore che di lì a quattro mesi avrebbe compiuto 30 anni: superato lo shock la cosa poteva iniziare ad avere un senso. Continua a leggere Le Gallianate: 9) Ricardo Oliveira

Le Gallianate: 8) Massimo Taibi

Una volta la nostra ildisagio19, brillante narratrice delle vicende partenopee, mi disse che è sempre tempo per una Gallianata. E io allora la prendo alla lettera e ogni tanto decido di scrivere una Gallianata in momenti casuali, senza starci troppo a pensare su. In realtà stavolta c’è un minimo di criterio: il Milan ha appena acquisito le prestazioni sportive di Diego Lopez, un arrivo necessario per coprire le lacune mostrate da tre portieri evidentemente inaffidabili. Ma il rapporto del Milan berlusconiano con gli estremi difensori non è mai stato eccellente: scavo nella mia memoria e trovo Sebastiano Rossi che fa il record di imbattibilità tuttora in vigore in Serie A e intanto non viene mai convocato in Nazionale, ogni tanto ne combina qualcuna, ma alla fine così malvagio non è, non oserei mai dire il contrario, quello viene a prendermi a casa… Mi ricordo di uno Jens Lehmann, che scarso non era neppure lui, che venne a Milano a prendere con le mani un retropassaggio in piena area di rigore, cosa che nemmeno nei pulcini, e poi a saggiare le mine di Batistuta, che con tre gol a San Siro mise praticamente la parola fine all’avventura del tedesco in casacca rossonera. Il portierone di Essen collezionò solo cinque partite in campionato. Continua a leggere Le Gallianate: 8) Massimo Taibi

Le Gallianate: 7) Bakaye Traoré

Ecco Traorè mentre cerca di realizzare cosa ci fa lì (foto di Ytoyoda, wikimedia commons)
Ecco Traorè mentre cerca di realizzare cosa ci fa lì (foto di Ytoyoda, wikimedia commons)

Torna dopo mesi l’appuntamento con le tanto amate Gallianate. Inutile scavare a fondo nella memoria per individuare tra anni Novanta e Duemila uno degli ennesimi giocatori inadeguati acquistati dal geometra/amministratore delegato, questo a scandalizzare i migliori cervelli in fuga laureati in economia. Di secondo lavoro fa invece il direttore sportivo ad interim, carica che però lui ha affermato essere antica e non più utile. Il Milan è l’unica squadra senza ds, e allo stato attuale delle cose la squadra va male (per essere educati). Dunque chi avrà ragione tra Galliani e tutte le altre squadre del mondo sulla figura del ds? Boh, chissà.

Questa volta abbiamo deciso di anticipare tutti gli altri siti internet d’Italia che parlano di meteore e bidoni di tanti anni fa, per narrare le vicende di un uomo che entrerà un giorno negli annali. Le cose devono essersi svolte più o meno in questo modo: metti una sera a cena in un noto ristorante del centro di Milano (vabbè, da Giannino), al tavolo del geometra e di Allegri e di Braida e di Preziosi e di Raiola – e di chiunque abbia parametri zero da proporre – si presenta un uomo noto alle cronache calciomercatistiche, un procuratore non più giovanissimo, ma di spessore, sempre ben vestito, abile venditore. Costui chiede al geometra/a.d./ds ad interim se gli interessa prendere a parametro zero un potentissimo calciatore africano che gioca in Francia, uno che con i piedi ti stira dieci camicie contemporaneamente, uno che nello spogliatoio ti rivoluziona la leadership fallica, che con l’attrezzo ci scava i tunnel (cit.). Continua a leggere Le Gallianate: 7) Bakaye Traoré

Le Gallianate: 6) Michael Reiziger e Winston Bogarde

Questa è una Gallianata a due, impossibile scindere questi importantissimi protagonisti del Milan anni ’90, che in realtà arrivarono in due stagioni differenti (il primo nel 1996/97, il secondo nel 1997/98), eppure non riesco a non considerarli come un unico grande episodio:

Michael Reiziger & Winston Bogarde

Correva l’anno 1996. Per il geometra i tempi erano felici: non c’era nessun bisogno di elemosinare giocatori a Preziosi, di chiamare tutti i giorni Raiola e di mettere le tende da Giannino con Bronzetti. Silvio sganciava, e tutto era più semplice, valigette piene alla mano.

