Il tifoso medio: dieci tifosi di dieci squadre italiane

JUVENTINO

Juventus' supporters cheer their team du

Si narra che dopo la vittoria nella Coppa dei Campioni 1996 un tifoso juventino di Rovigo, vedendo un ragazzo affranto su una panchina lo abbia apostrofato in tal modo: “Ti rode bello? Mi dispiace, ma non ci puoi fare niente, sei inferiore, china la testa.” Il malcapitato, alieno al pallone a spicchi, prima lacrimò come un vitello, quindi, vedendo tanta disumana bassezza nell’interlocutore, decise di reagire e prendendolo a schiaffi gli spiegò che la fine del suo rapporto amoroso non era affar suo. Lo juventino non conosce mezze misure: interiorizzando il detto “la Juve si odia o si ama” finisce per autoimporsi una fede religiosa dove gli adepti credono che la salvezza sia nella fede bianconera e fuori da essa ci sia solamente invidia e rancore. Tutto ciò spinge il religioso juventino all’ossessione, all’incapacità di gioire per la propria vittoria senza prima lanciare l’anatema verso l’infedele. Con l’ascesa dei Social network si sviluppa una strana consuetudine: ad ogni scudetto la folla bianconera giunge a Piazza Castello a Torino con mezzora di ritardo, giusto il tempo di scrivere improperi vari a interisti, milanisti, torinisti, fiorentini, romanisti, pistoiesi, comaschi, sivigliani, amburghesi….

INTERISTA

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Che poi, a dirla tutta, almeno in una caso gli juventini un po’ di ragione ce l’hanno. Prendiamo l’interista. Egli ogni domenica si trova a tifare per due squadre differenti: per l’Inter, ovviamente, e per chi gioca contro la Juventus. Se la Juventus è la religione di stato, l’Inter è l’anticristo. Ma non affondiamo la lama oltre il dovuto, c’è stato un tempo, ormai lontano, in cui l’interista era semplicemente interista e ignorava il suffisso anti. Erano quelli anni di successi, sia in campo italiano che europeo. Poi arrivarono gli anni novanta e ogni estate il tifoso interista veniva ricoperto di così tanti buoni propositi che pareva di essere in un continuo periodo elettorale. Quindi, immancabilmente, in autunno l’obiettivo virava verso una posizione UEFA. In inverno la coppa Italia diveniva l’unico traguardo raggiungibile e in primavera si attendeva con ansia la fine del campionato e dello strazio domenicale. Nel frattempo Juventus e Milan facevano incetta di titoli. Mourinho riportò l’autostima nell’ambiente, ma presto tutto tornò come prima. In questi anni dieci il tifoso interista è comunque più tranquillo che nelle decadi malefiche precedenti. Almeno in europa, la Juventus non combina più nulla.

MILANISTA

CORI RAZZISTI - ULTRAS INTER SOLIDALI CON MILAN - ABETE RISPONDE A GALLIANI: NORMA EUROPEA

Diciamocelo, tra i tifosi delle tre grandissime i milanisti sono i più simpatici. Nessun milanista vi imbratterà la bacheca di Facebook come lo juventino e parimenti nessun rossonero vi trasmetterà la negatività tipica dell’interista. Il milanista vince con contegno e non eccede in cattivo gusto. E’ tutto oro quello che luccica? Non proprio. Almeno, non per tutti. Figlio della Milano operaia, il milanista è originariamente rappresentante della sinistra meneghina. Egli vive, quindi, la difficile coabitazione con un presidente politicamente agli antipodi. Sennonché è proprio tale presidente ad aver reso grande un club storicamente inferiore per titoli e tifosi a Juventus e Inter. Ecco allora il tifoso rossonero urlare a squarciagola e ricomporsi dopo una frazione di secondo, consumato dal rimorso e dalla consapevolezza che ad ogni successo sul campo corrisponderà una sconfitta nell’urna elettorale.

NAPOLETANO

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E venne il giorno in cui un essere divino, forse figlio di Giove o forse Giove stesso, discese su un prato di Fuorigrotta e disse che lui e i napoletani erano la stessa cosa, figli dello stesso degrado, della stessa rabbia, della stessa voglia di rivincita. Gli fu dato un pallone e questi lo toccò come nessuno aveva mai fatto da quelle parti. Quell’uomo (non ce ne vogliano i deisti partenopei, ma di uomo si tratta) era Diego Armando Maradona e il suo arrivo a Napoli comportò un’esplosione di entusiasmo ancora oggi percepibile nei presepi di S. Giorgio a Cremano. L’amore viscerale della città per la sua squadra ha però origini antiche e si espande al di fuori dei confini cittadini. Paese che vai, napoletano che trovi. Tradotto: pizzeria “Bella Napoli” o “Sole mio” in cui mangi, sciarpa celeste sopra la vetrina dei digestivi che trovi. Il napoletano, ovunque si trovi, finisce per parlare sempre del Napoli. Tifo tanto, vittorie poche. Ma per le vittorie si può attendere. Giusto il tempo che il messia ritorni a Fuorigrotta.

