Ci siamo, parte la Champions League 1996-1997

Alex Del Piero alza la Champions League allo stadio Olimpico di Roma, dopo la vittoria ai rigori contro l’Ajax (foto di Jack O’Quinn, http://www.flickr.com/photos/46502813
@N03/4270027852/)

Tutto è pronto per l’inizio della Coppa dei Campioni, stagione 1996-1997. Le migliori squadre d’Europa, vincitrici dei loro rispettivi campionati, sono pronte ad affrontarsi nei gremiti stadi del vecchio continente, al ritmo del noto inno creato da Tony Britten sul tema del Zadok the Priest di Händel.

L’Italia ha la fortuna di schierare addirittura due squadre: la Juventus, campione in carica dopo il trionfo di Roma ai rigori contro l’Ajax, e il Milan fresco vincitore del campionato. Il calcio italiano è in un momento indubbiamente brillante e detta legge in Europa, anche per quanto riguarda la Coppa Uefa.

La Juventus, nel girone con il temibile Manchester United di Ferguson, con in campo, tra gli altri, Schmeichel, Scholes, Beckham, Cantona, Andy Cole – gruppo completato da Fenerbahce e Rapid Vienna – presenta in squadra notevoli novità rispetto alla trionfale stagione precedente, a dimostrare come Moggi sia uno che non si accontenta delle vittorie. Per completare la squadra e renderla ancora più competitiva sono arrivati Paolo Montero, Alen Boksic e il giovane Christian Vieri (con l’arduo compito di sostituire Vialli e Ravanelli), ma soprattutto il 24enne francese Zinedine Zidane dal Bordeaux, che promette indubbiamente bene. A Torino si leccano i baffi.

Il Milan riparte dalla vittoria del campionato e da una rosa in parte aggiornata rispetto ai fasti europei del 1994. George Weah è ormai la nuova stella, è arrivato Edgar Davids, Maldini e Costacurta continueranno a guidare la difesa anche senza Franco Baresi, Desailly e Savicevic danno sostanza e genio al centrocampo. In panchina si punta forte sulle novità di Oscar Tabarez. Il girone, con Porto, Rosenborg e IFK Goteborg, non sembra particolarmente impegnativo.

Con le ultime due vincitrici del massimo torneo europeo, l’Italia è pronta per arrivare fino in fondo e sognare ancora.

Come dite? Non è il 29 agosto 1996? E allora perché schieriamo ben due squadre in Champions League?

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Nel segno del passato

Hamsik,Maggio,Cavani:il Napoli riparte dal gruppo storico ed espugna un campo da sempre ostico,con una vittoria netta che lascia ben sperare per il futuro.
Il risultato va decisamente oltre i valori espressi in campo,il Napoli nell’arco dei 90 minuti ha dimostrato di averne di più di un deludente Palermo,alle prese con varie assenze;sono riapparsi però quei problemi che tanti punti ci sono costati la scorsa stagione,uno su tutti:i calci piazzati.
Da questa situazione di gioco sono nati i maggiori pericoli per la difesa partenopea,con Pisano che indisturbato colpisce a botta sicura da pochi metri,trovando l’opposizione di un reattivo De Sanctis e con Cetto,ostacolato irregolarmente da Maggio prima del tiro ravvicinato respinto ancora dal portierone azzurro;un rigore solare,evitato grazie a una particolare applicazione della regola del vantaggio e che avrebbe potuto portare i rosanero al pareggio in una partita dominata dal Napoli,che ha nel chiudere la partite l’altra sua atavica mancanza.
Insigne ha sofferto,la pressione dell’esordio l’ha portato spesso a strafare,un dispendio fisico e nervoso che ha costretto il ragazzo di Frattamaggiore ad abbandonare il campo dopo soli 60 minuti,in preda ai crampi;il debutto al San Paolo può essere per lui la grande occasione,il biglietto da visita con cui presentarsi alla Serie A e a chi giustamente si aspetta molto da lui.
Behrami è stato senza ombra di dubbio protagonista di una prova positiva,ha recuperato palloni e corso per 90 minuti senza soste,il tassello giusto per coprire le spalle a un Hamsik praticamente trequartista,in difficoltà invece il suo compagno di reparto e connazionale,Gokhan Inler che a oggi è forse la maggiore delusione delle ultime sessioni di mercato,viste le aspettative con le quali è arrivato a Napoli,dopo la proficua esperienza friulana.
Le note positive invece arrivano dai “soliti noti”:i 3 goleador di giornata sono ormai una sicurezza e in particolare Hamsik ha messo in campo quella personalità che non sempre ha dimostrato di avere,senza l’ingombrante presenza di Lavezzi,questa può essere per lui la stagione della definitiva consacrazione.

Ultimi giorni di mercato dai quali ci aspetta poco,forse un esterno che sappia alternarsi con Maggio sulla fascia destra;la rosa è incompleta ma come visto a Palermo,è sicuramente attrezzata per recitare un ruolo da protagonista in un campionato in cui,dietro alla Juve favorita,regna un grande equilibrio:un posto Champions,vero obiettivo stagionale del Napoli,non sembra irraggiungibile.

Una Lazio a Petko in fuori!

Vladimir Petkovic nel periodo in cui allenava i Young Boys (Author BSC Young Boys. Original uploader was Amstuzmarco at de.wikipedia http://commons.wikimedia.org/wiki/File
:Vladimir_Petkovic_2009.jpg)

Inizia il campionato! La Lazio si presenta ai blocchi di partenza con molti dubbi. Un nuovo mister, Petkovic,  chiamato a ricevere la non facile eredità di Reja che, nonostante le molte critiche ricevute, tanto bene aveva fatto nei 3 anni a Roma, portando dapprima i biancocelesti alla salvezza e poi per 2 anni consecutivi in Europa league ad un passo dell’Europa che conta. A questo si aggiunge un mercato scadente(unico vero acquisto Ederson, a parametro 0 e, peraltro, già infortunato al quale potrebbe aggiungersi Ciani che non risolverebbe comunque i problemi in difesa) ed un precampionato da brividi con la sola vittoria, a tempo scaduto, contro il Malmoe. A questo aggiungiamo un clima incandescente viste le continua contestazioni al presidente Lotito, la disertazione degli abbonamenti(solo 13000 in confronto ai 21000 dello scorso anno), maltrattamenti ai ragazzi delle giovanili ed il quadro è completo. Nulla da stare tranquilli insomma. Ed invece, quasi a sorpresa la lazio si impone su un campo ostile come quello di Bergamo. La squadra di Colantuono infatti gioca il suo miglior calcio tra le mura amiche!

