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Latte e caffè – Cronistoria di una rimonta

Finisce così, dal divano, la corsa allo scudetto. Juventus campione. E molti, a ottobre, non ci credevano. Mentre altri già festeggiavano e facevano il funerale alla Vecchia Signora. Cantar vittoria troppo presto si è ritorto contro.  Continua a leggere Latte e caffè – Cronistoria di una rimonta

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#PerchéSanremoNonValeJuveNapoli (Aspettando Juventus – Napoli)

Io Sanremo l’ho seguito. Non tutto, però, dai, grossomodo posso dire di sapere cosa sta accadendo: Carlo Conti è bravo, Garko un po’ meno, ma almeno sta al gioco, la Ghenea è abbastanza alta, la Raffaele è bellissima, bravissima, e altri superlativi a caso, di canzoni ce ne sono belle e un po’ meno belle, ecc… Alla fine hanno uscito persino Vessicchio. Insomma, comunque posso dire che ho visto di cosa si tratta. Ho anche un gruppo su WhatsApp dedicato al Festival. Chiaro, tutto questo pippotto serve a mettere le mani avanti per sabato sera, Mr. Conti. Perché almeno così ho la scusa per dire che non domani, Sanremo, non lo guarderò nemmeno io.

Perché domani sera, naturalmente, può andare ospite chiunque supremo maestro della musica, anche Beethoven risorto che presenta in anteprima la decima sinfonia, ma io guardo Juve-Napoli (anche se, se mi mettevi un duetto Valentina Vignali – Lucia Javorcekova, giuro che zapping almeno una volta lo facevo, caro Carlo). Perché è giusto così. E perché, sinceramente, non se ne può più di sentire parlare ovunque di questa partita, meno che da quel rettangolo verde, che dovrebbe essere l’unico interprete con diritto di parola. L’unico teatro, almeno, dove i protagonisti dei 2 partiti possono spiegare le loro ragioni.

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Il valore di una vittoria. 8 maggio 2005

L’importanza di una vittoria è direttamente proporzionale al valore di chi arriva secondo, di chi cede il passo all’ultimo. La finale di Wimbledon 2008, con Nadal che vince, è passata alla storia, per  molti, come il più bell’incontro di tennis di sempre. Al di là del valore intrinseco del match (si tratta, comunque, di una finale), del pathos che trasudava ogni scambio e della lunghezza del match, interrotto 2 volte per pioggia, il”più” viene aggiunto da colui che perde, vale a dire Sua Maestà Roger Federer. Pantani che vince a Les Deux Alpes nel Tour del ’98 è già epico di suo, ma raggiunge vette di inarrivabili l’aver inflitto quasi 9 minuti a Jan Ullrich, la macchina tedesca che doveva dominare il mondo dei pedali a cavallo dei 2 secoli e che da quel giorno non sarà più lo stesso. Non abbiamo mai visto sconfitti all’ultimo atto i Bulls di His Airness il che ci preclude, forse, il racconto più leggendario di tutti.

8 maggio 2005. San Siro. Stracolmo. Di fronte Milan, Campione d’Italia in carica, e Juventus. La classifica appaia le 2 squadre al primo posto, 76 punti per entrambe. La giornata è la 35 di 38 (primo campionato “moderno” a 20 squadre), quindi non è solo una partita che mette in palio 3 punti e sfottò reciproci. In gioco c’è, praticamente, il titolo.

Maldini e Del Piero si scambiano i gagliardetti sotto gli occhi vigili di Collina (foto presa da tuttosport.com)
Maldini e Del Piero si scambiano i gagliardetti sotto gli occhi vigili di Collina (foto presa da tuttosport.com)

Anomalia: si gioca alle 15:00, come solo un’altra volta negli ultimi 15 anni (Juve-Milan 1-0 (Chamot (a)), stagione 2001/02).
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Il pallone racconta: Roma-Napoli e l’elogio del gregario Romano

Si dice che ogni partita faccia storia a sé. Poi, al tirar delle somme, al termine di ogni competizione, si prova a vedere se il puzzle è completo e quale sia il tassello più bello, quello che da solo vale un anno di lavoro. Che poi, il più delle volte, i pezzi li mettono i campioni, quelli che indossano il 10 o la 9 o hanno una fascia con una “C” al braccio. Come in una squadra di ciclismo. I gregari tirano, ma l’impresa è tutta del campione.

