Giovani: che fine hanno fatto?

L’eliminazione dell’Italia ai gironi (seconda consecutiva) e la vittoria di una Germania multietnica e dall’età media più vicina al permesso di guidare che alla pensione ha sancito un annoso problema italico: i vivai.

Puntuale come l’accostamento del Chicharito Hernandez all’Inter, il problema dei giovani snobbati a favore di stranieri dalle dubbie qualità tecniche arriva a far indignare i giornalisti e i tifosi tutti, mettendo in luce uno dei tanti paradossi italiani: da anni le nostre società lamentano una netta inferiorità economica rispetto ai top club europei (il Real ha preso Kroos e Rodriguez per 105 milioni complessivi, il Barça Suarez per 71, lo United Shaw per 38, il Chelsea Diego Costa e Fabregas per 80) eppure preferiscono tuttora spendere 10-15 milioni per uno sconosciuto esotico, che nessuno ha mai visto giocare, piuttosto che far esordire un giovane, cresciuto in casa e a costo zero. Tuttavia non sempre la scelta dei giovani paga (vedi l’Arsenal dell’ultimo decennio), e questa classifica lo dice chiaramente. Scopriamo insieme alcuni tra i peggiori flop dei vivai italici!

1 – Goran Slavkovski

Con un nome simile, se sei macedone di origini svedesi e sei alto oltre 1,90 m, il paragone con Ibrahimovic è scontato come una polemica arbitrale. Classe ’89, l’Inter lo prende a 16 anni e lo fa crescere nelle giovanili, dove si mette in mostra per i molti gol e per la straordinaria classe, tanto che quel paragone non sembra più tanto azzardato. Al termine del campionato 2005/06, Mancini lo fa pure esordire in Serie A, prospettandogli una carriera rosea. A distanza di 8 anni, il giovane Goran ha raccolto 15 presenze tra A, Coppa Italia, Serie B tedesca e Serie C svedese; attualmente è svincolato.

2 – Carlo Zotti

Arrivato alla Roma a 19 anni, esordisce nella massima serie a 21, e gioca così bene che il suo posto lo prende Curci. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro per sancire il suo flop, ma il dovere di cronaca ci impone maggiori dettagli: inizia una girandola di prestiti (Ascoli e Sampdoria) che lo vede racimolare 1 misera presenza in 5 stagioni, finchè nel 2008/09 disputa buona parte di campionato col Cittadella in B. L’anno successivo passa (in prestito) al Bellinzona, e finalmente trova la sua dimensione: 48 presenze in 2 stagioni che gli valgono il passaggio definitivo agli svizzeri. Oggi gioca nel Wil, società della serie cadetta svizzera, e a Roma sembrano non rimpiangerlo.

3 – Alberto Libertazzi

Il popolo italiano l’ha conosciuto nel 2010/11, quando raccolse diversi minuti in Europa League con la Juve, tra cui la gara di hockey su ghiaccio contro il Lech Poznan. Fece vedere belle cose per un attaccante 18enne, e quindi cominciò il solito giro per “farsi le ossa”: ad oggi ha raccolto 18 presenze nel calcio professionistico tra Juve (Serie A ed Europa League), Novara (B e Coppa Italia), L’Aquila e Pro Vercelli (Serie C).

4 – Mattia Graffiedi

Lui ha comunque avuto una carriera tutto sommato normale, con tanta gavetta, ma quando il Milan ti acquista per 15 miliardi, a 19 anni, dopo il tuo primo anno in B, non puoi disattendere le promesse in questo modo. Coi rossoneri non disputerà mai una partita ufficiale, per quanto all’inizio di ogni stagione fosse declamato come il futuro dell’attacco milanista, e probabilmente batte ogni record rimanendo di proprietà rossonera fino al 2007, ben 8 anni dopo l’acquisto, quando finalmente viene ceduto alla Triestina. Si è affermato come un buonissimo attaccante di Serie B, e ora trascorrere i suoi 30 e più anni nella tranquillità di San Marino. Peccato.

5 – Nicola Beati

Qui il destino, più che beffardo come negli altri casi, è stato un vero e proprio bastardo: tra i migliori prospetti dell’Inter ad inizio millennio (esordisce persino in Champions, oltre a 3 gare di A e 2 di Coppa Italia), veniva spesso accostato a Pirlo per la sapienza in regia, ma nel 2004 si disintegra un ginocchio, e nulla sarà più come prima. Aveva pure assaggiato la Nazionale Under 21, ma dovrà accontentarsi di una toccata e fuga, perchè il suo ginocchio ricostruito gli consente al massimo un’ottima carriera tra B, C e D, dove gioca tuttora con la maglia del Foligno.

6 – Mohammed Aliyu Datti

Arriva in Italia grazie al Padova, il cui presidente scelse tra lui ed un altro nigeriano tirando a sorte. Nel 1998 passa al Milan, e subito viene sottoposto al trattamento speciale riservato a tutti i giovani africani: ne vengono cantate le lodi per la velocità e lo strapotere fisico, e inizia il conto alla rovescia verso il Pallone d’Oro. Invece raccoglierà appena 36 presenze e 3 reti nei 6 anni italiani, e si affermerà come un discreto attaccante in Belgio, sebbene la sua media realizzativa sia tutto fuorchè eccellente. Chiude la carriera nel 2010, a soli 28 anni, nel Dessel, squadra fiamminga di terza serie.

7 – Nello Russo

Questo attaccante passerà alla storia per un unico motivo: Baggio visse talmente male il rapporto con Lippi negli anni all’Inter, che lo accusò di preferirgli persino il giovane Russo (all’epoca 18enne). Non si conoscono eventuali controaccuse di Russo, che risponde sul campo segnando la prima rete in A all’esordio assoluto, contro l’Udinese. Rimarrà l’unica rete, oltre l’unica presenza. In seguito accumula tantissima Serie B (Crotone, AlbinoLeffe, Spezia, Pescara) e Serie C (Padova, Lumezzane, Arezzo, Viterbese e Monza), e il periodo più roseo lo vive proprio in terza serie, dove segnà 19 reti in 3 anni col Lumezzante; in Serie B segna 7 reti in 74 presenze, una media-gol degna del miglior Matri. Adesso gioca in Serie D vicino a Milano, così almeno risparmia su affitto e benzina.

8 – Davide Lanzafame

Qui siamo al parossismo dell’assurdo, perchè se a circa 20 anni ti dedicano un titolo del genere, il fallimento è praticamente cosa fatta. Cresce nel vivaio della Juve, ma esplode con la maglia del Bari, segnando 10 reti in 37 presenze in B. Gira ancora un po’ tra Palermo e Parma, prova il ritorno alla Juve ma fallisce miseramente, e viene ceduto definitivamente al Catania. Coi siciliani non va molto meglio, e nemmeno al Grosseto in B, così prova l’esperienza all’estero: 6 mesi in Ungheria, all’Honved, dove segna 5 reti in 10 gare, e dove litiga con un compagno per battere un rigore, viene ammonito (era il secondo) e quindi espulso. Torna al Catania, che però non lo fa mai giocare, e a soli 27 anni Lanciafiamme è un attaccante svincolato, che non può nemmeno giocarsi la giovane età come scusante per crescere.

 

 

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