#NFL moving the chains: #Week15

AROUND THE LEAGUE: giornata di verdetti la quindicesima di regular season NFL. Ben tre titoli divisionali sono stati sigillati con due giornate di anticipo sulla chiusura della RS. Partiamo il nostro racconto dagli ormai noti New England Patriots che si sono assicurati il sesto titolo della AFC East consecutivo, sbarazzandosi dei Miami Dolphins con un rotondo e sonoro 41-13. I Pats, con questo traguardo sono diventati l’unica squadra nella storia della lega a vincere 11 titoli negli ultime 12 stagioni: solamente nel 2008, 10850289_10152748603176773_8914085217852836419_nquando Brady si infortunò nella prima di campionato e fu costretto a saltare tutta la stagione, furono proprio i Dolphins ad assicurarsi la testa di serie divisionale.  Sempre Miami è riuscita nell’impresa, con la vittoria per 33-20 nel season opener di questa stagione, ad interrompere la striscia consecutiva di 10 vittorie consecutive nella gara inaugurale della stagione da parte di Bill Belichick e compagni. A questo giro però non c’è stata trippa per gatti e vittoria facile per NE grazie anche alle 287 yard con 2 TD lanciate da Tom Brady

Formalità anche per i Denver Broncos che sono andati a conquistarsi il titolo della AFC West in casa dei San Diego Chargers con un 22-10 abbastanza tranquillo. Quarta vittoria consecutiva per un influenzato Peyton Manning, che si è reso comunque utile con un passaggio vincente da 28 yard per il solito Demaryius Thomas e con un blocco da vero tackle per un gioco di corsa sulla goal line. Per  Manning 233 yard ed 1 TD: 14esima stagione in carriera con almeno 4,000 yard lanciate in stagione. Col record di 11-3 i Broncos raggiungono i Patriots col miglior record di tutta la AFC: non solo, la dodicesima vittoria in trasferta consecutiva in scontri divisionali, eguaglia il primato dei San Francisco 49ers, ottenuto a cavallo tra il 1987 e 1990….. Grande soddisfazione anche ad Indianapolis, dove la compagine di coach Pagano si è assicurata per il secondo anno consecutivo la vetta della AFC South, grazie alla vittoria (la quarta consecutiva) per 17-10 contro degli arrembanti Houston Texans. La serata è stata a totale beneficio di quello che è stato uno dei migliori wide receiver dell’ultima decade: Reggie Wayne. Il 36enne ritorna ad assaporare il gustoso aroma dei playoff NFL, obiettivo che ha centrato in ben 12 delle sue 14 stagioni tra i professionisti: con 209 partite giocate, di cui 142 vittorie, il ricevitore ha stabilito due nuove primati. Wayne, che è rientrato da una rottura dell’ACL, che ha vissuto la fallimentare stagione col record di 2-14, arrivata dopo gli anni di successi e del titolo con Manning, è riuscito alla sua veneranda età, a togliersi lo sfizio di giocarsi un’altra post season. E giocarla con un quarterback come Andrew Luck (da “sole 187 yard lanciate a questo giro) è certamente un privilegio incredibile. Un particolare curioso che riguarda il solito JJ Watt, che è stato impegnato domenica scorsa a rincorrere ed a placcare Luck: un piccolo tifoso di sette anni, ha inviato la propria divisa da gioco con tanto di autografo e di numero 99 (lo stesso di Watt) al defensive end dei Texans. Il biglietto recita tra gli altri “così anche tu potrai avere un idolo da ammirare quando da grande diventerò un giocatore della NFL”. Ecco la riproduzione qui sotto. Fantastico.

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Per quanto riguarda la corsa ai playoff, però spostandoci nella NFC, vittorie fondamentali per i Cowboys a domicilio contro Philaldephia (38-27 nel Sunday Night), dei Lions sui Vikings per 16-14 e di Seattle sui 49ers. Il 17-7 finale, estromette ufficialmente dalla post season San Francisco, prima volta che succede nei quattro anni della gestione di Jim Harbaugh,

STOCK UP: a volte non sempre essere migliori basta. Venire da quattro vittorie consecutive, di cui quasi tutte schiaccianti, può essere un gran biglietto da visita, ma per vincere una partita nella NFL non servono solo i nomi o le strisce vincenti. Serve la fame di vittoria. Proprio quella che i Buffalo Bills  hanno messo in campo contro quella macchina da guerra che corrisponde ai Green Bay Packers. Per frenare gli ingranaggi quasi perfetti dell’attacco di Aaron Rodgers ci vuole una spinta ed una determinazione che vanno ben oltre gli schemi e la preparazione della gara, che certamente ha il suo peso specifico. La difesa dei Bills, ha messo in campo un mix di determinazione, schemi perfetti, cattiveria agonistica e voglia di ottenere il risultato. La settimana dopo aver interrotto la striscia di 51 gare consecutive con almeno un TD pass ad un certo Peyton Manning, la difesa di coach Dough Marrone riesce nell’impresa di limitare A-Rod a sole 185 yard lanciate (con un pessimo 17/42) con ZERO passaggi vincenti e ben 2 intercetti, entrami recapitati su due drive consecutivi nelle mani della safety Bacarri Rambo, che ha probabilmente uno dei nomi più accattivanti del panorama sportivo mondiale. Ricordo che Rodgers aveva fino ad oggi soli tre intercetti subiti in stagione e che  nelle precedenti cinque gare aveva fatto registrare 1,580 yard lanciate e 16 TD senza intercetti. Nella difesa di Buffalo, dominante come al solito la prova di Super Mario Williams: per l’ex prima scelta assoluta dei Texans, oltre ad un sack messo a referto, un field goal bloccato ed il sigillo sulla gara col fumble causato in red zone ad 1:51 dalla fine, che procura la safety da due punti che chiude definitivamente l’incontro. Incredibile ma vero, ma nella loro storia vincente, i Packers non hanno mai vinto a casa dei Bills: con questa sconfitta il loro record cade a 0-6. Clamoroso. Buffalo invece in questa stagione, è 4 vittorie e zero sconfitte contro avversari della NFC North: il record generale sale ad un buon 8-6, secondi soli ai Patriots.