La Serie A 1986/87 vedeva 3 squadre, piuttosto che le canoniche 2, che ai nastri di partenza occupavano la prima fila: la Juve di Platini, campione in carica, la Roma di Pruzzo e Boniek, detentrice della Coppa Italia, e il Napoli di Maradona. Gli azzurri hanno una rosa forte e, in più, hanno fame. La Juve è stanca, la Roma demoralizzata dalla disfatta contro il Lecce di qualche mese prima. Il Napoli no. Ma non solo la squadra. È tutta una città che ha fame e che vuole primeggiare nell’Italia calcistica.

Ancelotti vs. Maradona. Roma-Napoli anni '80 è anche questo (foto presa da marte.com)
Ancelotti vs. Maradona. Roma-Napoli anni ’80 è anche questo (foto presa da marte.com)

Maradona e compagni lo sanno e sono consapevoli che questo può essere l’anno buono. Ma il dover essere costretti a vincere spesso crea difficoltà nell’ambiente. E infatti la squadra di Bianchi balbetta all’inizio. Maradona è sempre il numero 1 (o 10), ma la squadra non è completa. Manca qualcosa in mezzo al campo. Accade quindi che viene acquistato a metà ottobre un napoletano, che gioca a Trieste in Serie B e che fa Romano di cognome. Viva l’Italia.  Continua a leggere Il pallone racconta: Roma-Napoli e l’elogio del gregario Romano

Un Amarcord rossonero lungo una stagione (1998/1999)

Amarcord di quando  le partite avevano un senso che andava oltre due ore di gioie temporanee usa e getta, di novanta minuti di imprecazioni e rassegnazioni post-partita, di quando c’era la vera emozione, quella del ragazzino che concentra i momenti clou della settimana nella partita della propria squadra del cuore, che ha le figurine Panini, che dibatte con gli amici su chi sia più forte tra Baggio e il giovane Del Piero, che non deve pagare le bollette, che non ha ancora un vero interesse per le ragazze, che la patente è un miraggio troppo lontano, che la domenica non ha molto altro da fare. Perché la domenica si guarda la partita del Milan. Continua a leggere Un Amarcord rossonero lungo una stagione (1998/1999)

Roma-Chievo 3-0: le pagelle semiserie dei giallorossi

De Sanctis 6 – L’intervista rilasciata alla Gazzetta è stata sicuramente più impegnativa della partita con il Chievo. Se fosse un film di Tinto Brass, che il portiere ha dichiarato di apprezzare, sarebbe L’uomo che guarda.

Maicon 6,5 – Maicon Douglas Sisenando, professione pusher. Spinge come pochi.

Yanga-Mbiwa 7 – Sembrava scemo, invece.. 100% di passaggi riusciti, 59 su 59. Sempre che lo sia ancora, niente male come quarto centrale di difesa.  Continua a leggere Roma-Chievo 3-0: le pagelle semiserie dei giallorossi

Lettera aperta a Massimiliano Allegri

Assistendo attoniti a quello che accadeva a Vinovo ormai due settimane fa, altro non potevamo fare che prendere nota di tutto quello che non ci aspettavamo. Antonio Conte, tra tutti i nostri numeri 1 IL numero 1, lasciava la Juve. Al suo posto, in meno di 24 ore, Massimiliano Allegri, il grande rivale della prima Juve del tecnico leccese. L’allenatore dell’ultimo scudetto rossonero e anche quello che: 1) ha litigato con tutti i senatori milanisti; 2) ha chiuso la porta a Pirlo, mandandolo da noi (regalo graditissimo); 3) ha assistito senza opporre opposizione alcuna al trasferimento di Ibra-Tiago a Parigi; 4) ha più di una volta messo in campo giocatori totalmente fuori ruolo. Queste sono solo alcune delle “nefandezze” del (fu) Conte Max… Ok, evitiamo l’accostamento di nomi… Come detto, l’unica cosa che noi comunissimi e sottovalutati mortali possiamo fare è prendere atto del corso degli eventi. Quindi, il nuovo allenatore della Juventus è Allegri, ergo viva Allegri. Perché adesso la questione è semplice: la professionalità sta nello svolgere al meglio il proprio dovere. Il tifoso juventino DEVE sostenere Allegri. Non esiste chi dice di “non tifare più” o addirittura sostiene che “farò finta che la Juve non esista” (cit.).

