L’NBA ai tempi di Swaggy P: le ultime due settimane in pillole

L’NBA è un’incessante catena di montaggio fatta di giocate spettacolari e aneddoti curiosi, amplificata dal passaparola e dal web, capace di prendere la cazzata più insignificante e renderla virale nel giro di pochi secondi, come da poco mi è capitato di notare quando Barack Obama anziché nominare l’attore James Franco ha sbagliato chiamandolo James Flacco, dando origine ad una sequela interminabile di battute su come questo non sia un “elite actor”.  Adesso, come quando si sceglie la modalità “riproduzione casuale” nell’Ipod, ecco le nostre pillole random su quanto accaduto nella National Basketball Association nelle ultime settimane.

TROPPE PARTITE, POCO SPETTACOLO. Ogni anno c’è grande attesa per il ritorno di questo mantra, legato al numero di partite, al quale vengono imputati quasi tutti gli infortuni, la crisi siriana e l’esplosione della bolla dei mutui subprime del 2007. Ecco, poi arrivano partite come quella tra i sorprendenti Grizzlies e gli Spurs, chiusa al terzo overtime, con più passaggi di consegne al comando che nella Prima Repubblica. Per la cronaca, la vittoria è andata alla franchigia di Elvis the Pelvis, alla quale ha fatto seguito il giorno dopo, una nuova sconfitta per gli Spurs, sempre in casa, sempre dopo 3 OT, stavolta contro il numero 0 più dominante della Lega, mr. Lillard da Portland.  Sentitevi liberi di aggiungere all’equazione OKC-Golden  State, ossia “il secondo n°0 più dominante della Lega vs Splash Brothers”. Il quadretto che ne risulta non è per niente male.

MENU’ NATALIZIO. Non possiamo lamentarci nemmeno del menù natalizio, che nonostante l’antipasto un po’ indigesto, salvato in parte dall’edificante rissa tra Acy e John Wall (nemmeno un pastore neozelandese sarebbe capace di digerire bene questi Knicks), ha presentato diversi piatti succulenti. Prima una nuova sconfitta degli Spurs, inflitta stavolta da OKC e poi il ritorno di Lebron nella caldissima Miami, dove per i canonici tre quarti il pubblico della Florida ha potuto dare la giusta accoglienza al proprio ex beniamino, prima di rimettersi in macchina per evitare il traffico. Oltre ad un divertente testa a testa e ai soliti 34 punti di Westbrook, a San Antonio abbiamo assistito anche ad un Popovich d’annata, che dopo aver spolverato Matt Bonner e liquidato una giornalista con un laconico “I wish I knew”, ha provato a trollare tutti mettendo il secondo quintetto a pochi secondi dal termine per poi ributtare dentro i Big Three. C’è da dire che il record degli speroni non è esattamente degno di una squadra campione in carica (19-13), e tra gli infortuni (quello di Leonard su tutti) e le sconfitte che continuano ad accumularsi, gli sfoghi di Popovich come quello dopo la sconfitta con i Lakers (sì, proprio loro), sono sempre meno rari. Ma la stagione è ancora lunga, e il panic button lasciamolo ai tifosi dei Knicks o del Real Madrid. Il ritorno di Aragorn a Miami invece è stato dolceamaro: Dwayne Wade ha mostrato lampi di passata classe, risalenti a quando ancora non era un manuale vivente di medicina ortopedica. La nottata è proseguita con i Lakers, vero classico natalizio, la versione NBA di “Una poltrona per due”, sconfitti dai Bulls, ed è stata chiusa dalla vittoria dei Clippers su Golden State, dove tutto ciò a cui chiunque sia riuscito a portare attenzione era l’abito di Spencer Hawes aka Il fantasma del Natale passato, presente e futuro. Dopo averlo visto, da qualche parte, in Texas, un Russel Westbrook ha sorriso.

la sobrietà di Hawes
La sobrietà di Hawes (foto presa dal web)

RAJONE E SENTIMENTO.  L’ultimo araldo dei tempi del titolo del 2008 ha lasciato la beantown alla volta di Dallas, in cambio di alcune draft picks e tre coupon della Standa. Danny Ainge, l’unico GM ad addormentarsi contando draft picks, sta continuando a perseguire l’obiettivo di essere l’unico dirigente a scegliere nei prossimi draft. Battutacce e nerissima depressione a parte, la scelta di tradare il numero 9 è quella più giusta, e se non altro al GM si può giusto imputare il fatto di non averla realizzata prima, quando avrebbe potuto ottenere in cambio ben più di Wright, Nelson e un altro tizio di cui non ricordo il nome. Rondo vola alla corte di Carlisle e Nowitzki, e porta con sè in dote la propria personale fabbrica di triple doppie. Ci sono tanti dubbi su come il play californiano si adatterà al sistema dei texani, ma queste prime partite fanno pensare che possiamo dormire sonni tranquilli. Anche Brad Stevens può stare tranquillo, con la partenza di Rondo, e quella possibile di Jeff Green, il massimo che gli verrà chiesto quest’anno, sarà fare meglio dei Lakers. Non esattamente come scoprire la relatività. Intanto io torno su Youtube a guardare video di giocate del numero 9 mentre mangio un bidone di cioccolata calda.

