Miscellanea Mondiale: Gol, partite, squadre e aneddoti che potreste anche non ricordare

In  queste settimane avrete letto mille e non più mille classifiche, graduatorie, liste, compilation sui mondiali (comprese le nostre), tanto che sono sicuro ne avrete i cabbasisi pieni. Vi comprendo. Ma purtroppo per voi nelle scorse settimane, sono stato troppo preso dal Giro d’Italia per poter dire la mia, quindi vi tocca sorbirmi l’ennesima dose di storie mondiali, nonostante con ogni probabilità gli speciali di Buffa vi abbiano mandato vicino all’overdose da troppa epicità. Lungi da me voler raggiungere i picchi, di cui in Italia è solo capace l’Avvocato, ma nel mio piccolo vi voglio raccontare gol, partite e fun facts che conservo nella mia memoria, che ho sempre trovato interessanti e che (forse) potreste non aver ancora sentito o letto in queste ultime settimane.

Peppino Meazza
Peppino Meazza

Francia 1938, il rigore di Peppino Meazza in Italia-Brasile 2-1: Provate a immaginare uno scenario alla Holly & Benji, dove il ct brasiliano lascia in panchina nella partita decisiva Leonidas/Santana, il giocatore più forte della squadra, per fargli risparmiare le forze in vista  della finale di Parigi, per la quale, mostrando una lungimiranza tutta carioca, hanno già prenotato i biglietti per l’aereo (Pare che Johann Crujff nel 1994 si sia ispirato al ct brasiliano quando si fece le fotografie con la Coppa dei Campioni di Atene, così dicono). Ecco, e immaginate Peppino Meazza, uno che oggi odieremmo più di Cristiano Ronaldo e Balotelli messi assieme, uno che si dice non colpisse di testa per non rovinare l’acconciatura fissata con la brillantina, andare sul dischetto, e calciare un calcio di rigore decisivo, in una semifinale mondiale, tenendo con una mano i calzoncini, che avendo perso l’elastico, rischiavano di andar giù mostrando a tutta la Francia lo shlong del Peppino nazionale. Si dice che questo gesto abbia disorientato il portiere brasiliano e permesso a Meazza di trasformare il rigore. Si ringrazia la “nr” (voglio immaginare che siano stati loro a produrre i calzoncini incriminati) per averci regalato una pagina di storia indimenticabile.

Svizzera 1954: Ungheria-Germania 8-3: Tutti conoscono il miracolo di Berna, ma invece io vorrei parlarvi di questa partita, di cui non si sente parlare quasi mai. Oggi pensiamo ai mondiali come competizioni con una struttura fissa e facilmente comprensibile. Ma fino ad almeno 35-40 anni fa, avevano una struttura più cervellotica di un campionato di calcio sudamericano e il mondiale svizzero non faceva eccezione. Nel Gruppo 2, la Germania, dopo aver battuto la Turchia, si ritrovava ad affrontare la corazzata magiara. La Turchia arrivava a quel torneo da testa di serie, mentre per un mistero insondabile della scienza, la Germania Ovest no. Una sconfitta con i magiari non avrebbe pregiudicato le possibilità di passaggio del turno perché ci sarebbe sempre stata la possibilità di uno spareggio proprio contro i turchi, già travolti nella prima partita del girone. Con questo stato d’animo i tedeschi scesero in campo con un atteggiamento da blitzkrieg. Il ct tedesco, dopo aver lasciato in panchina alcuni dei suoi migliori giocatori, e reclutato undici longobardi dalle profondità delle miniere della Ruhr, li sguinzagliò sulle caviglie e i malleoli di Puskas, Hidekguti, Kocsis e Czibor. La partita terminò con l’irreale punteggio di 8-3 per i possenti magiari, ma probabilmente gli ungheresi, mentre muscoli e ossa si scioglievano sotto il tiepido sole di Berna dei primi di Luglio, permettendo ai tedeschi di ribaltare il 2 a 0 iniziale e di conquistare il loro primo mondiale, si ricordarono di quella strana partita del girone eliminatorio e si lasciarono andare ad un sorriso beffardo.

Svezia 1958, Brasile-Svezia 5-2, il gol di Liedholm: Il Brasile del giovanissimo Pelè, in finale contro la Svezia. E’ la ricetta per un massacro. E alla fine i brasiliani avrebbero trionfato con un rotondo 5 a 2 finale, e una doppietta che avrebbe consacrato il diciottenne (ma non più implume, anche se Maradona su questo avrebbe da ridire), Pelè come il giocatore che avrebbe dominato il calcio mondiale per i successivi dodici anni. Ma prima di tutto ciò cosa accadde? Calcio d’inizio, palla ai padroni di casa, 4 minuti di passaggi, 4 minuti in cui gli svedesi non fecero vedere palla ai verdeoro prima che Nils Liedholm trafiggesse Gilmar con un preciso diagonale. Fantasmi del Maracananzo? Se ci sono stati, dopo cinque minuti sono tornati nel Valhalla, perché al 10′ arrivò il pareggio di Vavà e il resto è storia. Per concludere, prima di andare a cercare Pep Guardiola per punirlo in quanto inventore del tiki-taka, citofonare la Svezia 1958 please.