Non si può dire non abbia colto i lati positivi della carriera da calciatore: giocare poco, guadagnare tanto. Chissà se questa macchina gliel'ha pagata l'Ac Milan (foto da wallywithabrolly.blogspot.com)
Non si può dire non abbia colto i lati positivi della carriera da calciatore: giocare poco, guadagnare tanto. Chissà se questa macchina gliel’ha pagata l’Ac Milan (foto da wallywithabrolly.blogspot.com)

Fu tutta colpa di Gullit, Rijkaard e Van Basten. Sì, perché il successo dei tre tulipani mise evidentemente strane idee nella mente del geometra di Monza: olandesi = bene, più olandesi = molto bene. Continua a leggere Le Gallianate: 6) Michael Reiziger e Winston Bogarde

Le Gallianate: 5) Jesper Blomqvist

Finora con le Gallianate siamo sempre rimasti in un periodo piuttosto recente, soltanto in una circostanza siamo tornati nel secolo scorso. Ma è giunta l’ora di rispolverare qualche momento più vintage della carriera dell’a. d. rossonero, che per fortuna in questi giorni ha concluso l’affare Balotelli. Diamo al geometra quel che è del geometra.

Estate 1996: le cose non sono già più le stesse. Il patron è in politica da due anni e questo coincide con la prima piccola chiusura dei rubinetti. L’a. d., abituato a somme più ingenti per giungere a mettere le firme sui prezzi decisi dagli altri, palesa le prime difficoltà. A mettergli maggior pressione uno scudetto da difendere, ma anche l’idea di un qualcosa da ricostruire: Franco Baresi ad esempio annuncia che chiuderà la carriera al termine del prossimo torneo. Insomma, l’estate è travagliata.

Jesper Blomqvist

E così a stagione già iniziata Galliani finisce per acquistare Jesper Blomqvist, astro nascente del calcio svedese, un ragazzo che godeva di una buona considerazione. Forse non puoi pagare uno che gioca nel Goteborg 4,5 miliardi di lire (che allora erano soldi eh) ma parliamo pure di un 23enne, che due anni prima era addirittura nella lista della Svezia ai Mondiali di Usa ’94. Peccato che una grande competizione con la sua nazionale non la giocherà più, ma anche e soprattutto a causa di problemi fisici.

Riesco a trovare qualche traccia di Blomqvist nei miei ricordi da bambino: grandi speranze, come tutti i nuovi acquisti, ma poche risposte concrete. Uno di quelli che in campo non lo vedi nemmeno per sbaglio, che dici: “Possibile che mi ricordo solo 10/11 della squadra che ha giocato ieri? Chi diamine era l’altro?”.

Succede che il Milan fa comunque un’annata pietosa, e questa è una cosa nota. Di sicuro l’insuccesso generale non ha aiutato il povero Jesper, che si toglie pure la soddisfazione di segnare un gol a San Siro contro il Bologna (diciamolo, in realtà aveva fatto tutto George Weah, ma comunque lui ci mise la zampata).

Finisce così che Jesper a fine anno viene sbolognato al Parma, dove gioca 28 partite e segna il secondo gol in Serie A. Ci crede Ferguson che lo porta allo United, ma a causa di un serio infortunio al ginocchio il ragazzo gioca davvero poco, magari avrebbe avuto un prosieguo di carriera di tutto rispetto, di certo non in rossonero. Dopo tre anni Sir Alex riesce a spedirlo all’Everton, ma a conti fatti la carriera di Blomqvist è già terminata, a soli 27 anni. A 31 la chiuderà definitivamente, in patria col Djurgarden.

Prima o poi parleremo anche del compare di Blomqvist, l’altro biondo scandinavo con le iniziali A. A….

Il gol di Jesper contro il Bologna, 7:45 del video:

Riepilogo:

1) Cyril Domoraud

2) Dimitrios Eleftheropoulos

3) Bobo Vieri

4) Marcio Amoroso

Le Gallianate: 4) Marcio Amoroso

Questa Gallianata è assolutamente perfetta per il momento attuale. Ed è anche conseguenziale alla n. 3, dedicata a Bobo Vieri.

