1909, il primo Giro d’Italia: l’insostenibile durezza del sellino.

L’idea di creare una corsa a tappe nazionale venne ai francesi. Fu un giornalista, tale Géo Lefèvre, a convincere il suo direttore Henri Desgrange che l’esagono fosse percorribile in lungo e in largo da una ciurma di intrepidi ciclisti. Idea folle, certo, ma a quei tempi i francesi non temevano nulla che non fosse tedesco e così il giro di Francia andò in porto nel 1903 e lo vinse uno spazzacamino dell’alta Savoia, Maurice Garin. L’Italia, dal canto suo, stava sviluppando in quegli anni pionieristici una discreta scuola ciclistica, mentre gare come la Milano-Sanremo (1907) attiravano i migliori corridori del tempo. Niente a che fare con francesi e belgi, sia ben chiaro, ma comunque qualcosa di cui andare orgogliosi. E allora perché non tentare di percorrere la stessa strada dei cugini transalpini? Si sa come vanno queste cose, le idee buone fanno gola a tutti e visto che di giri d’Italia non se ne poteva fare che uno solo, la corsa, prima ancora che sulla strada, si fece a colpi di rotativa. Gareggiarono per l’organizzazione del giro, infatti, due quotidiani milanesi: la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera. A spuntarla sarà il primo, grazie all’inossidabile volontà dei giornalisti Tullo Morgagni e Armando Cougnet.

La Gazzetta dello Sport bandisce la nascita del Giro d'Italia
La Gazzetta dello Sport bandisce la nascita del Giro d’Italia

Chi conosce i francesi, potrà immaginare con quale gioia appresero la notizia che quella brava gente di là dal Monginevro aveva imbastito un giro che sarebbe divenuto l’antagonista, a livello di importanza, della grande boucle française . Ecco allora che il montepremi di 25.000 lire non provocò code sulle dogane alpine e gli organizzatori del Giro si dovettero accontentare del solo Lucien Petit-Breton, unico ma forse migliore della scena ciclistica transalpina, capace di mettere in bacheca due Tour de France, una Parigi-Tours e una Milano-Sanremo.

Luigi Ganna
Luigi Ganna

La notte del 13 maggio 127 tra le migliori gambe del bel paese, raggruppate in sei squadre, si ritrovarono schierate lungo il Rondò di Loreto in Milano. Si stabilirono otto tappe da disputarsi a giorni alterni con conclusione il 30 maggio nella stessa Milano. Non si pensi che i giorni di riposo furono dettati dal buon cuore dell’organizzazione. Semplicemente se si partiva alle due del mattino e si arrivava con le tenebre successive, correre ogni santo giorno avrebbe trasformato un evento sportivo in una carneficina. La classifica sarebbe stata a punti, assegnati in base all’ordine d’arrivo di ogni tappa. Essendo corsa di italiani si pensò a come impedire che qualcuno potesse caricare la bici su un  treno merci e saltare senza remore i pascoli del frusinate o, ancor più in italico stile, utilizzare per qualche chilometro le gambe dei famigliari. Si decise quindi di schedare alla partenza ogni concorrente con una fotografia e controllarne i connotati ogni qualvolta se ne presentasse la necessità.

L'arrivo a Milano
L’arrivo a Milano

I favoriti per la vittoria finale erano Luigi Ganna, Carlo Galetti, Giovanni Rossignoli e Petit-Breton. I milanesi potevano seguire l’andamento della corsa attraverso puntuali dispacci che venivano appuntati su una bacheca all’esterno della sede della Gazzetta. La prima tappa fu una simpatica scampagnata di 397 km lungo la via Emilia per raggiungere Bologna. Il giro fece quindi tappa nelle città di Chieti, Napoli, Roma, Firenze, Genova, Torino per concludersi dove era partito. Tra passaggi a livello non sempre segnalati, lupi di molteplici razze, tracciati chiamati umoristicamente strade e cadute rovinose (la prima tappa vide l’addio di Petit-Breton ai sogni di gloria e alla spalla destra) a spuntarla fu Luigi Ganna, che precedette gli altri due italiani favoriti. Intervistato al suo arrivo a Milano il buon Luigi, dopo 2447 km percorsi sul sellino di una bicicletta, non poté che dar voce alla parte del colpo che più delle altre in quel momento di gloria trasmetteva i suoi impulsi al cervello e quindi alla bocca: “Mi fa male il culo” disse in dialetto varesotto. E così, 105 anni or sono, si concluse la prima edizione del Giro d’Italia.

5 pensieri riguardo “1909, il primo Giro d’Italia: l’insostenibile durezza del sellino.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...