Let’s go, guys – Cosmin Moti: eroe consegnato all’eternità

Foto dal sito ufficiale della squadra bulgara, http://ludogorec.net/index.php/gallery/id:127#prettyPhoto, licenza Creative Commons
Foto dal sito ufficiale della squadra bulgara, http://www.ludogorec.net, licenza Creative Commons

Il calcio estivo non è composto solo di varie amichevoli ma anche di preliminari di coppa che portano sul palcoscenico europeo le compagini più disparate dell’intero Vecchio Continente. Ecco, la storia che voglio raccontarvi è quella del Ludogorets Razgrad, squadra bulgara, che disputa le partite europee a Sofia, poiché il suo impianto contiene solo seimila anime. Basterebbe già solo questo per dare quel tono romantico all’articolo che sto andando a scrivere. Sì, perché il Ludogorets di Razgrad si è qualificato per la prima volta ai gironi della più importante competizione europea ai danni dei più quotati rumeni della Steaua Bucarest. Fin qui tutto fiabesco, come in Davide contro Golia. Non è il fatto in sé a far scalpore ma bensì il modo. Perché il Ludogorets perde a Bucarest per 1 a 0 e a Sofia serve l’impresa. Ma quello che è avvenuto nella sera del 27 agosto non è un’impresa. E’ qualcosa di più. E’ qualcosa di metafisico, di folle e di crudele allo stesso tempo, come solo il calcio può essere. I 90 minuti scorrono senza particolari emozioni con i bulgari che tengono un possesso effimero della sfera e i rumeni che provano a pungere in contropiede. Ma, al 90’, c’è un calcio d’angolo per i verdi di Razgrad, la palla viene respinta sui piedi di Wanderson, uno di quei brasiliani che, non si sa perché, si trova nei paesi baltici a far fortuna (spesso poca) di chi lo tessera. Il brasiliano non ci pensa due volte e tira al volo. 99 volte su 100 quella palla finisce in curva, quel tiro scoccato di mezzo esterno invece finisce sotto la traversa. 1 a 0. Se la partita finisse adesso avremmo già un eroe.
Ma non sarà così. Infatti, a 2 minuti dai rigori, il portiere bulgaro Stojanov deve immolarsi per impedire un contropiede della Steaua e stende l’attaccante lanciato a rete. Rosso diretto. Al 118’. Con i cambi finiti. I guanti se li prende Cosmin Moti, di mestiere difensore e meteora del Siena 2008/09. Calci di rigore. I giocatori dello Steaua si portano sul dischetto con fare sicuro, di superiorità, sembra quasi sentir dire loro “tanto questo qui lo buchiamo facile”. Bene, il primo rigore lo tira proprio Moti che insacca ed esulta in faccia al ‘collega per un giorno’ Arlauskis. Ma il destino sembra essere davvero crudele quando, dopo il rigore trasformato da Keserü, fa sbagliare Wanderson, croce e delizia della serata. Si potrebbe dire che la strada fosse già in discesa per lo Steaua. Infatti il rigore di Pârvulescu è angolato, anche con discreta potenza ma Moti intuisce, si tuffa e respinge. Incredibile. Gli dei che governano il mondo del pallone sono imprevedibili. Ed hanno ancora qualcosa in serbo per le coronarie dei tifosi delle due squadre. I rigori continuano, nessuno sbaglia, si va ad oltranza in una guerra di nervi quasi a ricordare la Guerra Fredda. Sul dischetto si presenta Cornel Râpă dello Steaua, onesto difensore. Incrocia col destro, ma Moti para anzi, blocca. Ed esplode. Si porta il pallone verso la curva dei suoi tifosi, ebbro di gioia e gaudio in una folle corsa contrapposta alla disperazione dei gialli di Bucarest. Paragone scontato ma doveroso con il film “Fuga per la vittoria”. Moti come Stallone. Portiere per caso ed eroe. Per una storia che sarà eterna poiché il presidente dei bulgari ha deciso di dedicare a Cosmin Moti una tribuna del nuovo stadio del Ludogorets. Per un’impresa che sa di infinito.
p.s. La Dea Bendata però, nell’urna di Montecarlo, non è stata così benevola con il Ludogorets che dovrà giocare in due templi del calcio europeo e mondiale. Ad Anfield Road al cospetto di Sua Maestà Steve Gerrard e al Santiago Bernabeu contro i ‘galacticos’ del nuovo millennio con a capo CR7. L’impresa del passaggio del turno è ai confini della realtà ma come diceva un vecchio saggio (o era un ubriacone?) “non succede che non succede, ma se succede…”

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