Pagellone Serie A pt. II

Roma: difficile andare distante, se il tuo attacco poggia sulle spalle di Ljajic e Gervinho, che hanno riscritto il concetto di “fumoso”, e se il baluardo difensivo è Astori. In ogni caso, Rudi Garcia si è dimostrato ancora una volta lungimirante: pare che di recente abbia affermato “Dopo la campagna elettorale, ho la certezza che il PD trionferà alle regionali”. Voto 6

Fiorentina: questo è l’unico caso, nella storia del calcio italiano, in cui un allenatore è apprezzato da tutti i dirigenti e i tifosi avversari, tranne che dai suoi. L’Aeroplanino ha pagato – tra le tante cose – gli infortuni di Rossi e Gomez (siamo al teatro dell’assurdo ormai) e un polso debole nel guidare la squadra: se poi si incaponisce pure su Badelj titolare, le speranze sbiadiscono. Voto 5,5

Napoli: non appena Benitez sarà nuovamente senza lavoro (e conoscendo il presidente del Real, ci sono ottime possibilità che succeda entro Natale), vorremmo tanto chiedergli cosa gli hanno fatto di male i trequartisti, visto la damnatio memoriae a cui li sottopone ovunque vada. Higuain preferirebbe lasciare giù i restanti 31 denti su quello scoglio, che farsi allenare di nuovo da don Rafè. Voto 6,5

Genoa: Gasperson ha tirato fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro, dimostrandosi maestro di calcio all’ombra della Lanterna. Che premio si può assegnare ad uno che valorizza così tanto Niang, Pavoletti e Iago Falquè? Peccato solo per il vicino addio di Diego Perotti, vero deus ex campo del Grifone: un duro colpo per i tifosi hipster. Voto 7,5

Inter: Mancini avrà anche una media-punti inferiore a Mazzarri, ma non si lamenta della pioggia dopo un pareggio al 90′, e tanto basta. Col mercato di gennaio sono state gettate basi importanti per il futuro, e il gioco ne ha risentito (ma solo in parte): Kovacic non andrebbe ceduto, si riparta da lui e dal capocannoniere Icardi. Ignobile comunque che Jonathan se ne sia andato, e senza nemmeno una partita d’addio in suo onore. Voto 5,5

Milan: i 16 gol di Menez saranno presto protagonisti della ri-edizione di “Mentire con le statistiche” (libro che esiste davvero). La colpa di Inzaghi, a nostro modo di vedere, è relativa, ma non minima: la sua inadeguatezza è riassunta tutta nel cambio Pazzini-Bocchetti, a 15 minuti dal termine, sul 2-1 contro il Verona, in casa. Speriamo che, con i soldi derivanti dalle 7 maglie di Honda vendute in Giappone, Galliani possa tornare a fare mercato come si deve. Voto 4,5

Palermo: l’ultima volta che un allenatore ha completato un’intera stagione alle dipendenze di Zamparini, le partite si giocavano tutte alle 15 di domenica e le squadre entravano in campo rigorosamente dall’1 all’11. Le giocate di Franco Vazquez e Paulo Dybala sono così belle, che YouPorn ci ha dedicato una categoria specifica. Voto 7

Empoli: il calcio è quella cosa meravigliosa che succede tra una sigaretta di Sarri e l’altra. Il gioco degli azzurri toscani è così bello ed armonioso, che il Concerto di Capodanno verrà tenuto da loro. Senza Valdifiori e mister “33 schemi” sarà dura ripetersi, ma noi ve lo diciamo: non vediamo così bene l’ex direttore bancario al San Paolo. Voto 7,5

Udinese: arrivare così in basso, per i bianconeri del Friuli, è un fallimento, soprattutto perché quest’estate non potranno incassare nessuna plusvalenza dall’ennesimo gioiello scoperto in fasce. Male ma non malissimo la seconda esperienza pro’ di Stramaccioni, le cui sorti erano legate a doppio filo al vero leader di questa squadra, Totò Di Natale. Voto 5

Parma: il popolo gialloblu aveva già sofferto abbastanza nel 2008 e, prima ancora, col crac Parmalat: non meritava quest’ennesimo insulto alla sua storia e all’incrollabile passione. Voto 10 di stima ai giocatori, scesi in campo con onestà e correttezza soprattutto per onorare i tanti dipendenti della società, vere vittime delle malefatte di Ghirardi, Taci e Manenti.

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