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Pagelle random 17/18: #1

Insieme a te non ci sto più.

E puntualmente siete di nuovo qui, ad innervosirvi per la vostra squadra del cuore, a svenarvi per il vostro beniamino al fantacalcio (che puntualmente fallirà), ad imprecare per le schedine perse per la quota ad 1,20. Ed infatti siete di nuovo qui, a leggere le pagelle random. Continua a leggere Pagelle random 17/18: #1

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Le pagelle Cesarine: Gruppo E: Svizzera, Ecuador, Francia, Honduras (1a giornata)

SVIZZERA

Lichtsteiner 5,5 – piuttosto spaesato e fuori ritmo, Conte l’avrebbe richiamato urlando dal primo all’ultimo minuto, dando vita a una serie di “ci vediamo dopo” che sarebbe culminato con la prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Si rende protagonista di un episodio che ci aiuta a capire la mentalità svizzera: litiga col direttore di gara Irmatov per il posizionamento del pallone sulla punizione del vantaggio dell’Ecuador. La sfera infatti era addirittura spostata di circa un millimetro e mezzo dal punto di battuta tracciato dall’arbitro con la bomboletta. E infatti subiscono l’inzuccata di Valencia. Suvvia Licht, anche cinque o sei metri che vuoi che siano, italianizzati.

Behrami 7 – recupera la palla nella propria area e dà il là all’azione del 2-1 a tempo scaduto, questo dopo aver corso per 90 e più minuti col caldo di Brasilia, aver servito il caffè a Hitzfeld a fine primo tempo, ballato con Pitbull e Jennifer Lopez prima del match e convinto tutti i ragazzini delle giovanili brasiliane a prendere la cittadinanza svizzera, cosa che se giochi a calcio è meno difficile di quanto sembra.

Seferovic 6,5 – entra al posto di Drmic (voto 5), che si era ottimamente distinto come ombrellone da spiaggia, e piazza la zampata vincente, da centravanti vero. Un altro che forse ha lasciato l’Italia troppo presto.

Mehmedi 6,5 – segna a meno di tre minuti dall’ingresso in campo e stavolta nessuna svizzera si lamenta dell’eiaculazione precoce.

ECUADOR

E. Valencia 7 – che dire di questo ragazzo che segna l’1-0 con una bella incornata di testa nell’area piccola e che d’altronde si era già distinto per le sue grandi prestazioni col Manchester United, che dire, beh, che dire, non lo so, io ero un po’ confuso con questi ecuadoriani. Ah, non è quello dello United? Continua a leggere Le pagelle Cesarine: Gruppo E: Svizzera, Ecuador, Francia, Honduras (1a giornata)

Milan-Juventus 0-2: le pagelle semiserie rossonere e bianconere

MILAN (a cura di bobishev)

Abbiati 5,5 – ha i super poteri, è ufficiale. Una sorta di forza di gravità al contrario, due calamite che si respingono, una sulla sua capoccia da biliardo e l’altra nel pallone. Dunque prendono due direzioni diverse, è normale, spiega tutto la fisica.

Abate 4,5 – io solo di due cose sono sicuro, nella mia vita: 1) non avrò mai la pensione; 2) se Abate gioca titolare in un big match, la partita è persa già prima di cominciare. La prossima volta controllo cosa c’è al cinema.

Rami 5,5 – dà sempre un’impressione di grande solidità, ma poi si lascia andare a distrazioni decisive. Come un armadio che sembra bello piantato, poi guardi dietro ed è tutto rosicchiato dalle termiti.

Bonera 5,5 – oggi non me la sento di essere troppo severo, gli attaccanti avversari erano forti e poi io pur di non veder giocare più Mexes mi accontenterei anche di Calimero e Topo Gigio.

milan-juveEmanuelson 4,5 – da diverse partite tutti gli avversari insistono ad attaccare dalla sua parte. Nella Terza Guerra Mondiale sarebbe sicuramente l’Italia.

Montolivo 6 – quell’aura di nobiltà di chi al popolo direbbe di mangiare delle brioches. A volte lo ami, a volte lo odi, altre volte gli metti 6 politico perché in campo non te lo ricordi.

De Jong 5,5 – lo vedi oggi, lo vedi domani, lo vedi dopodomani, alla fine ti scocci un po’ di vedere qualcuno sempre in mezzo, è comprensibile, a meno che questo qualcuno non sia Irina Shayk.

