Archivi categoria: A ruota libera – La rubrica sul ciclismo

Ciao Michele


Ciao Michele, mi mancherai.

Eccome se mi mancherai. Continua a leggere Ciao Michele

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Da Degenkolb a Nibali: un anno su due ruote

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?

"2015 Tour de France Stage 14 Quintana Nibali (cropped)" di Sanguinez - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG#/media/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG
“2015 Tour de France Stage 14 Quintana Nibali (cropped)” di Sanguinez – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 4.0 tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG#/media/File:2015_Tour_de_France_Stage_14_Quintana_Nibali_(cropped).JPG

Così cantava Francesco Guccini tanti anni fa e così cantiamo anche noi, reduci dal trionfo di Vincenzo Nibali al Giro di Lombardia 2015, che ha chiuso su una nota elevatissima una stagione altrimenti dolceamara per i colori italiani. Da qui in poi avremo 5 lunghissimi mesi da riempire con i nostri amati sport di squadra, prima che gli specialisti possano tentare la sorte sul Poggio e tagliare per primi il traguardo sul rettilineo di via Roma a Sanremo. Per quanto questi mesi possano sembrare vuoti e senza senso agli occhi degli appassionati, nulla ci vieta di guardarci indietro e assaporare vittorie e delusioni di questo 2015. Continua a leggere Da Degenkolb a Nibali: un anno su due ruote

La caduta degli Dei: Vincenzo Nibali

CNJ7cQ6WgAABwLaNel 1988 Shane McGowan ci raccontava di cosa si prova a cadere in disgrazia agli occhi dell’Onnipotente nell’immortale “If I Should Fall From Grace With God”. Nel 1969 Luchino Visconti con il suo “La caduta degli Dei” ci regalava il ritratto della decadenza e dei compromessi di una dinastia industriale tedesca di fronte all’avanzata del nazionalsocialismo. Continua a leggere La caduta degli Dei: Vincenzo Nibali

Il Pagellone del Giro d’Italia 2015: Dall’Australia a Madrid, ventuno giorni in rosa

Alberto Contador 9 Vincere il Giro senza nemmeno portare a casa una tappa sarebbe un pò come uscire con Emily Ratajkowski e dimenticare a casa la macchina fotografica.  Non sarebbe un trionfo completo. Detto ciò, vincere una corsa mai realmente in discussione, buttando in mezzo una serie di numeri da circo e una giornata in difesa alla Miguel Indurain ed il tutto con il reparto di geriatria del San Raffaele come compagni di squadra, beh, è un’impresa di livello superiore. Ragazzi giù il cappello Continua a leggere Il Pagellone del Giro d’Italia 2015: Dall’Australia a Madrid, ventuno giorni in rosa

Giro d’Italia 2015: pagellone seconda settimana

Alberto Contador 10 Un fuoriclasse, c’è poco da discutere. In tv si ciancia di questi supposti due secondi a km che avrebbe dovuto perdere a cronometro e lui dal secondo intermedio in poi recupera oltre un minuto a Kyrienka e infligge distacchi medievali a tutti gli altri. A Madonna di Campiglio si presenta in sandali e con un bell’Estathe in mano, gestisce la corsa, mette i panni del DS Astana, dà il via libera a Landa e nel frattempo trova la risposta alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto, così, perché lui può. Continua a leggere Giro d’Italia 2015: pagellone seconda settimana

Giro d’Italia 2015: il pagellone semiserio della prima settimana

Orica-GreenEDGE 9: per i primi quattro giorni la classifica generale si fregia della bandiera australiana (prima Gerrans, poi Matthews e Clarke), quasi sembrasse il giro d’Australia, e pensate che questi ragazzi dovevano essere pure un po’ spaesati, nemmeno un canguro o un koala in giro, di temibili scorpioni grossi quanto un nostro avambraccio neanche l’ombra, e per le tarante dovrebbero arrivare fino in Puglia. Resistono perfino alla tentazione di guidare a sinistra. Bravi, aussies.

Michael Matthews 9: per l’appunto, è l’alfiere della Orica, vincere una tappa in maglia rosa ha sempre quel non so che di orgasmico che mette subito incinte tutte le ragazze del podio senza nemmeno sfiorarle. Fra 9 mesi tanti piccoli Matthews.

