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Lazio – Juve e di come un gol cambia tutto

La giornata odierna propone uno dei grandi classici del calcio italiano. Lazio-Juventus non è una partita come le altre, ma appartiene al ristretto nucleo di incontri/scontri tra 2 formazioni del nostro pallone che si sono trovate più di una volta a contendersi coppe e trofei. Questo a dispetto di un blasone che vede, per storia, la Juve svettare su un avversario come la Lazio. A sintetizzare in maniera netta la situazione, se la Juve nei suoi successi ha superato rivali di ogni genere, la Lazio, nelle sue versioni più splendenti, ha, quasi sempre, dovuto incrociare le lance contro i bianconeri per il primato. A prescindere da ciò, Lazio-Juve è una sfida spesso decisa all’ultimo respiro, con gol che hanno poi avuto ripercussioni decisive per la sorte di molte competizioni.  Riviviamo 5 gol, 5 momenti che hanno tracciato un solco netto tra un “prima” e il “dopo” Continua a leggere Lazio – Juve e di come un gol cambia tutto

In attesa della Coppa Italia: Juve-Lazio da ricordare

"Coppa Italia 2009 premiazione" di Presidenza della Repubblica. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg#/media/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg
“Coppa Italia 2009 premiazione” di Presidenza della Repubblica. Con licenza Attribution tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg#/media/File:Coppa_Italia_2009_premiazione.jpg

Stasera, allo Stadio Olimpico di Roma, la finale di Coppa Italia mette di fronte la Juve e la Lazio. Le 2 squadre mettono in campo la bellezza di 15 trofei (9 i bianconeri, 6 i biancazzurri). Se i valori del campionato (e anche della doppia sfida, che vede la Juve vittoriosa sia all’andata che al ritorno, con un attivo di 5 gol a 0), indicano chiaramente la squadra di Allegri come favorita, è pur vero che la Lazio, nelle 6 volte che ha alzato la Coppa, durante il cammino verso la gloria si è sempre sbarazzata della Juventus. Stasera assisteremo alla decima o al settebello? Al prato dell’Olimpico la sentenza. Nel frattempo noi vi rinfreschiamo un po’ la memoria con alcuni Juventus-Lazio da ricordare. Continua a leggere In attesa della Coppa Italia: Juve-Lazio da ricordare

Derby amarcord: vola Lazio, vola

Mancano solo 3 giorni all’ennesimo derby della capitale, e già le scatole di Citrosodina vanno a ruba in tutte le farmacie di Roma (e dintorni). La speranza, per ognuno dei contendenti, è quella di riporre il farmaco salva-stomaco nella credenza bene al riparo, quantomeno fino al derby successivo.

Non siamo qui per fare un’analisi della partita che ci aspetta fra qualche giorno, ma a ricordare i migliori successi biancocelesti nei derby giocati “in casa” della Roma. E’ possibile che qualche supporter possa soffrire di nostalgia, quindi la lettura è vietata ai deboli di cuore.

2 Novembre 1997- Roma 1 – Lazio 3

Se siete sostenitori laziali, non potete che ricordare con gioia l’anno domini 97/98: è quello dei 4 derby vinti in un anno, con l’inizio dei successi dell’armata guidata dal pacato svedese Eriksson in panca.

Segno distintivo di questo derby, è proprio l’inizio della partita: dopo appena 7 minuti viene espulso il laziale Favalli per fallo da ultimo uomo su Tommasi. Nella Curva Nord le bestemmie non si sprecano, affrontare un derby in 10 contro la banda Zeman è forse uno dei peggiori incubi che si potesse vivere all’epoca. Continua a leggere Derby amarcord: vola Lazio, vola

Juventus-Inter: 10 memorie bianconere

Juventus-Inter. Come Prost-Senna, Coppi-Bartali, Superman-Lex Luthor. Juventus-Inter non è mai banale. Ormai è difficile pensarla solo come il derby d’Italia. “Juventus-Inter” (scritto come fosse una parola sola) va oltre. È politica, cultura, tradizione. È una dichiarazione di esistenza, una presa di parte, una scelta di vita. I tifosi di calcio attendono Juventus-Inter, come i bambini di alcune città attendono la notte di Santa Lucia. Lascia strascichi polemici come quelli che lasciava il Festival della canzone italiana negli anni ’60-’70. L’album dei ricordi di ogni supporter dell’una o dell’altra squadra è pieno di Juventus-Inter da riammirare e narrare ai nipotini. Ecco allora che proviamo, in maniera semiseria, a raccontare 10 aneddoti di parte gobba. Buona lettura.