Poli 6 – merita di giocare perché a differenza di molti altri signorini seduti in panchina lui lotta, corre, ci rimette la testa, viene ghigliottinato e poi riparte.

Kakà 5 – gli ultimi due mesi sono stati davvero deludenti, e forse Seedorf dovrebbe iniziare a prendere in considerazione l’idea di mettere Balotelli al suo posto, così da lasciare Pazzini nel ruolo di prima punta. Ha la possibilità di portarci in vantaggio, ma spreca in maniera incredibile. Però se nel suo contratto è stata inserita qualche clausola su presunti soldi da dare al Madrid in caso di tot numero di gol, allora per Galliani va benissimo così.

Taarabt 6 – un funambolo, il che vuol dire che a volte lo guardi divertito e applaudi come uno scemo, altre volte invece finisci i pop corn nell’attesa che faccia qualcosa di spettacolare prima che termini la partita. Tuttavia noi salvaguardiamo sempre i belvedere.

Pazzini 6,5 – indispensabile punto di riferimento se si vuole giocare con criterio e in maniera decente. Rispedirlo adesso in panchina sarebbe ingiusto e incomprensibile, più dell’Oscar non dato a DiCaprio, sicuramente.

Saponara 5 – è tutta una tattica. Fa finta di giocare male così Galliani può riscattare la sua metà per due sacchetti di arachidi e uno di noccioline caramellate acquistati in estate nella bancarella di fiducia sul lungomare di Forte dei Marmi.

Honda 4,5 – si distingue per i ritmi da torneo di paese tra cinquantenni senza capelli e cinquantenni con ancora i capelli.

Robinho 8 – lo incoraggiamo perché è stato bravo, è riuscito a centrare addirittura la traversa invece di spedire il pallone direttamente a San Siro ippodromo.

Seedorf 6 – con lui i big match si giocano in maniera più decorosa rispetto al predecessore, ma il risultato è sempre lo stesso: accumulare polpette e tornare a casa. Fossi in lui prenderei un bel foglio di pergamena, intingerei la punta di una penna d’oca nel calamaio e poi compilerei una corposa lettera dei desideri da far leggere al feudatario in persona, aggirando il vassallo scemo.

Boateng 4 – era a bordo campo a portare sfiga ed ecco che tutto si spiega.

JUVENTUS (a cura di Antonio Avigliano)

Buffon 6,5: Quando ha la palla tra i piedi, ci dà la stessa tranquillità che potrebbe provocare Putin quando minaccia l’Ucraina. Ma le pezze che riesce a mettere nel primo tempo, in cui i rossoneri sbucano da tutte le parti, ripagano ampiamenti i patemi. Secondo tempo di relativo relax

Barzagli 6: Vederlo sfarfallare all’inizio, provoca nei tifosi juventini la stessa sensazione di quando, da bambini, si scopre che papà e mamma non sono invincibili.

Bonucci 6: “Io non volevo solo partecipare alle partite. Volevo avere il potere di farle fallire” E ci riesce quasi con il solito errore in disimpegno, prontamente rimediato con un salvataggio alla Garella.

Caceres 5,5: Altri 10 punti per la causa bianconera. Sommasse tutti i punti in testa che si è preso da quando è alla Juve, se la giocherebbe per un posto in Europa League con Verona, Inter e Parma. Ha il merito fondamentale di far fuori Poli, fin lì la vera chiave tattica della partita.

Lichtsteiner 6,5: Si gioca il bonus del cross azzeccato ogni 10 nel momento giusto. Ma del resto, se avesse pure i piedi buoni, probabilmente non sarebbe alla Juventus ma in altri lidi più danarosi.

Marchisio 6,5: L’Oscar di migliore attore non protagonista della partita va assolutamente a lui, per quanto lavoro oscuro compie e per la dedizione con cui propizia il primo gol andando a pressare alto Rami inducendolo all’errore.

Pirlo 5,5: “La più consistente scoperta che ho fatto, pochi giorni dopo aver compiuto trentaquattro anni, è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare …”. Col Milan, per esempio, non aveva voglia di giocare

Pogba 5: La più grande ambizione del suo connazionale Flaubert era scrivere un romanzo sul niente: avesse visto Pogba in azione con i rossoneri, avrebbe avuto grande ispirazione.

