L’aperitivo di IZC – Barc(acci)e affondano

Bucce di banana – In principio erano Tavecchio e i suoi calciatori di colore mangia-banane. Ora ci si mette pure il buon vecchio Arrigo Sacchi a smuovere il pallone (bucato) del bel paese con una ventata d’ingenuità. La pianta dei banani, in Italia, è sempre in cinta. E noi ci crediamo alle parole di Sacchi, quando dice “Non sono razzista, io c’avevo Rijkaard”, perché lo sappiamo cosa voleva aggiungere: “mica Optì Pobà.” Però peccato, di questi tempi bisogna stare attenti, se non fosse scivolato già Tavecchio sulla buccia di banana (Optì Pobà, al tuo paese i cestini non esistono?) ci saremmo sentiti di sposare il discorso del sommo di Fusignano. Abbasso l’esterofilia, viva il Made in Italy. Ma banane prodotte in Italia ne esistono?

Piazza dei Martiri a Carpi, chi glielo dice ora a Lotito che è la terza piazza più grande d'Italia? (foto di Francesco Pozzi, https://www.flickr.com/photos/cecio/1392839763/, CC BY 2.0)
Piazza dei Martiri a Carpi, chi glielo dice ora a Lotito che è la terza piazza più grande d’Italia? (foto di Francesco Pozzi, https://www.flickr.com/photos/cecio/1392839763/, CC BY 2.0)

Questioni geoeconomiche – Ammettetelo: emiliani e pochi altri a parte, molti di voi non sapevano nemmeno dove fosse Carpi prima che una delle più fulgide intelligenze del nostro pallonaro paese ne pronunciasse il nome in un’amichevole chiacchierata telefonica. Capri o Carpi? Isola o Pianura Padana? Turismo o settore tessile? Grazie Lotito, grazie davvero. E non solo per la precisazione geografica. Se non fosse stato per le tue parole qualche inguaribile romantico avrebbe pensato che la favola del piccolo Carpi in serie A sarebbe piaciuta anche ai magnati australiani.
P.S.: Ma siamo sicuri che fosse il Carpi? Ma Iodice, colui che ha intercettato Lotito, non è un dirigente dell’Ischia? E Ischia non è vicino a Capri? Mah.

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Brogi,_Giacomo_(1822-1881)_-_n._3651_-_Roma_-_Chiesa_della_Trinit%C3%A0_de%27_Monti.jpg
http://it.wikipedia.org/wiki/File:Brogi,_Giacomo_(1822-1881)_-_n._3651_-_Roma_-_Chiesa_della_Trinit%C3%A0_de%27_Monti.jpg

Tesori trafugati – Il Seicento è stato il secolo d’oro dei Paesi Bassi – e non solo -, neppure la Guerra dei trent’anni (1618-1648) riuscì a scalfire l’entusiasmo derivato dall’indipendenza ottenuta nel 1609, almeno in via ufficiosa, dalla Spagna. Il territorio conobbe una crescita notevole dal punto di vista commerciale, e si sa che quando il commercio è florido la popolazione sta meglio, e anche le scienze e le arti ne giovano. Quindi cosa mancava ai Paesi Bassi nel ‘600? Magari Gian Lorenzo Bernini. Il più famoso scultore e anche architetto di tutta Europa, che a un certo punto fu richiesto perfino dalla corte francese, e si fece un bel viaggetto a Parigi carico di aspettative gloriose, poi in realtà disattese. Certo, gli olandesi avevano Rembrandt, ma perché non avere entrambi? E quindi ecco spiegata la foga dei tifosi del Feyenoord, volevano solo portarsi a casa la fontana, un gesto magari comprensibile all’epoca delle requisizioni napoleoniche, oggi un po’ meno. Che poi possiamo aggiungerla una cosa? Che si renda onore anche a Pietro Bernini, che la Fontana della Barcaccia aveva cominciato, e non solo quindi al figlio Gian Lorenzo. Infatti l’opera non è “di Bernini”, come detto in questi giorni da quasi tutti i giornali e telegiornali, ma semmai “dei Bernini”. Ma tornando al discorso delle requisizioni olandesi del XXI secolo, del resto mettetevi voi nei panni di chi vive a Rotterdam: altro che Colosseo! Certo, saranno più ricchi di noi e quello che volete, hanno anche un bel museo (il Boijmans-van Beuningen), ma volete mettere una bella fontana “dei Bernini” al centro del porto più importante d’Europa? Scherzi a parte, il danno è fatto, ma possiamo dimostrare adesso se contiamo ancora qualcosa in Europa oppure no: nella politica tradizionale, assicurandoci che vengano puniti i tifosi colpevoli; nella politica calcistica, assicurandoci che il campo degli olandesi venga squalificato almeno per la gara di ritorno, che va giocata a porte chiuse. Altrimenti avremo perso un’altra volta.

Povero Verdi – Ghirardi, Doca, Kodra, Manenti. Chi sono, Giuseppe? Quattro presidenti. E di quante squadre? Una sola. Scusa? Si, una sola, caro Ruggero. E’ il Parma, la mia squadra. Mamma mia, chissà quanti soldi avrà questa tua squadra! Zero, Ruggero. Anzi: il primo ha lasciato un buco da quasi cento milioni, il secondo si è preso paura e si è rifugiato nel suo Compro Oro di Piacenza, il terzo era così giovane che manco gli era spuntata la barba, il quarto la barba non se la fa più perché il Tribunale ha requisito pure i rasoi. Mi sembra assurdo, Giuseppe. Vorresti dirmi che non solo nessuno si è accorto dei debiti che stava facendo il primo, ma addirittura hanno permesso a quelli dopo di lui di prendere e svendere la società in pochi mesi senza controllare alcunché? Si, Ruggero. Ah, come ti invidio Ruggero. Perché, Giuseppe? Invidio una tua opera, Ruggero. Ah! Il grande Verdi che invidia Leoncavallo. Vedi Ruggero, quando il Parma gioca in casa, mentre i giocatori entrano in campo, si suona la mia Aida. Se solo tu potessi prestarmi una tua opera, di modo che io la possa dedicarla a società, Lega e quanti altro hanno reso possibile questo….
E quale opera, Giuseppe?
I pagliacci, Ruggero.

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