Ognuno ha diritto ad avere una propria opinione, chiaro. Quella del sottoscritto è tipica del partito degli anticontiani, di quelli che “Conte ha sbagliato”. Secondo il mio modesto parere esistono almeno una dozzina di motivi che avallano questa tesi. Ma ora amen. Antonio Conte è il passato. Massimiliano Allegri il presente e, speriamo (perché in quel caso vorrebbe dire che avrebbe portato a casa risultati importanti), il futuro. Ed è a lui che mi voglio rivolgere con una lettera. Sì, so che la usano tutti per farsi i fighi, che, tanto, mai il destinatario leggerà queste righe, che avrei bisogno di Lia Capizzi di Sky per leggere il tutto in maniera romantica. Però almeno quello che voglio dire lo dico. E se non arriverà mai al mister, me ne farò una ragione. A futura memoria.

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C5 – Luparense: scudetto per la quinta volta!

playoffseriea5L’Acqua&Sapone subisce la prima sconfitta in casa di questa stagione proprio nella partita decisiva per lo scudetto e consegna il tricolore alla Luparense, regina d’Italia per la 5ª volta dopo le affermazioni del 2007, 2008, 2009 e 2012.

I veneti indirizzano subito la gara con le 3 occasioni in avvio di Canal: prima colpo di tacco parato da Mammarella, poi lob intercettato dall’estremo difensore in uscita e infine il sinistro da fuori che sbatte sul palo e si insacca per il gol dello 0-1. I padroni di casa reagiscono con Leitao, ma il suo tiro finisce di poco a lato come quello precedente di Murilo Ferreira. Prima della fine del tempo arriva il raddoppio con Waltinho che appoggia in rete un assist con tunnel di Honorio su azione di contropiede e così si va a riposo. Continua a leggere C5 – Luparense: scudetto per la quinta volta!

C5 – Scudetto rimandato a gara-5 grazie all’eroe che non ti aspetti

playoffseriea4I calci di rigore premiano l’Acqua&Sapone che riequilibra la serie: con la Luparense lo scudetto si gioca tutto in gara-5, sempre in Abruzzo.

Si ritorna al PalaRoma dopo gara-1 e l’inizio premia subito i padroni di casa: Murilo insacca col mancino per l’1-0 e Mammarella difende il vantaggio come solo lui sa fare. Il numero 1 neroazzurro, però, non può opporsi efficacemente al terra-aria di Bertoni che si infila nell’angolo in alto alla sua sinistra. Gli abruzzesi, nonostante il pressing costante dei veneti e il palo di Canal, riescono a portarsi di nuovo avanti grazie alla punizione di Coco Schmitt che passa tra Putano e il palo difeso dall’estremo difensore. Continua a leggere C5 – Scudetto rimandato a gara-5 grazie all’eroe che non ti aspetti

C5 – La Luparense ribalta la serie grazie alle gare in casa

playoffseriea4La Luparense sfrutta al massimo il fattore campo e ribalta la serie portandosi sul 2-1 nella finale scudetto prima delle gare conclusive al PalaRoma di Montesilvano.

In gara-2 i Lupi si presentano in maniera aggressiva, mentre l’Acqua&Sapone non riesce a ripetere la partita perfetta di gara-1. Gli uomini di Colini sbloccano il risultato con una sfortunata autorete di Murilo Ferreira a metà primo tempo e mantengono l’1-0 senza troppe difficoltà fino al triplice fischio. Continua a leggere C5 – La Luparense ribalta la serie grazie alle gare in casa

Curiosità: i pluri-scudettati più improbabili

Il terzo scudetto, vinto domenica dalla Juventus senza giocare, mi ha fatto riflettere, e non poco. Con il 30° titolo della storia bianconera (32 secondo i più indomiti), anche fenomeni del calibro di Peluso, Isla e Rubinho possono dire di aver vinto 2 scudetti. Pepe, Padoin e Storari addirittura 3! Allora ho intrapreso subito una veloce ricerca, incuriosito dallo scoprire chi erano i giocatori più improbabili ad aver vinto svariate volte il Campionato italiano. Guardate un po’ cos’è saltato fuori!

