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Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Napoli-Juventus)

La stanza sott’acqua

(È buio. Due corpi affondano. Non oppongono resistenza. La massa è pesantissima. Precipitano. Si tolgono i vestiti fino a restare nudi. Le azioni sono lentissime, per tutto il dialogo)
– Iniziamo malissimo.
– Perché?
– Come perché. Stiamo intavolando un discorso in una stanza sott’acqua. Nudi. Ti renderai conto anche tu dell’assurdità della faccenda.
– Sarebbe stato assurdo restare vestiti, sott’acqua.
(pausa)
– Non divagare.
– Non angosciarti, sono licenze. La realtà si concretizza mentre parliamo, mentre scriviamo. Devi immaginare che non c’è un prima, non c’è un dopo, che ciò che è reale oppure no lo stabiliamo noi, ciò che è possibile lo decidiamo noi.

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Ritornerai

Caro lettore, che tu sia parmigiano oppure juventino, cagliaritano, interista, fiorentino o ascolano se hai aperto questa pagina un po’ ti parmadispiace. Si, questa squadra con una strana maglia bianca e croce nera che forse ricordi anche a strisce orizzontali gialle e blu richiama la tua gioventù o un periodo felice o magari un ricordo. E qualcosa ti turba nel profondo. Si, è proprio così, nel tuo panorama di ricordi c’è anche questo pezzo d’Emilia prima simpatica, ai tempi di Scala, poi antipatica, ai tempi della megalomania di Tanzi, infine lì, a metà classifica, comunque e giustamente presente tra i grandi. Quindi, di qualunque colore sia la tua sciarpa, stringila al collo, fanne parte di te. È un bene prezioso, un qualcosa che accompagna fin dall’infanzia. Come la famiglia, l’amore, l’amicizia. Chi stende il proprio cuore tra queste righe è un tifoso come te. Solamente un po’ più triste di te perché oggi la sua squadra è fallita. Fine.

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Ci vuole un fisico bestiale – Weekend libero

Questo weekend non ho seguito il calcio. Quel calcio delle tv, delle polemiche, dei soliti sospetti. Nulla. Solo i replay della Juventus. Per il resto buio totale. Mi son goduto Firenze, con i suoi monumenti, con il panorama di Piazzale Michelangiolo al tramonto, il Lungarno di sera, il centro di giorno, il caffè alle Oblate e la giostra in piazza della Repubblica. Ho esplorato vicoletti di cui mi sono innamorato, ho aiutato turisti sorridenti a trovare i punti di attrazione di una città maestosa, ho scovato trattorie minuscole (Anita, per la cronaca) dove la fiorentina, quella vera e genuina, viene fatta e “cotta” a dovere, non come in alcuni ristoranti superchic dove viene servito un misero filetto spacciato per la bistecca più famosa al mondo. Continua a leggere Ci vuole un fisico bestiale – Weekend libero

Campionato ’14/’15 Arrivo a Firenze

Chi’ll’è quello?

Un sarà miha Richards?

Ricciard? Ma chie, quello scuro?

No, un’nn’è miha richiard, e l’è Badejil!

Ie, ma Badeji miha gioca.

(Badei, ribattezzato mentalmente Remo, per il filosofo italiano Bodei. Penso che potrebbe diventare il mio Favorito, ora che Wolsky è partito per Bari)

Ma un’si chiamava mica Richards.

Ell’ è coso, Marin (pronunciato elegantemente con l’accento sulla “a”).

Ie. Marinn l’è infortunaho come quell’altro. E ci vendono i bidoni, e son difettati, senno miha venivano qui da noi.

Miha? Chie? Miha Ricciard?

E così il dialogo può ricominciare dall’inizio, nastro di moebius.

D.Benbennik, opera propria. da wikipedia
D.Benbennik, opera propria. da wikipedia

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Catania-Milan 1-3: le pagelle semiserie dei rossoneri

Catania-Milan1Gabriel 6 – vi ricordate il famoso video dello scorso campionato, in cui ripeteva senza motivo a Robinho la storica frase “mio figlio, mio figlio!”? Ecco, ieri l’ha detto anche a Maxi Lopez, riferendosi a uno dei tre pargoli che Maxi avrebbe concepito con Wanda Nara.

Poli 6,5 – c’è poco da fare, gioca bene perfino da terzino. Lui incarna il prototipo del genero che tutti vorrebbero avere. Io non ho ancora una figlia, ma lo prenoto già.

Bonera 5 – Video:

Silvestre 5,5 – mostra alle tifose catanesi che almeno in termini di bellezza si stava meglio quando c’era lui. Il confronto con Spolli e Rolin non regge.

Emanuelson 6 – l’unica cosa che sa fare è crossare, potrebbe benissimo giocare direttamente al posto della bandierina del calcio d’angolo. Continua a leggere Catania-Milan 1-3: le pagelle semiserie dei rossoneri

Milan-Udinese 1-0: le pagelle semiserie dei rossoneri

1381324_533057300116974_570800103_nGabriel 6,5 – ragazzino con più sostanza dei veterani con tatuaggi fascisti – ogni riferimento non è per niente casuale -, le milf di tutta Italia lo sanno e lo confermano: toy boy è bello, toy boy piace. Ci mostra le uscite, per la prima volta in questo 2013 capiamo di cosa si tratta.

Abate 6 – acconciatura diligente e sopracciglia curate per compensare le sue enormi lacune tecniche.

