Pagellone serie A pt. I

Si, anche quest’anno siamo giunti alla fine del campionato di Serie A. Abbiamo provato a districarci tra le 20 squadre, tra sorprese e delusioni, tra conferme e promesse mantenute a metà. Senza riuscirci, ovviamente.

Torino: la stagione dei granata parte con una confusione nel reparto avanzato che nemmeno Balotelli al terzo Gin Lemon. Partono Cerci e Immobile, arriva Quagliarella prima, Maxi Lopez poi. Grazie alla mano saccente di Ventura si salva e si toglie soddisfazioni in Italia ed Europa. Battuto a domicilio l’Athletic Bilbao e vittoria nel derby dopo 20 anni. E con un Kamil Glik che ha fatto le fortune dei fantallenatori. Voto 7.

Chievo: ogni anno sembra quello buono per retrocedere. Ogni anno, puntualmente, si salvano. I clivensi hanno fatto della difesa la loro miglior arma. Pochissimi gol subiti, pochissimi fatti. Uno a zero rubato in casa, fuori casa si parte a reti bianche, i pareggi come unica certezza. E anche quest’anno retrocedono l’anno prossimo. Voto 6,5.

Sassuolo: forse la squadra più completa, tra quelle che doveva salvarsi. I tre tenori (Berardi, Zaza e Sansone) hanno avuto momenti altalenanti ma è bastato questo per una salvezza tranquilla. Di Francesco allenatore acclamato, modello societario apprezzato da tutti, giovani lanciati come riso ad un matrimonio, finisce a soli tre punti dal più blasonato Milan. Avanti così, Sasòl. Voto 7.

Cesena: l’ultima, per organico, della Serie A. Se non fosse stato per il caos-Parma, guarderebbe tutti dal basso. Ha sprecato diverse occasioni durante la stagione per rimettersi in carreggiata. Defrel nuova scoperta, ma non è bastato. Colpe da attribuire alla dirigenza e, poche, all’allenatore e squadra. Se poi vuoi salvarti ingaggiando Hugo Almeida in peso forma Jardel allora te la sei cercata. Voto 4.

Cagliari: male, a tratti malissimo. Se ti devi salvare devi vincere almeno in casa. Zeman inguardabile, nonostante le sue idee fossero ancora apprezzate (??), Zola che prova a mettere qualche pezza, Festa che traghetta, come Caronte, la squadra negli inferi della B. Nonostante tutto ci sono alcune note positive, come la conferma di Avelar, anche se molto incostante, e l’esplosione del giovane Donsah, già nel mirino di top club italiani. Voto 4,5.

Juventus: tutto riassumibile con due semplici date ed annessi eventi.  16/7/2014: Allegri non capisce una beneamata mazza e viene insultato.                                                                                                                                      06/6/2015: Juventus campione d’Italia con 4 giornate d’anticipo, vincitrice della decima Coppa Italia, finalista perdente in UCL.               Complimenti alla squadra, al mister, alla dirigenza e a tutto il contorno. Voto 8.

Atalanta: una squadra costruita per una salvezza tranquilla, con una società discreta alle spalle. I gol non arrivano, i risultati nemmeno. Cambio d’allenatore in corsa. Via il bravo ma sfortunato Colantuono, dentro il pragmatico Reja. Salvezza sudata. Poi basta dare una palla alta a Pinilla che subito s’inventa un gol in rovesciata. Voto 5.

Hellas Verona: tranquilli, ci pensa Luca Toni. E’ così riassumibile la stagione del Verona. Con quello lì davanti, basta mandare un pallone alla buona di Dio che lui lo trasforma in oro. Capocannoniere, avanti alla gioventù ed al blasone degli avversari. La squadra lavora per lui, con lui. Lui finalizza, ma senza quegli altri, tutti non sarebbero andati molto lontano. La squadra per il singolo, il singolo per la squadra. Menzione d’onore a Mandorlini che si presenta ai microfoni del VinItaly palesemente alticcio. Voto 6,5.

Sampdoria: parte sprint, mette fieno in cascina, da buona cicala. Poi però arranca, nonostante gli sforzi economici del vulcanico presidente Ferrero nel mercato invernale. Sul finale arranca, con un Miha probabilmente con la testa altrove.  Alla fine è fuori dall’Europa (sul campo) ma ci rientra (forse) grazie alle grane economiche dei cugini rossoblu. Ilariaaaaaaaaa. Voto 6,5.

Lazio: partita a fari spenti, con un allenatore preparato ma con un organico forse non all’altezza della lotta all’Europa. Forse, appunto. Cavalcata straordinaria fino al terzo posto con un Felipe Anderson che ha incantato, con due vecchi eterni come Mauri e Klose, con un Candreva ritrovatosi nella seconda parte. Peccato per la bagarre finale persa contro la Roma per il secondo posto. Inoltre finalista perdente in Coppa Italia. Se Pioli si ficca una scopa nel didietro, ramazza pure. Voto 8,5.

A breve la seconda parte del pagellone di fine anno.

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