Biografia di un goal: 4 – Bayern Monaco – Inter 0-2 (Berti)

Premessa: della mia rubrica “Biografia di un goal” volevo facesse parte un goal coast-to-coast, una di quelle gesta incredibili dove il giocatore prende il pallone nella sua metà campo e, superando una difesa più o meno inerme, deposita il pallone nella porta avversaria. Ammetto che la prima opzione che ho vagliato è stata il goal di Maradona contro l’Argentina. Tra le imprese di questo genere, quella del pibe de oro è la più conosciuta. Un po’ come la traversata di Colombo. Scartato. Allora ho pensato al goal di Weah in un Milan – Hellas Verona degli anni novanta. Corre, talvolta incespica, pare un guerriero numibiano al soldo di Roma, non si ferma nemmeno davanti alle scivolate e alle rimonte di una decina di difensori veronesi che dell’Ellade di cui portano il nome devono aver avuto presente solo la fase finale, quando Roma, appunto, la rese un museo a cielo aperto. Messi contro il Villareal? Nah, roba moderna, rimane sempre il dubbio che abbiano usato qualche effetto speciale.

Rimanevano Al Owairan in Arabia Saudita – Belgio ’94 (il paragone storico, obbligato, è con le scorribande dei saraceni) e Nicola Berti in Bayern Monaco – Inter ’88. Mi propongo di dare una rapida occhiata al video di entrambi le reti: in una finestra il goal di Berti, nell’altra quello di Al Owairan. La finestra di Al Owairan è ancora lì che mi attente. La striscia del buffering immagino sia tutta rossa. Il pallino bianco, però, non si è ancora mosso. Quindi Nicola Berti? Nicola Berti, quindi.

Guardate il goal, se non lo avete ancora fatto. Descritto asetticamente funziona all’incirca così: un giocatore dell’Inter prende palla sulla propria trequarti, punta dritto, ma dritto sul serio, verso la porta avversaria e quindi segna infilando il portiere. Gran goal, non c’è che dire. Ora, però, io vorrei porre l’attenzione su due aspetti:

1- C’è un che di biblico nella difesa bavarese. Era dai tempi di Mosè che non si bertvedevano corridoi del genere. Che poi, a ben guardare, mi viene in mente un’analogia storica di cui i tedeschi, anche allora protagonisti, non devono avere ricordo. I francesi passarono i vent’anni successivi al primo conflitto mondiale a fortificare una linea, detta Maginot, che si rivelò inutile alla prova dei fatti: ai tedeschi bastò deviare sul Belgio e raggiungere Parigi senza quasi resistenza alcuna. Si, ma il Belgio era neutrale, diranno tra di voi i più avveduti. E perché, voi vi sareste aspettati un Nicola Berti risolutivo come Mosè dinnanzi al Mar Rosso e rapido come sarebbe stato solamente Carl Lewis sulle piste di Seoul nell’estate seguente?

2- Gli esterni interisti. Ora, molti di voi avranno giocato a calcio. Bene, voi provate a prendere un pallone sulla vostra trequarti, avanzare con esso per più di dieci metri, non considerare l’ala sulla destra, non degnare di uno sguardo la punta sulla sinistra e tirare dritto verso il cuore della difesa avversaria. Nel migliore dei casi costoro vi riempiranno di suggerimenti come cambiare gioco, verticalizzare, mettere in porta l’attaccante. Nel peggiore, e più frequente, imperativi e insulti dal contenuto poco fantasioso, ma di sicuro effetto, accompagneranno la vostra corsa verso il successo. Poi c’è l’invidia, quello strano sentimento che ti porta a sperare che il tuo compagno, dopo una così epica cavalcata, dopo aver finto di calcolarti in fuorigioco, arrivi davanti al portiere spompato, privo della lucidità necessaria a concretizzare. Ma tu, ala invisibile, lo sai che non sarà così, che la storia fa il suo corso e non c’è panzer tedesco che possa fermarne l’impeto travolgente.

Per tutti questi motivi ho scelto la galoppata di Nick Berti. Qui è riunito tutto ciò che fa bello il calcio: il gesto tecnico, il genio, il caso, l’errore di valutazione, l’egoismo del campione. E per ribadire il concetto (ma anche perché lo so che in fondo i miei azzardi storici vi aggradano assai) ve la racconto così: se voi doveste difendere una terra da un esercito nemico situato in un’altra terra collegata alla vostra da un lembo di terra e dal mare, che fareste? Semplice, una bella linea difensiva sulla terraferma e a letto tranquilli. Sbagliato, perché il mare si solca con le navi e le grandi invasioni vengono dal mare. E qui c’è l’errore di valutazione. Poi ci sono le imprese, geniali, incredibili o quasi, destinate a rimanere nella storia. Come Mosè che spalancò il mare per permettere il passaggio al suo popolo, insomma. O come Nick Berti che sfondò la difesa tedesca dove non si poteva nemmeno osare: al centro.

1 – Italia-Spagna 2-1 (Baggio)

http://inzonacesarini.com/2014/07/30/esegesi-di-un-goal-mondiale-non-abbiate-paura-di-esegesi-e-innocuo/

2 – Germania Est-Germania Ovest 1-0 (Sparwasser)

http://inzonacesarini.com/2014/08/28/biografia-di-un-goal-1-germania-est-germania-ovest-1-0-sparwasser/

3 – Barcellona-Sampdoria 1-0 (Koeman)

http://inzonacesarini.com/2014/09/21/biografia-di-un-goal-3-barcellona-sampdoria-1-0-koeman/

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