Benvenuta Gibilterra – Istruzioni per l’uso

Quante volte avete ascoltato qualcuno dirvi “Segnatevi la data”. Fosse per un impegno generico, un’interrogazione di matematica, un colloquio importante. Oppure riferito a uno di quegli appuntamenti con la storia (non personale). Che poi l’avvenimento può cambiare la storia, oppure strappare un sorriso, misto di simpatia e curiosità. Ecco, stasera, 7 settembre 2014, per i “nerd calcistici”, definiti volgarmente “malati di calcio” (e noi siamo tra coloro che sono affetti da tale malattia), c’è uno di quegli appuntamenti. Stasera c’è l’esordio della nazionale di calcio della Gibilterra in partite di qualificazioni ufficiali a competizioni UEFA.

54° Federazione ad essere affiliata all’UEFA, la storia di questa nazionale è già particolare, come si può definire particolare anche la storia dello stato di Gibilterra. Che poi stato non è.

(La bandiera di Gibilterra, che è una bandiera "ombra". Quella ufficiale simboleggia lo stemma raffigurato, all'interno di una bandiera contenente anche le effigie del Regno Unito)
(La bandiera di Gibilterra, che è una bandiera “ombra”. Quella ufficiale simboleggia lo stemma raffigurato, all’interno di una bandiera contenente anche le effigie del Regno Unito)

Gibilterra, una delle due Colonne d’Ercole, colonia inglese fino al 1983, è, infatti una dipendenza d’oltremare del Regno Unito. Sì, perché anche se fa parte del continente, al contrario di chi il football l’ha inventato, chi vive in quel territorio esteso per meno di 7 chilometri quadrati deve far riferimento alla Regina Elisabetta. Gibilterra fa parte, ufficialmente, dei territori non-self governing, cioè non autonomi. Vale a dire che non si amministrano da sé. E se andiamo a sbirciare un po’ la lista di questi territori, vediamo che è in ottima compagnia. Ci vengono in mente almeno un paio di territori che, storicamente, ci richiamano qualcosa: l’isola di Sant’Elena e le isole Falkland (guai a chiamarle Malvinas…). Strano che circa due terzi di questi territori appartengano al Regno Unito…

Quello che colpisce è, però, la posizione di Gibilterra. Se con le Falkland, o con Sant’Elena abbiamo a che fare con isole, qui siamo in pieno territorio europeo. Come tutti penso sappiamo, Gibilterra fa geograficamente parte della penisola iberica. E infatti la Spagna ha provato a rivendicarla. Almeno in parte. A dire di no, furono proprio i gibilterrini, in un referendum del 2002. Ma dietro questo “no”, si celano altri problemi che riguardano il territorio che guarda l’Africa (che poi, Gibilterra guarda Ceuta, città autonoma spagnola in territorio africano, quindi guarda l’Europa. Se si vuol vedere l’Africa meglio farsi un giro nei pressi della calda Algeciras oppure visitare le spiagge di Tarifa. Situazione tra il paradossale e il surreale). Gibilterra fu infatti ceduta “per sempre” dalla Spagna al Regno Unito termine della guerra di secessione Spagnola, tramite il Trattato di Utrecht del 1713. Da allora, sono passati 3 secoli e i

(Immagine giusto un po' dall'alto dello Stretto di Gibilterra)
(Immagine giusto un po’ dall’alto dello Stretto di Gibilterra)

rapporti tra la monarchia spagnola e quella britannica ogni tanto scricchiolano, proprio a causa della piccola Gibilterra, che è anche uno di quei paradisi fiscali che fanno la fortuna di non pochi furbi/intelligenti. La Spagna vorrebbe indietro il “Monte di Tariq” (traduzione araba di Gibilterra, Jabal Ţāriq). O meglio, vorrebbe dire la sua sugli “affari” di Gibilterra. La corona inglese, naturalmente non la pensa allo stesso modo. Per la serie. qui non si molla un caz*o.