I capitolini scendono in campo con un 4-2-3-1 offensivo con Candreva, Mauri ed Hernanes dietro l’insostituibile Miroslav Klose. L’inizio di gara, degli uomini di Petkovic, dimostra tutte le perplessità nutrite dai tifosi e mostra una sorta di blocco psicologico di quelli che non farebbero dormire sogni tranquilli neanche al più ottimista dei supporters. Difatti, pronti via e l’Atalanta colpisce subito un palo con Brivio dopo soli 2′. Il primo quarto d’ora è un eterna sofferenza per la retroguardia biancoceleste che si salva solo grazie ad un immenso Marchetti che sfodera un paio di interventi miracolosi. Piano piano però la Lazio sale in cattedra e comincia a mettere fuori la testa dal guscio ed alla prima palla gol arriva il vantaggio. Klose porta palla sulla trequarti, imbecca nello spazio Mauri, traversone per hernanes che, solo soletto nell’area piccola, deve solo spingere la palla in rete….è 1-0! Tolto di mezzo questo blocco psicologico, la Lazio, comincia finalmente a giocare come il suo mister gli chiede, controllando bene la reazione, peraltro quasi inesistente, dell’Atalanta e sfiorando in diverse occasioni, con Klose e Gonzales, il secondo gol. L’Atalanta torna ad affacciarsi dalle parti di Marchetti solo negli ultimi 10 minuti di partita dove la stanchezza non permette agli uomini di Petkovic di ripartire in contropiede. Ma al termine il risultato non cambia…Lazio batte Atalanta 1-0 all’Atleti azzurri d’Italia.
Migliori in campo: Marchetti= Decisivo nel primo quarto d’ora;  Hernanes=Non solo il gol. Gioca nel suo ruolo prediletto e si vede;   Dias= Un muro in difesa;

Un grosso passo avanti per i biancocelesti e per Petkovic dimostrato, aldilà del risultato, dal gioco e da trame offensive non improvvisate come potevano sembrare quelle imbastite dalla Lazio di mister Reja. Da migliorare ancora la condizione atletica ma se il buongiorno si vede dal mattino questa Lazio può arrivare ben più sù del decimo posto, accostatole da numerosi opinionisti sportivi. Certo è che c’è da lavorare ancora sul mercato(un terzino sinistro ed una punta). Ed allora buona fortuna mister e buon lavoro…ci sarà da sudare e da mantenere un basso profilo ma al momento la tua Lazio è a testa alta ed a Pekto in fuori.

Il Milan ha preso… M’Baye Niang!

Il Milan ha preso M’Baye Niang!

Questa è la notiziona che infervora gli animi, accende gli entusiasmi, carica a mille tutti i tifosi rossoneri sui forum e sui gruppi facebook. Il Milan è ancora vivo, Galliani è un mito, abbiamo preso Niang!

Arrivo in grande stile per l’attaccante francese, accompagnato in volo fino a Milano nientemeno che dall’a. d. in persona. Ma… chi cappero è M’Baye Niang? Andiamo a scoprirne di più.

M’Baye Niang è un attaccante francese di origine senegalese, nato il 19 dicembre 1994, dunque un ragazzo di 17 anni. Proviene dal Caen, squadra di Ligue 2, in Ligue 1 nella stagione 2011-2012, ma retrocessa con il terzultimo posto in classifica. Niang, nella massima serie francese, ha già totalizzato 30 presenze, di cui 18 da titolare, siglando anche 5 reti. Lo paragonano a Thierry Henry, per far capire di che tipo di giocatore stiamo parlando. E’ un acquisto che va valutato in ottica futura, è un 17enne che può portarti un po’ di entusiasmo e di incoscienza, ma assolutamente non viene a risolvere nessuno dei problemi del Milan. Scopriremo col tempo se è un acquisto azzeccato, ma intanto è imbarazzante notare come noi milanisti siamo così bisognosi di acquisti e nomi nuovi che ci esaltiamo per qualsiasi cosa, anche per aver preso il piccolo Niang.

Per saperne di più: http://www.transfermarkt.it/it/mbaye-niang/profil/spieler_157501.html

Intanto la realtà continua ad essere piuttosto triste. Ieri, “per motivi fiscali e di bilancio”, è arrivata l’improvvisa chiusura a Kakà. C’è da crederci? Se la notizia fosse reale, sarebbe di una gravità inaudita, è mai possibile che una società rincorre un obiettivo per due mesi per poi scoprire che è fiscalmente impossibile solamente il 27 di agosto? Non voglio credere che al Milan siano diventati così incompetenti, è probabile che lo sapessero già, ma hanno preferito giocare fino alla fine con i sogni del tifoso medio (non certo con i miei).

In attesa di ulteriori colpi di scena, ma il tempo stringe. E speriamo che Niang non abbia problemi ai denti.

Uno scatto del match tra Caen e Ajaccio della scorsa Ligue 1 (foto di Benoit-caen, http://commons.wikimedia.org/wiki/File:
Caen-ajaccio2012.JPG).

Pique

Avevo quattro anni e, come direbbe De Andrè, puzzavo ancora di serpente. L’odore del cuoio, dell’erba arsa dal sole o umida di temporale estivo ed il sudore sgrondante nella canicola agostana non mi appartenevano ancora, sarebbero comparsi nella mia vita solo qualche anno più tardi sotto forma di un pallone natalizio old style, ad esagoni bianchi e neri. Ricordo un ovetto Kinder e la mia felicità di bambino per ogni cosa mi fosse regalata da chiunque sia (e non ricordo chi me lo regalò), ricordo un pupazzetto di plastica, un omino scuro di pelle, sorridente, baffuto, con un bel sombrero in testa e un poncho recante la scritta “Mexico ‘86”. Era l’estate del 1986 e nel lontano e allora per me sconosciuto Messico si disputava il campionato mondiale di calcio. Non potrò mai affermarlo, ma mi piace immaginare che nello stesso istante in cui facevo conoscenza con la baffuta mascotte, qualche migliaio di chilometri più a ovest Diego Armando Maradona iniziava la sua gimkana tra inermi birilli inglesi, compiendo nello stesso istante un capolavoro ed una sorta di tardiva vendetta per lo sgarro delle Falklands quattro anni prima. Voi avete l’orribile Thatcher e le fottute Falklands, noi Diego e la coppa, avrà pensato qualcuno nei barrios di Buenos Aires. E’ uno dei miei primi ricordi ed appartiene al calcio, cronologicamente la prima passione della mia vita. Già, Il calcio, la prima passione e per fortuna non l’unica. Entra nella nostra vita quando abbiamo ancora bisogno di qualcuno che ci esplichi cosa è buono e cosa no, ci gonfia e sgonfia il cuore come una donne, ci sdegna come anni di sigarette dopo ogni scandalo, tranne poi ricominciare con due notizie su internet, magari dopo mangiato, come le sigarette, appunto. Non amo la tattica, non conosco bene le regole del mercato, gli schemi sono astrusità che non mi appartengono. Adoro, invece, le innumerevoli storie che attraversano o sfiorano il campo di gioco. Ai quaranta goals cadauno di Messi e Ronaldo preferisco le imprevedibili e irripetibili sette notti magiche di Schillaci, allo strapotere di questa Spagna oppongo il sogno svanito di Ungheria e Olanda anni addietro. Nel calcio cerchiamo noi stessi, un po’ come nei libri o nei testi delle canzoni. La vita è un campo di calcio, ma un pallone non basta a fare un uomo pensante e io, per non fare seccare l’erba c’ho aggiunto altre cose. Ad ognuno il suo pallone, ad ognuno il suo romanzo, ad ognuno il suo sogno. E allora perché non immaginare due tiri a pallone con Maradona, tra un Mojito in compagnia di Hemingway e una birra più piacevole del rumore del cellofan, seduto su un paracarro a lato del Tourmalet (con chi e aspettando chi, spero lo abbiate capito da soli). Siate realisti, chiedete l’impossibile alla vostra fantasia. E se proprio non vi riesce, seguitemi, sono qui per questo. Se poi vi state chiedendo che significa Pique, vi svelo subito l’arcano: è il nome della mascotte. Se, addirittura, siete così curiosi da chiedervi se è ancora in mio possesso, beh, purtroppo no. Il pallone regalo natalizio old style ecc. invece ce l’ho ancora. Un relitto, ma c’è ancora. Del resto, vi ho mai raccontato di quella volta che con quel pallone vinsi in una mischietta con Gerd Muller e Scott Fitzgerald?

