Il pallone racconta. Finale 1990, Germania – Argentina 1-0

“Diego, chi vorresti incontrare in finale, le Garmania o l’Inghilterra?”. “L’Inghilterra. Perché abbiamo una tradizione migliore con gli inglesi”. Eppure con la Germania 4 anni prima era andata abbastanza bene, diremmo noi, dato il successo all’Azteca che aveva eretto l’Argentina campione e lui al livello di un semi Dio. Eppure Diego doveva sentire che la Germania in finale non portava nulla di buono…

(Immagine presa da web)
(Immagine presa da web)

I tedeschi non sono una semplice squadra, sono dei panzer. Dei carri armati. A leggere i loro nomi viene timore: Matthaus, Augenthaler, Buchwald, Klinsmann. Al di là del reale valore, esprimono potenza, grandezza, forza. Diego invece sa che la sua Argentina scricchiola. Tiene duro, ma va avanti a fatica dall’inizio della competizione. Il paragone tra le due è come quella tra due ciclisti fortissimi, ma uno al massimo della condizione con una squadra preparata che lo difende sulle prime rampe della salita e poi lo mette nella migliore condizione per partire e fare il vuoto, e l’altro che rimane senza compagni dopo il primo di una serie interminabile di strappi al 10% di pendenza media. Eppure tiene il passo, non molla, nonostante, km dopo km, tornante dopo tornante, senta le forze venirgli meno, mentre lo sguardo dell’altro, quello al massimo della condizione, non denota alcun cenno della fatica che sta facendo. O che comunque non sente, concentrato e proteso verso l’obiettivo.

È uno scontro tra pragmatica e passione; programmazione e sentimento. E in finale va, manco a dirlo, la Germania. Diego non deve aver dormito molto la notte del 4 luglio 1990. Ha appena visto i tedeschi superare gli inglesi ai calci di rigore. Non è solo lo strapotere teutonico a mettere paura. È anche quella vittoria che la sua Argentina ha ottenuto, sempre dagli undici metri, contro l’Italia, padrone di casa e favorita alla vigilia. In poche ore sono nati partiti anti Argentina, come solo nel nostro paese può accadere. L’Argentina, molto più della Germania, difenderà il titolo in trasferta.

Siamo in quello che a tutti gli effetti, prima dell’odierno, può essere definito il “Mondiale dei Mondiali”. Ci sono tutti, meno la Francia, ma who cares? dei francesi. La Francia è vicina, dopotutto, basta passare le Alpi, ma magari ci si va dopo il Mondiale. Perché si gioca in Italia la patria del football, il paese dove giocano i fenomeni olandesi, i brasiliani, Diego e i suoi fratelli, i panzer tedeschi (dei 22 che iniziarono la finale, 13 avevano

(immagine presa da web)
(immagine presa da web)

avuto a che fare col nostro calcio), oltre ai padroni di casa. È la prima competizione calcistica che prende luogo dopo che, qualche mese prima, un po’ di gente si era radunata per abbattere un muro. Di conseguenza è l’ultimo Mondiale della Cecoslovacchia, dell’URSS, della Jugoslavia e della stessa Germania che infatti dovremmo correttamente chiamare Germania Ovest. Ma Diego probabilmente la storia la andrà a studiare dopo la finale. Si è già sbarazzato dei sovietici e della Jugo, adesso deve pensare a come dare scacco a Beckenbauer e figli.