Fonte: wikipedia.it
Fonte: wikipedia.it

Renato Cesarini – 5 scudetti con la Juventus

Ebbene sì, in quest’anomala classifica rientra anche chi ha ispirato il nome di questo blog. L’attaccante degli anni ’30 vinse 5 scudetti consecutivi con la Vecchia Signora, mettendo a segno ben 35 reti, molte delle quali – appunto – In Zona Cesarini. L’attuale dirigenza juventina, molti giornalisti di fede bianconera, operatori specializzati, opinion leader, magazzinieri e chiunque altro voglia spararla grossa, in questi giorni stanno facendo passare quello dei ragazzi di Conte per un record, dimostrando di essere i primi a non conoscere la propria storia. Peccato per il vecchio Renato…

 

 

Fonte: calcio.fanpage.it
Fonte: calcio.fanpage.it

Simone Padoin – 3 scudetti con la Juventus

Un giorno qualche filosofo analizzerà e studierà la morbosa passione di Conte per giocatori come il suddetto, Giaccherini ed altri jolly (termine carino per non dire che non si capisce dove debbano stare). In 2 stagioni e mezzo a Torino, l’ex validissimo centrocampista dell’Atalanta Continua a leggere Curiosità: i pluri-scudettati più improbabili

Alessandro Del Piero, kind of magic (parte 2 di 3)

(Prosegue da qui il parallelo tra le canzoni dei Queen e la carriera di Alex…)

10. These are the days of our lives – Udine e quel ginocchio che fa crac

I was back in the old days – long ago
When we were kids when we were young
Thing seemed so perfect – you know
The days were endless we were crazy we were young
The sun was always shinin’ – we just lived for fun
[…]
Those were the days of our lives
The bad things in life were so few
Those days are all gone now but one thing is true
When I look and I find I still love you

Tutto sembrava così perfetto, il sole splendeva sulla carriera di Alex. Fino alla finale di Champions League di Amsterdam per l’appunto, dove subisce un infortunio all’adduttore e iniziano ad addensarsi le prime nubi. I Mondiali di Francia sono alle porte, così si cerca di accelerarne il recupero. Inutile dire che non disputa un Mondiale all’altezza della stagione appena conclusasi, sia per l’infortunio non del tutto recuperato sia per il dualismo che si crea con Roberto Baggio, che tutta Italia vuole titolare perché oggettivamente più in forma.

Le nubi iniziano ad addensarsi sempre di più, finché l’8 Novembre 1998 allo stadio Friuli di Udine scoppia un temporale nella carriera di Alex: al 92′ minuto, in uno scontro di gioco con Zanchi, si infortuna gravemente ed è costretto ad abbandonare il campo in lacrime. La diagnosi giunge il giorno successivo, il giorno del suo compleanno: è un regalo che nessuno vorrebbe ricevere. Riporta la lesione del legamento crociato anteriore e posteriore che lo costringe all’intervento chirugico negli Stati Uniti e a rimanere fermo per 9 lunghissimi mesi. Stagione finita, e Juve che precipita fino al settimo posto in classifica. Ormai i giorni della felicità sono andati, sono giorni di sofferenza, ma una certezza resta: Alex ha ancora dalla sua l’amore incondizionato dei tifosi, e anche la fiducia della società, che gli prolunga il contratto fino al 2004, alzando lo stipendio da 3,5 a 10 miliardi di lire al termine di un’estenuante trattativa.

9. Under Pressure – Gli anni del post infortunio ed Euro 2000

Pressure pushing down on me
Pressing down on you no man ask for
Under pressure that brings a building down
Splits a family in two

Del Piero torna finalmente in campo, nel preliminare dell’Intertoto nel Luglio del 1999,il torneo-umiliazione a cui è costretta la Juve per entrare in Coppa UEFA dall’entrata di servizio. Ma è chiaro a tutti che Alex non ha più la stessa esplosività e la stessa velocità di una prima. Così finisce ben presto sotto una pressione immensa, una pressione capace di abbattere un edificio, complice anche un rinnovo contrattuale che a molti è parso un azzardo. La famiglia bianconera si divide ben presto in due: c’è chi lo sostiene a prescindere, e in questo gruppo c’è senz’altro l’allenatore Carlo Ancelotti che gli concede fiducia illimitata, e chi inizia a pensare che Alex sia più un peso che una risorsa. Lui riesce a rendersi utile in altra maniera: si dimostra infallibile dal dischetto e regala 20 assist ai compagni di squadra, ma ci si concentra sul fatto che non riesca proprio a sbloccarsi su azione.

Il suo partner Inzaghi non lo aiuta in tal senso: a Venezia, con la Juve avanti 3-0, Alex avrebbe l’opportunità di un gol comodo comodo a porta vuota che potrebbe togliere il tappo psicologico di cui è vittima, ma Superpippo è uno che vive per il gol e incredibilmente si avventa sul pallone e segna lui. Si narra che siano volate parole grosse nello spogliatoio tra i due. Il tanto agognato gol su azione giunge alla penultima giornata, in casa col Parma, di testa su calcio d’angolo. Potrebbe essere il gol decisivo sia per Alex, sia per la conquista del tricolore numero 26 da parte della Juve, ma la pioggia di Perugia riscrive la storia a favore della Lazio.