E’ COLPA DI BARGNANI, WHO ELSE? I Knicks hanno perso 18 delle ultime 19 partite e sono penultimi a est, dove si trovano davanti solo ai Sixers, che tanto varrebbe dire che si trovano davanti all’Esperia Cagliari. Nonostante ciò (anche se non ha ancora giocato quest’anno), Bargnani sembra essere il colpevole di ogni male che affligge i Knicks e Berman del Post lo ha addirittura accusato di rubare i soldi dello stipendio. Devo essermi perso il passaggio in cui non è stato il front office dei Knicks a offrire quel contratto al Mago, ma che in realtà è stato lui stesso a copiare la firma di Dolan a carta carbone, apporla sul contratto e depositarla in Lega. Prendere in giro Bargnani è sempre uno spasso, è come perculare l’Arsenal, o la Roma, e devo ammettere che raramente mi sono tirato indietro, ma quando è troppo è troppo.

KEVIN GARNETT AWARD Pensavo che Bryant potesse portare a casa il premio in tutta tranquillità dopo averci deliziato con un gesto di Tottiana memoria in risposta a un trash talker dei Mavs. Ma poi lo stesso Garnett ha visto e rilanciato il Black Mamba offrendoci l’eccezionale performance che vedremo dopo. David West dei Pacers non è stato altrettanto entusiasta, ed ha fornito anche un’accurata recensione del soffio, definito “aggressivo”, rispetto a quello di Lance Stephenson, di certo più “sensuale”.  Bromance alert! Se in futuro doveste incontrare difficoltà nel definire un soffio sul collo, sapete chi contattare. 

UN HAPPY MEAL PER FAVORE. Vedere Swaggy P cercare di dare una gomitata a Steven Adams, centro di Oklahoma City è stato come rivedere soldato Palla di Lardo provare a superare l’ostacolo, ed è stato come rivivere l’esperienza imbarazzante di non riuscire arrivare al bancone della discoteca per chiedere delle birre, bancone posto a quell’altezza per attentare alla mia autostima.

PREMIO JR SMITH. Assegnato a Lou Williams dei Raptors, all’unanimità. La guardia dei Raptors non solo starebbe uscendo con due ragazze contemporaneamente (e fin qui sai la novità, Justin Verlander ha più foto di nudi sul telefono che minuti di chiamate e lui sta uscendo con Kate Upton), ma queste sarebbero perfettamente d’accordo con la cosa, e anzi, si fanno vedere in giro assieme, come una bella famigliola democristiana, da Mulino Bianco. Williams, per aggiungere un tocco di classe alla vicenda, chiama le fanciulle con i soprannomi “Blonde” e “Brown”, forse per un omaggio a Le iene, forse perché non si ricorda i nomi. Ai posteri l’ardua sentenza.

PROSSIMAMENTE IN UN FILM MARVEL? Il 20 Dicembre Kevin Durant è stato il primo a segnare 30 punti in meno di 20 minuti, prima di infortunarsi alla caviglia ed essere costretto ad uscire. Abbiamo trovato il protagonista del prossimo film Marvel sugli Inumani.

NESSUN FERRO PUO’ DIRSI AL SICURO. Con grande sorpresa i Detroit Pistons hanno tagliato Josh Smith, dopo che giusto due anni fa questi aveva firmato un corposo quadriennale da 54 milioni. Evidentemente il 42% dal campo dell’anno scorso e il 39% di quest’anno non lo hanno messo al sicuro dall’ira di Van Gundy. che lo ha impacchettato e piazzato sulle scale della Lega, dove i compassionevoli Rockets lo hanno preso e iniziato a prendersene cura. Ma come si dice, la fortuna di alcuni (in particolare dei ferri del palazzetto della Motor City) è la sfortuna di altri ed ecco che Josh è pronto a tirare mattoni anche nello stato della stella solitaria. O magari no, ci facciamo andare bene anche un airball. Non che a Detroit rimanga molto da ridere, visto il record di 7-23. Se poi, quando stai vincendo di oltre 20 contro Cleveland (16 punti, 17 rimbalzi e 5 stoppate per Drummond, le pene d’amore di Andre forse sono finite) e non fai entrare Gigi Datome nemmeno nel garbage time, ti meriti di arrivare ultimo e perdere la lottery ai danni di Cleveland. Anche se i Cavs non faranno la lottery

CALVIZIE ON BOTH SIDES OF THE POND. In occasione della visita negli States della coppia reale inglese al Barclays Center di New York c’è stato un incontro potenzialmente esplosivo. Quello tra le attaccature di capelli più alte da entrambi i lati dello stagno. William d’Inghilterra e Lebron James. Gli esponenti delle due case reali, quella di Londra e di Akron, Ohio, si sono scambiati alcuni doni, tra cui cupcakes e magliette dei Cavs, Per la salvaguardia della pace mondiale e per evitare una riedizione della guerra d’Indipendenza non è avvenuto nessun altro scambio tra i due.

Ps: Con l’arrivo di Rondo, Nowitzki è lo starter dei Mavs che guadagna meno. Nonostante abbia appena raggiunto l’ottavo posto tra nella classifica degli scorer all-time. Come se non ci fossero già abbastanza motivi per stimare il tedescone. Viste le prospettive dei miei C’s penso di sapere per chi simpatizzare quando arriverà Aprile.

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