Mercato di gennaio, mercato di riparazione (in teoria). Bei tempi però in casa Milan nel gennaio 2006, quando ci si giocava lo scudetto con la Juventus pre-calciopoli, quella che annoverava tra le proprie fila Ibrahimovic e Trezeguet, ma anche Bertini e De Santis. Che poi non aver vinto quello scudetto forse poco importa, tanto Guido Rossi l’avrebbe tolto anche a noi.

Tutto inizia quando Bobo Vieri, dopo pochi mesi e un solo gol, chiede la cessione per andare a giocare con continuità in vista delle convocazioni per il Mondiale del 2006. I giornalisti giustamente si interrogano: chi arriverà al posto dell’ex interista? Galliani depista come solo lui sa fare: saluta, sorride, ghigna, dichiara di avere già in mano il sostituto, e che sostituto. I rumors si susseguono e i nomi sono tanti: Ronaldinho, Totti, Raul, Torres. Ma il 14 gennaio è il giorno della presentazione ufficiale: il prescelto è Marcio Amoroso.

Ecco Amoroso nel momento più faticoso della sua permanenza in rossonero (foto da etoile forum community)
Ecco Amoroso nel momento più faticoso della sua permanenza in rossonero (foto da etoile forum community)

Marcio Amoroso

Galliani lo presenta ai giornalisti con il sorriso del vincente, con l’aria di chi si aspetta pacche di complimenti e calorose strette di mano compiacenti. La reazione universale è la stessa che ricordo di aver avuto io: enorme perplessità.

Certo urge precisare: il povero Marcio è stato un gran bel giocatore: 22 gol nel campionato 1998/99 con la maglia dell’Udinese; con quella del Borussia Dortmund ci fece il culo (il bip vale se messo dopo aver già letto?) nella semifinale della Coppa Uefa 2001/2002. Ma nel 2005 era già tornato a svernare in Brasile, nel San Paolo. L’impressione di tutti è chiara: il geometra ha preso un giocatore agli sgoccioli. E i fatti lo dimostrano: quattro misere presenze in campionato, con il contentino di un gol su rigore contro la Roma, all’ultima inutile giornata.

Nell’estate del 2006 Amoroso sveste la casacca rossonera dopo la poco gloriosa apparizione e il finale di carriera non è degno di nota.

Tutte le migliori giocate di Marcio Amoroso, che guarda caso non sono con la maglia del Milan.

Buon mercato di gennaio a tutti.

Riepilogo:

1) Cyril Domoraud

2) Dimitrios Eleftheropoulos

3) Bobo Vieri

Le Gallianate: 3) Bobo Vieri

Purtroppo non ho potuto vedere Roma-Milan, perdendomi del succulento materiale per le pagelle semiserie. Allora mi faccio perdonare: eccovi la puntata n. 3 delle Gallianate. Chi ancora non sa cosa sono le Gallianate, può cliccare qui.

Bobo Vieri

C’era una volta un giovane attaccante. Un ragazzo classe ’73, un girovago che nel suo percorso giovanile aveva cambiato molte squadre, come ci dice wikipedia: da ragazzino nel Marconi Stallions, poi nel Santa Lucia, nella sua Prato e alla fine nel Torino. Questo ragazzo diventa professionista, esordisce in Serie A con la maglia granata e fa un gol. Ma lui è un giramondo, così va a farsi le ossa nella serie cadetta: Pisa, Ravenna, Venezia. Tante presenze, qualche gol.

Il ragazzo torna meritatamente nella massima serie e cambia di nuovo squadra: è all’Atalanta, dove in tutta la stagione gioca 21 partite segnando 9 reti, mettendosi in mostra nel calcio che conta. Questo giovanotto, di nome Christian Vieri, viene notato dall’a. d. rossonero, che di giovani se ne intende a pacchi. Ma c’è uno ancora più furbo di lui: si chiama Luciano Moggi e di mestiere faceva il capostazione e poi il dg della Juventus. Moggi lo soffia al Milan e lo porta in bianconero, stagione 1996/1997. Tra campionati e coppe un bottino mica male, 37 presenze e 14 gol, ma Lucianone è uno che fiuta affari.

Così il ragazzone toscano rifà la valigia: stagione strepitosa all’Ateltico Madrid, poi la Lazio, ma lo scudetto sfugge e se lo accaparra proprio il Milan anche grazie al noto C** de Zac. Ma al posto del titolo di campione d’Italia arrivano tanti soldi a farlo comunque felice: il generoso Moratti lo paga 90 miliardi di lire. La carriera all’Inter è vicenda nota, una storia d’amore di 6 anni fatta di 123 gol in nerazzurro (meglio tralasciare l’epilogo più che noto). Poi qualcosa si incrina, nel 2005 la rescissione consensuale sancisce la fine anticipata della storia.