ROMANISTA

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Il romanista è tifoso appassionato e da grandi numeri. Tuttavia egli soffre, da sempre, di una crisi d’identità che non gli permette di trovare una posizione al vertice dell’ecosistema del tifo nazionale. Il romanista ritiene la propria squadra tra le migliori d’Italia, al pari delle tre grandi. Difetta in palmares, certo, ma è da sempre convinto di potere riacciuffare il treno veloce delle nordiche nel giro di poche stagioni. La mentalità, quindi, è quella giusta. Poi arriva quella partita e allora qualcuno inizia a dire che si, il campionato è importante, ma immagina se poi quegli altri lì vengono a dirti bravi, campioni d’Italia, ma non certo di Roma. E altri giallorossi gli fanno eco dicendo che quelli lì non aspettano altro che vincere quella partita per sfotterli fino all’anno venturo e che lo scudetto è bello, ma poi in ufficio sai che palle con quel collega infamone che ti pungola ogni santo giorno. E quindi quella partita va vinta per forza, ne va della stagione, dell’onore e del posto di lavoro al Ministero. Sai che te dico? conclude l’ultimo della fila, se non se vince er derby il mister se ne ha d’annà. Mentalità da grande, cuore da provinciale. E Roma attende da millenni di ritornare caput mundi.

LAZIALE

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L’atteggiamento autodistruttivo dei giallorossi è condiviso dall’altra sponda del tifo teverino. Vuoi per i rendimenti altalenanti della squadra, vuoi perché in netta minoranza all’interno della città, il laziale ripone nel derby un’ansia ancor maggiore rispetto ai giallorossi. Il laziale si misura con i cugini in tutto e per tutto. Se la Roma lotta per lo scudetto, pure la Lazio vi deve ambire, se la Roma costruisce lo stadio di proprietà, pure la Lazio ne deve avere uno a costo di occupare il Colosseo, se il presidente della Roma ha le mani bucate, anche quello dei biancocelesti deve forarsi i palmi delle mani. Altrimenti che se ne vada, che retroceda la squadra, che scompaia il marchio, che sprofondi l’Olimpico, che esondi il Tevere. Insomma, tutto purché non si giochi un derby in situazione di netta inferiorità.

GENOANO

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Dopo Juve, Milan e Inter la squadra detentrice di più scudetti è il Genoa con ben nove successi. Bene, si dirà, ancora uno e si fregeranno della stella conferita a chi vince dieci titoli nazionali. Giusto, peccato che l’ultimo successo risalga al 1923 e da allora gli unici momenti lieti del Grifone siano stati una coppa Italia negli anni trenta e la  doppia vittoria sul Liverpool nel 1992. Per il resto stagioni mediocri in serie A, tanta serie B e perfino la C. Eppure, nonostante le delusioni, lo spettacolo scadente, la presenza nella stessa città di una squadra, la Sampdoria, con un rendimento nettamente migliore, il genoano riempie lo stadio e urla il suo Zena! Zena! per tutti i novanta e tristi minuti del grifone. Inspiegabile davvero un amore così mal ripagato. O forse no, forse è solamente la testardaggine tipica dei liguri, la certezza che prima o poi la stella arriverà e finalmente si potrà passare le domeniche a Boccadasse o all’acquario in compagnia di simpatici delfini, invece che a Marassi ad assistere a spettacoli poco gratificanti.

FIORENTINO

coreografia-fiorentina

Il tifo della Fiorentina è molto caldo e la città si stringe attorno alla squadra con una passione simile a quella di Napoli e Roma. Tutto sommato non è difficile andare d’accordo con i tifosi viola, basta ammettere che: la Fiorentina è la squadra italiana più forte di tutti i tempi e se arbitri, Lega calcio, governo, Unione europea, Stati Uniti e Cina non fossero apertamente ostili ai viola, la squadra toscana avrebbe per lo meno una dozzina di scudetti in più; Per gli stessi motivi Batistuta non ha vinto il pallone d’oro; La curva della Fiorentina è la migliore al mondo e gli aspiranti tifosi di Boca Juniors e Galatasaray vengono inviati un anno in Erasmus a Firenze per imparare i segreti del tifo; L’unico rimpianto di Michelangelo Buonarroti è non avere ideato un’opera d’arte come la coreografia in foto; Pisa è un quartiere, Livorno il porto e Siena l’hinterland di Firenze.

TORINISTA

Torino - Modena

A meno che voi non siate juventini, non potete mostrare almeno un po’ di simpatia e comprensione per una tifoseria la cui squadra migliore, capace di vincere cinque titoli consecutivi, morì schiantata su un aereo di ritorno da un’inutile amichevole, che una volta ottenuto il migliore talento in circolazione, Gigi Meroni, lo vide morire in un incidente stradale, che non vince nulla da decenni, mentre nella stessa città milita una delle squadre più titolate al mondo. Si dice che il cuore granata è grande. Meno male, altrimenti non avrebbe di certo retto a cotanta sfortuna.

ATALANTINO

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Non è una delle squadre più tifate d’Italia e nemmeno delle più titolate (unico successo una coppa Italia), tuttavia il tifoso bergamasco merita una menzione speciale. A costei del risultato interessa poco. A dire il vero l’atalantino non disdegna, ogni tanto, un campionato di serie B. Certo, la squadra meriterebbe per lo meno una posizione stabile nel centro classifica della massima serie, ma è anche vero che in serie B albergano squadre come Brescia e Hellas Verona e vincere contro Juventus e Inter è bello, ma mai come fare a pacche con i vicini. Il tifoso Atalantino viene istruito fin da piccolo. E’ il padre a portarlo in trasferta a Milano, mostrargli i condomini costruiti dal nonno muratore, insegnarli vari insulti da rivolgere ai bauscia e quindi a come rompere un seggiolino senza ferirsi le manine. Le regole del gioco verranno in un secondo momento.

P.S.: Nel caso vi difetti l’ironia e decideste di perdere il vostro tempo a cercare tra le righe quale di queste sia la squadra dell’autore, vi risparmio le meningi dicendovi che essa non è tra le presenti.

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