Viene convocato per gli Europei in Belgio e Olanda, disputa una grande semifinale di sacrificio contro i padroni di casa oranje, e la nazionale di Zoff giunge a sorpresa in Finale contro la Francia. Delvecchio porta in vantaggio gli azzurri, e Del Piero ha nel secondo tempo 2 clamorose occasioni a tu per tu con Barthez, che in altre epoche non avrebbe mai fallito. E invece calcia al lato, apparecchiando la tavola per la beffa più atroce mai provata dalla nostra nazionale. A 20 secondi dalla fine, Wiltord rimette il tappo allo champagne già stappato dai tifosi italiani, complice anche un disimpegno non perfetto della difesa; Trezeguet, suo futuro compagno di squadra, ci dà il colpo di grazia nei supplementari. La Francia è campione d’Europa, e Alex finisce nell’occhio del ciclone, reo di aver fallito il doppio colpo del KO. Lui si assume tutte le responsabilità, anche esagerando, e aggiunge ulteriore peso al carico di pressione su di lui.

8. The show must go on – La morte del padre

The show must go on
The show must go on, yeah
Inside my heart is breaking
My make-up may be flaking
But my smile still stays on

La stagione 2000/01 si apre nel migliore dei modi, con un gol decisivo a Napoli, ma continua a essere tribolato da guai muscolari. A metà Febbraio però scatta la scintilla: il padre Gino, professione elettricista, colui che aveva montato dei faretti nel campetto di San Vendemiano per permettere ad Alex di giocare anche di notte fin da piccolo, muore. Del Piero è scosso. But the show must go on, perchè il giorno dopo c’è la delicata trasferta di Bari. Il suo cuore è spezzato, ma a 10 minuti dalla fine, con il risultato ancora inchiodato sullo 0-0, prende palla sulla sinistra, vola agile come una volta, doppio passo a Neqrouz e con un tocco sotto da posizione defilata infila Gillet. E’ il gol dell’1-0 che tiene la Juve ancora in corsa per lo scudetto (poi vinto dalla Roma), è il gol che fa definitivamente sbloccare Del Piero che torna a giocare a grandi livelli. Piange a dirotto Alex, urla tutta la sua rabbia verso chi lo considerava finito. E soprattutto il calcio italiano recupera un protagonista imprescindibile, torna a segnare con regolarità e con Trezeguet forma una delle coppie gol migliori di sempre in maglia bianconera, e nello scudetto successivo, quello del 5 Maggio, ci mette una firma pesantissima. Non è più il Del Piero del 98, è un Del Piero più punta e meno rifinitore, ma ancora tremendamente efficace.

7. Friends will be friends – La morte di Agnelli e il gol al Piacenza

Friends will be friends
When you’re in need of love they give you care and attention
Friends will be friends
When you’re through with life
and all hope is lost

Il rapporto tra l’Avvocato Agnelli e Alex Del Piero è stato sempre molto stretto. Si può affermare con sufficiente sicurezza che l’Avvocato fosse uno dei migliori amici di Alex, che lo abbia sempre coccolato e nei momenti duri gli sia stato vicino. Il telefono di casa Del Piero squillava presto di buon ora per ricevere le celebri telefonate-sveglia di Agnelli, e come sappiamo il nonno di Andrea Agnelli non chiamava proprio tutti. Anche dai soprannomi affibbiati si evince questo rapporto : Alex quando incanta l’Europa intera è Pinturicchio, quando sembra un giocatore finito diventa Godot, un Godot che si fa attendere per 2 lunghi anni. Ma che è finalmente arrivato. E non è un caso che la Juve riprenda a vincere.

La stagione 2002-03 si apre nel migliore dei modi per Del Piero, che torna a bucare le reti di Italia e di Europa con una certa regolarità, ma il 24 Gennaio 2003 una notizia scuote tutto l’ambiente bianconero, e in particolare Alex: l’Avvocato Agnelli muore, lasciando un vuoto incolmabile.

