Ferrer riporta Federer alla normalità

Ci voleva David Ferrer perché Roger Federer tornasse alla vittoria in un Master 1000, dopo due anni di lunga attesa. (6-3, 1-6, 6-2 il risultato della finale) Lo svizzero infatti aveva vinto l’ultima volta proprio a Cincinnati, battendo Djokovic nel 2012, e si era in seguito reso protagonista di una serie di cocenti sconfitte in finale, l’ultima delle quali avvenuta una settimana fa contro Tsonga a Toronto.

I numeri del Re sono da paura: sesto titolo a Cincinnati, ventiduesimo 1000 e ottantesimo titolo in carriera!
Ferrer dal canto suo si conferma il Poulidor del tennis, un pedalatore eccezionale che trova sempre qualche campione pronto a piazzargli la ruota davanti alla sua.
Lo spagnolo non ha regalato proprio nulla, come il titolo di questo articolo potrebbe erroneamente far pensare, ha semplicemente palesato la sua eterna inferiorità tennistica di fronte al suo avversario imbattibile (16 sconfitte per Ferrer contro Federer su altrettanti incontri disputati).

La partita non è stata delle più lineari, segnata indelebilmente da un lungo black out di Federer.
Il primo set è corso liscio sino al 4-3 per Federer, quando Ferrer, avviluppato da quella fretta furibonda e un tantino suicida che lo accompagna forse dalla pubertà, ha sparacchiato malamente due colpi e si è trovato subito 0-30. Poco dopo Federer ha convertito alla prima opportunità la palla break, roba che nemmeno nei più grandi film di fantascienza.
L’immortale Roger ha provato a pentirsi nel game successivo, allorquando il tenace David si è procurato ben tre palle consecutive per il controbreak immediato. Ma niente da fare! Dopo un game lungo e complesso come un discorso di Lotito, Sua Maestà ha portato a casa il primo set per 6-3.

Il secondo set lasciava presagire una comoda vittoria per il campione di Basilea. Nulla di più errato, perché quando giochi contro un maratoneta come Ferrer l’unica cosa comoda è la sedia che ti attende al cambio di campo.
Dopo la bellezza di quattro palle break annullate, nel secondo game Ferrer ha assalito un remissivo Federer, portandolo a sbagliare colpi per lui banali. Il film sembrava quello di fine primo set: subito 0-40, poi tra un dritto sublime e due serve and volley audaci di Re Roger si è andati 40 pari. A questo punto però inspiegabilmente è stato lo svizzero a chiudere l’interruttore e a sparire dal set. Ferrer si è preso il break, lo ha consolidato e ha continuato ad azzannare l’avversario con la sua consueta ferocia agonistica. In breve tempo lo spagnolo si è portato sul 5-0 ipotecando il secondo parziale. Federer è riuscito a tenere almeno una volta il servizio ottenendo così il leggero vantaggio di servire per primo nel set decisivo.

Riavutosi dal torpore del secondo set, l’ex numero uno del mondo è parso subito più concentrato all’inizio del terzo set. La scelta di abbreviare gli scambi si è rivelata corretta, nonostante i temibili passanti dello spagnolo. Nei momenti chiave la differenza di classe è stata decisiva, con Federer nettamente più lucido di Ferrer. Lo spagnolo non ha potuto più nulla dinnanzi alla rinnovata efficacia del gioco d’attacco dello svizzero e si è presto inchinato alla sua supremazia tecnica, col risultato eloquente di 6-2 per Roger Federer.

In ottica Us Open questo successo fa ben sperare i milioni di fan di Re Roger, benché siano mancati in queste due settimane gli scontri diretti con i signori degli slam, ovvero Nadal e Djokovic. Il serbo si è presentato in condizioni piuttosto rivedibili ai 1000 sul cemento americano, probabilmente quando ha mangiato l’erba del centrale di Wimbledon ha inavvertitamente ingerito della kryptonite. Il maiorchino invece è alle prese col settecentesimo infortunio della sua carriera (problemi al polso)e ha fatto sapere oggi che non si presenterà a Flushing Meadows. Inutile dire che il quarto ed ultimo slam stagionale sarà un torneo tutto da seguire.

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