Top & Flop: prima settimana del Tour

Chi dice che le grandi corse a tappe si decidono dalla seconda settimana in poi dovrà ricredersi dato l’inizio scoppiettante di questo Tour. Subito molte tappe per velocisti ma complici le terribili Cotes inglesi, il temutissimo pavè bagnato della Roubaix e le primissime montagne le sorprese in alta classifica non sono mancate.

Top

Jens Voigt. Come si dice: 42 anni e non sentirli! Il veterano del Tour (mi pare sia al 17esimo) va subito in fuga e tira a più non posso anche quando rimane solo, prendendosi maglia a pois e premio combattività. O è uno che regge bene il doping o siamo di fronte a pura determinazione.

Nibali. Immancabile tra i top, lo squaletto del Mediterraneo si è trasformato in uno squalo bianco. È vero. L’abbandono di Froome e Contador ha sicuramente spianato la strada. Ma ogni volta, sul pavè prima e sulla Planche des Belles Filles poi, ha dimostrato di essere il più forte e ha voluto metter il sigillo sulla maglia gialla. Re del Tour? Vedremo chi potrà dire di no..

Tony Martin. Un vero prestigiatore, data la facilità con cui nasconde il motorino attaccato alla bici! Parte in fuga, stacca un grandissimo De Marchi e, da solo, in piano, tira più del gruppo prendendo tappa e classifica scalatori. E il giorno dopo? Si rilassa? Nooo.. Tira non si sa quanti chilometri per il suo capitano Kwiatkowski. Chissà alla cronometro che s’inventa..

Fuglsang/Westra/Scarponi & Co. Data la mia indole da gregario non potevo non fare un elogio ai grandi secondi delle corse a tappe. Lavorare per altri non è mai semplice, in particolare se si va più del proprio capitano (si veda l’affaire Wiggins-Froome). Eppure chi conosce il ciclismo sa che il gregario è fondamentale e la sua umile posizione non indica meno sacrificio. D’altronde la bicicletta è squadra e chi se lo scorda è perduto. E poi non è forse vero che anche Bartali tornò indietro a riprendersi Coppi?

Kittel. I tedeschi non trionfano solo nel calcio ma anche nel Tour. Ben cinque tappe su dieci vanno infatti ai giganteschi corridori teutonici. Kittel troneggia ormai sui velocisti (anche perché Cavendish s’è tritato) e solo una grande azione di sfiancamento ha permesso a Greipel di prendersi la quarta. Peccato che sia tedesco anche lui..

Rolland. Con il Giro nelle gambe non si risparmia attacchi sulle prime salitelle del Tour. Se non ha ancora vinto la combattività vi prego facciamo una petizione! Forse uno dei pochissimi a rendere il ciclismo qualcosa di creativo e imprevedibile.

Flop

Cavendish. Primissimo deluso del Tour, il velocista inglese fa una figuraccia in terra natìa e proprio davanti alla mamma. Sigh! Sinceramente non ho sentito parlarne male, ma al rallenty quello che ho visto è Cavendish che spinge Gerrans con la testa per farsi spazio. Io non giudico ma il Karma a quanto pare sì..

Alessandra De Stef..ehm, no scusate

Riblon. Non che mi aspettasi niente di ché, ma uno che l’anno scorso trionfa sull’Alpe d’Huez e quest’anno è penultimo in classifica merita assolutamente un flop.

Talansky. Lo statunitense che si aggiudica in extremis il Delfinato non riesce a rispondere a dovere sulle strade della Grande Boucle ed è ormai lontanissimo dai migliori, a ben 14.44 da Nibali.

Kwiatkowski. La Planche des Belles Filles non porta fortuna al polacco, che da attaccare le posizioni alte della classifica (è stato anche maglia gialla virtuale) si ritrova a perdere anche la maglia di miglior giovane a favore del bravissimo Bardet.

Tra Top&Flop. Categoria creata per l’occasione. Questo limbo è per i due grandi abbandoni del Tour: Contador e Froome, i quali forse non meritavano un top ma certamente neppure un flop pieno.

Froome. Sono stato tentato di metterlo in un limbo tra top & flop, perché vederlo mentre si regge il braccio e col viso distrutto mi sembrava già abbastanza per il povero Froome. Eppure, come ha detto Nibali senza troppi complimenti, il ciclismo è anche questo, e lui lo sa bene, visto che una caduta gli è costata il mondiale. Certo è che quando pensi che la sfiga sia contro di te il crollo è imminente, vedi Wiggins al Giro. Vedendola in positivo ecco aprirsi le porte per un gran bel ciclista: Richie Porte.

Contador. Nonostante tutto ci ha provato. È vero che aveva davanti un grande Nibali, ma è anche vero che aspettava le montagne dell’ultima settimana. Al pavé fatale aveva tentato di rispondere con uno scatto in salita ma Nibali c’era. Peccato per il Tour e peccato per lo spettacolo. Il suo abbandono, unito a quello di Froome, trasformano la scena finale de Il buono, il brutto e il cattivo in una ricerca solitaria del tesoro.

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