Asamoah 5,5: Solitamente è un treno sulla fascia. Ma stavolta la descrizione di treno che gli si addice è quella di Jep Gambardella de “La grande bellezza”: “So’ belli i nostri trenini. So’ belli perché non vanno da nessuna parte”

Tevez 8: Non finiremo mai di ringraziare Pato e la sua passione per la serie “Big tits at work”, in particolare l’episodio che lo vede protagonista con Barbara Berlusconi.

Llorente 6,5: Nel gol del vantaggio, ha il ruolo di Brad Pitt in “12 anni schiavo” in Italia: sui cartelloni (in questo caso sul tabellino) ci finisce lui, ma in fin dei conti fa un cameo d’autore in una splendida azione corale.

Dalla panchina: Padoin, Osvaldo, Giovinco sv: Si guadagnano la loro passerella di qualche minuto di celebrità, come il ragazzo che ha portato le pizze in sala durante la notte degli Oscar

All. Conte 6: Juve meno brillante del solito, a tratti addirittura in soggezione. Ma del resto pure Rocky ha vinto un Oscar battendo Taxi Driver. Conta il risultato, conta essere a +8 sulla Roma.

Juventus-Inter 3-1: le pagelle semiserie dei nerazzurri

Fonte: spaziocalcio.it
Fonte: spaziocalcio.it

Handanovic 6,5: pochi minuti dopo l’inizio compie già un doppio miracolo, chiudendo la porta per 2 volte a Tevez nel giro di pochi secondi. Sui gol non può fare nulla, se non organizzare il rapimento e il seguente omicidio degli sciagurati compagni di difesa.

Campagnaro 5,5: ad inizio stagione sembrava un condottiero inarrestabile, mai domo; poi si è infortunato, è tornato in Argentina a curarsi, e lì deve aver avuto un incontro del terzo tipo con Sorondo, che ne ha contaminato il DNA. Ora vaga per il campo in preda all’ira, non sapendo bene come e contro chi sfogarla.

Rolando 6,5: è il miglior difensore che abbiamo da 2 mesi a questa parte, ed ho detto tutto. Fin qui ha segnato più gol di Belfodil, gli stessi di Icardi e solo 1 in meno di Matri.
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Speciale Brasile 2014. Le squadre: 5) Svizzera

Nella nostra rassegna sulle 32 partecipanti al prossimo Mondiale di Brasile 2014,

oggi è il turno della Svizzera, testa di serie del Girone E, forse quello meno “attraente” dell’intera competizione, dato anche lo scarso appeal degli elvetici. Ciò non toglie che comunque possa rivelarsi un raggruppamento molto interessante da seguire.

 

STORIA
Il più piccolo paese al mondo (in termini di estensione) ad aver ospitato la fase finale di un’edizione del Campionato Mondiale di calcio e quello in cui ha la propria sede (Zurigo) la FIFA. 9 partecipazioni al Mondiale (la prossima sarà la decima), 3 ai Campionati Europei. E l’argento alle Olimpiadi di Londra del 1924 come unico riconoscimento, anche se si tratta di una competizione che non rientra tra quelle ufficiali della FIFA e quindi non riconosciuta (in Uruguay non sono proprio d’accordo). Questo il palmares a livello maggiore Continua a leggere Speciale Brasile 2014. Le squadre: 5) Svizzera

E la chiamano estate


La Juve che arranca col Milan e subisce i contropiedi del Sassuolo al Trofeo Tim. La Juve che stenta contro l’Everton. La Juve che rimedia una figuraccia contro i Galaxy (non proprio il Real Madrid) e che deve stare attenta anche alle scorribande di Ricky Alvarez (non proprio Cristiano Ronaldo) nell’ultimo test americano contro l’Inter.

Conte è nervoso. Conte inizia a temere il peggio. Conte che mette le mani avanti perché subodora tempi duri. Conte che non si aspettava la rilassatezza dei senatori, un Llorente così fuori forma, un Tevez ormai poco più che un giocatore finito.

È calcio d’estate, dicono tutti. E così dice anche lui, l’Antonio bianconero. “Quando il Presidente mi chiederà di vincere la Guinness Cup, faremo una preparazione incentrata su quello”. Frasi da calcio d’estate, ma che, secondo alcuni, denotano un certo nervosismo per quei risultati, quei gol, che non arrivano, oltre che per la “solita” arroganza. Come l’altra, in conferenza pre-Supercoppa: “Non vorrei che se la vincesse la Juve fosse ordinaria amministrazione e invece se la vincesse la Lazio fosse una cosa fenomenale…”.

