Archivi tag: finale

Euro 2016: la vittoria del Portogallo e il riscatto di tutte noi eterne seconde

Alzi la mano quale donna ieri non ha gioito internamente per la vittoria del Portogallo a Euro 2016.

Non tanto per la passione per il calcio in sé, personalmente ne ho una più spiccata per l’arroganza che tanto mi piace di Cristiano Ronaldo, quanto per la conclusione di un Europeo che rispecchia un’utopica condizione di rivalsa di tante single.

Sì, perché i pronostici parlavano chiaro: la favorita era la Francia. Insomma di certo non la squadra lusitana che tra pareggi continui e, diciamocelo (in tono ovviamente sempre profano), qualche botta di culo, è riuscita a strappare ai nostri cugini d’Oltralpe il trofeo.

Il trionfo del Portogallo ad Euro 2016 (immaine presa da it.eurosport.com )
Il trionfo del Portogallo ad Euro 2016 (immaine presa da it.eurosport.com )

Continua a leggere Euro 2016: la vittoria del Portogallo e il riscatto di tutte noi eterne seconde

Lettera a Max: Notte prima degli esami (aspettando Juventus-Barcellona)

Ciao Max,

è difficile trovare le parole. Per me che sono un semplice tifoso. Forse ancora non ho metabolizzato a pieno il fatto che domani sarà un giorno diverso dagli altri, per quel che riguarda il nostro essere Champions-leaguejuventini. Eppure lo so che sarà diverso. Mi sto preparando da 20 giorni a domani. E non riesco a trovare le giuste parole da dirti. Chissà tu, invece, che cosa dirai ai nostri tra stasera e domani. Suppongo non debba essere facile nemmeno per te.

Max, questa è come la notte prima degli esami per i ragazzi che si apprestano ad affrontare la maturità. È una notte unica. Io ricordo la mia notte prima degli esami: fumando una sigaretta sul balcone di casa e osservando il cielo stellato delle 2 di notte in un paesino del Molise tanto distante da Berlino, l’unico pensiero che mi passava per la mente era “tra poco tutto questo sarà finito”.  Continua a leggere Lettera a Max: Notte prima degli esami (aspettando Juventus-Barcellona)

In attesa della Coppa Italia: Juve-Lazio da ricordare

"Coppa Italia 2009 premiazione" di Presidenza della Repubblica. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg#/media/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg
“Coppa Italia 2009 premiazione” di Presidenza della Repubblica. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg#/media/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg

Stasera, allo Stadio Olimpico di Roma, la finale di Coppa Italia mette di fronte la Juve e la Lazio. Le 2 squadre mettono in campo la bellezza di 15 trofei (9 i bianconeri, 6 i biancazzurri). Se i valori del campionato (e anche della doppia sfida, che vede la Juve vittoriosa sia all’andata che al ritorno, con un attivo di 5 gol a 0), indicano chiaramente la squadra di Allegri come favorita, è pur vero che la Lazio, nelle 6 volte che ha alzato la Coppa, durante il cammino verso la gloria si è sempre sbarazzata della Juventus. Stasera assisteremo alla decima o al settebello? Al prato dell’Olimpico la sentenza. Nel frattempo noi vi rinfreschiamo un po’ la memoria con alcuni Juventus-Lazio da ricordare. Continua a leggere In attesa della Coppa Italia: Juve-Lazio da ricordare

Lettera a Max: Tra sogno e realtà (Real Madrid-Juventus 1-1)

Ciao Max,

c’è un confine quasi invisibile, una linea sottile, che divide il reale dall’irreale. Noi facciamo solo discorsi relativi al tuo sport. Dovessimo applicarlo alla “vita vera” (cit.) di elementi irreali che entrano nella scena del reale ne troveremmo molti. Ma, per fortuna, noi si parla di calcio. Dove, spesso, quel principio irreale rende le cose uniche. A tal punto che non si capisce se ciò che stiamo vivendo è la realtà o il più bello dei sogni.