Silvestre 6 – forse parente di Guidolin, che decide di facilitare l’esordio di Pino dimenticandosi che in una squadra di calcio vanno schierate anche le punte. Lo rivedremo.

Zapata 6 – cerca disperatamente di mettersi in difficoltà, invoca gli attaccanti dell’Udinese alla manovra offensiva, cerca perfino un cilicio per autoflagellarsi, ma non c’è nulla da fare. Si becca la sufficienza, suo malgrado.

Constant 5 – cercatelo on-line su Gta 5 e riempitegli le budella virtuali di piombo. Continua a leggere Milan-Udinese 1-0: le pagelle semiserie dei rossoneri

Terza categoria

Campionato ai blocchi di partenza. Si, senza dubbio c’è di che invidiare le vostre povere fidanzate: mi sembra di vederle, lì accanto a voi professoroni di mercato, mentre, intenti a disquisire sui soldi degli sceicchi e l’incapacità di Branca, quasi vi dimenticate della loro inutile presenza (a che serve un essere umano che non ha opinione su Llorente?). Ogni tanto vi sentite tirare per la mano e allora, a malincuore e senza voltarvi, dite al vostro interlocutore: “Scusa, ma devo andare, il cane deve fare la pipì.”

Ma non di sola serie A vive l’uomo. Scendiamo, scendiamo per graduatorie e gironi, scendiamo fino a toccare il fondo: terza categoria. Più in basso ci sarebbe il calcio amatoriale, ma quelle sono più che altro partite di convenienza: cene e sbronze, il pallone è un diversivo. La terza categoria la si può guardare con occhi diversi: quelli del bambino, ad esempio, che sogna la maglia del Real Madrid ma si accontenterebbe di diventare capitano della squadra del paese. Oppure con gli occhi della giovane promessa senza speranze (quello bravino nei giovanissimi regionali, per intenderci), che vede la terza categoria come il fumo negli occhi, una cosa brutta da evitare come la peste. Ha un sogno ricorrente: si trova a San Siro e lo stadio è vuoto. Uno ad uno gli spalti iniziano a cadere e al di là delle gradinate non c’è la caotica Milano ma il natio paesello. Alla fine rimane solamente una tribuna in ferro innocente, quattro file e niente più. Una voce metallica declina le formazioni e ringrazia gli sponsor: Luisa frutta e verdura e Alimentari da Gino. Poi se Dio vuole il ragazzo si sveglia e tira un sospiro di sollievo: l’illusione può continuare qualche anno. C’è poi il giocatore, troppo pigro per gli allenamenti delle categorie superiori, ma troppo interessato a mantenere una parvenza di tartaruga sulla foto di profilo facebook per sprofondare nel girone dei gozzovigliAmatori. Gli occhi più importanti sono quelli dell’allenatore, un ex calciatore che ha collezionato più infortuni che presenze. L’unica figurina che si conosce di quest’uomo è la foto che possiedono gli ortopedici, così affezionati da inserirla tra le foto di famiglia sulla scrivania: stagione 1994-95, maglia viola, una presenza, menisco, legamento destro, due lussazioni e quattro storte. Da non dimenticare il giovane spettatore, quello che il pallone l’ha calciato solo di sfuggita anni prima, quando si era in nove e se non avesse giocato i grandi lo avrebbero menato. A questo delle partite non importa una fava, si posiziona in un angolino della platea con i suoi compari e si dedica ad azioni ben più illegali di un’entrata a piedi uniti. Attento a non farsi sgamare dal padre, anch’esso spettatore, si fa fregare a partita terminata, quando interrogato dal genitore, non conosce nemmeno il risultato finale. Infine c’è lo spettatore adulto, over cinquanta, per intenderci. E’ l’unico a cui frega qualcosa della squadra, ultras accanito in continuo diverbio con arbitro e panchina avversaria. A casa lo aspetta la moglie, ben contenta che almeno la domenica il consorte si tolga dalle scatole. Si dice, a proposito, che, quando le squadre di paese rischiano il fallimento e si tenta di salvarle con una sottoscrizione degli abitanti, le mogli dei pensionati siano le più generose contribuenti.

Chiudo ricordando la squadra del mio paese: il Groppoli. Maglia rossoverde prima e rossoblu poi, pubblico affezionato e caldo. Negli anni d’oro, quando vagava nelle zone basse della terza categoria, data l’assenza di spettacolo il divertimento maggiore giungeva a fine partita, quando squadre e arbitri dovevano passare sotto la tribuna per raggiungere gli spogliatoi. C’era addirittura chi arrivava a cinque minuti dal termine per sfogare una settimana di frustrazioni in quel breve attimo in cui avversari e arbitro passavano sotto i nostri piedi.

Che dire, era un calcio diverso, meno Beckham e più sputi dalle gradinate.

