Manchester City – Roma 1-1: le pagelle semiserie dei giallorossi

Skorupski 6,5 – “Ei ragazzo, tocca a te”. Come nei migliori film di sport made in Usa, il titolare s’infortuna all’ultimo momento e il giovane esordiente ha la sua grande opportunità. Entra e dopo tre minuti è rigore, bell’esordio del cazzo. Ti aspetti una partita in salita per il giovane polacco, che invece non soffre più di tanto. Si toglie pure la soddisfazione di parare un tiro a Lampard. Che tra l’altro, è l’unico tiro nello specchio dei Citizens dopo il rigore.

Maicon 6 – La sua partita potrebbe essere un classico dei romanzi di formazione. Dall’errore iniziale che sembra compromettere tutto (anche se il rigore è molto generoso), alla reazione che guida i compagni alla riscossa. Stanco nel finale soffre un po’ Milner.

Manolas 6,5 – Non è certamente il difensore dai piedi buoni. Ma provate ad arrivare su un pallone prima di lui. Partita di grande intensità. Unico neo una mano involontaria che poteva costare un rigore. 

Yanga-Mbiwa 6,5 – Neanche lui è un ragazzo delicato. Anzi, i suoi interventi preoccupano le tibie altrui e i tifosi suoi. Me compreso. Vedevo in lui il grande punto interrogativo della serata. Eppure, seppure e nonostante la sgraziataggine e l’irruenza, cancella un certo Dzeko, che ora di fronte al giudice dovrà spiegare dove l’ha toccato l’uomo nero.

Cole 6,5 – Aaa ecco.. No dico, aaa ecco. Ci stava qualcos’altro oltre a quanto visto finora. Quindici Champions League da qualche parte le avrà pure messe. E’ anche vero che il Carlo Castellani non è l’Eithad Stadium. Si ricorda come si gioca in queste partite, e i tifosi del City si ricordano di lui, fischiandolo.

Keita 6,5 – Lui di coppe con le orecchie ne ha alzate due e si vede. Quando si soffre, lui non soffre e aiuta in difesa svettando di testa. Quando ci si lancia esaltati verso l’area avversaria, lui non si esalta ma semplicemente fa il passaggio giusto al momento giusto, come quello che innesca l’azione del gol di Totti.

Nainggolan 7 – Benvenuto all’Eithad Stadium, le presento il suo incubo di stasera: Yaya Touré. Ma uno che ogni mattina si sveglia con quelle cose in testa, gli incubi non li teme. Senza timore controlla e limita il campione del City, solo nel finale, quando è più stanco, lascia più campo all’ivoriano. Trova anche il tempo per lo splendido assist di prima intenzione che lancia Totti in porta.

Pjanic 6,5 – Lì a centrocampo è il più piccolo di tutti fisicamente. Ma nessuno danza come lui sul pallone. Cresce nella ripresa, sfiorando il gol del possibile vantaggio. Gli manca la concretezza per mettere la sua firma sulla partita.

Gervinho 6,5 – Il suo dinamismo è sempre fondamentale per la Roma. Tra i suoi piedi alcune delle palle che potevano decidere la partita, ma è spesso impreciso nell’ultimo passaggio e, in una delle occasioni più importanti dell’incontro, Hart para il suo tiro.

Florenzi 6,5 – <<Stanotte vi porterete a letto il vostro pallone, e darete al vostro pallone un nome di ragazza, […], siete sposati al pallone!>> Deve essere stato questo, parola più parola meno, il discorso di Garcia prima della partita, o almeno quello fatto al soldato Florenzi. Corre dove serve, sempre.

Totti 8 – Fosse per me, metterei il video in loop del suo gol, con la cronaca in tutte le lingue del mondo. Ma qui si scrivono pagelle, e la mia opera sarebbe forse più apprezzata come installazione al MoMA di New York. In una partita dove l’impegno e l’estro sono stati ben distribuiti tra i giocatori giallorossi, l’unica vera stella è lui. Francesco Totti: il più grande dispensatore di emozioni di tutti i tempi.

Iturbe (dal 27’ st) 6 – Recuperato in extremis, gioca solo l’ultima parte dell’incontro. I compagni lo servono poco in attacco ma fa un grande lavoro in fase difensiva.

Holebas (dal 28’ st) sv – Entra per dare più energia e più tatuaggi sulla fascia.

Torosidis (dal 44’ st) sv

All. Garcia 7 – Prepara molto bene la partita, sia sul piano tattico, sia su quello psicologico. Ne è prova la reazione dopo il gol subito al quarto minuto e la qualità di gioco prodotta per un’ora abbondante di partita. Nel finale, com’era previsto, si soffre e lui conserva i cambi per questa fase di maggiore fatica.

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