Gli entusiasmi si accendono con poco

Andrea Stramaccioni (foto di fenderjguar – Roberta Accettulli, http://www.flickr.com/photos/8823506@N04/7567509682)

Una sconfitta contro la Juve rivale di sempre è dura da digerire, specialmente se dopo una buona gara ti tocca assistere al tripudio avversario, con un gol del capitano appena entrato nel nuovissimo stadio di proprietà: roba da svegliarsi tutto sudato nel cuore della notte. Quel 25 marzo 2012 Massimo Moratti compii una scelta per molti incomprensibile, viaggiando fino a Londra per seguire la Primavera impegnata nella finale di Next Generation Series; nessuna voglia di andare a Torino per subire un’umiliazione prevedibilissima. Nessuno, neanche il Presidente, poteva immaginare che quel pomeriggio a Brisbane Road sarebbe diventato il giorno zero della vera nuova Inter post-triplete.

Cassano accende gli entusiasmi, Guarin giganteggia in mezzo al campo, Ranocchia pare rinato; il vero fenomeno però è un ragazzo di San Giovanni che, pur essendo più giovane di Zanetti, non indossa gli scarpini.

Andrea Stramaccioni è un predestinato ed ha quella sfrontatezza (a volte ben mascherata) di chi è consapevole di esserlo. Dal primo anno di Roberto Mancini, poi caduto nella trappola di un maestro di taekwondo svedese, non si vedeva una squadra con un’idea di gioco propositiva così ben delineata. I giocatori si butterebbero nel fuoco per lui, caratteristica di un altro che in nerazzurro qualcosina ha vinto. Avrà i suoi difetti, ma per adesso non li scorgiamo.

Forse riporre i propri sogni in mano ad un allenatore è palese segno della crisi economica; di sicuro un atteggiamento provinciale è guardare dall’altra parte della città e sorridere delle sfortune altrui. Però, tant’è.

Van Persie ed Hazard guardiamoli il sabato pomeriggio, Iniesta e Ronaldo la domenica sera: in Serie A, quest’anno, chi si accontenta gode.

L’analisi del lunedì. Zeman danneggiato, prova di forza di Inter e Napoli

Buongiorno a tutti, questo è il mio primo articolo, ma evito le presentazioni, già fatte in maniera efficace dagli altri autori del blog, e passo subito al dunque, analizzando quello che è successo nella prima giornata della Serie A 2012/2013.

Cominciamo dai campioni d’Italia, dalla Juventus che sabato sera ha battuto 2-0 il Parma. Sarò breve, visto che ci sono già gli esaustivi articoli di marrastef e nixryoga, limitandomi a far notare una Juventus non irresistibile, che non so fino a quando potrà vivere senza i gol delle punte, considerando che dal mese prossimo il calendario si farà decisamente impegnativo, con una Champions League da affrontare partendo dalla terza fascia. Ma per ora tanto basta per battere un Parma pieno di incognite, che non esce rinforzato da un mercato chiaramente ancora da concludere, ma per loro fortuna i ducali non sembrano certo l’unica squadra ad apparire nettamente indebolita rispetto alla passata stagione. Inevitabile entrare nel merito delle vicende arbitrali. I guardalinee non hanno imparato nulla dal caso Muntari, e il messaggio trasmesso dalla partita di Torino è forte e chiaro: nel dubbio, meglio favorire sempre la Juventus. Se la palla di Pirlo sia entrata o meno – come quella di Robinho a Catania, pochi mesi fa – probabilmente non lo sapremo mai, ma a qualcuno in questi casi va sempre bene.

I guardalinee, nixryoga ne sa qualcosa e ne ha già scritto, sono i veri protagonisti degli errori arbitrali, non solo da ieri. Capitolo Roma: entrambi gli uomini di linea di Roma-Catania hanno sbagliato a leggere la situazione e la dinamica di gioco sui gol degli etnei. La sensazione è che la Roma sia stata scippata di due punti che avrebbe meritato. Per qualcuno, la presenza di Zeman in Serie A è certamente scomoda. Eppure sono sicuro che i giallorossi – che gol di Osvaldo e Nico Lopez! – regaleranno emozioni e che il boemo possa contribuire da protagonista – al di là di quelli che saranno i risultati finali dei capitolini – a rendere più bello e spettacolare un campionato sempre meno appetibile. L’attesa per Inter-Roma è già alta, e sarà certamente una grande partita.

L’Inter ieri ha fatto bella figura sul campo del Pescara, per il quale rimandiamo giudizi, nell’attesa degli scontri contro le dirette concorrenti per la salvezza, e domenica c’è già la trasferta in casa del Torino. Stramaccioni rischia subito Cassano titolare, e i risultati si vedono. Non ero d’accordo con i giornalisti che fino a pochi giorni fa mettevano Inter e Milan sullo stesso piano di ridimensionamento, e i risultati di ieri mi danno ragione. I nerazzurri, a differenza dei cugini, hanno investito eccome, e non solo in parametri zero e prestiti che non verranno riscattati: Handanovic, Silvestre, Palacio, il riscatto di Guarìn, Cassano (che prenderà sei milioni di euro in due anni), Gargano e per ultimo Alvaro Pereira e forse dimentico qualcuno. Sneijder è rimasto ed è pure contento, non ha fatto la fine di Ibra e Thiago Silva. Aspettando l’analisi di giusds, passiamo rapidamente al Milan, per il quale ci sono già gli articoli del nostro cignodiutrecht.

