Non succederà più

Ne ho viste tante. Ho visto la semifinale di Champions del 1999 buttata in casa contro il Man UTD quando dopo pochi minuti si vinceva 2-0. Ho visto le finali perse contro Borussia e Real. Ho visto lo scudetto di Perugia, la Serie B e, recentemente, la neve turca. Ho perfino visto la finale di Champions del 2003, anche se non ricordo si sia mai giocata. Non c’è problema, c’è sempre qualcuno pronto a ricordarmelo (la mia fidanzata si professa milanista, non saprebbe dirmi il nome di 3 giocatori della rosa del Milan attuale, e come darle torto, ma cosa accaduto il 28 maggio 2003 a Manchester lo sa perfettamente. Ricorda anche i rigoristi).

Quella di ieri sera, parere mio, è una delusione a livello di una sconfitta in finale di Champions. Chiaramente una semifinale di Europa League non è paragonabile a una finale del massimo trofeo continentale. Però come sostenitore della Vecchia Signora mi sento come all’indomani di una sconfitta all’ultimo atto della coppa con le grandi orecchie. L’Europa di “Serie B” era il massimo cui potevamo aspirare e non ce l’abbiamo fatta. Questo può solo farmi immaginare come attualmente siamo messi male, noi che di finali, qualche anno fa, ne giocavamo a ripetizione.

Abbiamo fallito. Come a dicembre, più della neve, più di Drogba, potemmo noi, con i pareggi in Danimarca e in casa con il Galatasaray; adesso più dell’arbitro (ma che arbitro? smettiamola di appellarci a favori e sfavori), più della sfortuna, abbiamo potuto noi, non raggiungendo una finale, naturale sbocco di una squadra che in Europa doveva competere con le prime e che non è nemmeno approdata agli ottavi che contavano. Non succederà più. Sarebbe stato unico giocare una finale nello stadio che ogni 15 giorni ci vede fare a brandelli chiunque in Italia. E invece in finale va qualcuno altro. Non succederà più, appunto, di avere questa fantastica opportunità. Ed è quello che, ahimè, meritiamo. Poche scuse.

Siamo come Gulliver, mi viene da pensare. Siamo dei giganti, come il personaggio di Swift, a Lilliput, l’equivalente della Serie A, per poi trovarci minuscoli al cospetto dei contadini di Brobdingnag, alti 22 metri, ogni volta che passiamo le Alpi. Ma è soprattutto colpa nostra. Il Galatasaray non vincerebbe il campionato da noi, lotterebbe forse per un 5°-6° posto, il Benfica non farebbe 90-100 punti. Allo stesso modo, Roma e Napoli sarebbero approdate agli ottavi di finale di Champions e, chissà, in finale di Europa League. Siamo noi che non riusciamo a trovare il giusto equilibrio, eliminati da una squadra ottima, perché il Benfica ha una buona organizzazione di gioco e un palleggio notevole, ma che era alla portata della Juve che vince 3-0 con la Roma, 3-0 con il Napoli e fa 17 su 17 in casa. E ciò, purtroppo, riflette il nostro momento di crisi nella crisi (sportiva).

Il Portogallo ha ufficialmente superato l’Italia al 4° posto. Se la migliore squadra italiana non supera la migliore squadra portoghese è un problema del movimento, ma è un problema anche nostro. Ciò implica delle scelte, coraggiose. Non si può prescindere da Conte, che però ha le sue colpe. Ma in questo momento non c’è alcuno cui potremmo affidare la panchina della squadra che possa darci maggiori garanzie. Questo sempre che il Mister abbia le giuste motivazioni (e, sinceramente, non vedo perché non dovrebbe averne) per proseguire il suo percorso con la squadra cui è legato praticamente da sempre. Quello che gli chiediamo è una crescita. Siamo stanchi di sentire storie su arbitro, neve, agenti esterni. Vinciamo, da noi, perché siamo più forti, da 3 anni, di qualsiasi squadra italiana. Allo stesso modo, non vinciamo perché non meritiamo di vincere. Non voglio fare la morale ad alcuno, però mi sento di dirlo. Serve una crescita dell’organico. Vogliamo vendere Pogba, l’unico che ieri sera ci si domandava perché fosse a Torino e non sui campi di Londra e Monaco di Baviera? Ok, vendiamolo, ma solo se ciò porta a migliorarci. E, qualora non fosse possibile aumentare il livello, allora chiudiamo tutto e buonanotte al secchio. In sintesi: non possiamo non essere protagonisti. Si cambi il modulo, si cambino i protagonisti, ma adesso è finito il tempo delle scuse.

Nei prossimi giorni festeggeremo il 3° scudetto consecutivo. Non dimentico quello che di fantastico la squadra ha costruito quest’anno. Ma sinceramente, il traguardo dei 100 punti mi interessa poco. E, paradossalmente e interessa ancora meno al sottoscritto, il palcoscenico sui social network, a pochi giorni da quello che è un trionfo tutto bianconero, è di coloro che, lungo tutta la stagione, han festeggiato 2 volte. Perché al nostro trionfo manca qualcosa. Il 14 maggio. Non succederà più.

#tilltheend

 

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