Il calcio secondo chi lascia lo stadio al 85′ minuto

Da anni ormai, da quando il calcio ha accentuato il suo ruolo socio-economico nella cultura moderna attirando l’attenzione e la passione di una massa sempre più gremita di tifosi, negli stadi italiani (e non solo) si è diffusa una pessima abitudine: abbandonare lo stadio a pochi minuti dal termine, onde evitare di rimanere bloccati nel traffico del parcheggio come neanche Messi-Neymar-Suarez contro la difesa della Juve. Continua a leggere Il calcio secondo chi lascia lo stadio al 85′ minuto

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Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Napoli-Juventus)

La stanza sott’acqua

(È buio. Due corpi affondano. Non oppongono resistenza. La massa è pesantissima. Precipitano. Si tolgono i vestiti fino a restare nudi. Le azioni sono lentissime, per tutto il dialogo)
– Iniziamo malissimo.
– Perché?
– Come perché. Stiamo intavolando un discorso in una stanza sott’acqua. Nudi. Ti renderai conto anche tu dell’assurdità della faccenda.
– Sarebbe stato assurdo restare vestiti, sott’acqua.
(pausa)
– Non divagare.
– Non angosciarti, sono licenze. La realtà si concretizza mentre parliamo, mentre scriviamo. Devi immaginare che non c’è un prima, non c’è un dopo, che ciò che è reale oppure no lo stabiliamo noi, ciò che è possibile lo decidiamo noi.

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Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Napoli-Real Madrid)

La stanza bianca / parte 2

Scrivi. Capitolo Uno. Fenomenologia dell’infelicità. Anzi. Cancella infelicità e scrivi: afflizione. Afflizione è meno lacrimoso e concede maggiore spazio al patimento. Aggiudicato. (solenne) Fenomenologia dell’afflizione. Temi, problemi, aggiornamento bibliografico. A capo. Paragrafo Uno. Economia e gestione dell’afflizione.
– È una causa persa.
– Perché sarebbe una causa persa.
– Non puoi dettare un vademecum per governare gli stati d’animo.
– Sciocchezze. Tutto si può amministrare. Catalogare. Incasellare. Tutto. Registrare. Archiviare. Etichettare. Schedare. Tutto. Serve solo un metodo.
– E quale sarebbe il tuo metodo innovativo.
(in mano ha una benda. bianca. lunga circa novanta centimetri. i bordi non sono definiti, pendono filamenti su tutto il perimetro, come se fosse stata strappata da un lenzuolo o da una stoffa più grande. si arrotola la benda sulle mani, lentamente. con gesti ampi)
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Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Juventus-Napoli)

La stanza verde / parte 2

– Siamo già stati qui.
– Mi ricordo.
– Parlavamo di speranza, di sentimenti positivi. Tu però non eri convinto.
– Infatti.
(pausa)
– Avevi ragione.
– Su cosa.
– Sul verde. Se lo guardi bene non è così verde, è quasi un grigio.
– È marcio.
(pausa)
– Non vedi che le pareti sono ricoperte di muffa?
Mi avvicino. Tocco la superficie. È viscida, è filamentosa, è vischiosa. Uno strato di decomposizione inghiotte le pareti. L’odore di stantio è così penetrante che non sento più niente. Non vedo più niente. Le spore si disperdono tra le mie ciglia, nelle cavità nasali. Si disperdono e si riproducono, sopravvivono. Sopravvivono sempre.
– Tutto è in malora, tutto è in putrefazione. Anche tu.
(pausa)

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Vita da quarto Uomo [allucinazioni] (Real Madrid-Napoli)

La stanza bianca

C’è una finzione tra quello che vediamo e ciò che realmente accade. È un frammento di vetro che intacca il nostro bulbo oculare, si incunea nelle membrane e distorce le immagini, le deforma, le contorce, le disperde. Eppure le cose sono lì, le tocchiamo, le sentiamo sotto i polpastrelli. È una finzione che non percepiamo. Avvertiamo il fastidio di un corpo estraneo, ci stropicciamo l’occhio, chiudiamo e apriamo ripetutamente le palpebre. Niente. Ciò che mettiamo a fuoco è la nostra verità. Unica, indiscutibile. E quelle immagini si fissano nella mente, un istante e sono già ricordi. Unici, indiscutibili. Ognuno convive con la sua finzione, con la sua scheggia di vetro. È anatomia, è morfologia, è fisiologia del corpo. Nasciamo con i nostri frammenti, li coltiviamo, li annaffiamo. E ci stupiamo e ci indigniamo quando altri ci illustrano le proprie realtà. Com’è possibile. Eppure le cose sono lì, le tocchiamo, le sentiamo sotto i polpastrelli. La luce inonda tutto. Non vedo più niente.

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