Se dovessimo elencare i problemi attuali dei rossoneri, ci impiegheremmo una giornata intera. Rimandiamo i giudizi su un mercato confusionario e scioccante al 31 agosto, soffermandoci per il momento al campo, dove domina la figura del più grande “reinventatore di ruoli” – soprannome appena coniato da me – dell’intero panorama mondiale. Due terzi della rosa milanista gioca in un ruolo non congeniale e il merito è tutto di Massimiliano Allegri. Così Emanuelson e Boateng sono ormai seconde punte, Montolivo è inventato regista davanti alla difesa – ma quando mai ha giocato in quella posizione? -, mentre la manovra offensiva risulta inesistente: non un cross, non un passaggio in verticale, le occasioni arrivano solamente da calci d’angolo e mischie. Mi domando come il Milan possa pretendere di condurre il gioco con quel centrocampo. Allegri deve aspettare l’avversario, accettare il ridimensionamento anche sul campo, con umiltà, e impostare la squadra sul contropiede, ripartendo con la velocità dei Boateng, El Shaarawy – decisamente spenti ieri, ma non è solo colpa loro -, Robinho, Pato – prima o poi tornerà -, e anche Emanuelson. La sconfitta non stupisce nessuno e la Sampdoria fa semplicemente il diligente compitino per portare a casa tre punti sbancando San Siro.

Intanto da Palermo il Napoli ha dato l’impressione, ancora una volta, di essere la vera anti-Juve. Paradossalmente, i partenopei sembrano meglio senza Lavezzi, che intanto fatica in Ligue 1, due presenze e un cartellino rosso. Manovra sciolta, un Hamsik più libero e grande protagonista a tutto campo, Insigne e finalmente anche Edu Vargas a dare verve e imprevedibilità al reparto offensivo, in attesa di El Kaddouri – scippato alla coppia Galliani-Preziosi – e del rientro degli squalificati. Il Palermo ha ancora cinque giorni per migliorare una squadra che quest’anno appare sinceramente scarsa, che probabilmente lotterà per la salvezza se non arriveranno innesti in difesa e a centrocampo.

Infine le altre partite, in breve: un Genoa giovane batte meritatamente al Marassi il Cagliari, con i gol di Merkel – altro smacco al povero Galliani, che deve anche prendere atto della buona partita di Fantantonio a Pescara – e Ciro Immobile nel secondo tempo e sembra meglio di quanto pronosticato alla vigilia. La Fiorentina sabato ha superato 2-1 l’Udinese – in versione B, in vista del match decisivo di martedì contro lo Sporting Braga – con doppietta del gioiello Jovetic: altri cinque giorni di attesa per la chiusura del mercato e per la certezza di averlo ancora a Firenze, la squadra promette decisamente bene per un ritorno in Europa. La Lazio di Petkovic sbanca Bergamo praticamente con gli stessi undici dello scorso campionato, contro un’Atalanta non ancora in palla. Infine da registrare i tre punti del Chievo contro il Bologna e il soporifero 0-0 tra Siena e Torino.

Andrea Pirlo con la maglia della Juventus nella passata stagione (foto di Bltracy, wikimedia commons, http://commons.wikimedia.org/wiki/File:
Andrea_Pirlo_in_Juventus.jpg)

Andrea B.

Riepilogo prima giornata:

Atalanta-Lazio  0-1  (17′ Hernanes)

Chievo-Bologna  2-0  (65′ Pellissier, 79′ Cruzado)

Fiorentina-Udinese  2-1  (28′ Maicosuel, 67′ Jovetic, 91′ Jovetic)

Genoa-Cagliari  2-0  (51′ Merkel, 85′ Immobile)

Juventus-Parma  2-0  (53′ Lichtsteiner, 57′ Pirlo)

Milan-Sampdoria  0-1  (59′ Costa)

Palermo-Napoli  0-3  (48’p.t. Hamsik, 79′ Maggio, 88′ Cavani)

Pescara-Inter  0-3  (17′ Sneijder, 19′ Milito, 81′ Coutinho)

Roma-Catania  2-2  (29′ Marchese, 59′ Osvaldo, 69′ Gomez, 92′ N. Lopez)

Siena-Torino  0-0

Milan – Sampdoria 0-1

Ciro Ferrara, prima vittoria ufficiale sulla panchina della Sampdoria (i diritti dell’immagini appartengono a Paolombo90, wikimedia commons http://commons.wikimedia.org/wiki/File:
CiroFerraraSampdoria.png

Per il terzo anno consecutivo il Milan esordisce in casa alla prima di campionato, quest’anno ospitando i blucerchiati della Sampdoria allenata dall’ex giocatore di Napoli e Juventus, Ciro Ferrara, che si ripresenta ad allenare nella massima serie dopo la non troppo brillante esperienza con i colori bianconeri.
Allegri presenta una formazione che, fino a qualche mese fa, sarebbe stata considerata da “Coppa Italia”, con il giovane De Sciglio sulla corsia di destra (quarto gettone di presenza in serie A per lui), Bonera-Yepes centrali, Antonini terzino sinistro; a centrocampo in cabina di regia l’ex viola Montolivo a supporto delle mezzali Nocerino e Flamini; in avanti riproposto il tridente offensivo con stavolta interpreti Robinho, Boateng ed El Sharaawy.
Sin dai primi minuti di gioco Allegri è nervoso in piedi, manco avesse già previsto ciò che sarebbe accaduto durante il match. Nei primi minuti si intuisce già quello che sarà il copione della gara, con il Milan a tener palla e cercare di sradicare la difesa ligure e la Sampdoria a cercare il jolly in ripartenza. E’ proprio dei blucerchiati la prima grande occasione della partita: svarione di Bonera che non gestisce al meglio una palla lanciata in avanti dal centrocampo doriano, Estigarribia non si fa pregare nel rubargli la sfera ma è placcato dal recupero dello stesso difensore rossonero che salva Abbiati da un gol sicuro.
La manovra dei rossoneri è lenta e confusionaria con Bihno ed ElSha troppo defilati sui lati. Bisogna aspettare l’inizio della ripresa per assistere ad un risveglio degli uomini di Allegri; nei primi cinque minuti, infatti, Robinho, ora più libero di agire sul centro-destra col faraone a sinistra, è protagonista di tre tiri (due fuori) e di una serpentina in area conclusasi con un maldestro cross sopra la porta.
Allegri decide di operare i primi cambi ed il primo a fare il suo ingresso in campo è il neo-acquisto Giampaolo Pazzini, arrivato a Milanello dopo il clamoroso scambio di mercato con Antonio Cassano. I tifosi si aspettano proprio il guizzo del “Pazzo”, sempre in gol al suo esordio con una nuova maglia, ed invece ecco che gli ospiti pescano il suddetto jolly da calcio d’angolo con Costa che sale più in alto di tutti e insacca Abbiati.
Sempre da azione d’angolo arriva l’occasione, fino ad allora, più ghiotta per i padroni di casa col colombiano Yepes che incorna di testa un pallone calciato dalla destra e deviato sul palo dall’estremo difensore blucerchiato. Sempre il palo nega al Milan la gioia del gol del pareggio al novantesimo, quando un tiro dalla media distanza di Boateng viene leggermente deviato e si stampa sul montante alla sinistra di Romero. Dopo quattro minuti di recupero Ferrara è libero di scaricare la tensione accumulata durante il match andando ad esultare con i proprio ragazzi per il colpaccio. Ne ha ben donde.
In definitiva s’è visto un Milan lontano parente di quello scudettato di due anni fa e di quello antagonista della Juventus l’anno scorso, non solo per il massiccio cambio di giocatori ma, anche e soprattutto, per l’assenza di gioco, di voglia, di grinta, di organizzazione. Allegri prima dell’inizio del campionato aveva dichiarato che il Milan avrebbe lottato per un posto in Champion’s. Il solito inguaribile ottimista.

