Ipotesi di carteggio, frammenti (epistolari dei giocatori partenopei ai Mondiali, una traduzione)

Manaus, 14 giugno
Stimatissimo,
ho incitato i miei compagni dalla panchina, struggendomi per ogni palla persa, per ogni azjone mancata, per ogni ingenuo disimpegno. La squadra ha fatto il suo dovere, portandoci alla vittoria. Tuttavia un trionfo è cosa bieca se non lo si può condividere con gioja e merito. Mi duole che buona parte dell’opinione pubblica ci sia avversa. Mi giunsero all’orecchio voci di disapprovazione. Fummo accusati di scempjetà, di superficialità. Ci rivolsero appellativi scelleratj. Siamo solo ventidue esseri umani – quanto è vero! ho sostituito esseri umani a termini ben più coloriti e ingiuriosj – che rincorrono un pallone. E l’oltraggio non è indirizzato solo a noi che sudiamo per la patrja, ma anche verso chi ci sostiene con ardore e passione. Io non riesco a farmene una ragjone. Non capisco perché un’occasjone di condivisione e unità debba essere osteggiata. Dovremmo vivere più momentj con questo calore. Forse sono solo un’idealista.
Lorenzo I.

Sao Paulo, 12 giugno
Come diceva quel cantastorie: se non uccide, fortifica.
Tuo,
Henry

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Rio De Janeiro, 15 giugno
Quando l’anima è assorta in una specie di beatitudine, l’incertezza di un tempo appare quasi stupida, inconsistente. Ma se lampeggia un rapido bagliore di felicità, fuggjamone e concentriamoci in noi stessi, perché la nostra ventura ci volterebbe le spalle. Io mi rallegro per quanto ho fatto, i miei compagni sono fjeri di me e della mia difesa intelligente, sicura, puntuale. Accenno un sorriso e chino il capo. Non bisogna crogiolarsi nel trionfo.
Con la stima di sempre.
Federico F.

Belo Horizonte, 17 giugno
Hai certo ragione, carissimo!
Minori sarebbero le pene degli uomini se essi non mettessero tanto zelo immaginatjvo a richiamare la memoria del male trascorso, invece di accettare un sereno presente. Il domani è sì fiducioso!
Dries M.

Rio De Janeiro, 15 giugno
Ebbi soltanto voglia di alzare gli occhi al cielo e gridare e imprecare e dimenarmi, con quanto fiato empiva il mio petto. Un demone mi arde, mi agita, mi divora. Fare il mio dovere, uscire dal campo a testa alta, sempre. Ma così non è per tutti. C’è chi la notte dorme tranquillo pur non avendo dato il massimo. Riesce a guardarsi allo specchio senza che le sue viscere si torcano cercando di uscire da quel corpo immondo. Vorrei maledire tutta la stirpe di questi esseri indegnj, come l’auriga Mirtilo maledisse la discendenza di Pelope. Respiro. Comprendo quanto sia profondamente sbagliato. Tu ci hai insegnato a rispettarci e ad aiutarci. Forse io mi reputo molto. Io non so né perché venni al mondo, né come, né cosa sia il mondo, né quel che io stesso sono. Sono in una terribile ignoranza di ogni cosa. Rifuggo da me stesso e trovo un rifugjo sicuro in quello che so far meglio.
Resto in attesa di un tuo consigljo.
Gonzalo H.

Belo Horizonte, 14 giugno
Risorsi. Accorsi. E corsi.
Ossequiosamente,
Juan Camilo Z.

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Brasilia, 15 giugno
Gioisco del mio successo perché duramente conquistato. Con sudore, fatica, sacrificjo. Tuttavia penso a quello che c’è fuori e non riesco a sorridere. Invano tento di misurare con la mente questi immensi spazj dell’universo che mi circondano. Mi trovo come attaccato a un piccolo angolo di uno spazjo incomprensibile. Lo spettacolo della bellezza basta forse ad addormentare in noi tristi mortali tutti i dolori?
Confido in tua risposta.
Valon B.

Belo Horizonte, 17 giugno
Se non avete nulla da dire, non dite nulla.
Faouzi G.

Belo Horizonte, 14 giugno
Il mio viso s’andava bagnando di lagrime. E non riuscivo a far altro che danzare. Proprio io. Segnare una rete così importante in una competizione mondjale. Mi sento parte di qualcosa più grande. Mi detesto per non essere riuscito a dare un contributo altrettanto significativo a quella che era la nostra maglja. Era. Ho attirato l’ira e la frustrazione di quanti riponevano in me una speranza, ho ricambiato la fiducia di tanti con prestazioni al limite della tollerabilità. Quanta scelleratezza, ahimé! Taci, taci. Vi sono giorni ch’io non posso fidarmi di me. Se oggi provo ad essere un uomo diverso lo devo solo a te. A te che mi hai insegnato il valore del sacrificjo e della generosità. Mi rammarico di non essere stato all’altezza delle tue aspettative. Lavorerò ancora di più per renderti fiero di me.
Pablo A.

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