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Il mio Giro d’Italia onirico

Lui scatta, all’improvviso, su una salita ripidissima. Una maglia gialla, non rosa, col pizzetto tinto di giallo. Una bandana, i caschetti non erano obbligatori anche in salita, ai tempi. Poca traccia di sforzo sul suo volto. Siamo nel 2015, io ho 30 anni, lui invece è rimasto lo stesso di prima, è ancora giovane, siamo praticamente coetanei adesso. Nei ricordi il tempo non passa mai, questa è la loro bellezza, e quando sono così lontani si possono manipolare a piacimento.

Al mio onirico Giro d’Italia 2015 ci sono tutti: c’è Nibali, ci sono Froome e Contador, Nairo Quintana, Uran, Fabio Aru, Porte, e tanti altri. Ma lui è il più forte di tutti, corre per la Mercatone Uno, è nel pieno della sua carriera, è imbattibile, li stacca tutti.

All’improvviso non sono più a casa davanti la tv, sono per le strade del Giro, a Madonna di Campiglio, così lontana da un posto di mare come Cesenatico, in cui poter andare a pescare, perché magari dalle montagne si vede il mare, ma cosa cazzo ci fai col mare se lo puoi soltanto guardare? (come dice quella bellissima canzone de I Gatti Mézzi).

Allora vinci, stacca Froome, stacca Vincenzo e Contador, perché solo tu puoi metterteli tutti dietro con la tua classe infinita, e poi ce ne torniamo in Romagna sul mare.

Mi sveglio e sono sudato, ma forse è solo maggio e di notte inizia a essere caldo. Marco non c’è più e mi scende una lacrima, perché è sempre giusto commuoversi per chi senza neanche saperlo ci ha fatto così tanto emozionare. Ma Marco c’è ancora, perché ormai nessun Giro potrà fare a meno del suo ricordo.

"Marco Pantani, 1997" di Hein Ciere - Wikiportrait. Con licenza CC BY 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marco_Pantani,_1997.jpg#/media/File:Marco_Pantani,_1997.jpg
“Marco Pantani, 1997” di Hein Ciere – Wikiportrait. Con licenza CC BY 3.0 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marco_Pantani,_1997.jpg#/media/File:Marco_Pantani,_1997.jpg

Giro d’Italia 2015: Pochi campioni, poche promesse e tanti veterani

Dopo aver parlato del percorso spostiamo il focus su quelli che secondo noi saranno i protagonisti della corsa rosa, che partirà domani con il cronoprologo di Sanremo. 198 corridori per 21 squadre, di cui 17 appartenenti al circuito World Tour (di cui non fa più parte l’Europcar di Pierre Rolland e siamo tutti molto tristi al riguardo) e 5 wild card tra cui spiccano la Androni e la Bardiani.

In prima fila troviamo ovviamente Alberto Contador alla ricerca del bis rosa. Non essendo tifoso di una certa squadra di calcio decido di accettare la revoca dell’edizione 2011, assegnata invece a Michele Scarponi. Per un corridore completo come il madrileno il percorso non presenta grosse difficoltà e giusto la lunghezza della crono di Treviso potrebbe evidenziare le poche debolezze del pistolero. Il supporting cast, composto da Basso, Kreuziger e Rogers è di primissimo piano (trattandosi del Giro) e sarà un fattore importante. Richie Porte invece è atteso dalla definitiva consacrazione, dopo aver sprecato diverse chance lo scorso anno, questa volta arriva all’appuntamento con un grande giro con in saccoccia la Parigi-Nizza, il giro del Trentino e il giro di Catalogna. Henao, Kiryenka e Sioutsu sono i principali componenti di un Team Sky come al solito estremamente competitivo. Rigoberto Uran parte un gradino sotto questi due principalmente per le difficoltà mostrate negli arrivi in salita più complessi. I miglioramenti a cronometro potrebbero non bastare, anche se il podio rimane l’obiettivo minimo per il capitano della Etixx. Fabio Aru dell’Astana invece si presenta alla corsa rosa dopo una primavera terribile sia in bicicletta che fuori. Sinceramente quest’anno dal sardo mi attendo giusto una vittoria di tappa e la presenza nella top 10. Continua a leggere Giro d’Italia 2015: Pochi campioni, poche promesse e tanti veterani