2 giorni dopo, al Delle Alpi, viene il Piacenza. E Alex dopo aver onorato il padre defunto l’anno precedente, non può non onorare il suo padre putativo e si inventa uno dei gol più belli del suo repertorio: Zambrotta lancia lungo dalla difesa, va in estensione con la gamba destra, e accarezza con l’esterno del piede il pallone che scavalca beffardamente Taibi. Applausi anche da parte degli avversari per questa autentica perla che ricorda quella contro la Fiorentina del 1994, e grande commozione di Pinturicchio. La stagione si conclude in modo agrodolce: scudetto numero 27 vinto in carrozza, e altra delusione in finale di Champions per mano del Milan, ai calci di rigore. E dire che in semifinale la Juve aveva schiantato il Real dei Galacticos anche grazie a Del Piero, che a nel ritorno a Torino si inventa una vera gemma: scherza con Hierro e Salgado e fulmina Casillas sul suo palo.

6. Body Language – Nasce la linguaccia

Don’t talk don’t talk don’t talk don’t talk
Baby don’t talk
Body language body language
body language

[…]Look at me I gotta case of body language

Dopo la deludente stagione 2003-04, conclusa solo al terzo posto (erano altri tempi come si vede…), Moggi decide per la rivoluzione: fuori Lippi, dentro Capello che si porta da Roma il suo pretoriano Emerson. E l’ultimo giorno di mercato fa un capolavoro: porta a Torino Cannavaro in cambio del terzo portiere Fabian Carini, e un giovane svedese alto 1,92 ma con una tecnica brasiliana. Giunge in Italia con la fama di non segnare molti gol, di essere poco freddo sotto porta, ma il materiale tecnico a disposizione fa sbavare. Si chiama Zlatan Ibrahimovic, e nel giro di poco tempo entra nelle grazie di Fabio Capello. Del Piero viene messo in discussione dalla giovane stella che incanta sempre più, e Alex viene spesso sostituito nel corso della stagione, accetta le decisioni del tecnico con qualche mugugno ma non parla. Lo spot dello scudetto numero 28 ha tuttavia il suo volto: il 9 Maggio 2005 si gioca lo scontro diretto a San Siro contro il Milan, le due squadre giungono praticamente appaiate, e la Juve è priva del suo campione svedese. In campo ci vanno i due compagni di tante battaglie, Del Piero e Trezeguet, e sono loro due che confezionano il gol scudetto: Del Piero raccoglie un lancio lungo di Nedved sulla sinistra prova il cross ma viene intercettato da Gattuso. Il pallone si impenna, e qui Alex fa una cosa che il 99% dei calciatori non farebbe: si gira e con una acrobatica rovesciata in stile Holly e Benij riesce a mettere il pallone al centro dove si avventa come un rapace Trezeguet di testa, che deposita il pallone alle spalle di Dida. 1-0 e scudetto in cassaforte.

Nella stagione successiva, la Juve è se possibile ancora più forte grazie all’acquisto di Patrick Vieira. La formazione titolare è impressionante, una vera corazzata, che gli juventini recitano come un rosario: Buffon; Zambrotta-Thuram-Cannavaro-Chiellini; Camoranesi-Vieira-Emerson-Nedved-Ibrahimovic-Trezeguet.

Notate niente di strano? Del Piero perde il posto da titolare, Capello lo fa entrare dalla panchina come arma tattica, sembra destinato a ruolo sempre più marginale. Questa Juve trita avversari in Italia con una impressionante facilità, eppure a Febbraio l’Inter di Mancini si avvicina pericolosamente a -6 con lo scontro diretto a San Siro, il 12 Febbraio. Nel secondo tempo segna manco a dirlo, Ibrahimovic, Samuel impatta il risultato, e la partita sembra avviarsi verso l’1-1. Ma a 5 minuti dalla fine c’è un calcio di punizione per la Juventus, da circa 20 metri, da posizione abbastanza centrale, leggermente spostato sulla sinistra. Alex carica la carabina, e con precisione chirurgica piazza la palla nel sette di competenza di Julio Cesar. Esplode in una corse sfrenata facendo per la prima volta la famosa linguaccia, che diventerà il suo trademark e che rivedremo diverse volte. Una linguaccia irriverente verso gerarchie di Capello, una linguaccia dispettosa , una linguaccia da bambino che ancora si diverte a giocare a questo sport. Del Piero non parla, lascia che sia il suo linguaggio del corpo a parlare al posto suo.

E’ il gol che vale lo scudetto numero 29. E’ la gemma che nessuna sentenza potrà mai cancellare.

(continua…)

Quale di questi momenti della carriera di Del Piero non potrete mai dimenticare o a quale di questi momenti siete più legati? Parliamone insieme su Facebook e Twitter, o qui nei commenti!