STOCK DOWN: era la partita che mezza America attendeva, anche se questo fermento non era causato dalle due squadre (anche se era un derby della AFC North), ma bensì da un singolo giocatore. Non un semplice uomo, ma un qualcosa di più. Un “business player“. Johnny Football. Al secolo Jonathan Paul Maniel, per gli amici Johnny. Chiamato al primo giro dell’ultimo draft con la scelta numero 22 assoluta, Manziel si è portato dietro dal college un’aura dorata, quasi come se fosse un Messia venuto da lontano. Nell’ultima estate i sempre “sfigati” tifosi di Cleveland si sono visti piombare in città due personaggini non certo di secondo piano. LeBron che ritorna a furor di popolo ai Cavs e J-Football ai Browns. Sembra Hollywood, altro che Cleveland. E se LBJ  è già il Re, Maziel lo deve ancora diventare. Ed infatti per ben 14 giornate ha riscaldato la panca, vedendo il buon Brian Hoyer soffiargli letteralmente quel posto da titolare, quel posto che lui forse riteneva suo di diritto. Ma nella #Week15 gli States si fermano per vedere la sua prima partita da starter, per di più contro i rivali divisionali dei Bengals, per di più in una sfida che vede in palio la post season. Il palcoscenico ideale per Johnny. Forse però troppa pressione, anche per uno come lui, abituato ad avere milioni di occhi puntati addosso. A Texas A&M è stato il primo freshman (giocatore al primo anno) di sempre a vincere l’ambito Heisman Trophy, premio per il miglior giocatore dell’anno e che quest’anno è andato al fenomenale Marcus Mariota di Oregon. La difesa dei Bengals non ha usato i guanti bianchi con Manziel, Anzi. Lo ha distrutto dal primo all’ultimo minuto. Per Johnny il tabellino 1601067_10152748569061773_948661726022896292_nrecita un misero 10 su 18 per 80 yard su lancio, tre sack subiti e due sanguinosi intercetti.  La sua celebre esultanza del “money rubbing” è stata usurpata dai difensori avversari ad ogni suo atterramento (nella foto). 1.0 di QB rating fatto registrare è il più basso di sempre per un quarterback al debutto da titolare. Il 30-0 finale per degli indemoniati Bengals parla da solo. Certo una rondine non fa primavera: Manziel ha talento, carattere e forza mentale. Ha sicuramente la forza per rialzarsi. Ma come prima uscita, beh si poteva fare decisamente di meglio. Good luck man.

My MVP: nella sciagurata stagione dei New York Giants, possiamo trovare senza scavare nemmeno troppo a fondo una gemma veramente preziosa. Sulla maglia ha scritto Odell Beckham Jr e di ruolo fa il wide receiver. Nato a Baton Rouge, Louisiana, ha frequentato l’università di LSU, dove si è fatto notare per la sua debordante agilità come ricevitore. Molti scout della NFL lo hanno messo sui loro ipad, ma sono stati i Giants a credere in lui, scegliendolo con la numero 12 assoluta al Draft 2014. La fiducia, ad oggi, è stata ampiamente ripagata. 71 ricezioni in stagione (di cui ben 61 nelle ultime sette gare) per 972 yard e 9 TD sono un gran bel biglietto da visita, soprattutto se queste cifre includono anche quattro partite saltate ad inizio stagione. Ovviamente battuti i record precedenti detenuti da Jeremy Shockey. Stagione che è salita di colpi col passare delle settimane, fino ad esplodere in quella fantastica ricezione a “tre dita“, manco fosse Roberto Carlos, della quale vi abbiamo già parlato a suo tempo e che lo ha definitivamente consacrato come uno dei migliori ricevitori di

questa stagione. Contro i Redskins, ha livellato al suolo la secondaria avversaria sotto 12 ricezioni, 143 yard e ben 3 touchdown, rispettivamente da  10, 35 e 6 yard. Questo a dimostrazione della sua letalità sia sul corto che sul medio/lungo raggio. Un bel battesimo per la 100esima partita ufficiale del MetLife Stadium di East Rutherford, inaugurato nel 2010.

#Week15 SCORES from NFL.com: http://www.nfl.com/scores

STANDINGS: http://www.nfl.com/standings

TOP PLAYS OF THE WEEK: http://www.nfl.com/videos/nfl-countdowns

4 pensieri riguardo “#NFL moving the chains: #Week15”

  1. molto bell’articolo, scritto in maniera scorrevole e leggibile.. Ho solo un appunto, i Broncos c’è scritto che vengono 12 vittorie esterne consecutive ma non penso sia giusto.. Al Gillette Stadium in data 2 novembre le hanno prese di santa ragione con un rotondo 43-21..

    1. Ciao! Grazie per il preciso appunto! Hai completamente ragione, nella mia stesura ho colpevolmente lasciato per strada un “in gare divisionali”… Effettivamente i Broncos ne hanno rimediate in trasferta, su tutti la gara alla quale tu facevi giustamente riferimento contro i Pats. Il record al quale facevo riferimento io è quello di 12 vittorie consecutive in trasferta nei “divisional derby”… cmq ho già corretto l’articolo! Grazie ancora, anche per i complimenti, e continua a seguire la mia rubrica!

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