Kill the referee – Un vigile

Alzarmi la mattina presto non mi va a genio, figuriamoci se fuori fa un freddo becco. Ma, d’altronde è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo. La giornata non inizia nel migliore dei modi. Maglia d’allenamento umida, caffè finito e lente a contatto rotta. Non il migliore del presagi.

20150118_101343Rinvio la colazione, imbraccio il borsone, occhiale da sole tattico e via, verso l’Affrico. Prenoto una di quelle macchine a noleggio che tanto vanno in città, vicino ho una 500 Enjoy che prendo per la prima volta. E’ una scatolina, una delle peggiori auto che si possa definire degna di tal nome. Cerco la concentrazione sui viali, la strada è sgombra e do un po’ di gas. Arrivo all’impianto, un vecchietto porta a passeggio il cane che mi concede qualche sua attenzione. L’inizio pessimo è già dimenticato. Come al solito mi concedo il piacere di una canzone della playlist prepartita, esce “Hit the road Jack” e immagino Ray Charles che si diletta al piano insieme a Frank Sinatra in un ipotetico mondo appartenente al subconscio. Entro al bar, anche con un po’ di aria strafottente, hanno finito i cornetti alla crema. Eccheccazzo stamattina. Il custode, un uomo sulla settantina, mi accompagna allo spogliatoio, al piano superiore della struttura. Il ginocchio mi pizzica ad ogni maledetto scalino. Controllo le divise delle squadre: blu e giallo-verde, oggi si va di nera, quella che più odio per come mi sta. Riscaldamento, molto bello, alle 8:15 di domenica mattina con il sole che a malapena si vede. Riconoscimento o chiama, come la definiscono a Firenze. Il Montespertoli fa un po’ di casino durante le classiche raccomandazioni “parastinchi per tutti, orecchini e monili per nessuno, con me parla solo il Capitano, per gli altri sarà presa come una protesta ed in quanto tale scatta la sanzione disciplinare, tutto chiaro?” ormai recitato come un Ave Maria.  L’Affrico è più tranquillo, consapevole di essere favorito dall’alto della posizione in classifica e dalle defezioni degli avversari. Iniziamo, saluto al pubblico e alle panchine, sorteggio, controllo reti e calcio d’inizio. Batte il Montespertoli che pare aggressivo, non sembrano ultimi in classifica anzi, si divorano due occasioni davanti al portiere dei blu di casa. L’Affrico è contratto ma basta un errore a rimetterli in carreggiata. Disimpegno sbagliato degli ospiti, il 9 di casa ne approfitta e fa 1-0. Tra me e me so che la partita si sta indirizzando verso la tranquillità assoluta. C’è il tempo per un altro gol sbagliato dal Montespertoli e per un numero alla Quagliarella del 9 blu che ha fatto letteralmente ammattire la difesa ospite. Stop, girata e palla che si stampa sulla traversa. Riposo, meritato nemmeno tanto. Pochi interventi, pochi fischi, giusto le rimesse laterali. Sembro un vigile. Nello spogliatoio scambio due chiacchiere con la collega della sezione di Prato, arrivata per la partita successiva. Parole di circostanza, non voglio perdermi in fuffa. Nel secondo tempo, il Montespertoli sparisce, prende 2 gol in dieci minuti ed il 10 si innervosisce, becca un giallo stupido, per fallo di mano. Netto. Unico intervento degno di nota.  Girandola di cambi, l’Affrico che si porta sul 4-0, io che girovago, anche se con cognizione per il terreno di gioco. Nei tre minuti di recupero concessi mi sciroppo 50 metri andata e ritorno di allungo per controllare un ragazzo a terra quando il pallone è dall’altro lato, in più un autogol degno del Masiello più corrotto, sento i risolini da parte del pubblico, degli stessi genitori dei ragazzi che sono sotto di 5 gol. Li odio, questi genitori che fanno i saccenti su tutto quando non capiscono nulla, accecati dall’amore per il proprio figlio. Triplice fischio, firmo i documenti e mi godo l’acqua calda della doccia. Mi arriva un messaggio, è Andrea che dice di essere fuori insieme ad Elisabetta (si, sono quei brutti ceffi, tra gli altri, che hanno tirato su questo blog), vanno di fretta, scappano, prendo una coca cola in lattina e scopro che la fanno anche senza il rhum.

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