Ciao Michele


Ciao Michele, mi mancherai.

Eccome se mi mancherai.

Ogni maledetta volta che la strada s’alzava un pelo, tu eri lì. Ti alzavi sui pedali, testa bassa e partivi. Come sul Colle dell’Agnello, in mezzo alla neve. La tappa era praticamente tua ma Vincenzo stava riaprendo il giro e c’erano dei gradi da rispettare. Zakarin ci aveva già rimesso una clavicola. Hai aspettato il capitano e lo hai scortato al traguardo come un luogotenente. Sei stato un gregario di lusso, Michele. Il Giro del 2011, assegnatoti ‘a tavolino’, non è un giusto riconoscimento. Avresti meritato di più. E forse, quel merito, te lo saresti preso al Giro del Centenario, promosso grazie al forfait di Aru.

Avresti faticato come sempre, come solo un gregario di lusso sa fare. Avresti fatto squadra, come solo un leader sa fare. Questo eri tu, Michele. Una persona splendida che, nonostante una carriera all’ombra di grandi corridori, si era ritagliato un posto al sole nel cuore di tutti. Mentre scrivo sto perdendo un po’ di sicurezza, quella che aveva un qualsiasi capitano che, in salita, attanagliato dalla fatica e dalle condizioni atmosferiche avverse, voltandosi a destra e a sinistra, vedeva te al suo fianco, pronto a portarlo al traguardo. E ti avrebbe visto col sorriso che portavi sempre, indifferentemente nei giorni belli e nei giorni bui, con quel rivolo di sudore che indicava tutta la fatica fatta nei chilometri precedenti. E al traguardo ti avrebbe aspettato Frankie, il tuo pappagallo, con il quale ti allenavi.

Un gregario, spesso, è una persona ordinaria. Tu no. Sei stato, sei e sarai sempre straordinario.

Io credo che il ciclismo, soprattutto in quelle tappe lì d’alta montagna, sia una specie di duello al sole fra l’uomo ed il corridore: il corridore spara all’uomo, cioè a se stesso e prosegue fino all’arrivo. É per questo che si arriva morti. Adesso scappo. E domani starò a casa. Stessa spiaggia, stesso mare. Ciao a tutti. Michele. [Il diario del gregario]

Ciao Michele, ci rivedremo al traguardo. Sempre con il sorriso.

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