1. Il 9-1

C’è, nella storia di questo match, un risultato roboante. Appartiene al campionato 1960/61. È la prima Inter del mago Herrera ed è un’Inter che gioca bene a calcio, tanto da incutere timore alla Juventus di Boniperti, Sivori e Charles. Lo scontro fatidico avviene il 16 aprile 1961. L’Inter è a -4 dai rivali e tenta il tutto per tutto. Ma la partita non può giocarsi. Il Comunale è gremito in ogni ordine di posti e la gente, addirittura, si riversa ai bordi del terreno di gioco. “Così non si può andare avanti” pensa l’arbitro Gambarotta, che sospende il match. Il regolamento parla chiaro: in casi del genere vittoria a tavolino per la squadra ospite. E così l’Inter “vince” 0-2. Naturalmente, la Juve presenta un ricorso, che viene accettato dalla Caf. La partita si rigioca, ma Moratti padre non la prende bene e decide che a presentarsi in campo sarà la squadra primavera, capitanata da un certo Sandro Mazzola. La Juve invece schiera i suoi campioni. Finisce 9-1 per i bianconeri, con Sivori che ne timbra, da solo, 6. Boniperti confidò: “All’inizio eravamo un po’ imbarazzati e non avremmo voluto infierire. Ma Sivori inseguiva il Pallone d’oro, che poi avrebbe conquistato, e ci teneva a segnare il più possibile”. Cabezon nel sangue…

2. La classe del Barone

Franco Causio è un giovane ragazzo del Salento che arriva alla Juventus nel 1966, a soli 17 anni. A quel tempo è però difficile emergere, nonostante la Juve non sia più la squadra di Sivori e Charles. Così viene mandato in “provincia” a farsi un po’ le ossa e a prendere i primi calci. Reggina e Palermo per lui. Con i rosanero ha la possibilità di mettersi in mostra e Boniperti lo riporta a casa. Gioca ala destra e in quel ruolo ha pochi calciatori di pari livello. La consacrazione arriva il 26 aprile 1972. Juve-Inter 3-0. Marcatori: Causio, Causio, Causio. Il Barone, per un giorno Dittatore.

3. La “prima” di Zidane

Quando nei quarti di Coppa UEFA 1995/96 il Bordeaux fa secco il Milan, nella squadra francese gioca un 23enne di sicuro avvenire: Zinedine Zidane. È lui, in coppia col compagno di nazionale Cristophe Dugarry, che aiuta i transalpini a superare lo squadrone di Capello. A quei tempi la Serie A è ancora l’El Dorado che tutti sognano. E Dugarry e Zidane finiscono, rispettivamente, al Milan e alla Juventus. Di Zizou si dice debba ricalcare le orme di Platini e come Le Roi Michel ci mette un po’ a entrare nei meccanismi del nuovo calcio e della nuova squadra. Ma quando ciò accade, la musica cambia. Avviene tutto una sera di inizio autunno. 20 ottobre 1996: il posticipo della 6° di andata mette di fronte le 2 principali contendenti del campionato. Ed è la Juve ad avere la meglio. L’Inter subisce prima lo “schiaffo” di Jugovic, poi assiste alla prima perla del francese in maglia bianconera. Stop e sinistro piazzato su cui Pagliuca non può arrivare. Noblesse Oblige

4. La partita dei veleni

Ecco da dove tutto ebbe inizio. Certo, la rivalità tra Juventus e Inter ha una sua origine che sfocia nella notte dei tempi, ma se c’è una partita che racchiude tutto l’odio sportivo che scorre tra le 2 tifoserie, se c’è un match che diede il via ad una serie di accuse e controaccuse che sfociarono poi  nell’estate di Calciopoli, ecco, quel match, quella partita si giocò il 26 aprile 1998 al Delle Alpi di Torino. Vinse, come molte volte è accaduto, la Juventus grazie ad una gemma di Del Piero, ma il contatto Ronaldo-Iuliano, unito al rigore dato dall’arbitro Ceccarini alla Juventus per fallo di West ai danni dello stesso Pinturicchio appena 60 secondi dopo il fattaccio avvenuto in area juventina, diedero il là ad una coda di veleni che perdura ancora oggi. Volemose bene? Ma anche no!