(immagine presa da wikipedia.org)
(immagine presa da wikipedia.org)

Max, è un sogno? No. Non questo. Perché ieri sera abbiamo guardato il Real Madrid dritto negli occhi e a Berlino ci andiamo noi. Sì, noi. Quelli di Rimini, settembre 2006. Quelli di Del Piero che fa il 200° gol contro il Frosinone (che poi, probabile che a Frosinone ci si debba tornare l’anno prossimo, ma non vediamo di portare male ai ciociari…). Quelli di Juve-Bayern 1-4 e Fulham-Juve 4-1. Quelli eliminati dal Lech Poznan. Quelli che non erano neanche in Europa nel 2011/12. Quelli che avevano visto quella sottospecie di neve a Istanbul lo scorso anno e che si erano visti sfuggire una finale di Europa League in casa. 
Continua a leggere Lettera a Max: Tra sogno e realtà (Real Madrid-Juventus 1-1)

Biografia di un goal: 6 – Manchester Utd – Bayern Monaco 2-1 (Solskjaer)

Un goal decisivo all’ultimo minuto è tutt’altro che raro. Quasi ogni domenica, in chissà quanti campionati di un numero imprecisato di categorie di pressoché tutte le nazioni del mondo qualcuno decide la partita sul gong. Magari con un gesto tecnico migliore di questo. E pure che un paio di minuti prima la stessa squadra avesse raggiunto la parità non rappresenta un unicum. Quindi? Quindi in questo caso in palio c’è una cosina di nome Champions League. Una coppa bruttina, ci sta, ma in grado di cambiare i connotati al curriculum di un giocatore. Quante volte, con la testa sul cuscino, un occhio mezzo chiuso e il telecomando che scivolava dalla mano, ho captato parole del tipo “Fuoriclasse, però in bacheca manca…” E poi magari mi addormentavo, ma già sapevo: la Coppa dalle grandi orecchie. Passi il pallone d’oro, ci si può pur sempre attaccare alla storia degli sponsor, passi il mondiale, che si gioca ogni quattro anni e se sei nato in Finlandia non hai speranze a prescindere, ma la coppa dalle grandi orecchie…  Continua a leggere Biografia di un goal: 6 – Manchester Utd – Bayern Monaco 2-1 (Solskjaer)

Essere Mario Götze

Chissà quante volte con gli amici avrai ripetuto sotto casa, fra le macchine, in mezzo a un campo di terra, il gesto di qualcuno che si è reso famoso per un gol importante, un gol che ha scritto e cambiato la storia dello sport, magari quello di un Europeo, di una Champions League. Meglio ancora se di una finale di un Mondiale.

Insegui il tuo sogno iscrivendoti ad una scuola calcio, crescendo tecnicamente e migliorando anno dopo anno perchè, anche se non ne sei pienamente consapevole, un giorno vuoi essere qualcuno. E sei così bravo che durante le giovanili arriva la chiamata di un club prestigioso, che può farti crescere umanamente e sportivamente, e sogni sempre più in grande. Continua a leggere Essere Mario Götze

Il pallone racconta. Finale 1990, Germania – Argentina 1-0

“Diego, chi vorresti incontrare in finale, le Garmania o l’Inghilterra?”. “L’Inghilterra. Perché abbiamo una tradizione migliore con gli inglesi”. Eppure con la Germania 4 anni prima era andata abbastanza bene, diremmo noi, dato il successo all’Azteca che aveva eretto l’Argentina campione e lui al livello di un semi Dio. Eppure Diego doveva sentire che la Germania in finale non portava nulla di buono…

(Immagine presa da web)
(Immagine presa da web)

I tedeschi non sono una semplice squadra, sono dei panzer. Dei carri armati. A leggere i loro nomi viene timore: Matthaus, Augenthaler, Buchwald, Klinsmann. Al di là del reale valore, esprimono potenza, grandezza, forza. Diego invece sa che la sua Argentina scricchiola. Tiene duro, ma va avanti a fatica dall’inizio della competizione. Il paragone tra le due è come quella tra due ciclisti fortissimi, ma uno al massimo della condizione con una squadra preparata che lo difende sulle prime rampe della salita e poi lo mette nella migliore condizione per partire e fare il vuoto, e l’altro che rimane senza compagni dopo il primo di una serie interminabile di strappi al 10% di pendenza media. Eppure tiene il passo, non molla, nonostante, km dopo km, tornante dopo tornante, senta le forze venirgli meno, mentre lo sguardo dell’altro, quello al massimo della condizione, non denota alcun cenno della fatica che sta facendo. O che comunque non sente, concentrato e proteso verso l’obiettivo. Continua a leggere Il pallone racconta. Finale 1990, Germania – Argentina 1-0

Il pallone racconta. Finale 1986, Argentina-Germania 3-2

Vi avranno detto che quello del 1986 è stato il Mondiale di Diego Armando Maradona. Vi avranno pure raccontato di come i tedeschi non muoiano mai, portandovi a esempio come risorsero dopo i due conflitti mondiali e paragonando il tutto alla finale germania-argentinadel 1986 e al passivo di due reti recuperato in un solo tempo di gara. Per poi perdere, avranno aggiunto i germanofobi. Come sempre.

