Le Gallianate: 8) Massimo Taibi

Una volta la nostra ildisagio19, brillante narratrice delle vicende partenopee, mi disse che è sempre tempo per una Gallianata. E io allora la prendo alla lettera e ogni tanto decido di scrivere una Gallianata in momenti casuali, senza starci troppo a pensare su. In realtà stavolta c’è un minimo di criterio: il Milan ha appena acquisito le prestazioni sportive di Diego Lopez, un arrivo necessario per coprire le lacune mostrate da tre portieri evidentemente inaffidabili. Ma il rapporto del Milan berlusconiano con gli estremi difensori non è mai stato eccellente: scavo nella mia memoria e trovo Sebastiano Rossi che fa il record di imbattibilità tuttora in vigore in Serie A e intanto non viene mai convocato in Nazionale, ogni tanto ne combina qualcuna, ma alla fine così malvagio non è, non oserei mai dire il contrario, quello viene a prendermi a casa… Mi ricordo di uno Jens Lehmann, che scarso non era neppure lui, che venne a Milano a prendere con le mani un retropassaggio in piena area di rigore, cosa che nemmeno nei pulcini, e poi a saggiare le mine di Batistuta, che con tre gol a San Siro mise praticamente la parola fine all’avventura del tedesco in casacca rossonera. Il portierone di Essen collezionò solo cinque partite in campionato.Mi ricordo di Christian Abbiati, proprio lui, che è ancora qui, incredibile a dirsi, e di una sua parata a Perugia che valse uno scudetto nel lontano 1999, ma al tempo stesso non dimentico il prestito alla Juventus, durante il quale riuscì addirittura a fare una respinta di tacco a Udine – cose mai viste -, come non dimentico i suoi errori mai compensati dalle parate decisive nelle giornate di grazia. Nel mezzo c’è stato Nelson Dida, croce e delizia, che fino al petardo scagliato dagli interisti aveva fatto cose che perfino Buffon poteva solo immaginare, e dopo ci ha resi tutti protagonisti di un lungo calvario, ma per Manchester 2003 gliene saremo sempre grati. Nella ricerca di un portiere che fosse finalmente decisivo, senza abituarci per forza a una papera clamorosa ogni due belle parate, il nostro geometra portò anche a Milano proprio lui, il nostro protagonista di oggi: Massimo Taibi da Palermo.

Massimo Taibi

Ora, Taibi un portiere non era certo un portiere malvagio, anzi. Non tutti sanno che il Milan lo acquistò già nel 1990 per 6 miliardi di lire, mica pochi all’epoca per uno che alla fine di fatto fece il terzo portiere per una stagione, senza giocare mai. I misteri delle trattative di Adriano.

Il Milan cedette allora, alla fine del campionato 1990/1991, il giovane Massimo, ventunenne, in prestito al Como, e l’anno dopo al Piacenza, dove tra Serie A e Serie B giocò cinque stagioni. Galliani, non contento per non aver fatto a suo tempo una plusvalenza dopo la spesa folle del 1990, lo riporta alla base e dà a Taibi una seconda opportunità, deluso dal calo delle prestazioni di Rossi. Sembra un segno del destino, per Taibi, scoprire che la prima giornata è proprio nella sua Piacenza. Purtroppo per lui siamo nella stagione 1997/1998, una delle più disastrose dell’era Berlusconi, come tutti ben sappiamo. In difesa c’erano sì Maldini e Costacurta, ma anche Bogarde, André Cruz, Ziege, Cardone, Daino, Smoje e Beloufa. Si capisce benissimo che in queste condizioni in porta va acquistato uno al livello di una divinità greca con le ali ai piedi, che so, Mercurio, per dire. Taibi in 17 giornate prende 18 gol e uno può pensare: “E vabbè dai, c’è di peggio“, ma non c’è di peggio quando pensi che una squadra come il Milan non può beccare più gol di quante partite ha giocato, e quando torna alla mente il grave errore commesso a San Siro in un 1-1 contro la Juventus, con Inzaghi ancora bianconero a segno.

Spiccano poi sconfitte rumorose, uno 0-1 casalingo contro il Vicenza, un 1-2 ancora casalingo contro il Lecce, poi una sfilza di risultati tutto sommato discreti, prima del crollo della fine del girone d’andata: sconfitte 3-1 a Parma e 2-0 a San Siro contro la Fiorentina. Nella prima di ritorno in porta torna lui, Sebastiano Rossi, con tutta la sua rabbia agonistica e non, e forse Taibi si salva dalla sua ira, scusate se è poco.

La carriera di Taibi con la maglia rossonera finisce qui, con pochi ricordi, con più bassi che alti, con il nostro a. d. che ha sbagliato un’altra volta l’acquisto di un portiere. Ma ancora tante avventure attendono Massimo, e in qualche caso purtroppo sono disavventure: dopo un anno in prestito al Venezia, il geometra lo vende nientepopòdimenocheal Manchester United, con queste conseguenze qui, minuto 1.41:

Come potrete immaginare i Red Devils lo rispediscono nella penisola senza pensarci due volte, così per usare toni gentili. Il resto è Reggina (con un bellissimo gol di testa, non ce lo dimentichiamo), Atalanta, Torino e Ascoli. A pensare a quello che poteva essere e non è stato.

Riepilogo:
1) Cyril Domoraud
2) Dimitrios Eleftheropoulos
3) Bobo Vieri
4) Marcio Amoroso
5) Jesper Blomqvist
6) Michael Reiziger e Winston Bogarde
7) Bakaye Traoré

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