Juventus-Fiorentina “La Viola arriva con baldanza, ma a Torino per nessuno c’è speranza”

Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate. Questa era la frase conclusiva del video di presentazione del match pubblicato sul sito ufficiale della Juventus, che tanto ha fatto gridare allo scandalo e inalberato il mite (ma solo quando non è allo stadio) Andrea della Valle per i suoi sedicenti contenuti offensivi. In realtà si trattava di un “omaggio” a Firenze attraverso le eterne rime del Sommo Poeta, gloria e vanto della città gigliata nel mondo. Evidentemente Della Valle non è un fine esteta e non ha apprezzato: ce ne faremo una ragione. Inferno doveva essere e inferno è stato, con uno Juventus Stadium esaurito in ogni settore per una sfida che, nonostante le parole elusive di Conte, anche a Torino è sentita parecchio dai tifosi bianconeri. L’atavica rivalità tra le due squadre accende la partita fin dai primi minuti, con una Juve che parte all’attacco e una Viola che replica prontamente con pericolose azioni di ripartenza. Portano sofferenza alla difesa le folate di Cuadrado sulla fascia sinistra, con Marchisio che ricorre ai mezzi “d’esperienza” per fermare il colombiano, e i guizzi di Jovetic al limite dell’area, bravo in due occasioni a liberarsi di Peluso (oddio, non che ci voglia granchè) e a tentare il tiro a rete. Tuttavia dopo una ventina di minuti la partita prende una piega ben precisa: fatti sfogare gli avversari, la Juve si impadronisce del possesso palla, alza il pressing fin dentro l’area viola e impone il suo ritmo forsennato. I difensori gigliati, subito aggrediti, sono spesso costretti all’errore o al retropassaggio nelle zone di Viviano, che con i suoi rinvii scandalosi ci propizia innumerevoli rimesse laterali in zona d’attacco. Jovetic si spegne, Toni corre da solo nel deserto, Pizarro viene braccato da un Vidal tornato ai massimi livelli, l’intero centrocampo viola assiste impotente ai lanci poetici di Pirlo, stasera in formato Pallone d’Oro. Da una palla persa sulla trequarti nasce il gol bianconero, con Vucinic che lascia rimbalzare la sfera e poi scarica una mina sotto la traversa. Uno a zero e match sbloccato. Ma i ragazzi continuano a correre imperterriti, pescando energie da un serbatoio sconosciuto. La Fiorentina è chiusa nella sua area piccola e non riesce quasi mai a ripartire. Il raddoppio avviene prima dell’intervallo e porta la firma di Matri, ancora decisivo alla seconda rete consecutiva, e passato in breve da intristito velino a infallibile cecchino. L’entusiasmo contagia la tribuna d’onore. Un Agnelli a dir poco disinibito esulta come un capo ultrà. La Furia Ceca partecipa con gioia ai festosi cori contro Viviano. Bersani gongola e gode come un riccio nel vedere, lì al suo fianco, un Renzi attapirato e muto nella sua sciarpetta viola. Dopo le primarie, un’altra batosta in vista per il sindaco. Il resto è accademia, con passaggi corti e squadra in controllo. Bene il centrocampo, bene la difesa che ha smesso di subire gol, bene gli esterni, ottimo De Ceglie (un giorno si scoprirà che c’era lo zampino del medico di Cipollini), in forma l’attacco. Negli ultimi minuti prova pure Giovinco a segnare, ma una sua rete sarebbe un’umiliazione eccessiva per i ragazzi di Montella. Unico dispiacere, il mancato utilizzo di Anelka, che deve rimandare ancora il suo debutto; forse non è ancora entrato negli schemi, forse non ha la condizione (non preoccupatevi, a fine maggio sarà in formissima), o forse Conte aspetta di stare sul 4-0 a cinque minuti dalla fine per mandarlo in campo in tutta sicurezza. Ad ogni modo arrivano i 3 punti. Il pareggio serale tra Lazio e Napoli fa salire a 5 le lunghezze sui partenopei. Un buon gruzzolo, ma guai a sedersi sugli allori. Ora gli occhi sono puntati verso la Scozia, dove martedì la Juve giocherà l’andata degli ottavi di Coppa per continuare il sogno europeo. Qui si parrà la tua nobilitate.

Cagliari-Milan 1-1: le pagelle semiserie rossonere

Abbiati 5,5 – volevo mettergli 6, ma rivedendo il gol di Ibarbo ho notato come anche stavolta si tuffa con la solita movenza da bradipo anestetizzato. Un’uscita a ricotta nel secondo tempo. Per il resto poco impegnato (meno male).

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Abate 4,5 – rileggendo la profezia dei Maya (sì, io capisco la loro scrittura) ho notato, e lo proporrò in una prossima conferenza all’Università di Harvard, come sia scritto chiaramente che il mondo finirà solo al primo cross azzeccato da un certo ser Ignazio di Sant’Agata de’ Goti. Siamo in una botte di ferro.

Zapata 4,5 – al momento del gol di Ibarbo stava concordando con i tifosi cagliaritani la creazione di un movimento rivoluzionario (sulle orme del suo omonimo Emiliano)  che “convinca” i politici sardi a tenere aperto, una volta per tutte, questo benedetto Is Arenas.

Mexes 3 – spero sia la prossima vittima di Dexter Morgan.

De Sciglio 5,5 – la cattiva influenza di Abate e Antonini potrebbe farsi sentire. Facciamogli fare allenamenti differenziati.

Flamini 6 – per Galliani sembra quello dell’Arsenal, ma il geometra non riuscirà a far abbassare ulteriormente l’età media della squadra con questo trucco. Oggi a sostanza e baldanza non lo batteva nessuno.

Ambrosini 8 – primo tempo favoloso, domina il centrocampo dando il là a tutti i contropiedi di Ibarbo e Sau. Pulga e Lopez devono essere fieri del loro capitano.

Muntari 5giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra. Definisce bene il suo ritorno in campo.

Niang 5,5 – la fa lui la “balotellata”, scalciando Ekdal nel primo tempo e beccandosi un meritato giallo. Ancora pimpante, però meno efficace delle altre uscite. Il problema è che allenandosi in settimana contro Antonini poi rischia di trovarsi di fronte gente alla Nicola Murru, giocatori di livello superiore che possono metterlo in comprensibile difficoltà.