I più cauti e realisti avvisano: è estate, è calcio d’estate, non travisate la realtà, che vede la Juventus avanti a tutti. Ma è lecito pensare e, se non sei propriamente un sostenitore della Vecchia Signora, sperare, che la Juve sia un po’ alla frutta… Dopotutto anche se è calcio d’estate, davvero la Juve gioca male. E se ne prende 3 dai Galaxy, può prenderne 3 da chiunque.

Poi arriva la Supercoppa, il trofeo eccezionale o da ordinaria amministrazione.

Buffon e compagni alzano al cielo la Supercoppa Italiana
Buffon e compagni alzano al cielo la Supercoppa Italiana

E ti ritrovi Pogba, Chiellini, Lichtsteiner, addirittura Tevez (che bella partita la sua) in gol. Buffon stravince, e questa è un’altra sorpresa, la sfida a distanza con Marchetti. Barzagli  acciaccato gioca in maniera perfetta (e Bonucci non è da meno). Pirlo direttore d’orchestra. Asamoah e Re Arturo sono in versione fuoriserie. Persino Vucinic dopo 30 minuti smette le pantofole per indossare i guantoni. E poi c’è lui, il Mister antipatico. Quello che sul 4-0 in favore si arrabbia come un matto se Klose ha un’occasione facile facile (che Buffon sventa alla grande). Una simile cattiveria calcistica ci riporta alla mente un’altra partita, sempre giocata all’Olimpico, ma contro la Roma, dalla Juve di Capello, quella che vinse un titolo poi festeggiato a Milano da qualcun’altro. Era il 19 novembre 2005 e la partita finì 1-4 (chi non la ricorda può rivedere gli highlights qua). Dopo il vantaggio di Nedved a fine primo tempo, in 5 minuti, dal 56° al 61°, i sostenitori giallorossi videro Ibrahimovic ridicolizzare Kuffour, e segnare il suo gol più celebre in maglia bianconera, e Trezeguet scherzare per 2 volte con la retroguardia degli uomini di Spalletti.  

Quella Juve, al di là di tutto quello che ha poco a che vedere con il calcio giocato, era davvero una squadra fortissima. Questa forse non è ancora su quel livello e, dopotutto, lo show visto all’Olimpico domenica sera fa ancora parte del calcio d’estate, quindi conta relativamente. O, meglio, questo è quello che devono sperare gli anti-juventini d’Italia. Perché, se così non fosse, se la Supercoppa rappresentasse solo il primo assaggio della stagione che sta per iniziare, sarebbe difficile immaginare un finale di stagione differente dall’ultimo. Continuate a chiamarla estate…

Palermo-Juventus 0-1, le pagelle semiserie bianconere

Buffon s.v.: Missione compiuta: il tour gastronomico tra panelle, stigghiole e cannoli è stato di suo gradimento. In porta ci ha mandato uno spaventapasseri, data la sua inutile presenza.

Barzagli 7: Oramai la Grande Muraglia Cinese ha preso il nome de “la piccola Barzagli”.

Bonucci 10: Ancora a chiedervi chi ha sparato a Kennedy? Tra 50 anni staremo ancora a chiederci chi ha sparato a Bonucci. Potrebbe riuscire in un’impresa non riuscita in tanti anni di onorata carriera a Johnny Depp: vincere l’Oscar per la migliore interpretazione. Che poi disputi una partita ai limiti della perfezione passa assolutamente in secondo piano.

Chiellini 6: Vista l’inconsistenza in avanti del Palermo, assume il ruolo del preservativo quando si esce la sera: al 99% non servirà, ma averlo a portata di mano rende tranquilli nel caso la situazione evolva.

Lichtsteiner 6,5: Il ritorno in campo più importante a destra è il suo, altro che quello di Berlusconi. Pare finalmente di nuovo ai livelli della scorsa stagione.

Vidal 6,5: La sua opera di bene verso i bisognosi la compie, offrendo a Matri un pallone solo da spingere in porta. Se poi anziché in cibo, la sua offerta viene spesa in puttane, non ne ha colpa.