LE PAGELLE

Abbiati s.v.: inoperoso per tutto il match, nulla può sul gol di Costa. Spettatore.
De Sciglio 5.5: il Milan ha deciso di puntare su di lui e probabilmente fa bene, ma oggi il ragazzo sbaglia controlli elementari, sopraffatto dall’emozione forse. Un buon cross nel finale.
Bonera 5.5: rischia subito di combinare un disastro a cui rimedia; qualche buon anticipo sugli avversari.
Yepes 6.5: è lui a guidare la difesa, nel secondo tempo sfiora il gol del pari e nel finale fa l’attaccante aggiunto. Gran cuore.
Antonini 5: non sfonda mai dalle sue parti e i palloni da lui toccati non si trasformano mai in cross. In crisi d’identità.
Montolivo 6: fa di necessità virtù e interpeta bene il ruolo di playmaker davanti la difesa. Sbaglia qualche passaggio di troppo nella ripresa.
Flamini 5: è il centrocampista che dovrebbe dare più corsa di tutti, invece molto spesso è fuori dal gioco. All’ultimo secondo ha l’occasione per pareggiare ma il suo buon tiro è salvato da un difensore.
Nocerino 5.5: ha raccolto l’eredità di Gattuso, non ancora la grinta del guerriero inesauribile. E’ possibile che ancora non smaltisca le tossine dell’Europeo. Fuori forma.
Boateng 6: fa bene Sacchi nello spot Mediaset a scegliere “la grinta di Boateng”, Prince è, infatti, uno dei più mobili e volitivi tra i rossoneri sebbene possa dare molto di più (anche in termini di carisma) alla causa milanista. Leader in prova.
El Sharaawy 5: si meraviglia quando Allegri lo richiama in panca al minuto 55. C’è chi invece, alla luce della sua prestazione, si meraviglia della sua presenza in campo al posto del Pazzo. Faraone ancora nel sarcofago.
Robinho 6: il più in palla tra i rossoneri al momento, crea scompiglio nell’area blucerchiata ma non impensierisce più di tanto l’estremo difensore avversario. Esce per un leggero risentimento muscolare.
Allegri 5: non ha il coraggio di schierare sin da subito i nuovi acquisti Zapata e Pazzini, ha molto da lavorare per dare un’identità di gioco alla squadra.

Ricominciamo… da dove?

Nel celebre film dell’indimenticabile Massimo Troisi “Ricomincio da tre”, il protagonista affermava, in maniera quanto mai originale, di voler voltare pagina nella sua vita e di ricominciare, appunto, da tre, perché tre cose buone aveva fatto nella sua vita, quindi perché buttare via anche quelle?

Dopo la partita tanto attesa di oggi pomeriggio tra Milan e Sampdoria, mi sto chiedendo se anche la squadra meneghina, così come l’attore partenopeo, può ricominciare da qualcosa. A tarda sera ancora non mi sono dato una risposta, forse perché sono ancora confuso dal troppo caldo di un’estate quanto mai torrida, o forse perché, più verosimilmente, sono tuttora frastornato dallo shock causatomi da un calciomercato degno del più terribile psicodramma collettivo…la sensazione che mi caratterizza è quella che “Il postino” Troisi esprime al poeta Neruda, alias Philippe Noiret, dopo che egli gli recita una poesia: “Mi so’ sentito come una barca sbattuta in mezzo a tutte queste parole”.

Quella percepita da Troisi è un’emozione positiva derivante dai versi del poeta; la mia e quella di molti tifosi rossoneri, è la sensazione di chi sta in un mare in tempesta e non sa come salvarsi, di chi ha un incubo e spera di svegliarsi al più presto. La triste verità è che, probabilmente, l’incubo e la tempesta, sono appena cominciati.
Riuscirà a svegliarci qualcuno e chi sarà il capitano che raddrizzerà la rotta e ci condurrà in porti sicuri?
Nel mare tempestoso di San Siro oggi si sono visti solo mozzi e discreti marinai. Un equipaggio lento e prevedibile che ha cozzato contro la scoglietto blucerchiato in versione iceberg. Tanto avrà da lavorare il comandante Allegri, nella speranza che non abbia perso le carte nautiche, e ancor di più dovrà fare il guardiano del faro Galliani che dovrà reclutare gente all’altezza del vascello rossonero.

Uno striscione sugli spalti oggi recitava: “31 Agosto – Attendiamo fiduciosi”.
Anche qualora non si voglia attendere, il 31 Agosto arriverà comunque. Quindi attendo…semplicemente!

La parola al campo

Il grande assente del nuovo Napoli, Ezequiel Lavezzi (foto di Ludo29, http://www.flickr.com/photos/ludo29/5450285873/)

Ci siamo,dopo mesi di scarno calciomercato è ora di far parlare il campo,giudice unico e incontestabile.Il Napoli riparte dalla delusione cinese e s’appresta ad affrontare una delle stagioni più enigmatiche degli ultimi anni:la cessione di Lavezzi non può certo essere considerata di poco conto,la politica sparagnina della società non entusiasma una piazza che ha nell’umoralità il suo marchio di fabbrica,eppure…

Eppure in fondo crediamo si possa far bene,Cavani dovrebbe rimanere,a meno di follie d’oltremanica,Pandev sembra in forma come non mai e Insigne è la grande speranza,il talento del futuro che può già da quest’anno essere un fattore,l’uomo in più nei momenti decisivi.

Il centrocampo dopo 5 anni dovrà fare a meno della grinta di Gargano,punto saldo della nostra formazione ma che spesso amava andare oltre le proprie mansioni,improvvisandosi regista lui che piedi buoni certamente non ha;Behrami sarà un valido sostituto con in più quella disciplina tattica tanto cara al nostro mister,El Kaddouri il giovane da crescere e che molto spazio avrà in Europa League.
La difesa è il punto debole della nostra squadra,l’arrivo di Gamberini non sposta gli equilibri e non si prospettano investimenti importanti in questi ultimi giorni di mercato,scelta sinceramente poco condivisibile;toccherà a Mazzarri ritrovare quella stabilità che ci ha consentito di raggiungere traguardi insperati 2 anni or sono e che è sembrata totalmente smarrita la scorsa stagione.

Palermo è la prima tappa di un lungo viaggio che terminerà solo il 19 Maggio con la trasferta romana,a quasi un anno esatto da quella splendida serata di Coppa che ha riportato un trofeo nella bacheca partenopea dopo oltre 20 anni e che tutti noi speriamo non sia stata un unicum,così come le belle notti di Champions in cui abbiamo dimostrato di potercela giocare quasi con tutti.