Balotelli 5,5 – in settimana qualcuno ha detto che Balo è decisivo come Ibra, e lui subito prende tutti i pregi e i difetti dello svedese: fa un eurogol in sforbiciata, ma non viene convalidato (il pallone era uscito); mostra una scandinava freddezza sul rigore; ma allo stesso tempo è nervoso con i compagni (magari non proprio oggi, ma mercoledì contro l’Olanda ad Abate gliene ha dette un paio) e con i tifosi avversari, e ha preso l’insopportabile vizio di voler calciare personalmente tutte le punizioni assegnate dal centrocampo in su, con l’intenzione di tirarle in porta, qualunque sia la posizione. Ha comunque l’attenuante di un centrocampo che gli ha fatto arrivare pochi palloni, ma deve giocare un po’ più sereno.

El Shaarawy 4,5 – forse la peggior partita del suo campionato. La cresta ora mi ricorda quella che portavano alcuni Mohicani, che però hanno fatto una brutta fine. Potremmo iniziare la risalita cambiando pettinatura.

Boateng 4 – forse sono un essere orribile e la sua presenza è la mia punizione divina. Spero per lui che non mi incontri mai.

Bojan 5,5 – per par condicio lascio tutte le punte sotto la sufficienza. In ogni caso il catalano è un dead man walking, visto che non lo riscatteranno mai, a meno che il Barcellona non decida di lasciarcelo in cambio di Traorè, ma direi che è abbastanza improbabile. Mi sembra quasi di parlare di un fantasma.

Robinho s. v. – ingresso giusto, perché noi siamo leali. In previsione del rosso ad Astori ci è sembrato corretto giocare la partita in 10 contro 10. La sportività prima di tutto.

Allegri 4,5 – adesso non diciamo che non è colpa di Allegri se non ci sono centrocampisti di qualità. A Galliani una volta i piedi buoni garbavano, ma il maledetto livornese col tempo gli ha fatto cambiare idea. Immagino la gioia che ha provato quando gli si è presentata la possibilità di poter schierare i suoi zappatori d’ordinanza. Comunque lui legge le mie pagelle e mi odia, solo così posso spiegarmi l’assiduo impiego di Abate e Boateng, che starebbero meglio fuori rosa. Come fa a credere ancora in Boateng e in Robinho? Tanto vale portarsi in panchina Henty e Petagna. Rifaremo i conti dopo il doppio impegno contro Inter e Lazio.

Chievo-Juventus “Partenopei siete avvisati, è tornato mitra Matri”

Ieri abbiamo giustamente concesso il dovuto spazio alle presentaziomi delle vetture di F1 (se ve le siete scordate https://inzonacesarini.wordpress.com/2013/02/04/f1-preview-tecnologia-e-potenza-ai-nastri-di-partenza/), oggi ci rituffiamo nel campionato con il report sul lunch match tra Chievo e Juventus. In una domenica ricca di appuntamenti, dal Superbowl americano al sei Nazioni europeo, con il trionfo dei nostri ragazzi sui galletti francesi (godo!), fino allo spettacolare e un po’ cinematografico esordio di Balotelli nel Milan (lo stiramento di Pazzini, lui che entra a freddo, la prima rete, il rigore all’ultimo secondo, la dirigenza in estasi), la vittoria dei bianconeri a Verona è passata sicuramente in secondo piano. Meglio così, dopo tanti clamori è bene viaggiare un po’ a fari spenti, in attesa che la pressione si sposti sugli inseguitori e logori gli avversari (Lazio stanca e azzoppata, Strama che non ingrana, il boemo passato da “daje” a “lèvate”).

La Juve si presenta a Verona con una formazione rimaneggiata, priva di ben cinque titolari tra squalifiche, infortuni e assenze per la Coppa d’Africa (a proposito: non sarebbe l’ora che anche loro la giocassero ogni quattro anni come gli altri tornei continentali?). Conte dal suo gabbiotto insiste per le seconde linee, nonostante le recenti amnesie e le incertezze che sono costate alla squadra punti pesanti nelle ultime partite. Alessio tenta invano di dissuaderlo, ma quando il Parrucchino s’impunta c’è poco da fare: così assistiamo, evento più unico che raro, alla presenza in campo del pacchetto “corsa e fantasia” con Giovinco, Marrone, Caceres e De Ceglie titolari dal primo minuto. Tutti dentro appassionatamente. Nella ripresa entrano pure Padoin e Isla, e a quel punto il livello tecnico generale subisce un tracollo vertiginoso. In avanti tocca a Matri sostenere il peso dell’attacco. Che il velino sia in giornata lo si capisce già dopo dieci minuti, quando colpisce al volo un cross dal limite e infila Puggioni con una perfetta corrdinazione. Giù applausi, e tutti a celebrare il gol “alla Trezeguet”. Strana razza quella dei telecronisti sportivi. Se uno tenta un tiro a giro sul secondo palo, ecco un inconfondibile tiro “alla Del Piero”, se crossa dalla trequarti, ecco il traversone “alla Beckham”, se fa gol su punizione, è una punizione “alla Pirlo”, se tira una mina al volo, è un gol “alla Veron”, se finisce spesso in fuorigioco, è un attaccante “alla Inzaghi”. E così via. Evidentemente c’è un irrefrenabile bisogno di modelli di riferimento. Spero solo che nessuno parli mai di un fallo “alla Ciani”, sennò non saprei veramente cosa pensare. Il resto della partita scorre sui binari del possesso palla da parte della Juve, tornata a esprimere un gioco di buon livello a ritmo sostenuto, con scambi veloci tra i centrocampisti e i rapidi guizzi degli esterni lungo le fasce. Protagonista assoluto diventa Lich: l’espresso svizzero corre come un indemoniato facendo impazzire i difensori clivensi e poi, accentratosi dentro l’area di rigore, raccoglie con elvetica puntualità l’invito di Giovinco a scaraventa in rete il gol del due a zero. A inizio di secondo tempo arriva la riscossa del Chievo e la Juve, tanto per non smentirsi, concede il solito gollettino, con Thereau che accorcia le distanze tra i timidi applausi dei pochi veronesi infreddoliti presenti allo stadio (onore al Chievo, l’unica squadra in Italia e forse in Europa che è come se giocasse sempre in trasferta) e il lontano boato dei gufi di Fuorigrotta. Ma nonostante i rituali apotropaici dei partenopei, tra corni agitati, appelli alle icone votive di Maradona e intrugli in stile “occhio malocchio prezzemolo e finocchio” di banfiana memoria, i bianconeri resistono senza troppi affanni fino al fischio finale e rimandano al mittente i sogni di aggancio del Napoli. I risultati del pomeriggio certificano l’inizio della lunga, difficile volata scudetto. Tra poco torneranno le coppe. E sabato a Torino arriva la Violaccia…