Se, quindi, storicamente Gibilterra ha più di qualcosa da dire (e qui naturalmente taciamo riguardo l’antichità medievale e il ruolo strategico della roccaforte nella Seconda Guerra Mondiale) da un punto di vista di usi, costumi e tradizioni, non è da meno. Se riuscita a immaginare l’ambiente e lo stile di vita tipicamente british inseriti in un clima e in un contesto mediterraneo siete già sulla buona strada. A proposito di strada, se volete aiutare la vostra immaginazione, pensate al classico autobus rosso a 2 piani (quello che prendereste a Londra), ma con la guida a destra. E infatti, l’inglese che usereste a Gibilterra saprebbe molto di andaluso. Per farvi intendere dai locali dovreste parlare, pertanto, lo llanito.

Quindi, senza dilungarci oltre, può la Federazione Calcistica di tal territorio avere una storia “lineare”? La risposta è naturalmente no. Eppure va detto che la Gibraltar Football Association (GFA) esiste dal 1895. Per rendervi un’idea, la nostra gloriosa (?) FIGC esiste dal 1898, in Spagna e Portogallo, addirittura, rispettivamente nel 1913 e 1914. Vuol dire che a Gibilterra il calcio è arrivato prima che da noi. Facile, loro sono “inglesi”. Sta di fatto che il campionato. 1895/96 incorona il Gibraltar F.C. come campione di Gibilterra (anche se all’epoca la competizione che assegnava il titolo non era l’attuale prima divisione, ma la vecchia Merchant’s Cup). E non finisce qui, perché l’anno precedente aveva visto la nascita della Rock Cup, la Coppa nazionale di Gibilterra. Wikipedia, da cui, inutile nasconderlo, ricaviamo una percentuale x molto alta delle nostre info, dice che alla Rock Cup “possono partecipare anche le squadre riserve dei club” (cit.). Ora, chi di mestiere fa il calciatore di una squadra riserva di una compagine gibilterrina forse è il caso inizi a fare altro nella vita. Perché se già loro sono meno di 30.000, magari poi il livello non è così alto…

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Ma non finisce qui. Perché come c’è una “Serie A”, la Gibraltar Premier Division, cui prendono parte ben 8 club, esiste anche una “Serie B”, la Gibraltar Division 2, e da qualche anno anche una Supercoppa, la Pepe Reyes Cup, che si disputa, come di consueto, tra i trionfatori del campionato e della coppa nazionale e che, nell’intestazione (dedica al Presidente della Federcalcio degli anni ’90), lascia intravedere il guazzabuglio culturale che circonda la Rocca.

Sta di fatto che, negli ultimi anni, la Federazione abbia iniziato la crociata per vedere affermati i propri diritti. Cioè, essere validamente ammessa alle competizioni UEFA e FIFA. Un passo alla volta. Iniziando dall’UEFA. Gibilterra, nell’attesa, ha anche partecipato, nel 2006, alla FIFI Wild Cup (FIFI sta per Federation of International Football Independents) organizzata dal St. Pauli, squadra tedesca che milita attualmente nella Zweite Liga, la Serie B tedesca, ma che soprattutto è l’espressione di un quartiere di Amburgo, St. Pauli appunto, che racchiude in sé tutto e il contrario di tutto e se dovessimo iniziare a “studiarne” e raccontarne la storia non finiremmo mai. A farla breve, il club tedesco, nella veste di nazione ospitante (denominato, per l’occasione, Repubblica di St. Pauli), organizzò poco prima dei Mondiali di casa, la competizione riservata a quelle selezioni non riconosciute dalla FIFA. Vinse il Cipro del Nord in finale contro Zanzibar. Terza fece proprio Gibilterra, che poco dopo, però, ottenne una vittoria di ben altro livello.

Nell’agosto del 2006, scese in campo il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, il famoso TAS, decise che Gibilterra doveva essere affiliata sia alla UEFA che alla FIFA. Nel dicembre dello stesso anno, ecco arrivare l’ok dell’UEFA, ma solo come membro provvisorio. Infatti, la richiesta venne respinta, ottenendo i soli voti favorevoli dei “cugini” Inghilterra, Scozia e Galles. A questo risultato si arrivò in seguito al lavoro sottobanco indovinate un po’ di chi? Proprio della Spagna. Quando la politica blocca il calcio.