Vi avranno raccontato che nei quarti di finale il pibe de oro fece la summa di ottant’anni di storia del calcio in una sola azione. Non si saranno certo dimenticati di parlarvi della mano de Dios con la quale il Diego vendicò la sconfitta argentina nel ben più manotriste scontro di qualche anno prima. E già, perché senza dubbio avranno aggiunto che quella partita, Argentina-Inghilterra, non era una match di calcio, bensì un’estensione della guerra tra le due stesse contendenti per il possesso delle isole Falklands.

Tutto questo lo avete quindi sentito dire più e più volte. Del resto, è sempre bello parlare del giocatore più forte di tutti i tempi nel momento della sua massima ispirazione. Non si può tacere di un appoggio in rete dopo una serie di undici, si: undici, dribbling in sessanta metri di campo. E non si può omettere che nella partita seguente, la semifinale contro il Belgio, Maradona mise a segno un altro goal di quelli che si definiscono da cineteca, un assolo che ha la grande sfortuna di essere stato prodotto pochi giorni dopo il goal definitivo contro l’Inghilterra. Vorremmo poi aggiungere che la Germania si comportò da Germania, ovvero avanzò nel torneo a fari spenti, concedendosi pure una sconfitta con la sorprendente Danimarca dei Laudrup bros. e dimostrando che i calci di rigore sono si una lotteria, ma il biglietto vincente lo si trova solamente nelle ricevitorie tra i fiumi Elba e Reno. Ne sanno qualcosa i francesi, senza dubbio la squadra più forte del torneo (Platini, Tigana, Fernandez, Giresse, Stopyra), ma da sempre destinata alla disfatta ogni qual volta le acque del Reno inizino a ribollire. E così fu anche per la semifinale del 1986: la Francia è più forte, la Germania più solida. 2-0 e tanti omaggi a Monsieur Mitterand. Continua a leggere Il pallone racconta. Finale 1986, Argentina-Germania 3-2

Ruolo per ruolo: i nostri 11 di Germania-Argentina

Probabilmente sarà una partita a scacchi, dove chi muove per primo rischia. E, bando a romanticismi di un calcio all’arma bianca che non esiste più da qualche decennio, non potremmo dar torto a Loew e Sabella se interpreteranno il match giocando un po’ in “trincea”. Quando ricapita? Forse tra 4 anni, forse mai più. Quindi, la regola è: hic et nunc. Qui ed ora. Vince uno, uno soltanto. Una nazionale, una nazione, un allenatore, un’idea, un modulo, uno per ruolo. Ecco, nella nostra ignoranza in materia, andiamo a confrontare, uno ad uno, i 22 che domani sera dovrebbero scendere in campo dal primo minuto, esprimendo la nostra preferenza. (N.B.: le quotazioni di mercato sono prese da transfermarkt.it )

Modulo: 4-3-3 (Löw)


Iniziamo dal modulo di gioco. Löw è sempre rimasto fedele al modulo con 3 terminali offensivi. All’inizio puntando su Mertesacker in difesa, Lahm nella sua non naturale posizione di mediano e Gotze come terzo d’attacco insieme agli intoccabili Müller e Özil. Dopo gli ottavi, vale a dire dopo i rischi corsi contro l’Algeria, riportando Lahm al suo ruolo naturale, riproponendo Schweinsteiger in coppia con Khedira a centrocampo e provando a fare la voce grossa con Klose davanti, quindi con un vero 9. Sabella ha modificato di più l’assetto tattico, partendo contro la Bosnia con una difesa a 3 (Garay, Fernandez, Campagnaro), due esterni difensivi molto alti (Rojo, Zabaleta) e Messi molto vicino a Agüero, con Di Maria largo a sinistra. Già contro l’Iran però la situazione era diversa: un centrale in meno (Campagnaro) e Gago a far da supporto a Mascherano a centrocampo e l’ingresso in campo dal 1° minuto di Higuain davanti a tutti, con conseguente arretramento di Agüero sulla linea di supporto con Messi e Di Maria. Si veniva quindi a creare un 4-2-3-1 (con veloci scambi di posizione tra Messi e il Pipita), che all’occorrenza diventava un 4-2-2-2 con, a turno, i 3 trequartisti ad affiancarsi a Higuain. Tra il collaudato modulo del ct tedesco e quello camaleontico di Sabella propendiamo per il primo. Se non altro perché magari garantisce maggiori garanzie

