Biografia di un goal: 6 – Manchester Utd – Bayern Monaco 2-1 (Solskjaer)

Un goal decisivo all’ultimo minuto è tutt’altro che raro. Quasi ogni domenica, in chissà quanti campionati di un numero imprecisato di categorie di pressoché tutte le nazioni del mondo qualcuno decide la partita sul gong. Magari con un gesto tecnico migliore di questo. E pure che un paio di minuti prima la stessa squadra avesse raggiunto la parità non rappresenta un unicum. Quindi? Quindi in questo caso in palio c’è una cosina di nome Champions League. Una coppa bruttina, ci sta, ma in grado di cambiare i connotati al curriculum di un giocatore. Quante volte, con la testa sul cuscino, un occhio mezzo chiuso e il telecomando che scivolava dalla mano, ho captato parole del tipo “Fuoriclasse, però in bacheca manca…” E poi magari mi addormentavo, ma già sapevo: la Coppa dalle grandi orecchie. Passi il pallone d’oro, ci si può pur sempre attaccare alla storia degli sponsor, passi il mondiale, che si gioca ogni quattro anni e se sei nato in Finlandia non hai speranze a prescindere, ma la coppa dalle grandi orecchie… 

Quando tutto ciò ha inizio, quando questi due minuti sono, ancora per poco, un mero calcolo statistico, tra i bavaresi c’è già chi ammicca verso la Coppa. Che se ne sta là, sugli spalti e ad ogni secondo si fa più grande. Quando scocca il minuto novanta e la tabella luminosa del quarto uomo indica il recupero, le mani dei tedeschi già assaporano il freddo metallo. E’ un po’ come quel tale che incontrate per la strada e al vostro come va vi rassicurerà con un sorriso raggiante e “Bene!” vi esclamerà guardandovi dritto negli occhi “proprio bene! E’ un periodo di grandi soddisfazioni!” Quindi, tronfio nel suo benessere, invece che ricambiarvi l’accortezza, se ne andrà verso casa e quando tre o quattro metri vi separeranno da costei, eccolo voltarsi nuovamente per ribadire il concetto, anche solo con il sorriso.

Poi Giggs colpisce di stinco da fuori area, la palla carambola su Sheringham che in una qualche maniera, certo poco ortodossa, insacca il goal del pareggio. I tedeschi si guardano. Vorrebbero colpevoli, capri espiatori, alibi. Le mani si fanno fredde, più fredde di quel metallo di cui non riconoscono più la consistenza. Guardano gli spalti. La Coppa non c’è più e se c’è s’è fatta piccola. Piccola. La telecamera infierisce su Matthaus, in panchina. E’ sudato, ma il fiatone non c’è più. Se ne è andato insieme ad ottanta minuti di fatica, una standing ovation e un finale glorioso per una carriera perfetta. Un po’ come quel tale di prima, quello che avete incontrato per strada e che arrivato a casa accende il PC e vede che l’azienda dove lavora è stata perquisita dalla Guardia di Finanza. Proprietario, direttore, manager: una manica di delinquenti. Il futuro dell’azienda? Non si sa. Ora non importa. E’ l’ultimo dei problemi, dicono gli inquirenti.

L’inerzia del match è cambiata. Del mondo direbbe qualcuno. Già, che altro è il mondo oltre quel piccolo ecosistema di nome Camp Nou, la sera del 26 maggio 1999. Passano due minuti. Beckham batte l’angolo da sinistra, Sheringham sfiora di testa e Solskjaer, “il miglior dodicesimo uomo”, insacca con una pedata di destro. Ed eccolo il nostro goal. Che poi potremmo dire che è uno solo. Quei due minuti tra il goal di Sheringham e quello di Solskjaer non sono mai esistiti. La palla di Sheringham è uscita dalla porta e Solskjaer l’ha ributtata dentro. Senza passare da centrocampo. Nemmeno il tempo di respirare, di chiedersi se è tutto vero. Discesa all’inferno e apoteosi si mischiano in pochi metri quadri. E così, mentre lo sgargiante rosso degli inglesi dilaga per il verde di Barcellona come l’entusiasmo trattenuto per trentuno anni e novantuno minuti, la depressione ha il colore grigio delle improponibili casacche tedesche. Una sconfitta clamorosa. Troppo pesante il fardello per rimanere in piedi. Solo l’erba dona sollievo. Come quel tale di prima, quello che ci era apparso l’uomo più felice del mondo, quello che pochi minuti dopo ha visto le porte dell’azienda dove lavora sigillate dal nastro della Guardia di Finanza, quello che due minuti dopo, ancora incredulo, ha sentito la moglie sospirare. “Ti devo parlare” ha sussurrato lei. Lui l’ha guardata, ma lei si è negata. Ed ora ve lo trovate lì, al bancone di un bar. La testa china e il sangue che, comunque, vuole scorrere nelle vene. Solo allora fate caso all’impermeabile grigio. Lo aveva anche prima, è vero. Ma ve ne accorgete solo ora. Magari sotto porta un maglione rosso. Basterebbe stracciare quell’orribile palandrana bigia e sfoggiare quel diabolico rosso per correre urlando a squarciagola come Solskjaer. Però la vita è così e per una maglia rossa che luccica ce n’è una grigia che lacrima.

 

Puntate precedenti:

1 – Italia-Spagna 2-1 (Baggio)

http://inzonacesarini.com/2014/07/30/esegesi-di-un-goal-mondiale-non-abbiate-paura-di-esegesi-e-innocuo/

2 – Germania Est-Germania Ovest 1-0 (Sparwasser)

http://inzonacesarini.com/2014/08/28/biografia-di-un-goal-1-germania-est-germania-ovest-1-0-sparwasser/

3 – Barcellona-Sampdoria 1-0 (Koeman)

http://inzonacesarini.com/2014/09/21/biografia-di-un-goal-3-barcellona-sampdoria-1-0-koeman/

4 – Bayern Monaco-Inter 0-2 (Berti)

http://inzonacesarini.com/2014/10/09/biografia-di-un-goal-4-bayern-monaco-inter-0-2-berti/

5 – Real Saragozza-Arsenal 2-1 (Nayim)

http://inzonacesarini.com/2014/11/07/biografia-di-un-goal-5-real-saragozza-arsenal-2-1-nayim/

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...