Cile 1962, le reti bucate: Primo mondiale trasmesso via radio in tutto il mondo, e sinceramente lo ricordo solamente per quel Rumble in the Jungle che fu Italia-Cile e per il fatto che le reti erano talmente deboli che si bucavano dopo ogni rete. Addirittura, dopo un rigore segnato da un giocatore indefinito, la palla clamorosamente non bucò la rete, per cui l’attaccante, non soddisfatto, pensò bene di esultare calciando nuovamente in porta con la massima potenza, ottenendo l’effetto di buttare giù la porta o giù di lì. Caro Cile, bene ma non benissimo.

Emmanuel Sanon. Chiiii?
Emmanuel Sanon. Chiiii?

Germania 1974, Italia-Haiti 3-1, il gol di Sanon: L’Italia è come sempre paese di estremismi, e la nazionale degli anni 70 non poteva fare eccezione, in un paese straziato dalle divisioni tra rossi e neri, una nazionale centrista avrebbe stonato. Quindi dopo l’exploit di Messico 70, gli azzurri arrivarono in Germania e si ritrovarono di fronte la corazzata haitiana. Dopo 49 minuti di nulla cosmico, ecco che il carneade Sanon, posseduto dallo spettro di Pak-Do-Ik trafigge Zoff, interrompendo un’imbattibilità che durava da 1.133 minuti. Il sogno dei caraibici dura 3 minuti, Rivera pareggia, e prima un autogol e poi Anastasi al 78′ allontanarono lo spettro nord-coreano. Ma non quello della figuraccia, che dopo un mondiale grandioso come quello del 1970, sarebbe arrivata più puntuale della finanza ad ogni arrivo di Maradona in Italia. Chinaglia che manda affanculo Valcareggi in mondovisione è lo spot del mondiale degli azzurri.

Spagna 1982, Italia-Germania 3-1, il gol di Paul Breitner: Voglio ricordare questo gol perché lui e Socrates furono gli antesignani del calciatore intellettuale tanto in voga oggi. O forse no? Breitner, con quei capelli da extraparlamentare è il perfetto prodotto degli anni 70; dotato di un’ “incrollabile” fede maoista, ebbe un rapporto conflittuale con il conservatore Kaiser Franz, segnò due gol in due diverse finali mondiali e Uwe Seeler lo nascose in cantina quando lo vennero a cercare per la renitenza alla leva (mi perdoni l’avvocato per aver rubato questo particolare). Il passaggio al Real Madrid franchista è un brutto colpo per i suoi estimatori, ma noi rimaniamo imperterriti tra di essi; del resto Breitner per noi rappresenta quella Germania che ci piace, quella che contro di noi perde sempre.

Italia 1990, La Yugoslavia: Il mondiale italiano, e l’europeo di basket del 1991, vinto dalla Yugoslavia degli ex-amici Vlade Divac e Drazen Petrovic sono il canto del cigno di un esperimento che a livello sportivo ha fatto sognare un pò tutti noi, e che ci riempie il cuore di rimpianto per ciò che non è stato e avrebbe potuto essere. Ancora oggi sogno un centrocampo Prosinecki-Stojkovic, con Savicevic dietro Mijatovic e Suker, con Jarni a mettere cross dagli esterni. L’eliminazione ai quarti di finale ai rigori contro l’Argentina mise la parola fine ad una delle nazionali più forti della storia di questo sport.

USA 1994, Bulgaria-Germania 2-1, il gol di Lechkov: Ai tempi del mondiale americano avevo otto anni. Ma il ricordo del tuffo a volo d’angelo della bellissima pelata di Lechkov che rispedì oltreoceano i tedeschi mi ha sempre accompagnato fedelissima. Certo direte, ci sono immagini più belle da portare con sè, ma che volete, al cuor non si comanda.

Francia 1998, Italia-Cile 2-2, il gol di Baggio: questa partita la ricordo per lo stacco di Salas che mi ha ricordato il gol di Hateley su Collovati in quel famoso derby del 1985, e per il rigore fasullo che ci permise di evitare la figuraccia all’esordio nel mondiale francese. Un altro ricordo è legato al fatto che la sera stessa, mentre leggevo i celeberrimi “Brevissimi” del Televideo, nella pagina 229 per intenderci, lessi che nella discussione nata in occasione del rigore di Baggio, padre e figlio cileni vennero alle mani e uno dei due sparò all’altro, uccidendolo. Solo a pensarci rimango perplesso, ancora oggi.

Corea-Giappone 2002, l’eliminazione della Spagna: All’indomani del nostro bis contro la Corea, stavolta quella al di sotto del 50° parallelo, i giornali spagnoli, anche loro sempre sobri e caratterizzati da stile ed eleganza, se la presero con la meschinità azzurra, affermando che nessuno scandalo arbitrale avrebbe impedito a loro di passare il turno. Le parole “Robo” e “Italia tenia razon” non hanno mai più avuto un sapore più dolce

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