Pirlo 6,5: Non è giornata e campo per architetti, ma al massimo per ingegneri civili. Si cala alla perfezione nel ruolo badando alla sostanza.

Marchisio 6: Il suo livello di ordinaria amministrazione rappresenta un sogno per l’80% dei centrocampisti italiani.

Asamoah 6: In questa occasione si mostra talmente pasticcione che riuscirebbe a incendiare la cucina preparando un tagliere di salumi. Mezzo voto in più perché provoca l’espulsione di Morganella.

Vucinic 7: Sbaglia due gol per i quali meriterebbe di finire dentro la vergine di Norimberga. Però si fa perdonare, e alla grandissima, con il pezzo di bravura con il quale mette in porta Lichtsteiner per il gol decisivo.

Matri 4: Che ce frega de Van Persie (che decide il derby di Manchester) o de Falcao (che ne mette 5 tutti in una volta), noi c’avemo Matri gol. Speriamo per la bella Federica Nargi che almeno con lei non abbia problemi a buttarla dentro. Riesce nell’impresa di far rimpiangere Giovinco.

Padoin 6: Quando chiamato in causa risponde sempre presente, non rompe quando è messo da parte. In pratica, un amante perfetto.

Pogba 6,5: Non può avere 19 anni. Forza, lo scherzo è finito, diteci quanti ne ha davvero. Se continua di sto passo, davvero nel giro di un paio di anni ce lo ritroviamo al PSG o al City.

Bendtner 6: Dopo il ruolo decisivo nelle esultanze del derby, si fa notare per il tweet più bello della partita. Se non altro abbiamo trovato l’erede di Elia come twittero e come mascotte della squadra. In mezzo, tanto lavoro sporco, e la capacità di saper stoppare un pallone, che sarebbe il minimo per un attaccante che gioca in Serie A, ma un’ora di Matri ci fa abbassare le aspettative.

Conte 10: Bentornato

Siamo fatti così

In tempi non sospetti (si parla del post Genoa-Juve, 3° di campionato), sostenni che forse perdere una partita ci avrebbe fatto bene. Dati alla mano, quella del Marassi era la Campagna numero 42, ma quella Juve, soprattutto quella vista nel primo tempo, ci aveva fatto rabbrividire. Poi, nella seconda frazione le cose erano andate meglio, ma, come tante altre volte accade, il cambio di direzione di un incontro va equamente diviso tra i meriti propri (gli ingressi di Mirko e Asa) e i demeriti altrui (e basta vedere l’attuale classifica dei grifoni per rendersi conto di ciò). A quel pomeriggio seguirono altre 7 giornate di gloria, che videro, tra le altre cose, 8 minuti di fuoco contro la Roma, uno scontro al vertice contro il Napoli, vinto nella maniera più spietata possibile, e la più brutta Juve da quasi 2 anni a questa parte, “ammirata” a Firenze. A far da corollario a ciò, una opaca prestazione contro lo Shakhtar a Torino (la partita del dissenso dei tifosi) e 90′ da sciuponi in Danimarca (e speriamo vivamente di non dover rimpiangere quella partita tra 15 giorni). Nel complesso, una Juve cinica, molto più Capelliana che Carerr/Aless/Contiana. Però è risaputo: se uno nasce tondo non può morire, né vivere, quadrato. Non si può dare a Charlize Theron la parte di Bridget Jones e sperare te la faccia con la stessa maestria di Renée Zellweger. Può andarti bene 1 volta. Forse 2. Poi capisci che non è il suo “mondo”. Perché Renée interpreta meglio Bridget, allo stesso modo di come Charlize è più adatta ad altri ruoli (e parliamo di 2 Premi Oscar…).

