Ciò che ricorderemo dell’VIII giornata dei Mondiali

E’ il mondiale dell’emotività Prima Serey Die piange cantando l’inno facendo commuovere mezzo mondo. Poi Luis Suarez, l’uomo più cattivo dai tempi di Boss Artiglio dell’Ispettore Gadget si lancia in un limone durissimo col compagno Lugano, festeggiando la vittoria come se fosse la vittoria nella battaglia di Maratona. Lacrime e sangue. Alla fine ci è scappata una consolatina anche per Stevie G, che da quando ha detto “we do not let this fucking slip”, ha iniziato a girargli tutto storto manco l’avesse detto Marco Masini. Postilla su Die: il fantastico mondo di Twitter dopo un’ora che il giocatore ivoriano si è mostrato in lacrime ha fatto circolare la voce che gli fosse morto il padre due ore prima del match, padre che in realtà è morto otto anni fa. Non oso pensare cosa avrebbero fatto Dickens e Manzoni con questi 140 caratteri.

E’ il mondiale delle sudamericane Il cielo sopra il Brasile non è solo Celeste, ma è anche verdeoro, color caffè, rojo e albiceleste, Otto partite, sei vittorie, un pareggio, e due sconfitte, di cui una è quella di misura per l’Ecuador del rimpianto Cuchu Benitez. Se aggiungiamo i 4 punti del Messico, l’esordio trionfale del Costarica, e i tre punti iniziali degli yanqui, il Nuovo Mondo può sorridere. Dopo due mondiali di fila di grigiore, sembra che il continente di Osvaldo Soriano stia tornando a rivedere la luce.

Non è il mondiale delle africane (di nuovo) La pantomima della squadra africana che arriva fino in fondo è una di quelle che ci portiamo avanti da Italia 90. Ma se fino a qualche tempo fa solo alcune circostanze avverse si sono opposte all’avverarsi di questa profezia, vedi gol di Baggio o mani di Suarez per fare due esempi, oggi non c’è nessuna squadra che dà l’impressione di essere in grado di dar filo da torcere a qualcuno, con la parziale eccezione della Costa d’Avorio, nazionale ricca di talento, ma un talento che sta invecchiando, ed è andato praticamente sprecato, senza ottenere mai nulla. I passi indietro del Camerun fanno quasi impressione, e passare da una squadra con gente del calibro di Oman-Byiyk, Songo’o, e Mboma, a menti illuminate come Alex Song, fa venire una certa malinconia.

Il fotogramma di Cannavaro che alza la coppa Durante Uruguay-Inghilterra, la Rai ha fatto passare per una frazione di secondo, un fotogramma di Cannavaro che solleva la coppa vinta a Berlino. Un messaggio subliminale lanciato per associare la Rai a immagini positive e farci scordare che fa cagare?

 

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