(Lino Banfi esegue il celebre rito voodoo-pugliese in una scena cult del cinema italiano)

Juventus-Genoa “Nell’estremo minutaggio a fischiare ci vuol coraggio”

Rabbia e scoramento. Paura e frustrazione. Questi sono i sentimenti all’indomani del cocente e immeritato pareggio che la Juve subisce in casa propria per mano di un Genoa bravo a segnare nell’unica occasione, a chiudersi a riccio in area per più di mezz’ora e a sfruttare nel finale la protezione accordata dall’alto (San Gennaro vede e provvede?). E sì che la partita sembrava essersi messa sui binari giusti. Sembrava. La Juve scendeva in campo con tutti i titolarissimi a eccezione di Pirlo a riposo (martedì sfida di ritorno di Coppa) a Chiello sempre fermo ai box; in avanti, attacco “velocità e fantasia” con Mirko e il Quaglia nazionale. Non chiedetemi la formazione del Genoa: tra quaranta acquisti e trenta cessioni anche loro hanno perso il conto dei giocatori in rosa. Quando poi senti i nomi di Manfredini, Olivera e Pisano, che fino a ieri militavano in altre compagini, ti rendi conto come ormai il calciomercato vada molto più veloce della normale comprensione umana. La partita ha poco da dire. Il copione è sempre il solito, primo tempo noioso e bloccato, ripresa più vivace con i bianconeri che attaccano per vie centrali. Con De Ceglie in fascia i cross in mezzo sono rigorosamente banditi; gli esterni spesso si accentrano e tentano la conclusione dal limite dell’area con Frey (avete notato come si sia “cinghializzato”?) sempre molto attento. Ci vuole un colpo a sorpresa, qualcuno che tiri fuori il coniglio dal cilindro. E quando si parla di magie si parla di lui, Quaglia o’ bravo guaglione, stavolta inseritosi rapace su un cross basso dal fondo quanto basta per far carambolare il pallone sul difensore avversario e spedire così la palla in fondo al sacco. Gol con un po’ di fortuna, ma pienamente meritato. Il Genoa fa molto poco, la squadra è sfilacciata, i giocatori non si sono ancora amalgamati e ciascuno corre per i fatti propri. Ma guai a sottovalutare i poteri taumaturgici della coppia Caceres-Bonucci, capace, con le sue dormite difensive, di resuscitare anche i morti. E così Borriello (tu quoque!), dopo averci regalato qualche gioia sul finale dello scorso campionato, gela lo stadio con una zuccata ravvicinata. La risposta della Juve è rabbiosa, il Genoa rimane in dieci per infortunio di Floro Flores a cambi esauriti, il match si trasforma in un rievocazione sportiva dell’assedio di Alamo, con gli uni ad attaccare e gli altri a spazzare via il pallone. Ma nonostante i ripetuti assalti il fortino non cade. Finchè non avviene il fattaccio: pieno recupero, lancio      dentro l’area, Granqvist interviene in maniera goffa, la sfera batte sul braccio del difensore, tutti hanno l’impressione che si tratti di calcio di rigore. Tutti tranne l’arbitro Guida. Seguono proteste, litigi, ammonizioni, conciliaboli con il giudice di porta, che era lì a due metri dall’azione; ma l’arbitro assegna il calcio d’angolo e poi fischia la fine. Conte ha un diavolo per parrucchino e non le manda a dire. Meglio spegnere il televisore e stendere un velo sul brutto finale, che nella sua concitazione avrebbe dato grandi soddisfazioni al buon Failla. Però sul rigore non dato restano atroci dubbi. Soprattutto se l’assistente di porta, come qualcuno afferma, avesse davvero informato Guida del rigore netto, e l’arbitro poi avesse deciso di sorvolare perchè “non se la sentiva”. Caro Guida da Torre Annunziata (un briciolo di malafede ci sta bene), i rigori se ci sono si danno a prescindere dal minuto di gioco e dal colore della squadra. Altrimenti meglio darsi ai tornei di bocce. Detto questo, per onestà intellettuale bisogna riconoscere che la Juve ha giocato ancora una volta sottotono, non chiudendo in tempo la partita e prendendo gol nella solita, ripetitiva azione di ripartenza degli avversari. Urgono correzioni, martedì a Roma ci giochiamo una finale.

