Roland Garros – Semifinali: Djokovic batte Gulbis, Nadal strapazza Murray

In finale sarà ancora una volta Nadal-Djokovic, la sfida delle sfide, quella che dal 2011 ha monopolizzato quasi tutti i tornei più importanti del tennis maschile. Lo spagnolo ha passeggiato contro Murray, il serbo ha dovuto impiegare più energie di quanto egli stesso si aspettasse per avere la meglio di Gulbis.

Fonte: Reuters
Fonte: Reuters

Rafa Nadal ha demolito il malcapitato Andy Murray 6-3, 6-2, 6-1, lo ha asfaltato, come si suol dire, e ci è passato sopra con l’automobile.
Quella che è andata in scena sul campo del Philippe Chatrier non è stata una partita di tennis ma un monologo del maiorchino. Pertanto non c’è nessuna cronaca da fare, basta fotografare lo scambio tipo che si è ripetuto per un’ora e mezza circa tra il numero uno al mondo e il campione in carica di Wimbledon.
Servizio di Murray che sfiora i 200 km/h, Nadal che come suo solito aspetta la palla molto lontano dalla linea di fondo per colpire col dritto sempre e comunque, risposta carica di top speen e via, inizio dell’inferno per lo scozzese, che vede allargarsi il campo a ogni colpo.
Combatte Andy, perché è uno tosto a cui piacciono le lotte, soprattutto quelle dure fisicamente, e cerca di rispedire la palla dall’altra parte finché è umanamente possibile. Quando ci riesce viene silurato da un dritto micidiale in contropiede di Nadal, proprio mentre cerca di riguadagnare affannosamente e disperatamente il centro del campo.
Servirebbe un Murray aggressivo e centrato (e non è detto che basterebbe per fare almeno match pari) ma oggi proprio non è giornata, un po’ per la non perfetta condizione fisica dello scozzese, reduce dai cinque set giocati contro Monfils, un po’ per lo stato di grazia in cui versa Nadal, di gran lunga il miglior Nadal visto quest’anno sul rosso, sugli stessi livelli di quello giunto in finale agli Australian Open prima di infortunarsi.
Un dato su tutti per sottolineare lo strapotere fisico, tecnico e tattico dello spagnolo: sei palle break convertite su sei.
La prova di Murray, di contro, è talmente scialba che non si capisce fino a che punto avrebbe potuto fare qualcosa in più. I suoi colpi più forti oggi sono stati quelli che si è inferto alle cosce (pugni alle gambe, ree di non rispondere a dovere agli impulsi del cervello).

Nella prima delle due semifinali Djokovic ha sconfitto Gulbis in quattro set col punteggio di 6-3, 6-3, 3-6, 6-3 e ha così raggiunto per la seconda volta in carriera la finale a Parigi.
Partita poco spettacolare con i due giocatori scesi in campo molto contratti (ma almeno una partita rispetto a Nadal-Murray).
Il momento chiave del primo set è stato sul 2-1 per il lettone l’annullamento di due palle break consecutive da parte di Nole, che da lì in poi ha tenuto agevolmente il servizio per tutto il parziale. Gulbis ha palesato enormi difficoltà in risposta, soprattutto a causa della sua stramba apertura di dritto (gli occorre molto tempo prima di impattare efficacemente la palla) e invece di provare a bloccare la risposta si è intestardito a voler tirare delle bombe, mancando ineluttabilmente il campo di qualche ettaro.
Senza strafare Djokovic ha tolto due volte il servizio al buon Ernests e si è preso agevolmente il set.
Nel secondo i due hanno tenuto i rispettivi turni di servizio fino al 4-3 Djokovic, quando lo sciagurato Gulbis si è inventato il modo di farsi breakkare mandando l’altro a servire per il set.
Novak non se l’è fatto dire due volte e ha fatto suo pure il secondo set.
Finalmente nel terzo il bel lettone ha deciso di presenziare e di rendere vita dura al suo avversario.
Gulbis ha cominciato a mettere dentro qualche prima in più e, servendo per primo, a mettere pressione a Djokovic.
Sul punteggio di 3-2 il numero due del mondo ha annullato svariate palle break ma è parso subito in debito d’ossigeno alla fine del game. Ernests, da vecchio volpone, ne ha approfittato conquistando tre game consecutivi e di conseguenza il set.
Quando i più si attendevano una battaglia epica, i due giocatori hanno, se possibile, abbassato ulteriormente il livello di gioco, approssimandolo più a un Fantozzi-Filini che a una semifinale dello slam.
Djokovic, a tratti caracollante e quasi in apnea, ha fatto subito il break a un Gulbis in difficoltà fisica e sempre meno lucido. (Sembrava che i due fossero in campo da 7 ore). Partita chiusa? No, perché Djokovic sbagliando l’impossibile si è fatto immediatamente controbreakkare come un pisquano qualunque, e, non contento, ha demolito la propria racchetta suscitando la disapprovazione dell’esigente pubblico parigino.
Poco dopo, sul punteggio di 3-3, Gulbis si eclissava definitivamente, elargendo tre game omaggio al serbo e decidendo così di porre fine al suo splendido Roland Garros.
6-3 per Djokovic ed ennesima sfida contro Nadal. Per Gulbis la vittoria morale di non aver frantumato nessuna racchetta, a differenza di Djokovic, nonostante i bookmakers dessero per scontata la vittoria del lettone in questo fondamentale aspetto del gioco.

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