Ciò che ricorderemo della prima giornata mundial

La protesta Il primo avvenimento che riportiamo non è sportivo. Quando il mondiale si disputa in un paese povero dove la ricchezza (tanta) è in mano a pochi, le distanze si acuiscono maggiormente. Il Brasile è un paese con molti problemi e disputare un mondiale e un’olimpiade nel giro di due anni è una scelta dovuta alla geopolitica e al businness, non certo al buon senso. Tuttavia, e qui vorremmo legare il lato sportivo a quello sociale, il mondiale non è solo sponsor e soldi che circolano. Vorremmo ricordare l’esempio del mondiale argentino del 1978. Prima dell’avvenimento qualcuno parlò di dittatura spietata, ci fu anche chi ipotizzò un boicottaggio, ma di preciso non si sapeva cosa avvenisse nelle carceri dell’ESMA, non si era a conoscenza del fenomeno dei “desaparecidos”. C’era poi chi, come il prezzolato Pelè, affermava che se i problemi non si vedevano (e in effetti gli squadroni della morte avevano fatto un ottimo lavoro) era perché non esistevano. Poi arrivarono i giornalisti sportivi e si imbatterono in madri piangenti in Plaza de Mayo. Dicevano che i loro figli, oppositori del regime, erano scomparsi, “desaparecidi”. E allora si iniziò a parlare dei crimini della Junta militar, oltre che di calcio. Il nostro augurio è che i mondiali di calcio assolvano anche questa funzione di informazione e portino agli occhi di europei e americani i problemi che non sono solamente brasiliani, ma anche nostri.

25′ di cerimonia Si parla di Amazzonia, di acqua, di popolo brasiliano, della musica e dei balli di quella splendida terra. Poi da un enorme ovetto Kinder multicolor posizionato in mezzo al campo esce Claudia Leite giusto quel po’ ignuda da attirare l’occhio dei cinque continenti. La bionda brazileira viene poi raggiunta da Jennifer Lopez, ancora più ignuda e da un tamarrissimo Pitbull. La canzone è quella che è, lo spettacolo, natiche a parte, pure. Il tutto per soli venticinque minuti che costringono i telecronisti Rai a occupare l’oretta che manca all’incontro con improvvisazioni più o meno riuscite. E dire che lo spettacolo all’inizio era carino. Magari un paio di natiche o, meglio, un tamarro in meno…

Inno nazionale brasiliano: Ad un certo punto la musica si ferma, ma il pubblico nello stadio continua a cantare. David Luiz urla a squarcia gola, Felipao Scolari mantiene l’aplomb, ma non si tira indietro. Alle sue spalle si notano steward e inservienti con la mano sul petto e la bocca spalancata. Un grido di battaglia, una haka della palla rotonda. Momenti meravigliosi.

mara

Maracanazo Marcelo infila la propria porta: Ecco il fantasma del maracanazo, la sconfitta casalinga contro l’Uruguay nel mondiale 1950 (esatto, 1950..). Neymar sbaglia uno stop? E’ Maracanazo. Un piccione defeca in testa a uno spettatore? L’ombra del Maracanazo. La canzone dei mondiali fa pena? Colpa del Maracanazo. Noi italiani fatichiamo a elaborare il passato, ma pure sti brasiliani…

 

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