NBA Season Preview: Pacific Division

Andiamo a concludere il viaggio nella tonnara della Western Conference andando ad analizzare la Pacific Division, se fossimo davvero in viaggio, senza dubbio a me sarebbe toccata la parte migliore, con Los Angeles (e serve che parlo pure?), un posto incantevole in cui stare al mondo come la baia di San Francisco (avrò l’attenzione di avere un fiore nei miei capelli), il deserto dell’Arizona e Sacramento (e qui si fa più dura, ad ogni modo una delle fan base più calorose della NBA).

Iniziamo con il dire che il titolo divisionale con ogni probabilità non lo vinceranno i Lakers, e questo è di per sè una notizia, considerando che hanno vinto più della metà delle volte la Pacific, ma probabilmente non uscirà da Los Angeles, dove gli ex cugini sfigati dei Clippers si sono presi il proscenio da un paio di stagioni, ma analizziamo nel dettaglio.

LOS ANGELES CLIPPERS:

Nossignori, non è John Cena o Hulk Hogan questo qui, è Steve Ballmer un uomo che ha appena speso la bellezza di 2 miliardi di dollari per strappare la franchigia losangelena dalle mani di Donald Sterling (per farla breve, sostanzialmente cacciato con ignominia dalla lega dopo le conversazioni razziste che lo avevano coinvolto con la allora compagna, chi ha detto Optì Pobbà?).

Vi eviterò il parallelo con l’Andrea Agnelli e il Thohir di turno che si presentano così (anche perchè Ferrero ne sarebbe capace), però il personaggio ha entusiasmo e ha mostrato di aver voglia di aprire il portafogli durante la offseason con gli arrivi di Hawes, Farmar e Udoh a puntellare la panca, a questo ha aggiunto anche il divieto di utilizzare gli strumenti Apple per i propri dipendenti (l’ex CEO di Microsoft non è un omonimo di questo Ballmer, se ve lo stavate chiedendo).

Il quintetto: Chris Paul, JJ Redick, Matt Barnes, Blake Griffin, DeAndre Jordan. Si riparte dal quintetto della passata stagione e con il medesimo allenatore (Doc Rivers, vabbè lo dico tifo Celtics, non è un nome che passa inosservato per me), la coppia di lunghi è tra le migliori della lega con un tasso di atletismo imbarazzante, CP3 rimane il miglior play della lega (anche se i giovani leoni rinvengono forte dalle corsie laterali) mentre dalla panca si alzano Jamal Crawford (per capire il personaggio, recordman di giochi da 4 punti nella storia della lega quasi doppiando il secondo), il neo arrivato Spencer Hawes che dà un’alternativa in più sotto canestro, Glen Davis (grasso prima che Boris Diaw lo rendesse cool) e Jordan Farmar.

La stella: nonostante la vulgata lo voglia come un semplice schiacciatore e nient’altro Blake Griffin ha fatto dei progressi incredibili nel suo gioco ed è ormai stella di prima grandezza in questa lega, ma io vado ancora con Chris Paul, CP3 rimane una delle cose più eccitanti da vedere su un campo da basket, il suo arrivo ad LA ha coinciso con la rispettabilità per una squadra troppo spesso bistrattata, però anche su di lui si inizia ad addensare qualche nube dopo l’ennesima eliminazione precoce ai playoffs, staremo a vedere cosa succederà in questa stagione.

Il pronostico: sono migliorati (l’addizione di Hawes dalla panca è fondamentale per una squadra che nella passata stagione non aveva cambi all’altezza in frontline ma per me in una serie alle 7 partita con OKC e San Antonio partono ancora in svantaggio, semifinali di conference.

GOLDEN STATE WARRIORS: se è vero che ”L’inverno più freddo che ricordi è stato un’estate a San Francisco” (che apprendo su Wikiquote essere una frase solo erroneamente attribuita a Mark Twain, manco me la posso rivendere!), non si può certo dire che la temperatura dalle parti della Oracle Arena sia bassa, tanto più con una squadra come questi Warriors che anche in questa stagione si preparano ad un’annata da protagonisti con i terribili Splash Brothers pronti ad imperversare anche in questa stagione. La novità più grossa però non riguarda il parco giocatori, ma la panchina, l’allenatore non è più il reverendo Mark Jackson, che ha risollevato le sorti della franchigia creando un gruppo molto unito ma facendosi allo stesso tempo diversi nemici in società, il suo posto verrà preso da Steve Kerr, passato direttamente dai microfoni alla panchina dopo lungo corteggiamento, di lui si è sempre detto un gran bene, ora dovrà dimostrarlo.

Il quintetto: Stephen Curry e Klay Thompson pronti ad attivare la catapulta infernale nel backcourt, Andre Iguodala in ala piccola (la sua presenza o meno cambia la difesa dei Warriors come la presenza o meno di Robbie Williams nei Take That), e la frontline composta da Lee e Bogut (a proposito di uomini decisivi per la difesa della squarda della baia. Dalla panca troviamo il neo-arrivato Shaun Livingston (dopo l’ennesima resurrezione della carriera a Brooklyn), Harrison ”talento abbacinante ma solo quando ne ho voglia” Barnes, uno scienziato del gioco come Draymond Green, Speights e il rientrante Festus Ezeli.