“L’oro di Napoli” è il nome che ho scelto di dare a questa categoria,riprendendo un classico del cinema italiano e con chiaro riferimento a quell’entusiasmo che è l’arma in più da ritrovare in questo momento di disillusione,comprensibile ma eccessivo per chi ha conosciuto e visto da vicino gli ambienti meno nobili del calcio e lasciamo che a parlare sia il campo,giudice unico e incontestabile.

Siamo tornati e siamo sempre noi

Stephan Lichtsteiner, autore del primo gol nel 2-0 contro il Parma (i diritti della foto appartengono a Mess, utente wikimedia commons http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stephan_Lichtsteiner_2012.JPG)

E si riparte!

Avevamo chiuso l’anno con una vittoria sull’Atalanta, apriamo la nuova stagione con un’affermazione sul Parma di Donadoni, 40esimo risultato utile in campionato (ultima sconfitta, stagione 2010/11, proprio contro il Parma, al Tardini, 1-0 con rete spettacolare di Giovinco).

Ripartiamo con il tricolore sul petto, con una squadra che poco ha cambiato rispetto lo scorso anno, ma con alcuni interrogativi, che fanno pensare a quella di ieri sera come a una Juventus ancora leggermente “sperimentale”. Qualcuno potrà storcere il naso, ma a pensarci bene, l’invincibile squadra Campione d’Italia lo scorso anno aveva 4 punti di forza: 1) Conte; 2) Pirlo; 3) Il collettivo/cooperativa del gol; 4) Lo Stadio. Non necessariamente in quest’ordine. Adesso, per forza di cose, l’ultimo punto non incuterà più lo stesso timore agli avversari (anche se l’atmosfera respirata a Torino rimane unica). Sul punto 1) di cose da dire ce ne sarebbero tantissime… L’idea è che i cori ascoltati ieri sera contro Palazzi diverranno abituali nella cornice dello Juventus Stadium, anche se il Tnas ci restituirà prima del tempo il Mister che un processo grottesco ci ha relegato dietro vetri oscurati, ma mai come il suo umore. Per fortuna che Conte non pare comunque aver perso la sua verve, anzi il pugno sferrato ai vetri in occasione della chance sprecata da Vucinic a tu per tu con Mirante lascia intendere la sua inalterata rabbia agonistica. Rimangono i punti 2) e 3). Andreino da Brescia ieri sera ha incantato a sprazzi. Una mezz’oretta da vero Pirlo. Tanto è bastato per domare il Parma. E per entrare nella storia con il primo gol/non-gol convalidato dal giudice di porta (rete che ha ricordato un Juve-Parma 1-0 del 1995/96, deciso da una punizione di Del Piero, con la sfera fatta entrare in porta da una disattenzione di Bucci). La mezz’ora di Pirlo, coincide con la mezz’ora “da Juve” della Juve, in cui Asamoah si distingue per potenza e concretezza e in cui il primo gol di Lichtsteiner fa ben sperare per il prosieguo del campionato, visto che la Guardia Svizzera aveva timbrato anche il cartellino del primo gol della passata stagione, sempre contro i ducali, all’epoca allenati da Colomba.

Purtroppo, però, la Juve vista ieri sera non basta! Si ha la sensazione di un reparto al completo (il centrocampo) e di 2 in attesa di essere puntellati. Ieri sera mancavano, in difesa Chiellini, Caceres e Lucio. Vale a dire il 1°, il 4° e il 5° difensore in ordine di importanza. E se per il Chiello e per l’ex del Siviglia la situazione dovrebbe tornare alla normalità dopo la sosta per le nazionali, quindi per la 3° di campionato, la situazione di Lucio è diventata decisamente seria dopo gli esami che hanno riportato la lesione completa del legamento peroneo-astragalico anteriore. Per me è arabo, per chi ne capisce si parla di 50 giorni (aggiornamento delle 15:50) di stop. Nessuna operazione, ma comunque un indisponibile che non ci voleva, soprattutto in vista della Champions, competizione in cui l’esperienza del difensore brasiliano avrebbe fatto comodo a Conte.

Naturalmente, il bicchiere mezzo-vuoto è sempre là davanti. Anche ieri i gol sono arrivati dal centrocampo (se vogliamo considerare Licht centrocampista al 100%). Manca una prima punta, manca un bomber da 20 gol sicuri. Vucinic è l’intoccabile, Giovinco convive ancora con troppe pressioni, Matri sembra stia soffrendo psicologicamente il fatto di essere stato retrocesso a primo panchinaro, di Quagliarella si sono perse le tracce (nel senso che lo si è visto solo nel secondo tempo del trofeo Berlusconi, ultimamente). In più, proprio numericamente, rispetto lo scorso campionato, il reparto offensivo è meno affollato. Del Piero è stato sostituito da Giovinco, ma Borriello non è stato rimpiazzato, a meno di considerare il giovane Boakye parte integrante della 1° squadra. L’infortunio di Giovinco non sembra essere serio, ma una punta serve! Meglio ancora se di livello, anche se tutte le strade (ri)portano sempre a Borriello, che per carità è un onesto mestierante, ma non è il top del top (non che Llorente, parere di chi vi scrive, lo sia, soprattutto al cospetto di una spesa di oltre 20 mln di €…). Adesso entriamo negli ultimi giorni di mercato ed è lecito aspettarsi un paio di colpi dal duo Marotta-Paratici, in modo da puntellare la squadra in vista dei prossimi mesi, in cui si giocheranno spesso 3 partite a settimana.

Ripartiamo comunque da un punto fermo: il gruppo. La Juve ha un gruppo eccellente e se è vero che la Juve di ieri non basta, è altresì vero che chi va in campo dimostra sempre una carica che solo chi indossa quella maglia sa trasmettere. E allora “gasiamoci” e rifacciamoci gli occhi osservando la potenza di Asamoah, le giocate di Vucinic, la classe di Marrone (coccoliamoci il giovane… è forte…). Evitiamo di raccogliere le provocazioni dei tifosi medi per cui il fuorigioco di Licht su un rigore non realizzato da Vidal ha condizionato già l’intero campionato. La prossima mossa aspettiamocela quando Buffon o Marchisio vinceranno il sorteggio arbitrale ad inizio partita…

Till the end!