Ma Bobo si sa: il bomber non lo fa solo in campo, almeno stando a quanto ci raccontano i giornali di gossip. Frequentare l’Hollywood e gli altri locali in di Milano pare per lui un must. Lasciare la capitale della moda non è il massimo della vita. E allora non c’è problema, perché c’è pur sempre l’avvoltoio Adriano Galliani da Monza. Sei un parametro zero? Meglio ancora sei un ex interista? Cerchi uno stipendio dignitoso anche se hai una certa età, calcisticamente parlando? Tutte le risposte alle tue domande te le può dare solo lui, specializzato in affari low cost e in quegli anni particolarmente contento di acquistare solo e rigorosamente over 30.

Bobo cambia sponda, alla faccia dei tifosi interisti. Restare a Milano è la priorità, e la scelta è comoda anche per Moratti, ma questo Bobo ancora non lo sa. I tifosi del Milan, inutile a dirlo, dissentono ancora una volta. Vieri è interista, Vieri è sul viale del tramonto, Vieri non serve al Milan. Lo sanno tutti, tranne Galliani. Lo sa pure Carletto, che gli lascia 14 presenze in cinque mesi, ma quasi tutte a partita in corso. I gol sono 2, in campionato contro l’Empoli e in Coppa Italia, e sono ormai introvabili perfino su youtube, una vera rarità.

Arriva gennaio e la situazione non è il massimo, ma Galliani è generoso: Bobo può restare quanto vuole a godersi la seconda vita milanese. Ma poi entra in gioco la voglia del campione: puntare ancora ai Mondiali del 2006. Si va in Francia. Ciao Bobo, sicuramente non ti ricorderemo per aver indossato la maglia rossonera, ma per i tuoi gol da avversario sicuramente sì.

Riepilogo:

1) Cyril Domoraud

2) Dimitrios Eleftheropoulos

Le Gallianate: 2) Dimitrios Eleftheropoulos

Con questo articolo proseguiamo il filone di questa nuova rubrica (e poi devo farmi perdonate per l’assenza delle pagelle semiserie di Catania-Milan e di Milan-Zenit), la prima addirittura ad personam creata sul nostro blog. Silvio può stare sereno, stavolta ad personam non riguarda lui, ma prenderemo di mira il suo fido scudiero. E sì, va bene, A. G. avrà portato pure al Milan gente come Gullit, Van Basten, Rijkaard, Donadoni, Weah, Boban, Shevchenko, Rui Costa, Inzaghi, Kakà, Seedorf, Pirlo ed eccetera eccetera. Ma in fondo, andare con la valigetta piena ad assicurarsi il miglior giocatore del momento (modus operandi decisamente non più attuale in via Turati) non sembra, per noi che ne parliamo tastiera alla mano, impresa così ardua.

Mentre molto più difficile è provare ad acquistare dei giocatori a sorpresa, con la speranza che diventino dei fenomeni. Chiaro che ai giornalisti sportivi, notoriamente inclini al buonismo verso i big del pallone, fa più comodo selezionare e sottolineare le cose positive, che quelle negative. Ma noi, che giornalisti non siamo, e nemmeno servili, faremo l’esatto opposto. E dispiace tornare a punzecchiarlo proprio in questo momento positivo per il Milan, fatto di sette punti in tre partite, collezionati contro Napoli, Juventus e Catania. Ma lui ha creato tanto di quel materiale che non si può lasciare nel dimenticatoio.

Dimitrios Eleftheropoulos

L’estate del 2005 è stata davvero un momento horribilis per il tifoso milanista. Visibilmente confuso dal disastro di Istanbul, in sede di mercato il nostro a. d. riuscì a collezionare un acquisto sbagliato dopo l’altro. E noi impietosi andremo pian piano ad analizzarli uno alla volta.