Aspettando il Giro d’Italia senza birra e Gazzetta (maledizione)

Giusto ieri me ne stavo con il sedere appoggiato su una fioriera, le braccia conserte e gli occhi puntati verso il dehòr di un piccolo bar di biciclettaquartiere. Il cielo emiliano si era vestito del suo abito peggiore e tuttavia preferito: uno smoking grigio e liso che avrebbe indossato almeno fino a settembre. Le pareti interne della gola si facevano increspate e l’insegna a lanterna di una nota marca di birra danese, tocco di stile in un locale scialbo, pareva chiamare ad adunata tutte le mie papille gustative. Ma il portafoglio era privo di carta e la conta delle monete aveva portato ad un risultato che sarebbe bastato, forse, per una iberica cerveza, ma non certo per una italica bionda. Fanculo, devo aver pensato. O anche peggio, ma poco importa. Continua a leggere Aspettando il Giro d’Italia senza birra e Gazzetta (maledizione)

Sui sentieri di Marco Pantani – Il percorso del Giro d’Italia 2015

Il ritiro dalle corse di Cadel Evans. Nairo Quintana e Richie Porte che si dividono gli onori in Italia e Francia. John Degenkolb che si trasforma prima nell’erede naturale di Erik “Herr Sanremo” Zabel e poi di Museeuw trionfando prima nella Classicissima e poi nella Roubaix. Lo scatto d’orgoglio di Peter Sagan e il ruggito del vecchio leone Paolini. Il bis spagnolo di Porte, lo squillo del campione del mondo Kwiatkowski, le Fiandre si colorano del rossoblu norvegese di Kristoff e la Vallonia si conferma un feudo personale di Alejandro ato Valverde. Sono stati tre mesi intensi, ma è tempo che le classiche e  le corse a tappe di una settimana tornino a sedersi in panchina, perché siamo quasi a metà Maggio.  C’è voglia di Giro d’Italia
La novantottesima edizione della corsa rosa prenderà il via sabato 9 Maggio dalla Liguria con la cronosquadre di 17,5 km da San Lorenzo al Mare a Sanremo e si chiuderà il 31 Maggio a Milano dopo 3.481 km. Per la capitale meneghina è un gradito ritorno dopo un’assenza di tre anni, ritorno non casuale se pensiamo alla concomitanza di quel piccolo evento di cui potreste anche aver sentito parlare, l’Expo 2015.

Ma veniamo al percorso. Su richiesta dei corridori i trasferimenti sono stati ridotti il più possibile, a detrimento dell’inclusività della corsa rosa, che quest’anno non andrà più a sud di Benevento e non toccherà le amatissime Dolomiti. La corsa sarà selettiva come al solito. Le tappe di alta montagna saranno 5, quelle di media montagna saranno 7 mentre le tappe riservate ai velocisti saranno 7. Dopo la cronoscalata e una seconda tappa relativamente facile la Liguria ci riserva due tappe potenzialmente ad elevato tasso di spettacolarità grazie al paesaggio naturalmente ondulato della Liguria. Soprattutto la quarta tappa, la Chiavari-La Spezia sembra essere pensata per un navigato finisseur e già pregusto un duello rusticano dal sapore antico tra Tom Boonen e Philippe Gilbert.  La quinta frazione ci riserva il primo arrivo in salita, sulle rampe dell’Abetone, mentre la sesta sarà un’occasione da non perdere per le ruote veloci, perché la settima tappa presenta un altro arrivo complicato, potenzialmente inadatto a velocisti puri, anche se, avendo in gruppo gente come John Degenkolb non mi preoccuperei troppo. Il Giro continua la sua discesa a sud e arriva su un altro dei santuari alla carriera di Marco Pantani, l’ascesa di Campitello Matese, che pur avendo un alto valore simbolico e sentimentale non dovrebbe spostare di troppo gli equilibri di classifica. Si chiude la prima parte di corsa con un tappone interminabile di 212 km che arriva a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento chiudendo così la discesa a Sud della corsa rosa.