E così arrivò l’Inter. Che ci prese a sberle. Riportandoci alla realtà. E, col senno di poi (un “poi” ancora troppo recente per darlo come definitivo), alzi la mano chi pensa sia stata una sconfitta dolorosa. Certo, piuttosto che perdere con l’Inter, tutti noi Gobbi preferiremmo essere costretti a passare 1 mese, in una stanza 2 metri x  2 metri, in compagnia del Mike Tyson versione “morso dell’orecchio di Holyfield”, facendogli continuamente dispetti, sperando di non essere ridotti a carne da macello. Però è anche vero che a fine campionato contano più i punti lasciati a Siena, Verona e Bologna (sempre detto col massimo rispetto per le squadre in questione), che quelli smarriti con compagini tipo i nerazzurri. Ed è anche e soprattutto vero che da quella notte qualcosa è cambiato. Almeno, così parrebbe. Addomesticati il Nordsjaelland e il Pescara, è stato il turno della Lazio. Si è dominato sul campo, ma si è portato a casa 1 solo punto. E allora le prime conferme: sta tornando la Juve. Quella di Conte, che abbiamo conosciuto lo scorso anno. La riprova ieri: Chelsea annichilito, con quella che è sicuramente la miglior prestazione stagionale e la miglior prestazione da quasi 10 anni a questa parte in Europa (mi viene da pensare che la semifinale di ritorno con il Real Madrid nel 2003, quella del “giallo di Nedved”, sia la partita perfetta, ammonizione di Pavel a parte, quindi insuperabile).

Certo, anche in questo caso, i meriti nostri (tantissimi), vanno sommati ai demeriti altrui (mai visti dei
detentori del titolo così mediocri). Però, permettetecelo… Che spettacolo! Su 11 titolari e 2 subentrati (Pogba stavolta non può essere preso in esame), non c’è stato nessuno che non abbia giocato col sangue agli occhi, con quella voglia di dominare sul campo, di vincere, di assistere alla disfatta dell’avversario per propria manifesta superiorità. Chiellini che svettava di petto sui rinvii di Cech, laddove gli altri tentavano un vano colpo di testa, Vidal che al 90° sembrava star meglio che al 1° minuto, Quaglia che dimostra di saper fare anche gol alla Inzaghi, Giovinco che risponde con rabbia e opportunismo alle critiche, Licht che, dopo aver tentato di portarsi a casa la tibia di Palacio, torna in campo a dominare la fascia destra. Anche quei battibecchi tra la Guardia Svizzera e Quaglia e Mirko, sono cose che un po’ mancavano. Alla Juve si è tornati a pensare di fare la Juve! La miglior risposta ai giornalisti, l’ha data Asa, che anche ieri ha vinto il duello con il suo avversario di fascia: “Il segreto? Correre senza fermarsi mai!”. Perché è questo il nostro DNA.

Però nel calcio, si sa, 2 indizi (nel nostro caso anche 4) a volte non bastano a fare una prova. Quindi attendiamo i prossimi 15 giorni. Milan, Toro e Shakhtar ci diranno se la parabola intrapresa è quella giusta. Nel caso affermativo potremmo star tranquilli e goderci un’altra ottima annata. Altrimenti, toccherà pazientare ancora un po’. Dal 9 dicembre in panchina torna un certo Tonino…

Till the end…

Siamo tornati e siamo sempre noi

Stephan Lichtsteiner, autore del primo gol nel 2-0 contro il Parma (i diritti della foto appartengono a Mess, utente wikimedia commons http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stephan_Lichtsteiner_2012.JPG)

E si riparte!

Avevamo chiuso l’anno con una vittoria sull’Atalanta, apriamo la nuova stagione con un’affermazione sul Parma di Donadoni, 40esimo risultato utile in campionato (ultima sconfitta, stagione 2010/11, proprio contro il Parma, al Tardini, 1-0 con rete spettacolare di Giovinco).

Ripartiamo con il tricolore sul petto, con una squadra che poco ha cambiato rispetto lo scorso anno, ma con alcuni interrogativi, che fanno pensare a quella di ieri sera come a una Juventus ancora leggermente “sperimentale”. Qualcuno potrà storcere il naso, ma a pensarci bene, l’invincibile squadra Campione d’Italia lo scorso anno aveva 4 punti di forza: 1) Conte; 2) Pirlo; 3) Il collettivo/cooperativa del gol; 4) Lo Stadio. Non necessariamente in quest’ordine. Adesso, per forza di cose, l’ultimo punto non incuterà più lo stesso timore agli avversari (anche se l’atmosfera respirata a Torino rimane unica). Sul punto 1) di cose da dire ce ne sarebbero tantissime… L’idea è che i cori ascoltati ieri sera contro Palazzi diverranno abituali nella cornice dello Juventus Stadium, anche se il Tnas ci restituirà prima del tempo il Mister che un processo grottesco ci ha relegato dietro vetri oscurati, ma mai come il suo umore. Per fortuna che Conte non pare comunque aver perso la sua verve, anzi il pugno sferrato ai vetri in occasione della chance sprecata da Vucinic a tu per tu con Mirante lascia intendere la sua inalterata rabbia agonistica. Rimangono i punti 2) e 3). Andreino da Brescia ieri sera ha incantato a sprazzi. Una mezz’oretta da vero Pirlo. Tanto è bastato per domare il Parma. E per entrare nella storia con il primo gol/non-gol convalidato dal giudice di porta (rete che ha ricordato un Juve-Parma 1-0 del 1995/96, deciso da una punizione di Del Piero, con la sfera fatta entrare in porta da una disattenzione di Bucci). La mezz’ora di Pirlo, coincide con la mezz’ora “da Juve” della Juve, in cui Asamoah si distingue per potenza e concretezza e in cui il primo gol di Lichtsteiner fa ben sperare per il prosieguo del campionato, visto che la Guardia Svizzera aveva timbrato anche il cartellino del primo gol della passata stagione, sempre contro i ducali, all’epoca allenati da Colomba.