Perché ogni partita dell’Argentina fa storia a sé. Nei gironi perde l’esordio contro il Camerun e supera, come detto, l’URSS quando Maradona richiama all’ordine nuovamente l’onnipotente che riprende il controllo del suo braccio 4 anni dopo e permette al 10 di respingere un colpo di testa di Kuznetsov, con l’arbitro che a 2 metri non se ne accorge. Quello che, poi, Diego si inventa agli ottavi di finale, poi, è qualcosa che farebbe storcere il naso perfino a Niccolò Machiavelli. Brasile ko per il gol di Caniggia e per colpa di alcune borracce. Nei quarti un altro miracolo: ai rigori contro la Jugo, Diego sbaglia il suo e, dopo l’errore di Troglio, l’Albiceleste rischia di salutare la competizione. Sta andando a calciare Hadzibegic quando, a un certo punto, viene richiamato dopo che ha già collocato la palla sul dischetto. Al suo posto di presenta Brnovic che tira uno dei penalty peggiori che la storia ricorda. Dezotti segna il quinto e Hadzibegic in un altro momento da quello che doveva essere, ergo un’altra storia, sbaglia, anche lui, malamente. Se serviva un segnale dall’alto, cosa più di questo?

Col favore degli Dei, Diego sfida i padroni di casa e la Germania. Con i primi va, ma i secondi non paiono curarsi molto dei segnali dall’alto. la Jugo, che aveva fatto tremare i sudamericani, l’hanno asfaltata 4-1. Gli olandesi del nuovo calcio totale hanno ceduto il passo agli ottavi. La nidiata di fenomeni inglesi, come detto, si è arresa agli undici metri. In più la Germania ha una divisa che passa alla storia. Lo scontro è inevitabile. Tutti si aspettano un remake dello spettacolare 3-2 di quattro anni prima. Tutti sbagliano. A cominciare dal pubblico che fischia l’inno argentino.

La risposta di Diego denota la tensione. “hijos de puta” urlato in mondovisione. Non è una partita di calcio. Non è neanche l’ultima salita della tappa

Maradona risponde ai fischi (immagine presa da web)
Maradona risponde ai fischi (immagine presa da web)

decisiva di un grande giro ciclistico. È una guerra. L’Argentina è falcidiata da infortuni e squalifiche: mancano Olarticoechea, Batista, Giusti e Caniggia. Ma regge con un grande cuore alla favorita Germania. Il protagonista, però, non è nessuno dei 22 pronosticabili, no. Si chiama Edgardo Codesal Mendez, di professione ginecologo. Nasce in Uruguay, ma vive e lavora in Messico, quindi è a tutti gli effetti un messicano. È l’arbitro designato per la finale. Se questa partita viene ricordata, al di là di quanto valesse portarla a casa, lo è per lo scarso spettacolo e per gli errori del direttore di gara, il quale sorvola su 2 interventi, uno per parte, al limite (e oltre) del regolamentare. Diego capisce, però, che gli altri hanno più birra in corpo. Che detto di tedeschi sembra essere una capitanata. Però rende bene l’idea.

L’unica cosa da fare è far passare i minuti. anche perché un compagno di Diego dopo aver affossato Klinsmann 3-4 volte in 20 minuti circa viene espulso. Si chiama Monzon, non è il pugile, ma poco importa. Solo che qui se butti a terra qualcuno vieni punito. E al minuto 84 Sensini goffamente “stende” Voeller. Non sembra rigore, perché il tedesco si lascia molto andare, ma Codesal Mendez lo decreta, tra le proteste e le lacrime. Brehme, migliore in campo, realizza e la Germania difende senza molti problemi il vantaggio, perché nel frattempo Diego perde un altro scudiero, Dezotti, espulso per proteste.

Al termine della salita, lo scatto decisivo è del ciclista migliore. E poco importa che Codesal sarà radiato poco dopo il Mondiale per fatti di corruzione. Tornò sulle scene 12 anni dopo in qualità di capo della commissione arbitrale per i Mondiali nippocoreani. Dodici anni dopo, qualcuno gridò allo scandalo. Molti neanche si ricordavano chi fosse Codesal. Da allora sono passati altri dodici anni. C’è un italiano ad arbitrare (e la storia dice che quando il fischietto è tricolore porta bene all’Argentina e meno bene alla Germania). C’è un altro personaggio che ambisce a diventare come Diego. E dall’altra parte ci sono i soliti panzer potenti e con quei nomi autoritari che incutono timore: Neuer, Hummels, Schweinsteiger, Muller. Ci siamo, è l’ultima salita…

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