Postilla sul mercato in entrata. Ormai la ricerca di un attaccante da aggiungere ai venti già in rosa (abbiamo ancora Iaquinta, ve lo siete dimenticati? Io no. Vincenzone è vivo e lotta insieme a noi) è diventata spasmodica e intricata come quella del Santo Graal. Dopo Fernando “Riccioli d’Oro” Gliorente, già prenotato per giugno (manco fosse una villa al mare), il Marmotta vuole un attaccante d’esperienza (leggi: over 38) da spendere fino al termine della stagione. Bruciati Drogba (è ancora troppo bravo) e Lisandro (giovincello), la scelta agghiacciante è caduta su Anelka, giocatore inutile a tutti i livelli, che pure i cinesi non vedevano l’ora di sbolognare per toglierselo dai piedi. Non so onestamente che apporto potrà dare alla squadra, anche perchè quando si sarà rimesso in perfetta forma fisica saremo già ai primi di maggio. Boh. Tanto valeva richiamare in servizio l’ancora scattante Trezeguet. Il quale ha già reso un grosso favore alla nazione: denunciando Corona per il fotoricatto subìto, ha consentito la condanna e il rocambolesco arresto dell’ex paparazzo. Grande David, ti riamo tutti riconoscenti. Medaglia d’oro al valore civile e santo subito!

Juventus-Udinese “Paul Pogba è il jolly joker e la Juve cala il poker”

Parola d’ordine: Paul Pogba. Con due perle dalla distanza il piccolo fenomeno piega la resistenza dell’Udinese e apre la strada al rotondo successo dei bianconeri, che allungano di nuovo in classifica approfittando del pareggio tra Lazio e Palermo e in attesa dei big match della domenica. La pressione è di nuovo sulle inseguitrici, a fronte di una Juve tornata pimpante e vivace dopo le ultime prestazioni non trascendentali, che avevano fatto rialzare la cresta dalle parti di Roma e Napoli (con i partenopei passati in settimana da meno cinque a meno tre senza neppure giocare: magie e misteri del calcio).

Conte aveva chiesto attenzione e concentrazione, e i ragazzi hanno risposto alla grande sul campo. L’Udinese è avversario tosto, mai da sottovalutare, reduce da una striscia di risultati positivi contro squadre ben quotate, e può contare su un collettivo di qualità e un Muriel tornato protagonista dopo il lungo infortunio che gli ha fatto saltare tutta la prima parte di stagione. Partita insidiosa che si gioca sotto un leggero nevischio. Partita anche difficile da seguire, visto che sono a cena fuori con amici e la prima mezz’ora è dedicata alla buona cucina toscana, tra salamelle e finocchiona, crostini misti e lardo di Colonnata, stracchino e ficattole (per i non fiorentini: sono panetti rigonfi fatti di pasta fritta e salata. Se volete provare a farle in casa mescolate bene in una terrina 400 g. di farina, 40 g. di lievito e 50 g. di burro, poi lasciate riposare il tutto per due ore, quindi ritagliate delle palline di un paio di centimetri di diametro e friggetele nell’olio bollente). Per fortuna in ogni ristorante che si rispetti c’è un televisore che trasmette la partita. Lo schermo è piccolo e per distinguere le azioni occorre farsi largo fra i tavoli; inoltre l’audio è spento e non si sente il commento. Ma in fondo, a dirla tutta, che ce ne importa? Noi non abbiamo bisogno nè dei latrati di Pellegatti, nè delle esultanze orgasmiche di Auriemma. La Juve si commenta da sola. Ed ecco che la devozione viene premiata: all’improvviso Pogba si accentra, accende il radar, inquadra nel mirino la porta avversaria, calcola la traiettoria e fa esplodere di destro un missile terra-aria da far impallidire i Raytheon americani. La sfera si alza a velocità sperimentale, sorvola gli attoniti difensori, batte sotto la traversa (sta ancora tremando) e si insacca in rete tra il boato dello stadio. Il primo tempo si chiude sul punteggio di uno a zero. La ripresa è seguita dagli scranni lignei di un pub: cambia il luogo, ma la musica è sempre la stessa. Paul ci prende gusto: ora è il momento di lanciare uno Scud terra-terra. La staffilata sibila, sinistra e implacabile, a pochi centimetri dall’erba, e si infila nell’angolino alla destra di un frastornato Padelli, evidentemente non avvezzo a simili bombardamenti. Tutti si alzano in piedi per la standing ovation in onore del francesino. Se Messi è poesia in movimento, Pogba è armonia balistica. L’unica cosa rivedibile è la sua orrenda acconciatura, una cresta ossigenata modello “cacata di piccione” in puro stile Balotelli. Il finale è pura accademia: Vucinic (aiutato dalla padellata di Padelli) e poi Matri (tornato al gol dopo un lungo digiuno) arrotondano il punteggio e danno alla vittoria dimensioni importanti. La Juve è viva e in ottima salute. Il freddo tonifica, mentre la pioggia prevista oggi su Firenze potrebbe dar fastidio a qualcuno.