Purtroppo, però, la Juve vista ieri sera non basta! Si ha la sensazione di un reparto al completo (il centrocampo) e di 2 in attesa di essere puntellati. Ieri sera mancavano, in difesa Chiellini, Caceres e Lucio. Vale a dire il 1°, il 4° e il 5° difensore in ordine di importanza. E se per il Chiello e per l’ex del Siviglia la situazione dovrebbe tornare alla normalità dopo la sosta per le nazionali, quindi per la 3° di campionato, la situazione di Lucio è diventata decisamente seria dopo gli esami che hanno riportato la lesione completa del legamento peroneo-astragalico anteriore. Per me è arabo, per chi ne capisce si parla di 50 giorni (aggiornamento delle 15:50) di stop. Nessuna operazione, ma comunque un indisponibile che non ci voleva, soprattutto in vista della Champions, competizione in cui l’esperienza del difensore brasiliano avrebbe fatto comodo a Conte.

Naturalmente, il bicchiere mezzo-vuoto è sempre là davanti. Anche ieri i gol sono arrivati dal centrocampo (se vogliamo considerare Licht centrocampista al 100%). Manca una prima punta, manca un bomber da 20 gol sicuri. Vucinic è l’intoccabile, Giovinco convive ancora con troppe pressioni, Matri sembra stia soffrendo psicologicamente il fatto di essere stato retrocesso a primo panchinaro, di Quagliarella si sono perse le tracce (nel senso che lo si è visto solo nel secondo tempo del trofeo Berlusconi, ultimamente). In più, proprio numericamente, rispetto lo scorso campionato, il reparto offensivo è meno affollato. Del Piero è stato sostituito da Giovinco, ma Borriello non è stato rimpiazzato, a meno di considerare il giovane Boakye parte integrante della 1° squadra. L’infortunio di Giovinco non sembra essere serio, ma una punta serve! Meglio ancora se di livello, anche se tutte le strade (ri)portano sempre a Borriello, che per carità è un onesto mestierante, ma non è il top del top (non che Llorente, parere di chi vi scrive, lo sia, soprattutto al cospetto di una spesa di oltre 20 mln di €…). Adesso entriamo negli ultimi giorni di mercato ed è lecito aspettarsi un paio di colpi dal duo Marotta-Paratici, in modo da puntellare la squadra in vista dei prossimi mesi, in cui si giocheranno spesso 3 partite a settimana.

Ripartiamo comunque da un punto fermo: il gruppo. La Juve ha un gruppo eccellente e se è vero che la Juve di ieri non basta, è altresì vero che chi va in campo dimostra sempre una carica che solo chi indossa quella maglia sa trasmettere. E allora “gasiamoci” e rifacciamoci gli occhi osservando la potenza di Asamoah, le giocate di Vucinic, la classe di Marrone (coccoliamoci il giovane… è forte…). Evitiamo di raccogliere le provocazioni dei tifosi medi per cui il fuorigioco di Licht su un rigore non realizzato da Vidal ha condizionato già l’intero campionato. La prossima mossa aspettiamocela quando Buffon o Marchisio vinceranno il sorteggio arbitrale ad inizio partita…

Till the end!

Stef

P.S. – per chi non avesse visto la partita, ecco gli highlights dell’incontro di ieri: http://www.youtube.com/watch?v=WbPCBWh0hQM