Nadal fa suo il 1000 mutilato

Nadal batte Nishikori per ritiro (2-6, 6-4, 3-0) e conquista in casa l’ennesimo titolo sul rosso della sua incredibile carriera, l’Atp di Madrid, suo primo Master 1000 stagionale.
Quella di Rafa non è stata una vittoria mutilata, come direbbe D’annunzio, mutilato è stato però il torneo, iniziato con le rinunce di Federer (complimenti Vecchio Roger per i gemellini!) e Djokovic, proseguito con le premature sconfitte di Wawrinka e Murray (lo scozzese è uscito tra i fischi per la “disinvoltura” con cui ha perso), e conclusosi con l‘infortunio alla schiena di Nishikori.

La finale è durata esattamente quanto è durato l’effetto di chissà quali antidolorifici miracolosi aveva assunto il giapponese, arrivato in condizioni precarie in finale dopo tre ore di partita contro Ferrer il giorno precedente (non proprio l’avversario ideale contro cui ingaggiare duelli estenuanti), e che sin dai quarti contro Feliciano Lopez aveva palesato alcuni problemi nella zona lombare.
Ma a dire il vero la partita non è mai iniziata, perché il dominio di Nishikori è stato imbarazzante. (Proprio così, non sono ubriaco)
Il primo set è stato un mix di errori inspiegabili di Nadal e colpi al fulmicotone dell’allievo nipponico di Bollettieri.
Quel rovescio a due mani giocato in anticipo, che tante gioie ha dato a Djokovic nei match contro Rafa, si è rivelato presto un’arma micidiale. Dall’altra parte però c’era un Nadal troppo brutto per essere vero: insicuro, sballottato da una parte all’altra del campo come un pivello qualunque e relegato a distanze siderali dalla linea di fondo, non ha fatto altro che steccare dritti o affossare rovesci a metà rete per tutto il primo set.

Chiuso con irrisoria facilltà il primo parziale per 6-2, Kei è partito a razzo anche nel secondo, facendo subito il break e tenendo piuttosto agevolmente il proprio turno di servizio. Nadal si è reso conto che la partita stava andando via troppo velocemente e ha cominciato a sbagliare un po’ meno. Così, tra qualche “vamos” di Rafa e svariati “Viva Espana!” provenienti dagli spalti, il maiorchino è rimasto aggrappato al match sino al 4-3 per Nishikori. La finale è finita proprio in quel momento. Kei prima di andare a servire si è fatto fare un trattamento alla schiena, e alla ripresa del gioco è sembrato un altro giocatore, irrigidito, lento e conseguentemente frettoloso e in apprensione per il sogno vistosi crudelmente infrangere a due game dalla meta. In men che non si dica il giapponese, entrato oggi per la prima volta nei top 10, ha concesso il break a Nadal e si è ritrovato sotto 5-4. Andato a servire per rimanere nel set, ha commesso subito tre errori assolutamente impensabili per la macchina sparapalle del primo set. 6-4 Rafa con annessa esultanza da vittoria di Wimbledon (forse un tantino esagerata data la situazione o forse no, lascio agli appassionati l’ardua sentenza) e match compromesso in maniera evidente per il giovane giapponese.
I successivi tre game sono stati un’inutile agonia per Nishikori, che ha deciso saggiamente di ritirarsi, consegnando il trofeo nelle mani di Rafa.

Il momento decisivo della finale: il riaffiorare dei problemi alla schiena per Nishikori
Il momento decisivo della finale: il riaffiorare dei problemi alla schiena per Nishikori

Il modo in cui Nishikori è uscito improvvisamente dal match a causa dei suoi soliti guai fisici (purtroppo per lui tende ad infortunarsi molto spesso) non può che far sorgere i soliti interrogativi del caso: ce l’avrebbe fatta a vincere nel caso avesse proseguito ad armi pari? Ma soprattutto, siamo sicuri che la partita si sia svolta dall’inizio ad armi pari?
Stando ad alcune indiscrezioni Nishikori non avrebbe dovuto nemmeno giocare, ecco perché la sua fantasmagorica prestazione è stata con molte probabilità “aiutata” da antidolorifici molto potenti che hanno però avuto il difetto di non durare troppo a lungo. Nishikori sapeva che doveva chiuderla piuttosto rapidamente e forse anche per questo motivo ha tenuto un ritmo forsennato per la prima mezz’ora di gioco. C’è da domandarsi se sia moralmente accettabile scendere in campo esclusivamente grazie all’aiuto di farmaci o trattamenti particolari. La questione non riguarda ovviamente solo il tennis, basti pensare ad alcuni certificati medici che garantiscono a nuotatori e ciclisti, (anche il calcio ha avuto i suoi casi, ricordate, ad esempio, quello della Juventus dei primi anni ’90) di assumere “lecitamente” sostanze proibite o esagerare coi farmaci. Nel tennis, per esempio, è noto che i trattamenti a cui si è sottoposto Nadal per curare i propri tendini gli hanno portato in passato benefici fisiologici anomali e anormali (altissima ossigenazione del sangue).
Forse è esagerato legare tutto ciò a quanto accaduto ieri a Nishikori ma vale sempre la pena riflettere approfonditamente su quanto avviene nel mondo dello sport.

La mia opinione, che come tale va presa con le pinze, è che Nadal avrebbe vinto comunque al terzo, magari dopo aver a fatica portato a casa il secondo set al tie-break. Quante volte abbiamo visto un giocatore esibire un tennis stellare per tre quarti d’ora contro Nadal sulla terra, salvo poi farsi lentamente e inesorabilmente agganciare e infine superare dall’attuale numero 1 del mondo? (Ogni riferimento a Gulbis è puramente voluto). La verità è che di riffa o di Rafa sul rosso vince sempre Nadal.

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