5. La pigna di Montero

Paolo Montero era un difensore vecchio stampo, uno di quelli per cui valeva la regola “palla o piede, ma se prendo la palla non è detto debba lasciare stare il piede”. In poche parole: un fottuto idolo! Un marcatore che oggi è invocato dai tifosi di tutto il mondo ogniqualvolta un Neymar avversario, pettinato alla “cazzo-di-cane”, stoppa il pallone e inizia a farci acrobazie tipo Joga Bonito, facendo fare la figura del babbeo al tuo povero Grygera di turno. Un rude, ma talmente un trascinatore che anche quando “esagerava un tantino” nei suoi comportamenti lo si perdonava. Perché lo faceva per la maglia.  Ecco questo è il punto. Perché se Zidane ha tirato una testata a Materazzi, colpevole di ancora non si sa cosa (4° mistero di Fatima), non sapremo cosa mai abbia detto Di Biagio a Montero, ma il cazzotto che il gobbo ha tirato al bauscia, noi siamo sicuri sia stato strameritato! Paolo picchia per noi! (si scherza, eh 🙂 )

6. Il 5 maggio

Ci sono tanti Juventus-Inter che per i tifosi della Vecchia Signora sono come una sinfonia di Mozart: soavi. Però, forse, il ricordo più dolce che un bianconero ha della compagine nerazzurra non ha molto a che vedere con un Juventus-Inter, ma si lega ad una data. 5 maggio 2002. What Else?

P.S. Ironia della sorte, 10 anni e 1 giorno dopo, sempre con un altro 4-2 legato all’Inter, la Juve è tornata al trionfo… Come diceva Cicerone: historia magistra vitae

7. Clonate Nedved

Devastante, straripante, fenomenale, fantastico, dominante. Pavel Nedved nel biennio 2002-2003 era un po’ tutte queste cose. L’Inter se ne accorge la sera del 2 marzo 2003, in un Derby d’Italia tra i più squilibrati che si ricordi: 3-0 per la Juve di Lippi. Il ceco è l’emblema di quel team e gioca forse la partita migliore in maglia bianconera. Prima propizia l’autogol del vantaggio Juventino. Poi prende una botta alla schiena e sembra non dovercela fare. Chiede il cambio. Poi ci ripensa. Rimane dentro al match e apre la retroguardia nerazzurra come fosse il tonno che si taglia con un grissino. Sigla il 2-0 con un sinistro micidiale e sul 3-0 di Camoranesi ci mette del suo, con una volata sulla fascia sinistra che per un tifoso bianconero equivale ad un privee con Olivia Wilde. Orgasmico…

8. La linguaccia

La storia dei “30 sul campo” ha i suoi sostenitori ed i suoi detrattori. Ma quella Juventus, e noi tifosi bianconeri lo sappiamo meglio di chiunque altro, era una squadra fortissima. Con un Capitano che era già leggenda. Questa volta la “madre di tutte le partite” si gioca a Milano. E in un clima ostile, con uno stadio che ti augura il peggio del peggio, cosa pensa di fare costui? Addirittura battere una punizione perfetta, che finisce sotto l’incrocio dei pali alla sinistra di Julio Cesar, al minuto 84 di gioco. Si aggiunga l’esultanza con tanto di linguaccia. No, vabbè… Uno e trino!

9. Ritorno dall’Inferno

Calciopoli ha avuto l’effetto di un uragano. Nulla è più come prima. A fare la voce grossa adesso è l’Inter, che nelle sue file schiera una delle gemme della Juventus Capelliana: Il nasone svedese che, all’ombra della madonnina, si scopre anche uomo gol. La prima Juve di Ranieri è una squadra “simpatica”, poco spaccona, capace di perdersi in casa contro l’Udinese o nelle terre reggine. Ma la partita contro l’Inter, giocata sempre a Milano, ha il sapore del “siamo tornati per saldare il conto”. Il valore delle 2 squadre pende a favore dell’11 di Mancini. Ma in campo, a ballare la samba sono i difensori nerazzurri. Vittoria meritatissima, con tanto di primo gol in fuorigioco di Camoranesi sottolineato dalle parole di un rattristito Bergomi (“Fuorigioco nhetto”). Questo passa il convento.

10. L’ultimo ballo

L’ultima sinfonia, la più recente. Fine marzo 2012. La Juve deve recuperare 7 punti al Milan, ma ha una partita in meno. Che si gioca contro l’Inter, allenata da Ranieri, in cerca di punti per salvare una stagione nata male con Gasperini e proseguita peggio. I nerazzurri ci provano con Milito e Forlan. La Juve ha buone occasioni, soprattutto con Matri. Poi, ad inizio secondo tempo, Conte manda in campo Lui, quello della linguaccia. Caceres segna di testa il vantaggio. Poi ci pensa Lui “nel giorno più importante, nella partita più importante, nel momento più importante” (cit. Fabio Caressa). La Juve porta a casa 3 punti difficili, ma vitali. E Lui balla l’ultimo valzer con la Sua dama. Permette Signora?

Buon Juventus-Inter a tutti.

Till the end… ❤