Parma-Juventus “Il parmigiano si fa indigesto se Sansone scappa lesto”

Ingaggiato a parametro zero dallo staff del blog al termine di una trattativa-lampo per aprire una nuova rubrica sul mondiale di Formula 1 (ovviamente con tifo pro-Ferrari), ecco che subito mi tocca sopperire a una grave mancanza. L’assenza di un report settimanale sulle partite della Juventus, nostra squadra del cuore, è un fatto increscioso a cui urge porre rimedio. Perciò, in attesa che i motori del Circus tornino a rombare (si inizia a metà marzo), accetto con grande piacere e ancora maggiore responsabilità l’improbo compito che mi è stato affidato. Purtroppo avrei voluto celebrare un esordio di ben altra caratura, cari amici bianconeri (e non cominciate a dire che porto sfiga!), ma tant’è, oggi bisogna accontentarsi.

La Juve si presenta a Parma con la formazione migliore, Peluso ritorna a cuccia dopo i balbettamenti di domenica scorsa e davanti il Quaglia è preferito al velino Matri, che ormai la porta non la vede manco col binocolo. Tra gli avversari attenzione al tandem d’attacco formato dall’ex bidone Amauri e dal francesino Belfodil (più che di un calciatore sembra il nome di un medicinale. Mal di testa? Torcicollo? Due belfodil al giorno dopo i pasti). La giornata fredda e piovosa favorisce l’impoltrimento sul divano, e la prima mezz’ora scivola via tra sbadigli e preoccupanti accenni di colpi di sonno. Lo spettacolo stenta a decollare e il livello del gioco è veramente scadente. Poi la partita si ravviva un po’ sul finale di primo tempo, merito di qualche guizzo del Quaglia, di un’occasione sciupata da Giovinco (oggi in versione Piattola Atomica) e di due o tre tiri dalla distanza del tentacolare polpo Pogba (a proposito, la sapete la leggenda metropolitana sul suo acquisto? Conte aveva chiesto Drogba, ma Marotta si è confuso e in un pietoso qui pro quo si è visto rifilare questo ragazzino, forse credendolo veramente il centravanti ivoriano in un impeto di strabismo.    Per una volta ci è andata bene: abbiamo tra le mani un potenziale fenomeno). Nel secondo tempo la Juve si scuote: e chi la sblocca se non lui, il Mago, l’Artista, il Prestigiatore, il Professore che nel tempo libero dà ripetizioni a Xavi e Iniesta? Il vantaggio ci ringalluzzisce, ma come spesso succede produciamo tanto gioco senza la giusta cattiveria sotto porta per mettere il risultato in cassaforte. Entra Paolino De Ceglie, che non è parente di Gianluca ma si prende lo stesso una scarica di insulti da Conte per riuscire a mettere un cross decente. Entra Mirko, oggi in versione “voja de faticà sartame addosso”, che pare giochi in pantofole sul tappeto di casa sua. Con questi presupposti la frittata arriva nel finale, letale e inevitabile, quando un buco difensivo (Caceres inguardabile) spiana la strada al neo entrato Sansone che scatta e insacca indisturbato. I vani assalti nel finale non portano a nulla, e la Juve esce da Parma con un punticino, mentre l’approssimarsi delle ombre della sera lascia il posto a una fauna notturna di gufi e civette, molto popolosa da Roma in giù.

L’analisi del lunedì. Spettacolo ovunque, spot per la Serie A

Andrea Consigli, eroe di giornata dopo aver parato due rigori.

La seconda giornata del campionato 2012-2013 regala emozioni e spettacolo a non finire. Trentaquattro i gol totali messi a segno nelle dieci partite – solo tre squadre restano a secco – e spesso di grandissima qualità. Unica nota negativa: la sabbia del San Paolo. Urgono interventi impellenti, perché il Napoli e le sue avversarie non possono giocare su un prato del genere, e alla ripresa dopo la sosta i partenopei saranno nuovamente impegnati tra le mura amiche. La giornata di ieri fa una bella pubblicità al campionato una volta considerato il più difficile – e il più bello? – del mondo, mostrando come la Serie A sa essere ancora in salute, quando vuole.

Il Napoli batte dunque la Fiorentina per 2-1 nel match estivo di beach soccer. I viola fanno bella figura soprattutto nel primo tempo, ma la squadra di Montella, costruita tutta sulla tecnica e la qualità, si specchia troppo in sé stessa e fatica a essere pericolosa sotto porta. Il Napoli ringrazia, trova due gol sugli sviluppi di due calci piazzati, e porta a casa la partita. Una vittoria da grande, ottenuta senza impressionare, una partita che certamente il Napoli dello scorso anno non avrebbe vinto (con la Fiorentina l’anno scorso al San Paolo finì appunto 0-0). Le prime due giornate dicono che il Napoli è la principale anti-Juve.

La Juventus che vola a punteggio pieno, vincendo 4-1 sul campo dell’Udinese. La partita finisce praticamente al 12′, quando i friulani restano in dieci uomini per l’espulsione di Brkic. Troppo difficile giocarsela con l’uomo in meno contro i campioni d’Italia. Impressiona la facilità con cui la Juventus gestisce la partita, ma certo l’Udinese, a terra mentalmente e fisicamente dopo la beffa con il Braga, era forse il miglior avversario con cui si poteva giocare in questo momento. Guidolin deve praticamente ricominciare daccapo. Giudizi più completi sulla Juve vanno forse rimandati a quando i bianconeri – manca poco, un paio di settimane, per la gioia sia loro che dei tifosi avversari – torneranno finalmente in Europa. Inizia il 16 settembre il vero campionato della Juventus, da un anno ormai preparata a giocare solo in territorio nazionale. Certo con questo Vucinic e questo Giovinco si può fare tutto, almeno in Italia. Vedremo però, quando ci saranno infortuni e turnover, se le riserve saranno all’altezza dei campionissimi.