Continua a leggere Ruolo per ruolo: i nostri 11 di Germania-Argentina

5 motivi per cui la Germania vincerà la finale del mondiale 2014

Germania_Ovest,_Italia_'90,_Matthäus+Littbarski
Matthaus e Littbarski festeggiano la vittoria della Coppa del Mondo del 1990. 24 anni fa. Troppi per la Germania (immagine presa da web)

Perché è stata la squadra che finora ha maggiormente convinto
E’ stato il mondiale in cui tutte le grandi hanno balbettato: chi è uscito rovinosamente ai gironi di qualificazione (Italia, Inghilterra, Portogallo, spagna), chi ha illuso e si è squagliato al primo vero ostacolo serio (Francia, Brasile), chi ha avuto un pizzico di sfortuna nel momento decisivo (Olanda).

Sono uscite fuori belle soprese come Cile, Costarica, Grecia, Messico, Algeria, USA. Ma chi ha fatto capire fin da subito che in questo mondiale non si scherza sono stati i tedeschi, con un solo mezzo passaggio a vuoto contro l’Algeria. E abbiamo ancora negli occhi il terrificante 7-1 di Belo Horizonte, con cui hanno urlato al mondo con forza che i favoriti sono loro.

Perché Lineker possa finalmente dire di aver ragione
Una delle frasi più citate e abusate del leggendario attaccante inglese è: “Il calcio è un gioco che si gioca in 11 contro 11 e alla fine vince sempre la Germania”.

Ma non è mica vero. Continua a leggere 5 motivi per cui la Germania vincerà la finale del mondiale 2014

C5 – Luparense: scudetto per la quinta volta!

playoffseriea5L’Acqua&Sapone subisce la prima sconfitta in casa di questa stagione proprio nella partita decisiva per lo scudetto e consegna il tricolore alla Luparense, regina d’Italia per la 5ª volta dopo le affermazioni del 2007, 2008, 2009 e 2012.

I veneti indirizzano subito la gara con le 3 occasioni in avvio di Canal: prima colpo di tacco parato da Mammarella, poi lob intercettato dall’estremo difensore in uscita e infine il sinistro da fuori che sbatte sul palo e si insacca per il gol dello 0-1. I padroni di casa reagiscono con Leitao, ma il suo tiro finisce di poco a lato come quello precedente di Murilo Ferreira. Prima della fine del tempo arriva il raddoppio con Waltinho che appoggia in rete un assist con tunnel di Honorio su azione di contropiede e così si va a riposo. Continua a leggere C5 – Luparense: scudetto per la quinta volta!

C5 – Scudetto rimandato a gara-5 grazie all’eroe che non ti aspetti

playoffseriea4I calci di rigore premiano l’Acqua&Sapone che riequilibra la serie: con la Luparense lo scudetto si gioca tutto in gara-5, sempre in Abruzzo.

Si ritorna al PalaRoma dopo gara-1 e l’inizio premia subito i padroni di casa: Murilo insacca col mancino per l’1-0 e Mammarella difende il vantaggio come solo lui sa fare. Il numero 1 neroazzurro, però, non può opporsi efficacemente al terra-aria di Bertoni che si infila nell’angolo in alto alla sua sinistra. Gli abruzzesi, nonostante il pressing costante dei veneti e il palo di Canal, riescono a portarsi di nuovo avanti grazie alla punizione di Coco Schmitt che passa tra Putano e il palo difeso dall’estremo difensore. Continua a leggere C5 – Scudetto rimandato a gara-5 grazie all’eroe che non ti aspetti

C5 – La Luparense ribalta la serie grazie alle gare in casa

playoffseriea4La Luparense sfrutta al massimo il fattore campo e ribalta la serie portandosi sul 2-1 nella finale scudetto prima delle gare conclusive al PalaRoma di Montesilvano.

In gara-2 i Lupi si presentano in maniera aggressiva, mentre l’Acqua&Sapone non riesce a ripetere la partita perfetta di gara-1. Gli uomini di Colini sbloccano il risultato con una sfortunata autorete di Murilo Ferreira a metà primo tempo e mantengono l’1-0 senza troppe difficoltà fino al triplice fischio. Continua a leggere C5 – La Luparense ribalta la serie grazie alle gare in casa