Dopo la giornata di riposo ci troviamo nelle Marche, in direzione Forlì dove ci attende una serie di tappe dove i velocisti in gruppo avranno ancora qualche occasione di lasciare il segno. Alla quattordicesima frazione abbiamo l’unica cronometro individuale della corsa, la Treviso-Valdobbiadene di 59 km, una distanza che vi ricorderà certamente più le classiche crono da tour de France che le tipiche corse contro il tempo del Giro. Non sarà però una crono tutta pianeggiante il che potrebbe permettere a uomini come Fabio Aru di limitare i danni rispetto a specialisti come Porte, Contador e Rigoberto Uran, sempre più una certezza nelle corse contro il tempo. A cavallo della seconda e ultima giornata di riposo abbiamo due tapponi di montagna scolpiti nei nostri cuori in maniera indelebile grazie alle imprese del Pirata: Madonna di Campiglio e Aprica, dove verrà scalato il Mortirolo. Non ci saranno Pavel Tonkov e Ivan Gotti, ma sarà qui che Contador, Uran, Aru, Porte e Pozzovivo daranno battaglia. Alla diciassettesima tappa avremo lo sconfinamento in Svizzera e la penultima chiamata alle armi per i velocisti prima dell’ultimo grappolo di tapponi di alta montagna. La Melide-Verbania prevede lo sconfinamento in dopo 128 km di pianura ci offrirà la scalata del Monte Ologno e di alcune salite minori, al termine delle quali avremo 20 km di discesa fino al traguardo, una di quelle situazioni che ti fanno rimpiangere l’assenza di Nibali o il ritiro di Savoldelli. La diciannovesima frazione è anche la più lunga di tutta la corsa e con i suoi 236 km costituisce una delle tappe più difficili da affrontare in un momento come questo. Il traguardo è posizionato a Cervinia al quale si arriverà al termine di un’ascesa finale di 19 km. La ventesima frazione, la tappa regina, la terribile Saint Vincent-Sestriere di 196 km nel quale i corridori passeranno anche sulla Cima Coppi, posizionata ai 2178 m sul livello del mare. L’insidia peggiore arriva dal temibile Colle delle Finestre, salita relativamente recente, scoperta pochi anni fa dagli scout sempre attenti della corsa rosa, e che con i suoi 8 km finali in sterrato riporta la memoria a quelle corse di un tempo, tutto sudore, lacrime e fango. Al termine della scalata avremo una discesa finale fino all’ultima scalata, stavolta decisamente più accessibile, in direzione del Sestriere. La passerella finale sarà la Torino-Milano e sarà l’ultima occasione dei velocisti di soffiare qualche volata a Greipel o Degenkolb, se ancora saranno tra noi arrivati a questo punto.

La maggior parte delle stelle, come al solito, si accomoderà davanti al televisore, in preparazione della Grande Boucle. Ma le stesse esigenze di squadra che impediscono a Froome di correre il Giro, permettono al suo Delfino, Richie Porte di correrlo da capitano del Team Sky. Lui, e il pistolero Alberto Contador, nonostante tutto un i corridore amatissimo in Italia (dal sottoscritto in maniera particolare), Fabio Aru e Rigoberto Uran partiranno in prima fila per la vittoria finale. I lanzichenecchi Greipel e Degenkolb probabilmente agiranno da cannibali nelle frazioni veloci, almeno finchè rimarranno in corsa, sperando che non si comportino come il loro connazionale Kittel, che lo scorso anno abbandonò baracca e burattini dopo soli tre giorni. Non è il migliore dei parterre possibili ma si è visto di peggio.

Rimanete sintonizzati la nostra copertura del Giro non finisce qui, continuerà domani con una presentazione nel dettaglio delle squadre e dei corridori in gara!

