Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Napoli-Real Madrid)

La stanza bianca / parte 2

Scrivi. Capitolo Uno. Fenomenologia dell’infelicità. Anzi. Cancella infelicità e scrivi: afflizione. Afflizione è meno lacrimoso e concede maggiore spazio al patimento. Aggiudicato. (solenne) Fenomenologia dell’afflizione. Temi, problemi, aggiornamento bibliografico. A capo. Paragrafo Uno. Economia e gestione dell’afflizione.
– È una causa persa.
– Perché sarebbe una causa persa.
– Non puoi dettare un vademecum per governare gli stati d’animo.
– Sciocchezze. Tutto si può amministrare. Catalogare. Incasellare. Tutto. Registrare. Archiviare. Etichettare. Schedare. Tutto. Serve solo un metodo.
– E quale sarebbe il tuo metodo innovativo.
(in mano ha una benda. bianca. lunga circa novanta centimetri. i bordi non sono definiti, pendono filamenti su tutto il perimetro, come se fosse stata strappata da un lenzuolo o da una stoffa più grande. si arrotola la benda sulle mani, lentamente. con gesti ampi)
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Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Juventus-Napoli)

La stanza verde / parte 2

– Siamo già stati qui.
– Mi ricordo.
– Parlavamo di speranza, di sentimenti positivi. Tu però non eri convinto.
– Infatti.
(pausa)
– Avevi ragione.
– Su cosa.
– Sul verde. Se lo guardi bene non è così verde, è quasi un grigio.
– È marcio.
(pausa)
– Non vedi che le pareti sono ricoperte di muffa?
Mi avvicino. Tocco la superficie. È viscida, è filamentosa, è vischiosa. Uno strato di decomposizione inghiotte le pareti. L’odore di stantio è così penetrante che non sento più niente. Non vedo più niente. Le spore si disperdono tra le mie ciglia, nelle cavità nasali. Si disperdono e si riproducono, sopravvivono. Sopravvivono sempre.
– Tutto è in malora, tutto è in putrefazione. Anche tu.
(pausa)

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Vita da quarto Uomo [allucinazioni] (Real Madrid-Napoli)

La stanza bianca

C’è una finzione tra quello che vediamo e ciò che realmente accade. È un frammento di vetro che intacca il nostro bulbo oculare, si incunea nelle membrane e distorce le immagini, le deforma, le contorce, le disperde. Eppure le cose sono lì, le tocchiamo, le sentiamo sotto i polpastrelli. È una finzione che non percepiamo. Avvertiamo il fastidio di un corpo estraneo, ci stropicciamo l’occhio, chiudiamo e apriamo ripetutamente le palpebre. Niente. Ciò che mettiamo a fuoco è la nostra verità. Unica, indiscutibile. E quelle immagini si fissano nella mente, un istante e sono già ricordi. Unici, indiscutibili. Ognuno convive con la sua finzione, con la sua scheggia di vetro. È anatomia, è morfologia, è fisiologia del corpo. Nasciamo con i nostri frammenti, li coltiviamo, li annaffiamo. E ci stupiamo e ci indigniamo quando altri ci illustrano le proprie realtà. Com’è possibile. Eppure le cose sono lì, le tocchiamo, le sentiamo sotto i polpastrelli. La luce inonda tutto. Non vedo più niente.

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Pagelle Random #24

“Tutto il calcio” ha ormai 57 anni ma è una trasmissione giovane e bella, vorrei dire, che durerà a lungo. Almeno finché esisterà la passione, vostra e nostra, per il calcio. […] Cedo a te la linea, ancora una volta naturalmente. E questa volta posso dirlo: è davvero tutto.                                     Riccardo Cucchi alla fine della sua ultima radiocronaca.

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Pagelle random #23

Le partite di Bologna e Pescara solo l’espressione del bisogno di una Serie A a 18 squadre. Inoltre sta arrivando la primavera: lo si nota dagli 0-0 casalinghi del Chievo. E comunque, giusto per rimarcare il fatto che stiamo invecchiando, si sono ritirati Lampard e Ronaldinho.

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Vita da Quarto Uomo [allucinazioni] (Bologna-Napoli)

La stanza rossa

Questa valanga di pensieri che mi affolla la testa. Dove finiscono le parole, le opinioni. Si stagnano nel cervello, si avvinghiano ai tessuti, alle fibre, ai vasi sanguigni. Non riesco a dominarli i pensieri. Si spingono, si strattonano, si affondano la testa nei fluidi i pensieri. È una gara. Tutti chiedono di uscire. Si scapicollano tra le terminazioni nervose protesi in avanti fino a sfiorare le sinapsi. Tutti urlano le proprie ragioni. È un giro disperato di archi e di fiati, è un rimbombo ossessivo di percussioni. E quando ti illudi di averne intrappolato uno ecco che i pensieri si moltiplicano, quell’uno ne conteneva altri dieci, cento, mille, tutti collegati, tutti connessi. Tutti che si rincorrono, si spingono, si avvinghiano ai tessuti, si affondano la testa nei fluidi. E chi arriverà prima al traguardo determinerà quello che sarà dopo. Un gesto, un’occhiata, novanta secondi di tutto e di niente, novanta minuti di tutto e di niente.

La miseria umana sta tutta lì. La fortuna umana sta tutta lì.

Come eravamo. Come siamo adesso. Cosa siamo diventati. Cosa ci trasforma. Non ce ne frega niente quando va tutto bene. Com’è che scoppia il petto, com’è che scoppiamo di emozioni. Le orecchie si arroventano, pulsano le tempie. Lo sguardo di un attimo che nessun altro nota. Lo sguardo di un attimo senza guardarsi. I pensieri sono i miei occhi, ti vedono, ti percepiscono, sanno che sei lì e anche i tuoi pensieri sanno che sono qui, mi scrutano, in attesa. Sanno cosa sto per fare. Sanno che sto per passare la palla e sanno esattamente con quale spinta, con quale forza, con quale velocità, con quale angolazione. Ma questi sono altri pensieri. Questi non vogliono uscire. Scalpitano. Si arrampicano i pensieri. È lo stesso giro disperato di archi e di fiati, è lo stesso rimbombo ossessivo di percussioni. Ma la musica è un’altra.

– E come fa a essere un’altra musica se è lo stesso giro con gli stessi strumenti.
– Dovrebbe essere un altro modo di sentire, un altro modo di ascoltare.
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