#Semifreddo su Lazio-Juventus – Nulla di nuovo

Portare a casa una vittoria dopo una partita in cui per 70 minuti si è allegramente e con piena impotenza assistito al predominio territoriale e fisico dell’avversario: possibile se sei la Juventus 2018/19 e in Italia hai davvero poche cose o rivali che possono fermarti. E in questa lista privilegiata non figura il nome della Lazio.

Diciamoci la verità, non dovevamo aspettarci qualcosa di diverso dall’atteggiamento della Juventus di ieri. Il pareggio di sabato sera a San Siro aveva portato il Napoli a -8, quindi ancora a distanza di quasi 3 “possessi” e dato che mercoledì si gioca una partita da dentro o fuori (e la si gioca a Bergamo, contro l’Atalanta che, al momento, appartiene invece a quella suddetta lista di cose o persone che possono fermare i bianconeri), era lecito aspettarsi una Juve più accorta, senza la frenesia di dover dare il tutto per tutto per acciuffare i 3 punti (che poi, nel caso dei torinesi in Italia, si traduce con “dare il 60-70%”). Insomma, tra il Napoli a distanza di sicurezza, l’Atalanta alla finestra, i famosi “carichi” invernali e gli indisponibili (sempre troppi e anche loro appartenenti alla lista), la Juve è scesa in campo all’Olimpico con l’atteggiamento mentale votato al risparmio, che ci si poteva aspettare. Niente di nuovo.

Una delle vittorie meno meritate di questi ultimi 8 anni matura a causa di un assioma evidente tranne che nei salotti più faziosi del calcio: la Juve è nettamente più forte di ogni avversaria in Italia. E anche questa, la si conceda, non è una novità. In condizioni simili, con l’avversario nel pieno controllo del gioco, a 20 minuti dalla fine,  sotto di uno e con buona parte dello stadio a supporto di chi è in vantaggio, difficile ipotizzare già un recupero. La Juventus addirittura va a vincere la partita, creando 4 nitide palle gol, laddove, fino al 70°, aveva collezionato uno 0 in casella.

Decisivi i cambi, con Bernardeschi a sinistra e Cancelo a destra a modificare innanzitutto un assetto che risente dell’assenza di Pjanic e dell’infortunio di Bonucci. Un 4-3-3 sconclusionato, che soccombe contro la linea a 5 della Lazio, che diventa un 4-4-2 con i 2 subentrati liberi di affondare. Che poi, se abbiamo ribadito più volte che Allegri è molto bravo nel “leggere” le partite, è anche vero che non ci voleva un genio per capire che inserendo Cancelo e Bernardeschi le percentuali di riportare in vita il morto sarebbero aumentate.

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Successo a parte (che non è mai poco), va ripetuto quel che diciamo da molto tempo: la Juve non gioca bene. Anzi, paradossalmente le vittorie a volte sono quasi controproducenti, in quanto mascherano le lacune di una squadra. Quelle dei bianconeri visti ieri a Roma sono piuttosto evidenti: poca lucidità a centrocampo, preoccupante staticità di alcuni interpreti, un po’ sulle gambe (chissà, magari i carichi…). In generale, uno sproposito di talento inespresso. Una montagna che partorisce spesso un topolino. Passino, per le molteplici ragioni elencate in apertura, i 90′ di ieri. Ma inutile dire che con questo approccio, o con quello avuto contro il Milan, al Wanda Metropolitano il 20 febbraio andiamo direttamente coi barellieri per contare i feriti. Fermo restando che giocando così non passi neanche con l’Atalanta in coppa. Rimane il campionato che dovrebbe essere ormai questione di matematica. Ma da questa Juve ci si aspetta di più.

Poi c’è un altro problema, ingigantito dallo stop di Bonucci: la coperta corta, se non cortissima, in alcune zone del campo. Ma ne parliamo, con calma, post Coppa Italia, quando a bocce ferme analizzeremo il mercato di gennaio.

Che, Caceres a parte, non dovrebbe portare niente di nuovo.

#TillTheEnd

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