Stef

P.S. – per chi non avesse visto la partita, ecco gli highlights dell’incontro di ieri: http://www.youtube.com/watch?v=WbPCBWh0hQM

L’omino di linea

E’ proprio vero, certe cose non cambiano mai…
Quasi con rassegnazione, dopo solo 90 minuti di campionato, ho avuto la totale certezza che anche questo campionato sarà destinato ad essere pieno zeppo di polemiche.
Le motivazioni sono molteplici, vediamole assieme…
Partiamo da una piccola , ovvia, constatazione: il livello della seria A si è abbbassato terribilmente, forse mai come quest’anno. Basti pensare alla formazione schierata in campo dalla Juventus, una buona squadra ma nulla di paragonabile alle corazzate che sfilavano al Tardini negli anni ’90.
Purtroppo, considerazioni politiche a parte, la sensazione è che il declino del calcio italiano sia solo all’inizio…e certe geniali trovate possano solo peggiorare le cose.
A che mi riferisco? Lo scopriamo seguendo l’andamento della partita.
Il Parma si presenta a Torino senza Amauri e questa già è una tegola per una squadra completamente rinnovata nel reparto offensivo.
Nonostante ciò i gialloblu (o crociati se preferite) partono forte e riescono anche a costruire qualche piccola minaccia per la porta di Storari. La Juve dal canto suo prova a scardinare la fragile difesa parmigiana con l’ex Giovinco, che non pare però in serata di grazia. Il primo tempo scorre dunque equilibrato, senza che i 2 portieri debbano compiere particolari interventi. Questo fino al 35°, quando la geniale trovata di cui parlavo si manifesta nell’arbitro di linea. Sì, l’omino vestito di nero (o di giallo, o di qualsiasi colore vogliate) appostato a fianco della porta; lo stesso(inteso come ruolo) che non vide agli Europei la palla entrare di mezzo metro. Evidentemente, nel 2012, il calcio deve restare forse l’unico sport influenzato dall’errore umano…chissà come mai…
Sta di fatto che nel caso in questione l’omino di linea fa il suo dovere, vede il fallo di Mirante e segnala il rigore per la Juve. Peccato che l’azione nasca da un fuorigioco di un metro(!) non segnalato dal guardalinee.
Ma lui, l’omino di linea, non ascolta ragioni….diventa una statua di cera tronfia nella sua decisione. Solita protesta di massa, solito caos, il tutto mentre noi spettatori vediamo ciò che sappiamo: la Juventus ha conquistato l’ennesimo rigore inventato. E a me vien da pensare:quanti uomini sono dunque pagati per “arbitrare” una partita di calcio? Ormai ho perso il conto. Bè il sesto uomo in questo caso vede giusto, peccato che il secondo (o il terzo) dimentichi di alzare la bandierina. Bella organizzazione all’italiana insomma.
Per fortuna Vidal sbaglia il rigore ed il primo tempo termina così.
Nella ripresa le sbavature difensive crociate si fanno più incisive, da una di queste Lichsteiner ne approfitta per siglare il vantaggio bianconero.
Passano 5 minuti e di nuovo la polemica è in agguato: punizione di Pirlo non irresistibile, Mirante pasticcia un po’ sulla linea di porta ed il 2 a 0 è servito. Nessuna esitazione nemmeno stavolta per il giudice di linea. La palla entra? Non entra? Dal replay non si capisce, ma la sensazione desolante è che nel dubbio venga favorita sempre la stessa squadra.
La partita finisce di fatto qui, anche se il Parma costruirà ancora qualche occasione per accorciare le distanze, non riuscendovi.
Il risultato di 2 a 0 premia una Juventus che non impressiona e che difficilmente, giocando così, potrà bissare il successo dello scorso campionato.
Il Parma però non può limitarsi a recriminare, al di là di tutto ha giocato discretamente solo la prima frazione di gioco. Donadoni dovrà lavorare ancora molto sulla tenuta atletica e psicologica del gruppo. La prossima gara col Chievo sarà già un banco di prova importante.
Per quanto riguarda le prestazioni dei singoli nessuno ha brillato particolarmente, Valdes ha giocato a sprazzi e la manovra del Parma ne ha risentito, Pabon non si è mai visto e l’unico davvero in palla è parso Biabiany. Troppo poco per poter fermare la Juventus , indipendentemente dall’omino di linea…
Chiudo con una perla: i giornalisti. Rai o Mediaset o altro non cambia. La faziosità di certi interventi pro-grande squadra ha ormai del ridicolo, ma evidentemente agli italiani sta bene così. L’altra sera, dopo soli 180 minuti (si era giocata anche Fiorentina-Udinese) stavano già decantando le lodi dell’arbitro di linea, apprezzando il fatto che “nonostante gli episodi dubbi” non ci fossero state le solite polemiche. Eh certo, perchè il torto l’ha subito il piccolo Parma…
Fino all’incredibile uscita di un responsabile settore arbitrale “(l’omino di linea) …è stato molto bravo, perchè era lì, in posizione,attentissimo…”
Bè, voglio dire, ci mancherebbe! E’ pagato per quello…
Ma è proprio vero, certe cose non cambiano mai.
Aggiungiamo un paio di tacche al nostro personale conta errori pro Juve…quello pro parma è dannatamente fermo a quei 20 centimetri di fuorigioco sul goal totale di Crespo. Chissà, i giornalisti dicono che gli errori alla fine si compensano…
Questo non è un grido di battaglia, è la solita solfa…

“Saremo una squadra di diavoli…”

“Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”.
Con tali parole pronunciate dall’inglese Herbert Kilpin, nella fredda sera del 16 Dicembre 1899, nell’Hotel du Nord et des Anglais di Milano, nasce il Milan Cricket and Football Club.
Nasce il presupposto di ciò che, con gli anni, diventerà un misto di valori, di emozioni, di colori, di stati d’animo, di vittorie e di sconfitte, di felicità e di sofferenza.

Ho avuto la fortuna di nascere il 5 Maggio 1979 a Milano. Qualche ora dopo, a qualche chilometro di distanza, il Milan avrebbe vinto il suo decimo scudetto, lo scudetto della Stella.
Ho avuto la fortuna di avvicinarmi al calcio giocato negli anni in cui un industriale milanese, Silvio Berlusconi, raccoglieva le ceneri della sua squadra del cuore dalle aule di un tribunale fallimentare e dava vita ad un ciclo vincente difficilmente immaginabile e ripetibile.
Erano gli anni in cui aspettavo la domenica per la partita di pallone con gli amici dopo la messa e per immaginare le gesta dei miei beniamini raccontate nel pomeriggio in radio da voci roche, presentate in televisione solo un paio d’ore dopo dal mai dimenticato Paolo Valenti e rivissute durante la settimana esclusivamente su un giornale rosa da cui ritagliavo le foto dei fuoriclasse; solo il mercoledì sera mi era concesso di andare a letto più tardi perché c’era l’appuntamento di “Coppa dei Campioni”.
Sono cresciuto, tante cose sono cambiate dagli ultimi anni ’80, sia nella mia vita che nel calcio stesso. Ho visto giocatori “indossare” la maglia del Milan e piangere al momento di dismetterla, consapevoli di averla resa grande nel mondo e consci della storia che avevano scritto. Altri l’hanno solo “vestita” e riposta nell’armadio al momento (per loro) più opportuno.
E’ probabile che solamente la prima categoria di giocatori si sia identificata “nel fuoco e nella paura”.

