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Roma-Torino: le pagelle semiserie dei giallorossi

De Sanctis 5.5: si sentiva solo in porta e decide di invitare un po’ di amici lasciando un pallone rischioso che per poco non diventa letale. Forza Morgan, la prossima volta aspetta la fine della partita per trovare nuovi amici.

Maicon 7: sulla fascia va avanti ed indietro così tante volte che lascia un binario tracciato sull’erba. Cross, corsa, dribbling e meno insulti ai compagni, davvero una grande prova del brasiliano.

Toloi 6: esordio in A che rischiava di venir macchiato dalla leggerezza sul (gran) goal di Immobile, ma la sua partita resta ordinata. Buon piede, decide di tanto in tanto di allungarlo sulle caviglie degli avversari per far capire che “po esse ferro, po esse piuma” (cit.). La sua reazione dopo il goal di Florenzi mi ha colpito molto…

Castan 6.5: sarà l’assenza di Benatia, sarà la voglia di mostrare le sue capacità, ma Leandro svetta su così tanti palloni che  ad un certo punto ho perso il conto. Ogni tanto fa fuori giri, ma è davvero un altro giocatore rispetto la scorsa stagione.

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Top5: i peggiori vicini allo stadio

Oggi vogliamo fare un breve elenco delle 5 peggiori tipologie di “vicini” che si possono trovare allo stadio, soprattutto se acquistate un biglietto in tribuna, settore notoriamente più tranquillo rispetto alle tribali curve, dove esiste anche la flebile possibilità di socializzare con le persone accanto.

Il bambino ansioso: il pargolo in questione, per avere i biglietti, ha cominciato ad insistere col padre ancora durante la preparazione estiva, venendo accontentato dopo un pressing più asfissiante di Poulsen su Totti a Euro 2004. La mattina del match si è svegliato intorno alle 6, e verso le 9 era già vestito di tutto

Reazione ad una rimessa avversaria. (fonte: blogspot.com)
Reazione ad una rimessa avversaria. (fonte: blogspot.com)

punto con la divisa sociale: alle  10.30 circa ha già preso possesso  del suo seggiolino, fregandosene  altamente degli improperi del  padre. Continua a leggere Top5: i peggiori vicini allo stadio

Bach Brandenburg 4, Firenze

[…] Sono di nuovo in bici, pedalano per Viale dei Mille, dove non ci sono macchine, solo gente che va in bici, gente a piedi, alberi senza foglie e cielo terso, a volte dei blocchi della polizia dove poliziotti in assetto antisommossa fumano sigarette, che non hanno niente da fare.

Loro arrivano allo stadio e legano le bici ad un lampione, il flusso di gente è molto grande, arriva gente da tutte le direzioni. Lui dice: -Odio arrivare in ritardo. O eri te che l’odiavi?- mentre blocca la catena -Va bene. Adesso andiamo- Si sente una musica di sottofondo già da fuori lo stadio, è la quarta brandeburghese, l’attacco. Loro entrano allo stadio, entrano in Curva Fiesole e lo stadio è completamente pieno. La parte in basso delle curve e delle tribune è occupato da suonatori d’orchestra che suonano. La gente canta la quarta brandeburghese. Capi ultras girati verso il pubblico urlano ancora più forte: cantate, porcoddio, vengo lì e vi tiro se non cantate. Gli ultrà cantano la quarta brandeburghese.

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Fiorentina Napoli, Stadio Artemio Franchi, Firenze

Nell’Ottobre duemilatredici, anno della galassia, campionato Serie A tim, c’era il tempo di tornare allo stadio dopo anni d’assenza, per la partita contro il Napoli. C’era tempo di fare molte cose, in verità. Ospitavo a casa una promessa della letteratura italiana che aveva visto i natali a Battipaglia. Veniva da Milano, anzinò Torino ed in macchina aveva uno di quegli antifurti con le palle, che non si vedevano più da anni. Ci salutavamo alle sei di pomeriggio che lui doveva incontrar qualcuno, mentre io portavo Diana a casa e poi un kebab fatto bene e garantito, dal Faraone di San Jacopino, affetto da disturbi evidentissimi di coazione a ripetere.


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Mettimi una sera di mercoledì, al freddo, in uno stadio semivuoto….

Ieri sono andato allo stadio. La partita iniziava alle 17 e 30, faceva un gran freddo e c’era poca gente, 2.500 parmigiani ed una decina di studenti catanesi. Uno stadio vuoto è triste, è vero, ma è alquanto interessante osservare personaggi che nella calca domenicale risulterebbero invisibili. Così, nel freddo dicembre parmense, mi godo gli strali davvero poco femminili di una ragazza posizionata nell’angolo basso della curva, praticamente a ridosso della bandierina d’angolo, un posto dove non si vede praticamente nulla e nemmeno ai tempi dei Parma-Juve tutto esaurito c’era qualcuno che si azzardava a scegliersi un posto tanto infame. Come se non bastasse, li sostano pure i Vigili del fuoco, rendendo praticamente nulla la visuale sul campo. Perchè si sarà sistemata li? Non si può certo dire che è arrivata in ritardo e non ha trovato il posto. Mentre batto i piedi memore dei racconti dei reduci dell’Armir, mi chiedo se forse è innamorata di un Vigile del Fuoco. Strano modo di corteggiare, quello di offendere le madri avversarie. Mah. Poche gradinate sopra un giovane consuma la sua sbornia, perchè di questo si tratta (me ne intendo), inneggiando alla squadra locale con urla sguaiate e del tutto atonali. Fuma sigarette a non finire e meriterebbe da solo la vittoria, ma il passare del tempo, il divieto di vendita di alcolici allo stadio e la mancanza di proseliti lo spegne alla distanza. Nel secondo tempo non mi ricordo nemmeno della sua esistenza. Mentre il freddo mi penetra nelle viscere da ogni cavità del mio corpo, penso di aver fatto la scelta giusta. Vado poche volte allo stadio, ultimamente. Oggi potevo, giusto così. E poi, pensavo, non è proprio la stessa cosa andare o non andare. Vi porgo questo esempio: salendo le gradinate mi sono imbattuto in un signore con un giubbotto dal colore sgargiante, sicuramente vistoso, che scendeva le scale. Mi ha chiesto l’accendino, perciò il suo movimento discendente (io salivo, lui scendeva) si è per un attimo fermato. In quel momento i giocatori in campo erano fermi, stavano completando gli esercizi di stretching. Ecco, pensavo, mentre mi sembrava di sentire freddo perfino alle sopracciglia, chissà che qualche giocatore non abbia notato quel vistoso cappotto fermarsi a metà curva e poi ripartire, chissà se proprio quell’interruzione di marcia, quella discontinuità di moto da me provocata non abbia attirato la vista di qualcuno dal campo. E poi, ecco, questo potrebbe aver scatenato una concatenazione di pensieri tale da fare in modo che il gesto successivo fosse ritardato di cinque secondi e via così, cambiamento su cambiamento nel corso degli eventi. Già, basta un benché minimo spostamento nello spazio temporale per cambiare la sorte degli avvenimenti. E’ solo un esempio tra tanti. Insomma, tornando a casa tutto rattrappito del gelo, pensavo che, a modo mio, ho cambiato le sorti dell’incontro. E so, con certezza, chi ha osservato la scena dello scambio di accendini tra me e l’uomo dal cappotto sgargiante: Paletta, colui che ha sbagliato il rigore decisivo. Era meglio se stavo a casa.