Kill the referee – Dall’altro lato della barricata

Per una volta non devo arrivare in anticipo. Anzi, mi permetto il lusso di arrivare a squadre già schierate. Nessun rito, nessuna refereescaramanzia, nessuna concentrazione, niente sguardo nel vuoto. Mostro all’ingresso, fiero, la tessera federale. Entrata gratuita. Il Cupolo di Villa d’Agri è scoperto e tira un vento di quelli gelidi. Prendo posto ergo mi metto sull’ultimo scalone, in piedi. Quegli stessi scaloni che da ragazzino erano un incubo da affrontare in fase di preparazione ora sono una sorta di El Dorado.

La mia attenzione si pone sul direttore di gara. Nonostante ci siano quattro dico quattro gradi sopra lo zero, lui sta a maniche corte. Chissà che riti prepartita ha, se ci accomuna qualcosa.  Dirige in divisa nera anzi, in giacchetta nera, quasi a richiamare il potere politico italiano a cavallo tra le due guerre. La odio, è scomoda, a mio dire. E’ fermo di polso, viene puntualmente insultato, lui e i suoi collaboratori, ad ogni fallo, ad ogni maledetta rimessa laterale. Li capisco, i tifosi. Hanno la vista annebbiata dalla fede, non sono oggettivi, magari non capiscono molto di pallone, ma tanto di caciara. E’ davvero bravo, lui. Curioso, cerco la sezione di appartenenza. Torre Annunziata. Allora va per la promozione in categoria superiore. Avrà visto sicuramente più battaglie, campi più caldi di questo, dove il vento ha lasciato spazio ad un tiepido sole. Dagli spalti reclamano un giallo per un fallo a centrocampo. Richiamo, severo. Giusto così. A fine primo tempo il risultato è di 2-0 per i padroni di casa. Caffè, per riscaldarsi e riprendersi dal torpore. Rientrano insieme negli spogliatoi, calciatori, arbitro ed assistenti. Partita tranquilla.

Secondo tempo. Inizia nervosamente. Due gialli in pochi minuti. Uno per fallo, uno per proteste. Hai la partita in pugno, collega. Un manipolo di anziani ricordano i fasti della vecchia Interregionale, quando la compagine di casa fu l’unica squadra a retrocedere con 40 punti. Intanto il 9 di casa sbraita per un fallo non fischiato. Si merita il giallo non tanto per le proteste, ma perché è uno che forse guarda molta televisione. In Eccellenza, soprattutto al Sud, non puoi permetterti tutti questi giochettini da funambolo. Scorre verso la fine, quattro minuti di recupero. In tre minuti i padroni di casa prendono due gol. 2-2 e sonore bestemmie piovono dagli spalti. Non una rivolta all’arbitro, assolutamente perfetto. Tra me e me gli faccio i più sentiti auguri per una promozione veloce in Serie D, quella dei 40 punti e della retrocessione agli spareggi. Domenica prossima tocca a me, non su un campo polveroso, non per una categoria così alta ma comunque una partita di cartello. Mi dirigo verso il bar. Chiuso. Pensavo fosse una giornata perfetta, mi sbagliavo.