Ma Gibilterra non si è arresa. Ha dovuto aspettare altri 7 anni (immaginiamo la disperazione dei fuoriclasse gibilterrini che non han potuto scontrarsi contro i vari CR7, Rooney e compagnia…), ma alla fine ce l’ha fatta. Infatti, nel maggio 2013, nonostante il voto contrario della Spagna (ma va?), la Federazione è stata ufficialmente ammessa all’UEFA.

Quindi eccoci al presente. Perché una volta che si è ammessi, bisogna risolvere un altro problema: chi va in campo? E secondo voi, una Federazione come questa si fa problemi nel trovare una selezione? Ma anche no, infatti, il 19 novembre 2013, a Faro, in Portogallo (perché il Victoria Stadium che dovrebbe ospitare a Gibilterra le partite non è ancora a norma UEFA e in Spagna ‘sti qua è difficile che trovino da giocare), Gibilterra esordisce facendo addirittura 0-0 contro la Slovacchia, che non è la Germania, ma che non è nemmeno San Marino, e, anzi, noi la ricordiamo molto bene. A questo risultato han seguito un paio di sconfitte (contro anche le isole Fær Øer, che ci fa meglio capire il livello della nazionale “iberica”), fino a un nuovo pareggio, addirittura in trasferta, contro l’Estonia, e fino alla prima storica affermazione, per 1-0, contro Malta, altra selezione nazionale che non è la reincarnazione del Real Madrid di Di Stefano e Puskas. E a proposito di Real, perché qui non si finisce mai di raccontare storie, è del 1949 l’amichevole tra una selezione gibilterrina e le merengues, terminata in parità, 2-2. Se chiedete a qualche vecchio di Gibiliterra, vi dirà che quello è il risultato più prestigioso della storia della loro selezione nazionale. Come dargli torto?

Quindi eccoci qui, 7 settembre 2014. Sempre a Faro, la nazionale di Gibilterra (che ha anche un inno, non ufficiale perché quello è naturalmente God save the Queen)guidata in panchina da Allen Bula e in campo da Roy Chipolina (che si pronuncia proprio “Cipollina” e, dal nome, potrebbe essere un pizzaiolo italo americano protagonista sulla Arthur Avenue di chissà quali altre storie), valore di mercato ben 25 mila €, secondo Transfermarkt (quindi c’è da crederci), si scontra con la Polonia per la partita del Gruppo D, valevole per la qualificazione ai Campionati Europei del 2016. Dello stesso raggruppamento fan parte i cugini della Scozia, l’Irlanda, la Georgia e i campioni del Mondo della Germania.

Che poi, se c’è qualcuno nato davvero con la camicia, questi sono i tedeschi. Noi siamo anni che attendiamo il derby con San Marino per le qualificazioni. Loro han sfidato la nazionale del Monte Titano per le qualificazioni all’Europeo 2008 (parziale di 19 a 0 per i teutonici). Ed ora, alla prima di Gibilterra, a chi spetta l’onore (e anche 6 punti comodi comodi)? Proprio alla nazionale di Muller, Neuer e soci. Se c’è una giustizia nel calcio, sicuro non spetta a tutti.

E così benvenuta Gibilterra. Che poi, naturalmente, per rendere ancora un po’ più contorto il tutto, basti pensare che l’affiliazione alla FIFA ancora non è avvenuta. Pertanto, dopo le qualificazioni per l’Euro 2016, la selezione di Bula non prenderà parte a quelle per il Mondiale di Russia. Fino al prossimo intervento del TAS, alla contro-propaganda spagnola e alla vittoria tenace di Gibilterra. Perché se c’è una cosa che abbiamo imparato da tutte queste storie è che, alla fine, Gibilterra la fa sempre franca. Buona fortuna

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