Le parole più fastidiose del calcio moderno

Ammettiamolo: se Sandro Ciotti, nel descrivere un tiro dalla traiettoria morbida ma imprevedibile, avesse usato il termine “tiro flottante”, non avremmo visto l’ora di vedere le immagini in tv (esclusivamente alla sera) per capire lo strano effetto che il tal giocatore aveva dato a quel pallone. Se lo fa oggi un qualsiasi telecronista, la tentazione di premere il tasto “mute” del telecomando, disdire l’abbonamento alla pay tv e lanciare la tv fuori dalla finestra (rigorosamente in quest’ordine) è forte. Per la vostra gioia, abbiamo raccolto i termini e le frasi più odiose del calcio moderno:

  • tiki taka: pronunciato ogni volta che una squadra completa più di 4 passaggi consecutivi, anche se effettuati a massimo due metri di distanza ed in orizzontale, e che costituisce il marchio di fabbrica del nuovo Xavi, Marco Van Ginkel. Per avere un riscontro concreto andare a leggere gli articoli di giornale sulla grande Tikitalia del post Italia-Inghilterra del trionfale mondiale brasiliano.

  • uscita alla Neuer: per cui basta che il portiere arrivi al limite dell’area piccola e si ritrovi a respingere il pallone con i piedi per potersi fregiare di questo appellativo. Mi chiedo come facessero i portieri prima del n°1 tedesco, e mi sono convinto che non uscissero mai dai pali.

  • Fonte: wikimedia.org
    Fonte: wikimedia.org

    centrocampista di rottura: perché dire che Muntari non sa fare altro non è politically correct.

  • imbucata: la prima volta mi era sembrata come una ventata di freschezza nello stantio gergo calcistico. Un giorno però ho registrato ben 5 imbucate nel giro di un minuto e mezzo. Esattamente come “selfie” ormai è diventato sinonimo di fotografia, “imbucata” is the new passaggio.

  • la maledetta: per ogni punizione entro una distanza massima di 25 metri dalla porta.

  • tiro flottante: o il telecronista di turno ha esagerato con le curve gaussiane durante le ore di fisica al liceo, oppure si vergognava troppo ad usare un più laconico “tiro ad effetto”. Su palombella non ci esprimiamo neanche.

    Fonte: wikimedia.org
    Fonte: wikimedia.org
  • touche: perché non c’erano abbastanza lingue straniere nel nostro gergo calcistico. Attendo con ansia il momento in cui “compagno di squadra” si potrà dire con “tovarish”.

  • centrocampista pieno di fosforo: non so voi, ma noi ci immaginiamo un Pirlo o un Albertini ricoperti di schiuma bianca che ribolle continuamente. Davvero non c’erano altri modi per descrivere un centrocampista in grado di passare la palla in modo intelligente, nonostante la pochezza della Serie A?

  • in the box: perché area di rigore è per quelli che pensano eccessivamente “in the box”.

  • volante: quando sento un cronista definire così un centrocampista centrale, lo immagino seduto da Starbuck con l’IMac, la barba lunga e la camicia di flanella. Il lato positivo è che un centrocampo composto da Xavi, Xabi Alonso, Borja Valero e Pizarro potrebbe essere tranquillamente chiamato “La Celere”.

  • canterani: come se non avessimo già un complesso di inferiorità nei confronti del calcio spagnolo tanto grande da riempire il Bernabeu. Dobbiamo anche chiamare “canterani” i nostri giovani, e mi pare giusto, visto che imvestiamo così tanto nel calcio giovanile, che ci regala da anni soddisfazioni e gioia.

  • estirada: Siamo pronti a mandare in pensione l’albionico tackle. E’ la rivincita dell’Invincible Armada. Ci sono voluti cinquecento anni ma ne è valsa la pena.
  • crack/craque: Abbiamo uno dei linguaggi più ricchi di vocaboli del pianeta. Ma per trovare un termine adatto a descrivere un campione dobbiamo per forza utilizzare una parola che più che un campione mi ricorda donne di facili costumi dalla pelle gialla e un coefficiente dentale vicino allo zero assoluto. Craque è per quelli per cui crack è già troppo mainstream.
  • falso nueve: ovvero quella situazione in cui alcune squadre nello schierare il tridente o il 4-2-3-1 nella posizione di punta centrale schierano un attaccante non di ruolo, come accadeva nel Barcellona con Fabregas, o un giocatore non di calcio, come accade oggi nel Milan con Menez. L’irritazione provocata dall’ascolto di questa parola è direttamente proporzionale al numero di squadre che si ostinano a proporre questa soluzione.
  • remuntada: questa parola per alcuni ha un sapore dolce, per altri è una ferita ancora aperta, per tutti gli altri è solo una rottura di maroni. L’italiano “rimonta” ha addirittura meno lettere, e sentir parlare di “remuntade” anche guardando Sassari Torres-Pizzighettone è un pelo eccessivo.
  • opzione de recompra: In questo mercato di lacrime e sangue i dirigenti di tutto il mondo cercano nuovi metodi per fare mercato senza spendere una lira. Noi, come al solito, a causa del nostro orgoglio linguistico pressochè nullo abbiamo deciso di adottare la terminologia spagnola, quando, se fossimo davvero onesti, un metodo per prendere giocatori senza spendere un euro dovrebbe essere pronunciato d’ufficio in dialetto di Monza.
  • manita: che ha sostituito il pokerissimo accusato di incentivare il gioco d’azzardo tra i giovanissimi.
  • top player: vi immaginate se, nel 1997, Ronaldo fosse stato presentato all’Inter come un “toppleier” anziché come “il Fenomeno”? Suvvia, già la parola “top” ha limitato l’utilizzo del 70% degli aggettivi della lingua italiana, ora vediamo di non abusarne anche nel calcio.

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