Oggi ho la fortuna e l’onore, in compagnia di amici, di raccontare, a chi avrà la bontà di leggere, le gesta degli attuali giocatori del Milan. Quanti di loro “indosseranno il fuoco e la paura”?
Mai come quest’anno ce ne sarà bisogno; un anno che è stato definito “zero” dagli stessi interpreti di un Milan v. 2.0, tanto per utilizzare un linguaggio moderno e non nostalgico come ho finora fatto. Ci vorrà l’impegno massimo da parte di tutti, anche, e soprattutto, da parte di noi tifosi, sempre pronti a sventolare i colori rossoneri ed a gridare “Forza Milan”, in maniera sportiva e nel massimo rispetto dell’avversario.

Non mi resta che salutare i miei “colleghi”, i miei amici e tutti coloro che ci seguiranno, con l’augurio del noto giornalista Maurizio Mosca, esempio di professionalità, simpatia e umanità e sempre vivo nei tifosi di tutta Italia: BUON CAMPIONATO A TUTTI!!!

Quelle domeniche mattina…

W la raza… magari molti non sanno nemmeno cosa significhino queste 3 parole,ci sarà l’occasione di ricordarlo tra un paio di mesi… ricordare un uomo che non ho mai conosciuto, ma a cui sicuramente avei stretto orgogliosamente la mano.

W la raza…un modo triste ma anche allegro per iniziare a parlare di wrestling. Partamo subito da un presupposto, il wrestling NON è uno sport. Non vince il più forte. Gli americani lo chiamano sport-intrattenimento ed hanno ragione. Il wrestling mi intrattiene da quando ero piccolo, 4 forse 5 anni… le domeniche mattina mi svegliavo prima di mia madre ed andavo ad accendere la televisione. La voce del mitico Dan Peterson mi guidava tra le acrobazie di un giovane Shawn Micheals, le frasi incomprensibili di Macho Man Randy Savage, l’urna di Undertaker, il serpente di Jake Roberts, la maglietta strappata di Hulk Hogan, le corde fatte tremare dall’Ultimate Warrior. Era un mondo magico… Agli occhi di un bambino emozionante e “vero” quasi da far paura. Ma quella paura che ti costringe a non chiudere del tutto gli occhi, ma a sbirciare. Sono passati più di 20 anni da allora… e scrivere un’intera rubrica dedicata al wrestling è come tornare ad essere bambino. Il wrestling non è cambiato, in fondo non cambia mai… è una grande telenovela senza fine, con attori che recitano una parte. E’ violento? Non più di un film di Bud Spencer e Terence Hill…e senza dubbio molto meno di un incontro di boxe! E’ finto? Bè certo, ci mancherebbe…altrimenti sarei un troglodita ad esaltarmi nel vedere un becchino sotterrare gli avversari. Lo scopo di questa rubrica sarà raccontare agli appassionati l’evolversi della storia (Summerslam 2012  è agli archivi ormai e a settembre ci attende Night of Champions) ma anche spiegare ai profani come mai un ragazzo di 29 anni sia ancora interessato a quella pagliacciata americana che viene chiamata wrestling. Le ragioni sono tante e spero di poterle analizzare con calma….il mio augurio è che tutti voi possiate sorridere ricordando i vostri “wrestling moment” e capire che in fondo non c’è niente di male ad essere appassionati di uno sport in cui le tifoserie scherzano tra loro ed interagiscono con gli atleti in modo del tutto civile. Magari il calcio italiano fosse come il wrestling. E con questa riflessione vi do appuntamento alla prossima…”puntata”.

W LA RAZA!

“Forza Parma, forza Parma….questo è il grido di battaglia….”

Agosto è agli sgoccioli, dopo 3 mesi di sport intenso (tra europei ed olimpiade) sembra ieri che è terminato il campionato e già ne inizia un altro. Questa rubrica , curata dal sottoscritto, avrà l’onore di seguire le gesta del Parma Calcio nel campionato 2012-2013.

Quello gialloblu non poteva cominciare con un ostacolo più duro. La Juventus campione in carica, orfana di Conte, sarà una bruttissima gatta da pelare. Certo, i tempi delle 7 sorelle sono ormai lontani, ma la gara coi bianconeri ha sempre il sapore del “big match”…come del resto si è potuto constatare (caso mai ce ne fosse bisogno) sin dalla presentazione ufficiale della squadra, avvenuta nell’originale cornice di piazzale della Pace.
Il Parma si presenta alla nuova stagione con una squadra rafforzata o indebolita? Questo il quesito principale che si pone la tifoseria in seguito ad una enigmatica campagna acquisti.
L’addio di Giovinco è ovviamente la principale chiave di lettura del mercato crociato, ennesimo pezzo pregiato ceduto alla vecchia signora. Da parecchi anni ormai non c’è più lo sceicco del latte e, dovendo fare di necessità virtù, la società si è vista costretta a salutare il suo gioiello in cambio di una cospicua somma da investire. Vediamo come…
La difesa, per quanto affiatata, avrebbe avuto bisogno di un paio di rinforzi che purtroppo non sono arrivati. Zaccardo e Lucarelli non sono eterni, soprattutto il secondo, e Paletta da solo non ha il talento per reggere la difesa come faceva un certo Thuram. In mezzo al campo Parolo è chiamato a fare ordine, sperando che torni il miglior Galloppa (quello di 3 anni fa per intenderci) e che Biabiany possa finalmente aver raggiunto la maturità necessaria per poter essere definito un giocatore di calcio (e non da calci!). La fascia destra, un po’ come fu la sinistra per l’inter del post Roberto Carlos, è sempre stata il cruccio del Parma: dopo Fuser si sono susseguiti una serie di “pistapoci” da mettersi le mani nei capelli….Gasbarroni,Reginaldo,Marchionni(a tratti), Pisanu, Marques e non ultimo il primo Biabiany, che pareva sulla buona strada per essere anche lui etichettato col temuto epiteto. L’impressione è che molto dipenderà dalle giocate di Valdes, uno degli uomini più in forma nel finale della scorsa stagione.
Davanti ci sono le incognite da cui dipenderà l’andamento del Parma: Amauri è più vecchio di 2 anni e Pabon era un signor nessuno fino ad un paio di mesi fa. Saranno in grado di sostituire la formica atomica?
Inutile negare che lo scorso anno il 90% del potenziale offensivo gialloblu era tenuto sulle spalle del solo Giovinco. L’impressione era che senza di lui la squadra non fosse in grado di rendersi pericolosa. Va detto, ad onor del vero, che con Donadoni le cose sono migliorate, fino all’incredibile striscia di 7 vittorie consecutive con cui si è concluso lo scorso campionato..
Insomma uno dei tecnici più sottovalutati del campionato (col senno di poi l’avreste esonerato nel 2008 dopo la sconfitta ai rigori con la Spagna dei record?) è chiamato a fare l’impresa: salvare il Parma e portarlo là dove le altre sue sorelle da qualche anno lo aspettano. Impossibile?
Questa non è una speranza….questo è il grido di battaglia!