A completare il terzetto delle squadre in testa, a quota sei punti, c’è la Lazio di Petkovic, che liquida 3-0 un Palermo che ha iniziato in maniera disastrosa, subendo sei gol in due partite, senza violare mai la rete avversaria. Lo schema di gioco dell’allenatore serbo sembra fruttare, dopo le fatiche palesate in estate, mettendo in evidenza tutta la qualità di giocatori come Klose e Hernanes. I due gol del polacco-tedesco mostrano da soli di che razza di attaccante stiamo parlando, in mezzo il siluro di Candreva è da mostrare a scuola di tiro. Momento d’oro per i capitolini.

Momento eccezionale anche per la Sampdoria, a quota cinque punti solo per colpa del -1 con cui ha dovuto ripartire in Serie A. Nel 2-1 contro il Siena Maxi Lopez fa eccitare il Marassi blucerchiato, Gastaldello è la croce e la delizia del team di Ferrara. I toscani sembrano la squadra materasso del campionato, sta a Cosmi, a Calaiò e compagni venirci a smentire. E che bel ritorno di Maresca, che nel finale di gara prende una clamorosa traversa su una punizione deliziosa.

A San Siro va in scena il Zeman-show e la Roma batte l’Inter 3-1. La Serie A ha un assoluto bisogno del boemo, in questo periodo di crisi. Non finirò di lodare Sabatini e gli americani per averlo riportato ai massimi livelli del calcio nostrano. Senza di lui perderebbe un buon 30-40% della propria dose di spettacolo. E’ davvero bello vedere come Francesco Totti, a 36 anni da compiere a fine settembre, si mette completamente a disposizione del suo mister, giocando largo, rincorrendo l’avversario per trenta metri e servendo anche due splendidi assist per i gol di Florenzi e Osvaldo. L’italo-argentino, a proposito, sta diventando un vero fenomeno, un giocatore capace di segnare un gol meglio dell’altro e di cambiare la partita in qualsiasi momento. L’Inter di Stramaccioni – “Strama, bbene bbene eh” – ha pagato la prima verifica contro un avversario di livello. Il mercato l’ha lasciata incompleta in alcuni settori, bisogna poi lavorare per recuperare Samuel e ritrovare la freschezza a centrocampo, dove Fredy Guarìn a volte gioca praticamente da solo. L’attacco potrebbe alla lunga pagare l’età media avanzata. Perché Longo è all’Espanyol? Il ragazzo ieri è andato a segno, in un campionato di livello più alto del nostro, dove ha subito ricevuto fiducia. E’ un ’92, ha 20 anni e non 16, e in Serie A ci sono suoi coetanei che giocano titolari. Non capisco questa operazione, alla luce anche del buco che c’è dietro Milito.

Moratti deve incassare anche la tripletta di Giampaolo Pazzini, nel 3-1 del Milan a Bologna. Ai rossoneri, diciamolo chiaramente, sabato sera è andata di lusso. La squadri di Allegri è ancora senza un gioco e riesce a sfruttare un rigore regalato e una papera di Agliardi, contro un Bologna che presenta attualmente il vuoto assoluto dietro Alessandro Diamanti, che per lunghi momenti della partita ha giocato quasi da solo. Intanto bisogna registrare l’infortunio muscolare di Montolivo, che ne avrà per un mese, già il terzo guaio in casa milanista in sole due giornate di campionato. Poniamo l’accento sul fatto che, tra i preparatori e lo staff medico, qualcosa non va. Se il Milan è la squadra in Europa a registrare più infortuni a livello muscolare – una delle cause che ha fatto perdere lo scudetto ai rossoneri lo scorso campionato – un motivo serio c’è, altro che sfortuna. Senza Montolivo sicuramente mancherà qualità al centrocampo, dove dovrà essere inserito De Jong. Insomma, la strada è ancora lunga: testa bassa e pedalare.

Grande spettacolo a Catania, dove gli etnei battono il Genoa 3-2 in una partita piena di ribaltamenti ed emozioni, tra due squadre in salute. Bellissimi i gol di Jankovic e Lodi, match emozionante fino all’ultimo secondo. A Cagliari c’è invece la straordinaria impresa di Consigli, che eleggerei a vero eroe della giornata. Parare due rigori nella stessa partita è evento raro ed è un peccato che il portiere dell’Atalanta debba farlo nella triste cornice dello stadio vuoto di Quartu Sant’Elena. Finisce 1-1, ma per poco i bergamaschi, in dieci dal primo tempo, non beffano i padroni di casa (per modo di dire), che pareggiano al 91′.

In chiave salvezza si registrano infine il 2-0 del Parma al Chievo, con il primo gol in Serie A di Belfodil, e il 3-0 del Torino di Ventura al povero Pescara di Giovanni Stroppa, che si spera non ripercorra le orme del mitico Ancona 2003-2004. Dai, il campionato è ancora lungo.

 

Gioco finale: propongo di votare nei commenti il gol più bello della 2a giornata, tra i sei che ho scelto:

– il siluro di Candreva in Lazio-Palermo

– il tacco di Pazzini in Bologna-Milan

– il tocco sotto di Osvaldo in Inter-Roma

– il piatto di Vucinic in Udinese-Juventus

– la punizione mancina di Lodi in Catania-Genoa

– l’esterno destro di Jankovic ancora in Catania-Genoa