Roma- Fiorentina 0-2 | All’improvviso Mario Gomez

Parabola dei ciechi - Bruegel il Vecchio "Se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa"
Parabola dei ciechi – Bruegel il Vecchio “Se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa”

Ci sono stati dei giorni nerissimi

(io ricordo la partita di Parma, ricordo dialoghi sul tempo che passa con alcuni amici molto ben vestiti, in Piazza Sant’Ambrogio. Si parlava di quando finiscono le cose, di quando si può dire che una cosa sia davvero conclusa, quando non c’è più nulla da fare, che il rapporto è semplicemente qualcosa di spezzato, che non si ricucirà mai. Io mi ricordo di come finiscono le cose, lo ricordo eccome. Assumono a volte la forma del pianto, altre volte, e sono la maggioranza, non hanno forma, si comincia a girare a largo, a non rispondere al telefono. E mi ricordo anche le investigazioni sull’argomento: Quando finiscono le cose?, domandavo. C’è chi ha risposto a questa domanda che le cose non finiscono mai, lo diceva un signore che fumava la pipa in una stanza chiusa, anche se fuori c’era il sole. E ricordo che qualcun altro mi ha risposto che le cose non finiscono perché non c’è nessuna cosa, un mistico a cui devo ancora restituire un libro, che sta là sulla mia mensola come una ferita.

Si parlava con amici ben vestiti di come fosse finito tutto, di come mancasse solo una parola a sancire il verdetto finale su Mario Gomez e io dissi loro una cosa, che mi aveva detto Alessandro F. e che mi aveva portato a cambiare il mio giudizio sulla partita di Parma, ovvero Mario Gomez cha va sotto la curva a chiedere scusa, e il commento di Alessandro F. era semplicemente questo: Non è una cosa da tutti. Anzi. Che signore. Così raccontai ai miei amici di questo avvenimento forse da niente e di certo dopo la partita di Parma questa cosa di Mario che va sotto la curva era una minima parte della faccenda, e non si vedeva la luce per la squadra, e c’era solo da pensare: quante occasioni perse)

forse questi giorni nerissimi sono semplicemente alle spalle, ma le cose così come sono poi impiegano un tempo a spostarsi e a diventare tutt’altro. Ma guardando la partita su rai.tv in streaming dentro al bagno di casa sul secondo cazzo di gol di Mario Gomez, sulla sua emozione e sulla non emozione del telecronista rai, io stavo lanciando il mio Mac book Air contro la parete opposta del bagno e ridevo da solo (non è vero, come si diceva in quel film, che un emozione è reale solo se condivisa) io stavo per spaccare la cosa materiale a cui tengo di più per un gol di questo ragazzo che ha la mia età, ma il viso da vecchio, da ariano, da angelo dell’Apocalisse, direbbe forse Malaparte in Kaputt.

Poi sono andato in camera dove c’era Diana che già dormiva e le ho detto che Mario ne aveva segnato un altro e lei mi ha detto: «Mettiti le cuffie, voglio dormire, sono distrutta», e io le ho detto: «Ma te non ti rendi conto di cosa è successo. Adesso ascolteremo l’intervista». E lei mi ha detto: «Te vuoi certamente scherzare». E allora ho messo le cuffie e ho raccontato a Diana nel letto cosa diceva Mario e si è visto, là, su rai uno o due, in streaming, sul computer, tutta la sua fatica di quei giorni nerissimi.

Ne scrivo un due parole adesso, ascoltando una vecchia canzone commovente dei vecchi Sigur Ros, che ascoltavo per addormentarmi o non addormentarmi in quarta superiore, quinta, tredici anni fa, l’album bianco della mia generazione, come a dire che le cose a volte finiscono, ma a volte si riprendono in mano e sono sempre buone.

P.S.
Sono tempi duri per chi scrive per niente, per i blog e per questo in particolare. Si contano defezioni, assenze, mancanze di risposte. Ci vorrebbe un biscotto della fortuna a ricordarmi che siamo già a Febbraio, che Mario torna a sorridere.

Simone Lisi

Durer-leprotto (tutte le immagini sono prese da wikipedia, nel caso)
Durer-leprotto (tutte le immagini sono prese da wikipedia, nel caso)

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