La stella: l’arresto e tiro di Stephen Curry rimane una delle cose per cui vale la pena fare nottata e seguire una partita NBA, tanto più quando parte con i bombardamenti a tappeto verso il canestro avversario. In coppia con Klay Thompson, il Mignolo col Prof cercheranno anche questa sera, come tutte le sere di conquistare il mondo. Rimanendo in tema San Francisco, Provaci ancora Steph!

Pronostico: fare pronostici ad Ovest non è un’operazione semplice come l’indovinare gli accordi di una canzone di Ligabue, tanto più con una squadra come Golden State, io provo a dire secondo turno.

Primavera (Botticelli, 1482)

PHOENIX SUNS: ci sono più Hobbit che in un’opera di Tolkien in questi Phoenix Suns, alla batteria in estate si è aggiunto Isiah Thomas dai Sacramento Kings, Zoran Dragic e Tyler Ennis dal draft, probabilmente sono un pò troppi, ma coach Hornacek che ha trasformato una contender per il pick numero 1 in una squadra in grado di sfiorare i playoff, potrà sbizzarrirsi nel far giocare queste Piccole Canaglie che possono essere definite con l’aggettivo weird. Il run&gun (ai vertici per quel che riguarda il pace e le percentuali da fuori, ma allo stesso tempo miglior squadra come percentuali concesse dall’arco) è ormai un marchio di fabbrica nell’Arizona come il tiki taka a Barcellona però la perdita di Channing Frye, prototipo dello stretch four, si farà sentire, anche in considerazione delle statistiche avanzate che lo riguardano.

Il quintetto: Nel ruolo di guardie evoluiranno Dragic e Bledsoe dopo l’odissea legata al contratto del secondo, come ali PJ Tucker ed uno dei gemelli Morris, mentre nel ruolo di centro Miles Plumlee. Dalla panca si alzano il nuovo arrivato Isiah Thomas, il finalmente maturato (incrociamo le dita) Gerald Green, Tolliver e poi Alex Len, qualora riuscisse a scendere dal letto senza rompersi nulla, deve mostrare progressi per giustificare la scelta alta scelta per lui lo scorso anno.

La stella: se i Suns sono delle simpatiche canaglie, il ruolo di AlfaAlfa è senza dubbio rivestito da Goran Dragic, raggiunto in Arizona anche dal fratello per rendere sempre più difficile la vita a chi è costretto a commentare Phoenix (ricordiamo anche i gemelli Morris e Plumlee fratello del Plumlee dei Nets), e che ha raccolto il testimone direttamente dal profeta Steve Nash, predicatore in queste lande del 7-second or less.

Pronostico: dopo una stagione sorprendente possono accadare due cose, o un ulteriore progresso o un assestamento sui livelli della stagione precedente, secondo me i Suns non hanno fatto il passetto in avanti ed anzi si troveranno anche a fare i conti con l’assenza di Frye, secondo me ancora di poco fuori dalla postseason.

SACRAMENTO KINGS: passata la sbornia collettiva per aver mantenuto i Sacramento Kings grazie all’intermediazione del sindaco Kevin Johson (si, quel Kevin Johnson) laddove devono stare, adesso una delle fanbase più attaccate al proprio team dell’NBA si aspetta qualcosa in più dalla nuova proprietà (Vivek Ranadivè, primo proprietario indiano della lega) che per ora ha compiuto più di qualche scelta che ha lasciato perplessi. L’estate ha visto la perdita del play titolare Isiah Thomas, sostituito da due giocatori che hanno gli stessi difetti di IT ma non necessariamente gli stessi pregi e che non sembrano adattissimi ad innescare le bocche di fuoco della squadra, Ramone Sessions e Darren Collison (che da vice Chris Paul è un tipo di giocatore, se deve guidare la macchina da solo fa più fatica). Dal draft è arrivato Stauskas, giocatore che invece promette benissimo, sempre se glielo fanno odorare quello Spalding.

Il quintetto: vista la quantità di giocatori simili è difficile capire che quintetto ha in mente coach Malone, io azzardo un Sessions-Stauskas-Gay-Evans-Cousins, con pronti dalla panchina i vari Collison, Landry, McLemore (a proposito di gente di talento), Jason Thompson, Derrick Williams.

La stella: fin qui ho descritto un quadro apparentemente a tinte cupe dei Kings, in realtà la luce in fondo al tunnel c’è eccome, ed è costituita da DeMarcus Cousins, una delle principali insidie in post basso della lega e giocatore franchigia (per quanto con numerosi punti interrogativi sulla testa dal punto di vista caratteriale), se girasse due viti i Kings potrebbero davvero iniziare a vedere un futuro roseo di fronte, anche perchè, per quanto male assemblato, di talento ce n’è.