Ma ci sembra sensato partire dal portiere greco Dimitrios Eleftheropoulos. La storia è simile a quella di Domoraud. Qualcuno leggendo si starà chiedendo: ma che stai dicendo, quando mai il Milan ha comprato Eleftheropoulos, ai gloriosi tempi di Nelson Dida poi, che ci doveva fare? Questo non lo so, ma credo non lo sappia più nessuno, nemmeno Galliani. Se qualcuno gli chiedesse ora perché aveva acquistato Eleftheropoulos, credo che risponderebbe di esserselo dimenticato.

Dimitrios, nato nel 1977 ad Atene, è ancora in giro come allenatore del Panionios – almeno questa era l’ultima notizia, non so se nel frattempo l’hanno esonerato. Uno strano ripiego, visto che la sua è l’età in cui si sa che i portieri maturano. Il momento di gloria lo vive dal 1998 al 2004, anni in cui diventa il giovane portiere dell’Olympiakos, prima che i greci decidano di acquistare Antonis Nikopolidis.

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Nulla di meglio per il greco che venire a cercare fortuna nella Magna Grecia, in quel di Messina, dove gli bastano 10 presenze per riuscire a farsi notare da Galliani, che probabilmente era in una fase in cui provava particolarmente soddisfacente acquistare portieri, e se lo porta a casa per rimpinguare una rosa appunto povera di estremi difensori: infatti Dida, Zelijko Kalac e Valerio Fiori si sentivano soli, in quel periodo, ed erano diventati quasi un’unica entità di insicurezza, quindi Dimitrios venne a fare sostanzialmente il secondo portiere di quei tre.

Dimitrios arriva a Milanello carico di entusiasmo e rilascia subito alla stampa queste importanti dichiarazioni (sono vere, non me le sono inventate, giuro, rilasciate alla radio greca Sport-Fm): “Sono a Milano e ho fatto le visite mediche. Ho firmato ed è tutto a posto. Voglio lavorare tanto per farmi trovare sempre pronto per difendere la porta del Milan. Voglio giocare bene tanto da farmi offrire un nuovo contratto. Ho parlato con Ancelotti che mi detto di stimarmi molto come giocatore, mi ha detto cose del mio passato calcistico, che non mi ricordavo neanche io. Parto oggi per Atene e lunedì saro’ in Italia, a Milanello, perche’ martedi’ si comincia. Prima la tournee negli Stati Uniti. Sia Galliani che Ancelotti mi hanno seguito molto da vicino quando stavo al Messina, hanno creduto in me. Non li deludero‘”.

Bene. Tempo due partite della trasferta americana, contro Chicago Fire e Chelsea, e il buon greco viene spedito, tra la sua sorpresa e quella generale, verso lidi romani. Voci di corridoio raccontano che Dimitrios non si volesse schiodare da Milanello e tutto sommato lo comprendiamo: fai il quarto portiere, sai che ne hai davanti tre in fase calante e quindi tutti se la prenderanno solo con loro, ti pagano profumatamente, ti regalano una Opel senza che devi fare nulla, magari ti fanno palpeggiare pure qualche ragazza ritenuta non idonea per fare la Mateorina da Emilio Fede… Meglio di così non si può andare.

L’avventura italiana prosegue: terzo portiere alla Roma, secondo (con qualche bella apparizione) nell’Ascoli e nel Siena, poi il ritorno in Grecia al Pas Giannina, squadra evidentemente di proprietà del noto ristoratore di Milano. In bocca al lupo per la tua carriera da allenatore, Dimitrios!

Sommario:

1) Cyril Domoraud

Le Gallianate: 1) Cyril Domoraud

Con questo articolo inauguriamo una nuova rubrica, la prima addirittura ad personam creata sul nostro blog. Silvio può stare sereno, stavolta ad personam non riguarda lui, ma prenderemo di mira il suo fido scudiero. E sì, va bene, A. G. avrà portato pure al Milan gente come Gullit, Van Basten, Rijkaard, Donadoni, Weah, Boban, Shevchenko, Rui Costa, Inzaghi, Kakà, Seedorf, Pirlo ed eccetera eccetera. Ma in fondo, andare con la valigetta piena ad assicurarsi il miglior giocatore del momento (modus operandi decisamente non più attuale in via Turati) non sembra, almeno per noi che ne parliamo tastiera alla mano, impresa così ardua.