Ponferrada 2014: percorsi e favoriti: Degenkolb e Martin contro tutti

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Siamo agli sgoccioli. Quest’entusiasmante stagione ciclistica sta rapidamente raggiungendo la sua inevitabile conclusione, offerta simbolicamente dal palcoscenico del Giro di Lombardia (che devo dire sembra essere stato disegnato da qualcuno in vena di scherzi). Dal 21 al 28 Settembre gli occhi di tutti gli appassionati si concentreranno su Ponferrada, cittadina della Castiglia y Leon, e sede dei mondiali di ciclismo, che per la settima volta nella storia sono stati assegnati alla Spagna. Continua a leggere Ponferrada 2014: percorsi e favoriti: Degenkolb e Martin contro tutti

Pedalare verso il cinema

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Nel precedente articolo ho raccontato di come l’andare al cinema sia uno sport completo, che coinvolge corpo e spirito. La mia stima ai cinefili è sincera; benché io non sia propriamente un cinefilo, ammiro chi pratica così tanto cinema. In passato non vedevo di buon occhio chi s’ingozzava di film, mi credevo che se una persona vedeva troppi film finiva per capirne soltanto alcuni. È stata la frase di un cinefilo a togliermi dalla testa quest’idea; egli, ad una mia provocazione Debordiana (termine che si riferisce a Guy Debord) sul fatto che prima di farlo, il cinema, andrebbe capito, ha risposto che il cinema è fatto per essere visto e non per essere capito. Continua a leggere Pedalare verso il cinema

He’s a pirate – Cronaca di una storia italica

Aldo Bolzan [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) o CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)], attraverso Wikimedia Commons
Aldo Bolzan [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) o CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)%5D, attraverso Wikimedia Commons

Non ce la faccio. Questa volta devo andare, per forza, contro le regole del blog. Non ce la faccio a scrivere di un argomento così particolare in maniera semiseria. La morte di Marco Pantani e le annesse indagini hanno fatto scalpore. Al tempo come oggi. Il 2 agosto 2014 sono state riaperte le indagini sulla morte del Pirata. 10 anni dopo. 10 lunghissimi anni di probabili menzogne, di illazioni stravaganti, di silenzi roboanti. Mamma Tonina lo aveva detto e ribadito durante questi 10 anni: mio figlio è stato ucciso. Al tempo non si diede peso a queste parole ma adesso vengono fuori indizi che non si erano presi in considerazione. La domanda sorge spontanea: Continua a leggere He’s a pirate – Cronaca di una storia italica

Vincenzo Nibali e la solitudine del numero uno

l'emozione di NIbali
l’emozione di NIbali

E’ stato un Tour strano, capace di provocare un vortice di sentimenti ambivalenti sotto diversi punti di vista. Da una parte è stata una cavalcata esaltante, perché terminare una Grand Boucle con le note dell’Inno di Mameli con lo sfondo degli Champs Elyseès e addirittura due francesi sugli altri due gradini del podio, è un sentimento che non capita tutti gli anni di provare. Dall’altra parte abbiamo un corridore, Vincenzo Nibali, condannato a vincere fin dal quinto giorno di corsa, e ignorando deliberatamente lo sciovinismo nauseabondo di Martinello e Pancani, possiamo affermare con sicurezza che qualsiasi cosa diversa da un trionfo assoluto sarebbe stata inaccettabile. Da una parte c’era uno dei corridori più completi e talentuosi dell’intero movimento, di quelli che si può dire che sia forte in tutto, eccezionale in niente, tranne forse la discesa, e capace di portare a casa un Giro, una Vuelta, e un podio al Tour giusto due anni fa. Dall’altra, e lo dico con tutto il rispetto possibile, si trovavano Alejandro Valverde, un corridore completo certo, ma più adatto a corse di un giorno o brevi corse a tappe (non sapete quanta forza di volontà ci sia voluta per non esprimere tutto il livore che provo per il murciano) e Richie Porte, che era sbarcato in Francia per servire sua maestà Chris Froome e che sinceramente nelle ultime due stagioni si è fatto notare principalmente per le ripetute imbarcate. Dopo di loro avevamo una serie di corridori, sì talentuosi, sì combattivi e capaci di entusiasmare il sempre splendido pubblico delle strade prima inglesi e poi francesi, ma pur sempre di secondo piano. E così è stato. Continua a leggere Vincenzo Nibali e la solitudine del numero uno