Il pronostico: i Kings non sono squadra da playoff, quello che gli viene richiesto però, è di iniziare a mostrare qualcosa e di iniziare ad invertire il trend negativo degli ultimi anni, inevitabilmente tutto passa da Cousins e dalla capacità di costituire un attacco che sfrutti al meglio le potenzialità del talento al servizio della squadra (per quanto la presenza di Gay con un attacco bilanciato spesso c’entri come la presenza de Er Monnezza in un ricevimento a Buckingham Palace).

LOS ANGELES LAKERS: concludiamo la carrellata nella Pacific Division con quella che è la squadra più blasonata (e non solo nella division considerando la riconoscibilità del marchio Lakers nel mondo). Eppure in campo non va il blasone e nemmeno i 16 anelli conquistati nella loro gloriosa storia, e questa stagione non sembra partire con le più rosee aspettative. Nonostante ciò, c’è sempre un motivo per seguire i gialloviola, semplicemente perchè sono… i LAKERS, ovvero la cosa che più si avvicina ad una soap opera nella lega. L’estate ha portato all’arrivo di nuovi personaggi nella serie come coach Byron Scott, nel ruolo di quello perennemente rifiutato che riesce finalmente a convolare a giuste nozze con la propria amata, proprio nel momento in cui l’amata non è più bella come una volta. Il pezzo forte di questa nuovoa stagione del drama, è però il ritorno del cattivo che era stato segregato sulla sideline praticamente per un’intera stagione aldilà di qualche sporadico cameo, c’è il ritorno di Kobe Bryant, semplicemente una delle migliori guardie di sempre agli ultimi ruggiti, dunque direi che vale la pena dare comunque un’occhiata.

Il quintetto: per la Western Conference all’All Star Game partono Steve Nash e Kobe Bryant (in realtà non è proprio così, purtroppo per gli aficionados dello Staples), una coppia così probabilmente la si poteva vedere solo ad NBA Live qualche anno fa, ora però causa problemi fisici le cose sono cambiate e dal punto di vista difensivo presenta molti dubbi. Nel ruolo di ala piccola dovrebbe spuntarla Wesley Johnson, mentre la frontline sarà composta da Carlos Boozer (che non più schiavo del contrattone dei Bulls potrebbe finalmente assumere un ruolo diverso, ahahahah, ok basta scherzare) e il cavallo di ritorno Jordan Hill. Dalla panca vedremo Jeremy Lin (anche qui è passato del tempo dalla Linsanity, ma parliamo comunque di un solidissimo giocatore NBA che da sesto uomo a Houston ha trovato la propria dimensione), Swaggy-P (sempre se Jeremy Lin approva) Nick Young, la scelta al draft Julius Randle, vera grande speranza di questo roster, Ed Davis e l’idolo Robert Sacre. Aggiungo anche Jordan Clarkson che potrebbe presto diventare uno degli idoli dello Staples in una stagione che si preannuncia buia.

La stella: direi che definirlo stella è riduttivo, sarebbe forse più corretto parlare di Re Sole, o di monarca assoluto, sto parlando ovviamente di Kobe Bryant. La voglia di ritornare in campo è tanta dopo l’assenza forzata, così come la voglia di vederlo in campo da parte nostra. Potrebbe assurgere a protagonista assoluto data la relativa qualità del roster e potrebbe ripetere la stagione 2005-2006 (quella degli 81 punti in faccia ai Raptors per intenderci) qualora la situazione dovesse precipitare, fino a tornare ai Los Angeles Kobers, quando il bistecca (per quei pochi che non conoscessero l’origine del suo nome) si trovava in compagnia di Kwame Brown e Smush Parker, insomma ad essere buoni come se Dan Bilzerian avesse una parentesi con Anna Mazzamauro. Ad ogni modo, tocca godersi gli ultimi scampoli di un fenomeno assoluto (e se lo dice un tifoso Celtics come il sottoscritto, c’è da credermi).

KOOOOOOBEEEEE lo rifaccio l’abbonamento quest’anno?

Il pronostico: poco da fare, finchè il numero 24 vestirà quella casacca, i vip continueranno a frequentare lo Staples e ci sarà tutta questa attenzione mediatica, ricostruire per i Lakers non è mai semplice, tantomeno la logica del tanking (sconosciuta al fan europeo che non conosce il meccanismo delle leghe americane). Ad ogni modo razionalmente i Lakers sembrano una squadra costruita male, disfunzionale e che paga le colpe di una dirigenza che negli ultimi anni ha commesso troppi errori, per me i playoff non li fanno e perderanno molte partite, e non è necessariamente un male considerando il concreto rischio di perdere la prima scelta in favore dei Suns, in caso dovessero perdere ma non troppo.

PS:

Qui il riferimento al soprannome di Nick Young, ovvero sentire parlare un ex studente di Harvard dello swag e di quanto bisogna lavorare per guadagnarsi questo soprannome.

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