Mentre molto più difficile è provare ad acquistare dei giocatori a sorpresa, con la speranza che diventino dei fenomeni. Chiaro che ai giornalisti sportivi, notoriamente inclini al buonismo verso i big del pallone, fa più comodo selezionare e sottolineare le cose positive, che quelle negative. Ma noi, che giornalisti non siamo, e nemmeno servili, faremo l’esatto opposto. E fidatevi: c’è tanto di quel materiale che ci si potrà campare per mesi e mesi.

Cyril Domoraud

Qualcuno forse ha dimenticato che Domoraud ha giocato nel Milan. Qualcun altro neppure lo sa. E giustamente altri non hanno nemmeno idea di chi sia Domoraud, e come biasimarli. Si tratta ormai di un ex calciatore ivoriano, difensore centrale, nato a Lakota il 22 luglio 1971. Se cercate il simpatico africano su wikipedia e guardate la tabella sulla destra, potete notare che non compare da nessuna parte il Milan, ma sveleremo l’arcano.

Ecco la foto che lo dimostra: Domoraud ha giocato nel Milan (immagine prelevata da http://news.bbc.co.uk/sport2/hi/football/africa/2185376.stm)

Interessante l’intro dell’enciclopedia online a proposito della biografia del calciatore: “Impegnato anche nello studio, decide di intraprendere la carriera di calciatore all’età di 21 anni”. E a questo punto, chi se lo ricorda, non può fare a meno di domandarsi: ma perché non ha continuato a studiare?

Come molti calciatori africani, il buon Cyril inizia la carriera in Francia, passando anche per la fortissima Red Star, che no, non è quella di Belgrado, ma solo una squadra francese di non so quale sconosciuta divisione, che magari con gli omonimi serbi ha in comune solo l’ideologia comunista.

Non si sa come, ma la fama del difensore ivoriano nel campionato transalpino cresce, approdando al Bordeaux e al Marsiglia, trampolini di lancio per nientepopodimeno che l’Inter, che lo acquista nella ridente e soleggiata (tempi di sicuro migliori di quelli di oggi) estate del 1999, a 28 anni appena compiuti e con una carriera non proprio invidiabile alle spalle. Sì, proprio i nerazzurri, in quegli anni – a parte Ronaldo, Djorkaeff e forse poco altro, rinfrescatemi la memoria – affezionati agli sfottò più disparati in materia di campagna acquisti.

All’Inter impiegano sei partite di campionato per accorgersi che l’ivoriano non è da maglia nerazzurra, ma nell’estate del 2000 viene riproposto nella sfida epica dei preliminari di Champions contro l’Helsingborg, prima di essere girato, per la gioia dei tifosi nerazzurri grandi e piccini, in prestito al Bastia, in Ligue 1.

Non so cosa possa aver impressionato Galliani durante l’anno passato da Domoraud in Corsica, o forse fu proprio Berlusconi che col satellite – vecchi tempi – da Villa Certosa captava le partite casalinghe dei compari isolani francesi – dubitiamo non avesse di meglio da fare – ma sta di fatto che nell’estate del 2001 i tifosi del Milan, che guardavano Domoraud ridacchiando e pensando alle poche ma notevoli imprese in nerazzurro, tolgono improvvisamente il ghigno e si ritrovano il caro Cyril a Milanello, dopo uno scambio con Thomas Helveg.

Per carità, stavolta forse Galliani può essere pure perdonato. Dubitiamo credesse realmente nelle capacità di Domoraud, più probabilmente questo scambio fu solo una di quelle solite marachelle che lui e Moratti combinavano per non so quale ragione legata al bilancio. Fatto sta che per dieci giorni i milanisti hanno tremato al pensiero di giocare un intero campionato con Domoraud, che forse è passato alla storia come il più veloce acquisto del Milan a scendere in campo – almeno in amichevole – e poi a essere rispedito in tempi assolutamente da record. Dopo soli dieci giorni viene mandato al Monaco, e così finisce la storia – breve, ma intensa – di Domoraud nel campionato italiano e nel Milan.

Forse Galliani anche solo per 5 minuti ha accarezzato l’idea di aver fatto un pacco all’amico Moratti, ma è bastata un’amichevole per capire la reale portata dell’affare. Può anche essere successo che Berlusconi abbia appreso del passato del difensore nella nota Red Star, cosa che chiaramente non può aver gradito.

E se proprio avete voglia di sapere com’è proseguita la carriera di Domoraud dopo il Milan, cercate su google e wikipedia.