Non è solo una partita di calcio. Quarti di finale: Argentina-Belgio

 

La storia dell’Italia e degli italiani, si sa, è unica al mondo. Da Roma a Renzi, nel bene e nel male, siamo riusciti sempre a dare notizia. A volte abbiamo fatto la storia dall’alto. Ma, forse come pochi altri, abbiamo saputo farla anche dal basso. In un teatro che rappresenta il mondo i nostri migliori attori spesso erano a “incantare” il pubblico dal palcoscenico, ma, nello stesso momento, quelle stesse platee avevano molto di nostro, della nostra gente. C’è una ben nota frase, attribuita a un tizio, che campeggia sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana, a Roma, che dice che gli italiani sono “un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori” (cit.).

Siamo sempre stati troppo abituati a glorificarci, crescendo su tutto ciò che va da “poeti” a “navigatori” (13 anni tra scuola dell’obbligo e non e sentirli tutti) che poi troppe volte dimentichiamo quel termine, “trasmigratori”, messo lì per ultimo forse a caso forse non.  Ora, Treccani alla mano, “Trasmigrare” vuol dire “emigrare, soprattutto di popoli, animali o uccelli che si muovono in massa” (cit.). Emigrazione di popoli. Non però, necessariamente, per colonizzare e imperare. Non come spagnoli e portoghesi nel Sud America. Non come francesi, inglesi e olandesi nel resto del mondo. Emigrazione non per conquista, ma per necessità. La necessità di un “posto al sole” per cercare di andare avanti. È la nostra storia dal basso, che spesso ha legato il destino di tanti nostri avi con quello di Argentina e Belgio.

Naturalmente, il legame tra il nostro paese con quello delle due nazioni che oggi, 5 luglio 2014, si scontreranno, sportivamente, su un campo di calcio brasiliano, è diverso, per fenomeno, epoca e numeri. Maggiori furono le partenze per il Sud America, rispetto quelle per il nord del nostro continente. E il flusso verso il Belgio ebbe come centro gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, quando in Argentina i nostri già andavano da circa un secolo e oltre. Forse per questo addirittura anche Lionel Messi ha origini italiane, mentre dall’altra parte possiamo “vantarci” solo del fatto che il babbo di Vincenzino Scifo era un minatore siciliano.

Che poi è questo il punto. Che andavano a fare in Argentina e Belgio i nostri? C’è una Signora nata neanche troppo tempo fa e, infatti, ancora viva e in forze che potrebbe dircelo direttamente. Peccato per noi che poi lei, anzi Lei, rappresenti un unicum nel nostro racconto. Si tratta di Paola Ruffo di Calabria dei principi di Scilla, Palazzolo e Licodia Eubea (wiki non mente) nata nel 1937 a Forte dei Marmi, uno degli emblemi italiani per tanti stranieri che da noi vengono per turismo. Ecco, la Principessa Paola un giorno del 1958 incontra  Alberto di Belgio, Principe di Liegi e fratello del Re, se ne innamora (?) e si sposa. Tralasciando tutto quello che verrà dopo, anche quindi 20 anni di regno, possiamo sicuramente affermare che alla Sig.ra Ruffo non sia andata poi così male. Non allo stesso modo potrebbero dire tutte quelle persone che in Belgio andarono per visitare le miniere e iniziare a lavorarci, con tanto di manifesti che indicavano i vantaggi di andare a passare parte della vita a spalare carbone sottoterra. Poi Marcinelle. E la mesta fine di un sogno, se di sogno si poteva parlare.

(manifesto per reclutare minatori italiani. foto presa da web)
(manifesto per reclutare minatori italiani. foto presa da web)

Nel paese di Maradona (che pure per avere quel cognome qualcosina di italiano dovrà pur avere), invece, come detto, il discorso è più lungo. Si parla di un sottoinsieme del “Sogno Americano”, che di norma ha avuto la sua base nei pressi di New York e dintorni, ma che spesso ha fatto tappa anche a sud del Canale di Panama. Per De Cecco, autorevole firma di un noto quotidiano, gli italiani “solo in due paesi […] costituiscono la maggioranza della popolazione: in Italia e in Argentina” (cit.). La storia dell’italiano di Argentina è la storia dell’umile gregario diventato presto capitano. Del ghettizzato che diventa presto proprietario e, nella peggiore delle derivazioni, dittatore (Viola, Galtieri, Bignone furono i 3 generali bracci destri di Videla, tristemente noto per la repressione a cavallo degli anni ’70 e ’80). Ma è la storia anche di alcuni giovani di origine italiana che oltre un secolo fa fondano il Club Atlético Boca Juniors, che tra i suoi soprannomi ha anche quello di Xeneizes, Genovesi. Ed è la storia di un ragazzo, il cui nonno è della provincia di Asti, che oggi è un 80enne in splendida forma ed è noto con il nome di Francesco. Quando la storia dal basso porta in alto

(5 luglio 2014. Papa Francesco alla mensa dei poveri a Campobasso. Foto presa da web)
(5 luglio 2014. Papa Francesco alla mensa dei poveri a Campobasso. Foto presa da web)

Per questi e per tanti altri motivi, oggi quindi, si scontrano le selezioni di due nazioni sulla cui storia non si finirebbe mai di parlare. Chiunque vinca, avremo almeno una consolazione. Sapremo che, in qualche parte del mondo belga e argentino, un piccola parte di noi italiani andrà in semifinale.

 

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